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venerdì 27 febbraio 2015

PLATO'S CAVE - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori? 

“Servo/Padrone” è il frutto di tre intensi anni di lavoro. Il nome si rifà alla figura del Servo/Padrone in Hegel, sul piano ontologico e alla morale del servo e del signore di Nietzsche, ed i testi e i temi trattati si muovono intorno al problema dell’uomo, problemi ontologici e morali. Musicalmente parlando, “Servo/Padrone” nasce da una amalgama dei generi più disparati che ogni membro del gruppo ascolta, per sfociare in un qualcosa che guarda con rispetto a ciò che lo precede, senza prefissarsi mete e punti d’arrivo.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini? 

I Plato’s Cave sono una band composta da cinque elementi Alessandro (io) il front-man, Francesco Detta e Alessio (chitarristi), Francesco Carbone (bassista) e Luigi (batterista). Io, Francesco Detta e Francesco Carbone costituiamo il nucleo originario, mentre Alessio e Luigi sono subentrati in seguito.  Il gruppo si è formato nel 2009, ascoltavamo generi e artisti diversi uno dall’altro, ma i punti in comune non sono tardati ad arrivare. Le prime cover sono state un ottimo strumento per affinare il feeling tra di noi, e poi con l’entrata di Luigi ed Alessio, il progetto Plato’s Cave ha raggiunto la forma che auspicavamo.

Come è nato invece il nome della band? 

Il Mito della Caverna è probabilmente il mito più conosciuto di Platone. Abbiamo scelto questo nome perché rispecchia il nostro iniziale modi di agire, ovvero non accettare pre-concetti e guardare sempre con occhio critico a quello che ci si presenta, e a noi stessi.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica? 

Non ci siamo mai pre-imposti niente durante il song-writing di “Servo/Padrone”, ma le nostre idee sono confluite in un unico macro-tema principale, l’uomo, e la sua condizione ontologica e morale. 
Testo e musica nei nostri pezzi viaggiano all’unisono. Mi piace dire che “Servo/Padrone” è un abbracciarsi tra suoni e parole.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album? 

Sicuramente l’aspetto concettuale e la ricerca dei suoni per enfatizzare tutto quello che diciamo. Non c’è una prevalenza di un aspetto sull’altro. Siamo sempre alla continua ricerca di una simbiosi tra testo e musica, esprimere musicalmente un concetto attraverso suoni duri, dolci arpeggi, urla e parole sussurrate.

Come nasce un vostro pezzo? 

Principalmente è Francesco Detta (chitarrista) che ci presenta le bozze di un arpeggio, un riff, spiegando cosa si vuole trasmettere. Di lì in poi comincia il lavoro a cinque teste, suonando la bozza del brano, aggiungendo e togliendo quello che è necessario. Poi si cerca di cucire il testo alla musica, o viceversa, creando una fusione tra il linguaggio testuale e quello musicale.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale? 

Banalmente potrei rispondere che ci sentiamo legati a tutti i brani del disco, dato che ognuno di essi è un pezzo del nostro operato. Ma se proprio dovessi scegliere un brano, direi “L’uomo assoluto”, uno dei pezzi a cui abbiamo lavorato di più e che nei live ci da grande carica.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound? 

I mostri sacri degli anni ‘70, come i Pink Floyd, Led Zeppelin, passando per il prog-rock italiano ed inglese (Area, Museo Rosenbach, King Crimson). Ma anche band con sonorità più crude, ad esempio i Nirvana.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

Per il momento l'etichetta si sta occupando della promozione, quindi ci godiamo il parto aspettando l'impatto che fa al cospetto dei recensori e degli ascoltatori.  

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band? 

Noi veniamo da una realtà molto piccola, nella quale la musica live non viene per niente valorizzata, mancano le strutture, e qualcuno che non cerchi soltanto di lucrarci sopra.  Per quanto riguarda la scena musicale italiana, credo ci sia un momento di stasi, non un’immobilità totale. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band? 

Io penso che Internet, con i social network e simili, sia un mezzo di comunicazione potentissimo, e se usato nel modo corretto può solo favorirci. Usiamo i social per farci conoscere e per avvicinare al nostro lavoro tutte le persone interessate. Qui sta la soluzione: se le persone a cui ci rivolgiamo sono davvero interessate, allora nulla ci può danneggiare.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti? 

La risposta mi vien semplice. Il genere che suoniamo è frutto del nostro modo di approcciarci alla musica, valorizza ciò che pensiamo e le sensazioni che mettiamo in ogni brano.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno? 

Guardiamo con ammirazione alla stagione del prog-rock degli anni ‘70, sia in Inghilterra che in Italia. Collaborare magari con un gruppo del calibro del Museo Rosenbach, che con nel 1973 ha instituito un legame tra filosofia e musica, sarebbe davvero gratificante.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori? 

Non vediamo l’ora di beccarvi in giro.“Zarathustra”.

Maurizio Mazzarella


martedì 24 febbraio 2015

STORY OF JADE - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

“Loony Bin” è il secondo full lenght della band, è stato co-prodotto/registrato/mixato/masterizzato da Pier Gonella al Musicart studio di Rapallo ed è uscito per l'etichetta Black Tears.  

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La band nasce nel 2002 fondata da Yndy e dal primo chitarrista Poxifer e dopo circa un anno la line up viene completata dall'arrivo di Bapho Matt alla voce/basso e Andy alla chitarra solo. Dopo un EP autoprodotto e diversi live Poxifer lascia il posto a Matt Huntzer che ha registrato con noi il primo album e suonato nel tour di supporto al disco. Nel 2014 entra nella band Vrolok La Vey al basso lasciando Bapho Matt a curare solo la parte vocale.

Come è nato invece il nome della band?

Avete presente Uncle Creepy dei fumetti anni '60 o Zio Tibia, il presentatore delle notti horror televisive degli anni '80? no? Sono dei cazzo di horror narratori! Informatevi ahahahahah
Jade è una nostra versione al femminile di questi personaggi...con la differenza che lei è spesso anche un personaggio e parte integrante delle sue storie e noi... siamo una storia di Jade, molte storie di Jade!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

I testi sono molto importanti per noi, e gli album usciti sono entrambi “a tema”. Non sono veri e propri concept album ma tutti i testi parlano della stessa tematica. Il primo album “The Damned Next Door” era un lavoro sulla paura nelle farie fasi della vita, su come ci relazioniamo con loro. “LOONY BIN” parla di pazzia. Orazio insegnava che tutti gli uomini sono pazzi e forse è vero. Di sicuro la società tratta spesso i suoi membri come elementi da controllare, direzionare, contenere o eliminare e tutto questo, ai nostri occhi, appare molto simile a quello che erano in realtà i manicomi prima della legge Basaglia. Comunque sia, la pazzia è intesa nell'album anche in senso positivo.... con tanto black humor... che a noi piace da morire!!!

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

...ci sono dettagli sparsi nei testi e nelle copertine che indicano chiaramente che un membro degli Story Of Jade è stato sostituito da un sosia in quanto morto nel 1966.... CERCATEL!!!!!!!I ahahahaha Molti ci dicono o scrivono sulle recensioni che siamo “poco collocabili” fra i sottogeneri del Metal e che il nostro sound risulta originale nonostante sia spesso riconducibile ai vari maestri del genere... da parte nostra abbiamo sempre ambito ad essere originali e quindi, se ci riusciamo, di sicuro è una buona qualità del nuovo album!  

Come nasce un vostro pezzo?

Componiamo in tre, Yndy, Bapho ed Andy. Ognuno porta un brano finito che viene riarrangiato poi in sala prove

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

La band ha vissuto un bel periodo del cazzo, negli ultimi due anni. Questo album è molto importante per tutti noi perchè è un traguardo alla fine di una corsa di merda!  Inoltre sono cambiate alcuni elementi del sound ed il risultato, per noi, è... spaccaculo!!! Siamo legati all'album punto. Nessuna canzone in particolare

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Qua ti rimandiamo a due domande fa... Metalheads, ditecelo voi!!! ahahaha

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

Possiamo dirvi che vogliamo suonare live il più possibile per promuovere l'album e la band. La promozione dell'album è curata da Black Tears. Seguiteci su www.storyofjade.net e nei vari social (trovate i link sul sito) per i LIVE le news, ecc.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Non in questo momento ma... non si sa mai!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

La scena in Italia è piena di band che spaccano e non abbiamo mai avuto problemi con altre band...
in alcuni casi è più il “contorno” che scarenza!!!

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Internet è una lama a doppio taglio e sappiamo tutti perchè... (no? Informatevi AHAHAHA)
Noi cerchiamo ovviamente di sfruttarlo, visto che al momento è il mezzo di comunicazione più potente.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Se abbiamo talento dovreste dircelo voi... e il genere di musica che suoniamo... SPACCA IL CULO!ahahahah

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Certo!!! con il Re! King Diamond! Ma ce ne sono anche mooolti altri!!!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Grazie del supporto, e vi salutiamo con una citazione da “Horror Me(n)tl Disorder” che chiude “Loony Bin”...
“...ain't it a place you've been in before?
 This is a thrill you should know...
ARE YOU INTO METAL OR WHAT?”

Maurizio Mazzarella

STORY OF JADE - Loony Bin

Black Tears
C'è del talento negli Story Of Jade, un talento finissimo, rafforzato da idee ed inventiva. Il tutto viene frullato in un insieme di classe metal d'alta scuola, fatto di splendidi assoli di chitarra, rabbia, grinta, carisma ed una sezione ritmica possente e martellante. Ne viene fuori un album pregevole come Loony Bin, dove Story Of Jade fondono assieme ad un thrash tradizionale e martellante, un heavy incisivo e possente, che rende l'album appetitoso e fruibile. La mente sapiente del gruppo, ha condito ogni brano con un suono ispirato certamente alla matrice anni ottanta del genere, ma visto i prospettiva moderna, tanto da rendere l'album attuale. La forza degli Story Of Jade è quella di non assomigliare a nessuno se non che a loro stessi, questo a dimostrazione della forte personalità di una band destinata a raccogliere un buon numero di consensi. Ogni brano è una piccola perla, a partire dalla decisa title-track, seguita dal vortice musicale di The Book Of Lies, anche se uno dei momenti più alti dell'album è senza alcun dubbio la splendida Psychosis In A Box, brano che ospita l'estro di Antonio Aiazzi, storico tastierista dei Litfiba, con un appeal particolarmente incline ai Dark Tranquillity di The Gallery. In tutto questo è impossibile dimenticare Sick Collector, componimento  dove gli Story Of Jade picchiano duro senza sosta, strizzando l'occhio ad affascinanti melodie, stesso dicasi per Merculah e Room 501. La band ha fatto le cose per bene, con arrangiamenti ben strutturati ed articolati alla perfezione. Aspetto che viene fuori in tutto il suo splendore nel brano Symphonies From The Grave, dove sono palpabili alcune influenze in chiave Megadeth. Rispetto al disco d'esordio The Damned Next Door, gli Story Of Jade hanno compiuto un congruo passo in avanti sia da un punto di vista compositivo che esecutivo. Il disco è compatto ed ha un impatto immediato, ogni brano riesce a colpire e per attitudini vengono in mente gli Extrema degli esordi, anche se stilisticamente le differenze sono chiare. Lobotomy è un pugno in faccia di inaudita potenza, nel quale la forza incontra l'eleganza,  ma il pezzo che più di tutti è destinato a lasciare il segno è certamente Blood Hangover, che vede la presenza in veste di guest di un altro musicista di notevole spessore artistico come Gerre dei Tankard. Se Bapho Matt dietro al microfono è una furia e per certi versi riesce a ricordare il migliori King Diamond, Andy Gore lascia un segno tangibile con la sua straordinaria chitarra, ma è tutta la band a funzionare, aspetto da non trascurare. La chiosa  a Loony Bin la firma Horror Me(n)tal Disorder, destinato a diventare un classico della discografia del gruppo toscano. 

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella      

giovedì 19 febbraio 2015

DARK QUARTERER signs with Metal on Metal Records

I veterani DARK QUARTERER, conosciuti anche per essere i pionieri dello stile epic/progressive, hanno stipulato con Metal on Metal Records un accordo relativo all’uscita del loro sesto album, “Ithaca”, che hanno appena finito di registrare. Gianni Nepi, il cantante/bassista del gruppo, ha commentato così: "Abbiamo conosciuto da anni Simone e Jowita, spesso presenti ai nostri concerti. C'è sempre stato un ottimo rapporto di amicizia e simpatia. Spesso Jowita ha fatto foto durante i nostri show e le ha condivise con noi. Abbiamo avuto modo di valutare le loro produzioni e, al momento che abbiamo avuto la necessità di avere una nuova etichetta, ci è sembrato opportuno valutare un loro eventuale coinvolgimento. Ci siamo incontrati più volte prima di definire i termini dell'accordo e crediamo che sia un'ottima opportunità per proseguire le nostre produzioni nel modo migliore!" Jowita Kaminska-Peruzzi, proprietaria di Metal on Metal Records, ha aggiunto: “Il mio primo incontro con i DARK QUARTERER e il loro stile musicale unico è avvenuto nel 2004, al Keep It True festival in Germania. Al tempo non conoscevo alcuna canzone del gruppo, ma fui istantaneamente affascinata. Fin da allora ci siamo tenuti in contatto e ad oggi ho assistito a più di una dozzina di esibizioni dal vivo della band… e ogni volta suonano in mondo incredibile, non importa se si trovano su un grosso palco o in un piccolo club o bar di motociclisti. Garantiscono sempre una esecuzione impeccabile. Un tale livello di professionalità è davvero rara in questi tempi. E’ un onore per noi lavorare con un gruppo così leggendario che è fra l'altro composto da persone squisite.” I DARK QUARTERER sono nati nel 1980 a Piombino, sebbene le origini della band risalgano al 1974 (quando suonavano cover con il nome di OMEGA R), e hanno pubblicato il loro omonimo album di debutto nel 1987. Si sono guadagnati lo status di culto nell’underground per mezzo di cinque album in studio (ristampati diverse volte negli anni) e parecchie esibizioni dal vivo, incluse apparizioni a prestigiosi festival in tutta Europa, durante cui sono stati considerati la principale attrazione dell’evento e hanno consolidato la loro reputazione di eccezionale band live. In tempi recenti, hanno suonato in Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia, Malta, Grecia, Austria, Cipro, Francia, Inghilterra e a molti eventi in Italia. Con i membri fondatori, Gianni Nepi (voce/basso) e Paolo “Nipa” Ninci (batteria), e la formazione che è stabile fino dal 2003, il gruppo ha appena finito di registrare la loro nuova opera, seguito dell’acclamatissimo “Symbols” (2008). “Ithaca” è un concept album che si basa sul racconto di Omero del viaggio di ritorno di Ulisse verso la sua isola natia e usato come metafora per il viaggio della vita. L’uscita del CD è prevista per questo aprile. Ulteriori informazioni, inclusa biografia dettagliata, discografia, foto e link, possono essere trovate alla pagina dei DARK QUARTERER sul sito di Metal on Metal Records. Segui la band sul Facebook.

"UNIVERSI PARALLELI - Il nuovo CONCEPT ALBUM firmato arti & mestieri"

Continuano i lavori in studio di registrazione per "UNIVERSI PARALLELI", il nuovo concept album firmato arti+mestieri. La produzione vedra' grandi novita', infatti oltre all'attuale formazione, parteciperanno grandissimi musicisti nazionali ed internazionali, del calibro di: Piero Mortara, talentuoso fisarmonicista, tastierista e compositore (Venegoni & Co.), il ritorno atteso del giovane violinista Lautaro Acosta, pluri premiato e menzionato con onore dalla critica nazionale ed internazionale di musica classica, Arturo Vitale, importante musicista storico della prima formazione degli arti & mestieri, ed inoltre la straordinaria partecipazione di Mel Collins (King Crimson)! Rimanete aggiornati esclusivamente attraverso i canali ufficiali: www.artiemestieri.org

giovedì 12 febbraio 2015

BLIND GUARDIAN - Beyond the Red Mirror

Nuclear Blast
Un disco superiore. Un disco superiore in tutto. Superiore rispetto alla media. Superiore rispetto alla massa. Superiore rispetto ai dischi già incisi in passato dagli stessi Blind Guardian. Un disco superiore rispetto ad Immaginations From The Other Side, il disco che ha consentito al “guardiano cieco” di raggiungere traguardi impensati e che oggi viene rispolverato, con una sorta di seconda parte, anche se intelligentemente il combo teutonico ha deciso di non dare a Beyond the Red Mirror l'appellativo di “part II”, come per rimarcare che rispetto al 1995 sono passati ben venti anni. Due decadi che si sentono nella loro totalità, perché anche se l'essenza compositiva dei Blind Guardian è rimasta immutata, c'è un metodo compositivo differente, un sound più evoluto e sorprendente, una band rinnovata ed una tecnica molto più curata a scapito di quell'imemdiatezza che rese immenso un album ormai storico come fu Immaginations From The Other Side. Non è quindi sbagliato dare alla band teutonica l'etichetta di band progressiva, perché ogno loro brano ormai sembra interminabile, vedi l'opener The Ninth Wave e la conclusiva Grand Parade che rasentano i dieci minuti complessivi di durata, ma a prescindere dalla durata, un loro pezzo è come una grande catena, un insieme di anelli sonori che s'intrecciano tra loro, trovano tonalità e sonorità sempre diverse, atte a piazzare, con suoni che hanno fatto parte della storia del gruppo, ma che oggi sono palpabilmente moderni.
La forza di Beyond the Red Mirror è che nel suo perdersi in arrangiamenti complessi, riesce ad incidere con pezzi diretti e potenti. E' il caso di Twilight of the Gods, un brano destinato a diventare un inno in sede live, stesso dicasi per At The Edge Of Time, probabilmente il componimento più completo e rappresentativo di un album destinato a lasciare un'impronta indelebile nella storia dei Blind Guardian. Beyond the Red Mirror è un album straordinarimanete metal, dotato di momenti sinfonici ed orchestrali ormai matriche classica del sound di Hansi Kürsch e compagni, vedi la possente Ashes Of Eternity, la carismatica The Holy Grail e la maestosa The Throne. In Prophecies fuoriesce la parte poetica del disco, come anche in Miracle Machine, probabilmente la ballata più bella composta nel corso della carriera dei Blind Guardian, mentre Distant Memories, nel suo approccio epico, nasconde anche quelle trame folk che da sempre sono il marchio di fabbrica del gruppo tedesco, aspetti che echeggiano anche in Sacred Mind. La forza dei Blind Guardiand è sempre stata quella di evolversi in modo coerenti, con episodi costantemente efficaci e ben riusciti. Ogni disco è un passo in avanti verso l'immenso. Illuminatevi. 

Voto: 9/10 

 Maurizio Mazzarella


mercoledì 11 febbraio 2015

LEVEL 10 - Chapter One

Frontiers
Quando si uniscono due fenomeni, supportati da un insieme di altri fenomeni, la maggior parte delle volte il successo è assicurato. E' il caso di questo progetto Level 10, edito da Frontiers Records, ideato alla voce dei Symphony X Russell Allen assieme al basso dei Primal Fear Matt Sinner, con l'aiuto di un insieme di musicisti da pelle d'oca. Parliamo di due chitarristi straordinari come l'ex Helloween Roland Grapow ed Alex Beyrodt (Primal Fear), un grande batterista come Randy Black ed un tastierista talentuoso come Alessandro De Vecchio (Edge Of Forever). Musicalmente Level 10 prende le distanze dai Symphony X e dai Primal Fear e non poteva essere altrimenti per non risultare la copia di quando fatto in precedenza dai due musicisti. L'essenza di Allen e Sinner però è trasmessa in modo palpabile nella musica di Chapter One, che a conti fatti risulta un sorta di heavy metal tradizionale con partiture melodiche, che estrapola palesemente alcuni frammenti di un power metal abbordabile, ma sempre ruvido e robusto. Già con l'opener Cry No More si ha l'impressione che i Level 10 non siano un progetto destinato a restare isolato, ma pronto a scrivere pagine importanti di musica, grazie ad un approccio incisivo e massiccio, dove la voce di Russell Allen lascia un segno indelebile. A seguire Soul Of A Warrior nonostante il titolo molto Manowar, mette in mostra l'aspetto più melodico del progetto, ma anche quello più tecnico, per via di intrecci di chitarra strabilianti. When the Nighttime Comes dirotta l'andamento su territori dinamici, Ona Way Street invece spiazza, grazie a sonorità particolarmente accattivanti ed un arrangiamento curato con minuzia, mentre Blasphemy mette in luce l'aspetto più oscuro del sound targato Level 10. Tra brani come Last Man On Earth, In For The Kill e Voice Of The Wilderness, l'album scorre via lasciandosi apprezzare ad ogni frangente, senza mai risultare prevedibile e scontato. Il basso di Sinner picchia duro senza sosta ed Allen riesce modulare il tono della voce in base a musicalità differenti con una semplicità sovrannaturale, anche se in ogni componimento sono sempre le chitarre a rappresentare il fulcro di una band che spesso vira su territori che ricordano il power melodico di Stratovarius e Norcturnal Rites. C'è grinta in Chapter One, ma anche tanta poesia e si concentra tutta in All Hope Is Gone, brano dai connotati AOR, in cui Russell Allen mostra la sua dimensione più ispirata. Demonized è in assoluto il pezzo più heavy dell'album, tanto da risultare perfetto per un disco dei Primal Fear, mentre The Soul Is Eternal è un altro momento di puro sound americano. La chiosa è affidata a Forevermore, un episodio che riassume alla perfezione i contenuti complessivi di un disco destinato a lasciare il segno. 

 Voto: 9/10 

 Maurizio Mazzarella


lunedì 9 febbraio 2015

E' uscito Servo/Padrone, il nuovo album dei Plato's Cave!

E' uscito ufficialmente il 5 febbraio su etichetta MAP/VideoMapNetwork, il nuovo disco dei Plato's Cave dal titolo Servo/Padrone. Provenienti da Alfano, località sita in provincia di Salerno, la band campana si è ispirata alla Caverna di Platone per dare il nome al proprio gruppo. Stilisticamente i Plato's Cave si rifanno ad un raffinato rock progressivo che fonde melodie curate ed arpeggi dolci a suoni pungenti, duri e grezzi, supportati da testi crudi e ricercati che rispecchiano la realtà. Servo/Padrone il cui songwriting è iniziato nel novembre del 2011, trova la luce all'inizio del 2015 ed è un mix tra la psichedelia di Pink Floyd e Beatles e lo stoner con l'alternative italiano di Verdena e il Teatro degli Orrori, con forti tracce progressive di Gentle Giants e Banco del Mutuo Soccorso. Servo/Padrone è la prima uscita ufficiale del fortunato sodalizio MAP/VideoMapNetwork. La promozione e l'ufficio stampa sarà curato dal Mazzarella Press Office. 

Quintetto Esposto, registrato il nuovo album presso gli studi di Dario Mollo!

I Quintetto Esposto hanno registrato il nuovo album nel corso dello scorso mese di Gennaio. Ad ospitare la band nell'occasione, sono stati gli studi privati del noto musicista Dario Mollo, che oltre a curare le registrazioni, si è occupato anche degli arrangiamenti. La formazione lombarda, che ha trascorso il periodo delle registrazioni all'interno di un camper, ha dato un taglio musicalmente diverso al nuovo album rispetto ai lavori precedenti. E' rimasta intatta quindi la vena prog e cantautoriale, ma con un'impronta più pop. Il successore de Al Pianterreno, il cui titolo non è stato ancora reso noto, conterrà otto tracce completamente inedite. I Quintetto Esposto  hanno infatti deciso di ridurre il numero dei brani per arricchire di più particolare quelli che andranno a comporre il disco. Registrato l'album, si attende anche di conoscere l'etichetta che si occuperà della pubblicazione. 

sabato 7 febbraio 2015

Koza Noztra, è uscito ufficialmente il nuovo album Sancta Delicta – Atto I

E' uscito ufficialmente Sancta Delicta - Atto I, prima parte del nuovo, attesissimo album dei Koza Noztra. Come da loro tradizione, l'intero disco sarà pubblicato in due EP a breve distanza l'uno dall'altro. SANCTA DELICTA è un concept sul delitto di Stato, sul delitto che quindi diventa atto sacro, liturgia, religione. Un brutale viaggio nell'iperrealismo più sconvolgente e oscuro, nell'abisso nero del nostro Paese (e non solo) che ogni giorno ci sforziamo di non vedere. Lo Stato come unico vero Dio auto-nominato, che eleva il delitto a cemento delle nazioni, come motore della Storia e come logico prodotto del potere e del suo inevitabile abuso.