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mercoledì 16 aprile 2014

Le vignette di Martino Brescia


IL SEGNO DEL COMANDO - Intervista alla Band


Risponde Diego Manchero (basso):

Allora Diego, le domande sono scontate ma necessariamente dovute… Perché tutti questi anni di silenzio? Cosa è successo nel frattempo e come mai Mercy non è più della partita?

-L’uscita dell’album “Et In Arcadia Ego” di Zess, ha praticamente determinato la conclusione dei rapporti di collaborazione tra il nucleo di musicisti che aveva lavorato sia alla realizzazione di “Der Golem” sia a quella di “The Dissolution Age” (Malombra). Dopo questa pubblicazione, infatti, ognuno di noi ha dato vita a progetti alternativi e a poco a poco sono venuti meno i presupposti indispensabili per poter tornare a lavorare assieme. In conseguenza di ciò, la prostettiva di una nuova pubblicazione firmata da Il Segno del Comando si è fatta sempre più inconsistente malgrado i numerosi tentativi operati da Black Widow Records per riunire la band e riportarla in studio. Dopo l’ennesima dichiarazione di indisponibilità manifestata da Mercy, la label mi ha chiesto se fossi interessato a procedere da solo. Inizialmente ho rifiutato, ma con il passare del tempo ho pensato che questa nuova avventura poteva rivelarsi una sfida molto interessante e, visto che il mio affetto per il progetto era rimasto vivo e forte, ho deciso di accettare ed ho iniziato a scrivere un nuovo album. Tutto questo processo è durato parecchi anni; periodo caratterizzato da una continua attività macinata in altri lidi musicali. Ho pubblicato molti dischi e dato vita a diversi progetti e collaborazioni di cui i più importanti sono Egida Aurea e Ballo delle Castagne (proprio grazie a quest’ultimo mi sono riavvicinato al prog e ho ripreso a collaborare con la Black Widow).

Possiamo descrivere la genesi de Il Volto Verde? La sua gestazione è stata lunga o il songwriting è partito in vista della ricostituzione del progetto?

-Per completare “Il Volto Verde” ci sono voluti circa tre anni; anche perché inizialmente il ritmo di lavoro non è stato continuativo a causa degli altri impegni aperti (e considerando il fatto che ci siamo presi ampio margine di tempo per sperimentare, fare e disfare). Una volta deciso di ripartire, ho iniziato a lavorare a stretto contatto con Massimo Gasperini (BWR) per costituire una line up completamente nuova e per ragionare sui possibili ospiti da coinvolgere nel disco. Ho iniziato ad arrangiare alcune idee già scritte in passato integrandole con materiale completamente nuovo per quanto riguarda le musiche e nel frattempo sono partito con la scrittura dei testi e con la preparazione di spartiti e provini per i musicisti. Coordinare un combo così ampio ha richiesto tempo e risorse, ma a poco a poco siamo arrivati in fondo.

 Perché Gustav Meyrink? Cosa ti affascina della sua scrittura ed in particolare di cosa parla Il Volto Verde?

-Oltre ad essere uno straordinario  romanziere, Gustav  Meyrink è uno dei grandi scrittori della tradizione europea. La sua  opera ha interessato numerosi studiosi illustri del ‘900 anche a causa  dello spessore esoterico e simbolico dei suoi scritti. Le sue critiche  sociali e le sue analisi sull’Uomo (e sulle dinamiche metafisiche che ne  influenzano il funzionamento e ne regolano il destino) non risentono del  mutare dei  periodi storici, ma restano soprendentemente  attuali. Oltre ad appassionarmi come romanziere è stato un autore  fondamentale per i miei studi e la mia formazione personale. Il Volto Verde è un romanzo la cui trama (che è abbastanza complicata)  è strutturata per affrontare tematiche relative ad aspetti come il controllo  del pensiero e le condizioni necessarie a mettersi in contatto con il  nostro “Io superiore” (attraverso le tecniche dello stato di veglia e  l’interruzione del flusso costante del pensiero circolare). Questi aspetti  sono  prerequisiti indispensabili per avvicinarsi ad una condizione di  illuminazione (o  risveglio) e sottrarsi alla letargia che affligge le  masse. A parte la trama in sé, la cui scoperta si può lasciare a chi intenda  leggere il romanzo, sono importanti gli aspetti legati alle  conoscenze e  alle tecniche di cui l’autore stesso ci fa testamento in questo suo scritto.

La band è completamente nuova… Parlaci un po’ dei tuoi nuovi compagni di viaggio… In particolare della nuova singer Maethelyiah, davvero brava…

-Devo premettere che la line up che ha realizzato Il “Volto Verde” ha carattere provvisorio. Non tutti i musicisti che hanno lavorato al disco avranno, purtroppo, modo di continuare a collaborare in maniera stabile con il gruppo (per ragioni logistico-organizzative o semplicemente a causa dei molti impegni che essi hanno con i loro progetti principali), anche se, grazie all’ottima esperienza di questa recente collaborazione, spero che i nostri percorsi tornino ad incrociarsi ancora. Detto ciò, inizio a presentare il nucleo portante del gruppo che è formato da Roberto Lucanato e Davide Bruzzi alle chitarre e Fernando Cherchi alla batteria. Questi musicisti hanno collaborato con me in tutti questi anni e fanno parte sia della line up del Ballo delle Castagne sia di quella di Egida Aurea (Roberto poi aveva già realizzato “The Dissolution Age” di Malombra e aveva suonato in un brano de Il Segno del Comando per una compilation dedicata ai Pierrot Lunaire dal titolo “Tre” uscita per l’etichetta MP Records nel 2011). Sono musicisti molto talentuosi ed affidabili. Inizialmente non dovevano far parte del progetto, ma dopo alcuni intoppi pratici creatisi successivamente alle prime fasi di registrazione, non ho esitato a coinvolgerli. Hanno suonato sul disco Giorgio Cesare Neri (chitarra) e Alessio Panni (batteria) che sono in forza alla Giorgio Cesare Neri Band che fa parte della scuderia Black Widow. Maurizio Pustianaz si è occupato della gran parte delle tastiere. Lui è un musicista torinese molto conosciuto nell’ambiente noise-ambient-industrial soprattutto per i progetti Gerstein e A New Life. Altro tastierista intervenuto suonando il moog in un brano è Vinz Aquarian che oltre ad essere il leader della label discografica SPQR Label è anche cantante e tastierista del Ballo delle Castagne. L’unica voce maschile presente nell’album è quella di David Krieg. Un bravo cantante molto attivo nel panorama metal genovese. Veniamo ora a Maethelyiah di cui, giustamente, mi hai chiesto di parlare in modo specifico. Lei è la cantante dei mitici The Danse Society e leader della band Blooding Mask (con la quale io, Lucanato e Cherchi collaboriamo da tempo e, tra le varie cose, abbiamo partecipato ad un tour del Regno Unito nel 2010). La conosco da molto tempo e ho sempre apprezzato i suoi lavori discografici e il suo grande talento che mi hanno spesso ispirato in passato anche nel mio lavoro di compositore. Quando si è trattato di trovare una nuova voce per Il Segno del Comando non ho avuto il minimo dubbio a chiamare lei essendo pienamente convinto che avrebbe garantito, ad un tempo, continuità ed innovazione al progetto. Quest’ultima è stata una previsione che ritengo di aver azzeccato in pieno! 

Non si può fare a meno di parlare degli splendidi ospiti che ti hanno onorato della loro presenza, donando ulteriore prestigio ad un disco già di per se bellissimo... A parte l’intro, Echi Dall’Ignoto, interamente composta e suonata da Freddy Delirio dei Death SS, come si son dipanate le altre collaborazioni? In particolare c’ha colpito  quella con Sophya Baccini…

-Ringraziandoti innanzitutto per le belle parole, cerco di procedere con una descrizione di come si è svolta la collaborazione con ognuno di questi straordinari ospiti. Il primo a iniziare le registrazioni è stato Gianni Leone. Lavorare con lui è stato stupendo anche perché ha capito perfettamente il mood del brano che avevo scritto e scelto per la sua ospitata. Parlava delle varie parti melodiche che avevo composto come se sapesse a cosa avevo pensato nel momento della scrittura! Non si è limitato a mandare tracce di tastiera eccezionali, ma ha aggiunto parti di voce stupende e davvero evocative e fino all’ultimo ha voluto seguire i missaggi e fare esperimenti. Un’esperienza formativa sia dal punto di vista artistico che umano! Claudio Simonetti ha registrato tre tracce stupende di moog, mellotron e organo. Essendo cresciuto con la sua musica e considerandolo uno dei compositori che maggiormente mi hanno influenzato, è ben immaginabile cosa possa aver provato nel mixare nel mio brano quelle sonorità…! Nello stesso pezzo dove ha presenziato Claudio è intervenuto anche il grande Martin Grice dei Delirium. Lui è arrivato in uno degli studi dove abbiamo realizzato le registrazioni e ha improvvisato sulla base sia con il flauto che con il sax. Peccato aver dovuto fare una selezione delle sue parti perché erano tutte fantastiche- Paul Nash è il mitico chitarrista di The Danse Society. E’ intervenuto su due brani. Le sue parti hanno arricchito moltissimo i pezzi e sono state di grande ispirazione a Maeth che dopo il suo intervento ha deciso di rifare daccapo buona parte delle voci sviluppando nuovi arrangiamenti. Circa Freddy hai già parlato tu. Lui è un professionista molto preparato e un artista di gusto estremamente raffinato! Concludendo devo dire che avere Sophya nel disco è stato un grosso onore. Adoro la sua voce. Anche lei, è entrata perfettamente nell’atmosfera del brano (Trenodia delle Dolci Parole). Prima di registrare abbiamo parlato molto relativamente ai contenuti del testo. Ha dato anche un ottimo contributo creativo facendo un assolo con vocalizzi nella parte strumentale centrale.

La copertina è affascinante ed inquietante, nonché nasconde qualche rifermento…

-L’artwork è stato creato da Pino Pintabona e Danilo Capua: il pittore che collabora con Il Segno del Comando dai tempi di “Der Golem”. Danilo, oltre ad aver realizzato il logo del gruppo e la stampa con la civetta in stile espressionista inserita nell’edizione limitata del vinile, ha anche dipinto il quadro che appare nel front della copertina. Quest’opera pittorica, di cui sono il fortunato possessore (avendola ricevuta in dono da Danilo anni fa), risale al periodo immediatamente successivo all’uscita di “Der Golem” ed era stata preparata proprio in previsione di un utilizzo imminente per il capitolo successivo de Il Segno del Comano che invece ha dovuto attendere diversi anni per essere pubblicato. Abbiamo inserito anche la data di nascita e morte del pittore Marco Tagliaferri (uno dei personaggi del romanzo sceneggiato da cui prendiamo il nome) per fare un simpatico richiamo al passato. 

Ormai sono anni che per ognuno dei tuoi progetti (Zess, Malombra ed il Segno…) collabori a braccetto con Black Widow, segno forse di un legame che va oltre le questioni di business… ne vogliamo parlare?

-Il rapporto di amicizia ed affetto che mi lega a Massimo, Pino, Alberto e Laura è sicuramente forte e maturato nel corso di parecchi anni. Siamo sempre rimasti in contatto anche nel periodo in cui io lavoravo con altre etichette discografiche come SPQR Label. Tuttavia esiste una certa indipendenza professionale grazie alla quale si decide di volta in volta se collaborare o meno su un dato progetto. Forse ho pubblicato molti più dischi al di fuori di BWR di quanti ne abbia realizzati con loro. Tuttavia, il tornare a lavorare con la label che ha tenuto a battesimo i miei esordi discografici, è stato un gran piacere. C’è molto entusiasmo e abbiamo idee molto interessanti per il futuro!

Il tuo lavoro sul basso è davvero notevole… suoni anche le tastiere, componi… E allora come ti vedi? Bassista, compositore…?

-Il basso è il mio strumento principale. Ho avuto una  formazione eterogeneea e ampia. Ho suonato molti generi diversi e ho,  a mia volta, insegnato per parecchio tempo prima che i troppi impegni  mi costringessero a smettere. Dopo anni di attività live come strumentista, ho iniziato la mia carriera  discografica facendo il compositore (delle sole musiche), il coordinatore  dei gruppi, il direttore esecutivo e chiaramente suonando il basso; ma  con il passare del tempo e con l’aumentare della mole di lavoro, ho  avuto sempre meno tempo da dedicargli. Anzi, ho dovuto via via  sviluppare  competenze a 360° riguardanti tutti gli aspetti relativi alla  realizzazione, alla gestione e alla promozione dei miei progetti e ho  anche studiato sound engineering, editing e mastering digitale per tre  anni. Queste esperienze mi hanno permesso di crescere molto e ad un certo  momento ho deciso di mettermi alla prova anche nella scrittura dei testi  (attività che prima avevo sempre delegato ad altri); da li in poi non ho  mai smesso di scriverli e questa attività mi coinvolge e appassiona  profondamente! In pratica ora rispolvero il basso solo in quei periodi dell’anno in cui  devo fare concerti o registrazioni e talvolta accetto qualche  collaborazione come bassista con lo scopo di impormi di suonarlo. Il mio ruolo di tastierista, invece, è limitato al minimo indispensabile  proprio per coprire le necessità non diversamente ovviabili. Per rispondere alla tua domanda, devo quindi dire che ormai mi sento  più un compositore che un bassista.

Senti, rivedremo mai i Malombra ? Pensi di ritornare a collaborare con Mercy?

-Non so dirti granchè riguardo a Malombra, ma escludo di tornare a collaborare con Mercy e di conseguenza non parteciperò ad eventuali reunion del gruppo se queste verranno concretizzate.

Quali sono le prossime mosse de il Segno Del Comando?

-Intanto per cominciare, sto cercando di formare una  line up stabile che, oltre a realizzare i prossimi lavori discografici, porti  finalmente la musica de Il Segno del Comando dal vivo (cosa mai  avvenuta in passato). Proprio in questi giorni la BWR mi ha proposto un altro progetto  molto interessante da realizzare nel prossimo futuro prima di dare inizio  ai lavori di un nuovo album; che non sono ancora partiti perché voglio  prima fare un bilancio dell’esperienza de “Il Volto Verde”. Non posso ancora anticipare nulla a riguardo anche per non rovinare la  sorpresa a chi ci segue!

 Diego… Lasciamo alle tue parole la chiusura di quest’incontro virtuale…

-Voglio approfittare di questa occasione per ringraziare  tutti coloro che mi hanno intervistato o che mi hanno contattato  dicendosi interessati a farlo. Sono stati davvero molti! Tra questi ci sei  tu Salvatore e un ringraziamento particolare va Giornale Metal, che in  questa circostanza ha ospitato Il Segno del Comando! Dopodichè voglio mandare un ringraziamento a coloro che in questi  anni hanno cercato di mettermi fuori gioco, fermarmi e mettermi i  bastoni tra le ruote. Senza i loro ostacoli disseminati sul mio percorso,  non sarei mai cresciuto così tanto e non avrei realizzato neppure un  quarto di quanto sono riuscito a fare! L’ultimo (ma non ultimo) grazie, va a chi ha comprato il disco e sta  sostenendo il progetto!

Salvatore Mazzarella  

SILENT OPERA - Reflections

Massacre Records
Vengono dalla Francia i Silent Opera, un gruppo tecnicamente interessante, ma che da un punto di vista musicale non ci presenta nulla di nuovo o di palpabilmente interessante oltre la media. Il loro è un classico gothic metal con due voce, una maschile ed una femminile, fatto di momenti melodici ed anche estremamente duri. Qualcosa che in giro c'è e che ormai non riesce ad ammaliare più nessuno, perché quanto c'era da dire è stato già detto. Il problema però non è solo questo. I componimenti di Reflections risultano prolissi e spesso poco digeribili, questo a cospetto di una fase compositiva studiata eccessivamente a tavolino e poco ispirata. Ciò non incide sul buon spessore tecnico degli artisti coinvolti, certamente preparati, ma spesso intenti a cercare di dimostrare fino all'eccesso la propria bravura a scapito della buona riuscita di un disco che francamente non è destinato a lasciare il segno. Se la cantante risulta brava, ma comunque con un timbro vocale comune, a non incidere è anche la produzione, senza dubbio pulita, ma non moderna ed attatta ad un lavoro dei primi anni del 2000, ma non alla decade attuale. Come primo disco sarebbe anche troppo semplice puntare il dito contro i Silent Opera. Le premesse per fare bene ci sono, l'importante è che il gruppo nel prossimo futuro sappia evolversi con il giusto metro e la giusta coerenza.

Voto: 6/10

Maurizio Mazzarella

martedì 15 aprile 2014

STEFANO CERATI - Intervista all'Autore


Allora Stefano, l’idea su un libro come A Sud Del Paradiso, sugli Slayer, ti frullava da tempo… Com’è nata la sua idea?

-Tutto nasce sempre dalla passione, passione per la musica, passione per lo scrivere e passione per una band in particolare. Scrivere è per me un hobby più che altro, un modo per andare ancora più in profondità di una band che conosco bene e che adoro e riascoltarmi con cura i loro dischi. Dopo il libro analogo sui Black Sabbath ho pensato a quale band avrei potuto sviscerare e gli Slayer sono stati una scelta naturale perché i loro testi sono davvero dei piccoli quadretti horror che indagano il lato più oscuro ed estremo della natura umana. Inoltre io ci vedo una sorta di continuità con i Black Sabbath. Più volte scorrendo i testi degli Slayer ho trovato delle analogie fra i due gruppi.

Come hai deciso d’impostare il lavoro, insomma, in che modo hai dipanato la matassa?

-Avendo già alle spalle l’esperienza con i Black Sabbath ho seguito un procedimento analogo, cercando di migliorare ciò che poteva essere migliorato. Ad esempio ho pensato di suddividere i testi originali dalle cover, raccogliere tutte le bonus in un capitolo a parte e poi, cosa più importante, estrarre frasi significative sia per l’uso del lessico che per la potenza espressiva. Diciamo che questa volta il mio lavoro è stato ancora più esegetico ed inoltre l’ho completato con brevi commenti sulla musica, ma più che altro per descrivere come le diverse atmosfere si legavano con le parole ed il racconto del testo.

Raccontaci come e quando e nata la passione per gli Slayer e, soprattutto, perché gli Slayer?

-Ho la presunzione di credere che gli Slayer non siano un gruppo per tutti. Sono un gruppo speciale, che ha portato i confini sonori, testuali e l’attitudine heavy metal ad un livello insuperato. Sono una band ostica ed affascinante allo stesso momento. Li puoi amare o detestare, ma sicuramente non ti possono lasciare indifferente e questo è un dato di fatto importantissimo. Quando ho ascoltato gli Slayer per la prima volta, nel lontano 1985, è stato amore a prima vista perché loro veramente pazzi, estremi e rompevano con la tradizione musicale non solo degli anni 70, ma anche con quella della NWOBHM. Loro erano oltre, oltre il rumore, la cacofonia, oltre ogni limite. Ma per qualche ragione trovavo tutto ciò morbosamente attraente ed affascinante. A loro confronto i Metallica sono più ordinari, più facilmente decifrabili ed accessibili. Nel caso non si fosse capito Slayer battono Metallica tutta la vita, per me.

Tu li hai incontrati più volte nel tempo… Bè, allora parlaci un po’ di questi tipi un po’ misteriosi (…detto con un sorriso, come di ribadisce nelle note di presentazione del testo!!!)

-La cosa intrigante degli Slayer è proprio la loro normalità come persone. La pazzia che nasce dalla normalità. Non sono personaggi disturbati mentalmente o che hanno avuto un’infanzia difficile e disagiata ed hanno dovuto riversare rabbia, frustrazione ed esorcizzare chissà quale demone nella musica. Gli Slayer sono i tuoi vicini di casa, persone integrate nella società che hanno mogli e figli, Tom Araya è perfino cattolico. Jeff Hanneman ha sposato la compagna di classe del liceo, Kerry King è figlio di uno sceriffo ed ha avuto un’educazione piuttosto rigida tanto che fino a 21 anni non beveva mai (poi si è rifatto con gli interessi). Tom Araya lavorava come terapista di pronto soccorso, quindi era una persona che aiutava gli altri. Dave Lombardo è la persona più socievole ed amichevole sulla terra, ha gusti musicali amplissimi, dalla musica classica, all’elettronica fino ai ritmi tribali e caraibici. Le vite degli Slayer non si prestano a scandali “sesso, droga e rock’n’roll” perché non ce ne sono. Certo bevevano e si drogavano pure da giovani, ma niente che sia passato agli annali del rock. La loro droga più potente è la loro mente “malata” che li portava a partorire i testi più assurdi ed abietti che la mente umana possa immaginare.

Puoi, per i nostri lettori, ricordare Jeff Hanneman ?!

-Dei quattro Slayer storici Jeff Hanneman era decisamente il più riservato. Non si concedeva neanche tanto alla stampa perché per lui la promozione era una cosa inutile infatti era solito dire: “se una band mi piace ascolto i loro dischi, non mi serve sapere quello che hanno da dire.” E lo stesso valeva per la sua band. Era però una persona a cui piaceva parlare di musica e bersi una birra (decisamente più di una) in compagnia. Purtroppo l’ho incontrato solo tre volte e non posso scendere in profondità, però ho il ricordo di una persona gentile, al di là del suo aspetto truce che era tutta una posa per fare scena, e dall’animo libero e punk. Per lui lo humor doveva essere sempre eccessivo e nero. Però sapeva benissimo la differenza tra finzione e realtà ed era ben conscio che gli Slayer fossero solo un metodo per toccare un nervo scoperto della morale comune.

Come vedi il loro futuro senza due colonne portanti come il compianto chitarrista e Dave Lombardo che, tra le altre cose, ha recentemente dichiarato che esclude di ritornare a suonarci insieme…

-Lo vedo malissimo. Non ho esitazioni nel dire che senza Hanneman, il vero genio compositivo della band, l’uomo con più testa e con più carisma, gli Slayer non possono andare avanti. Togliere Hanneman agli Slayer è come togliere Hetfield ai Metallica o Lemmy ai Motorhead. Non si può. Inoltre l’unica mossa che gli Slayer avrebbero dovuto fare per tenere assieme la band dopo la morte di Hanneman è tenere Lombardo. Non solo perché è uno dei migliori batteristi al mondo, se non il  migliore, ma per dare un senso maggiore di compattezza e di vera band che inevitabilmente ha avuto un tracollo di popolarità dopo la morte di Hanneman. Quanto alle dichiarazioni di Lombardo, ha ragione da vendere. Da fonti che non posso citare, ma molto vicine alle band, so che quello che lui dice è vero, E’ tutta una questione di soldi e posso anche aggiungere che Kerry King come essere umano vale ben poco non solo per quello che ha dichiarato dopo la morte di Hanneman (“in fondo non siamo mai stati grandi amici”) ma anche come si è comportato con Lombardo anteponendo i soldi davanti a tutto non rendendosi conto che alla lunga ci andrà a perdere anche lui e gli stessi Slayer. E sì che avrebbe dovuto avere davanti agli occhi l’esempio di Mustaine che ha finito per disgregare i Megadeth nello stesso modo.

Stefano, spendi due parole sull’artwork del libro che è davvero   orrorifico, suggestivo e affascinante tanto quanto la copertina di un disco della band.

-Non conoscevo Marco Castagnetto, ma ho visto una sua copertina per il disco dei Varego e mi è piaciuta moltissimo, così l’ho contattato e gli ho chiesto se avrebbe voluto realizzare qualcosa di horror sul tema. Da parte mia gli ho dato solo pochi input: Gli ho detto che avrei voluto qualcosa di demoniaco ed infernale ed ovviamente molto sangue. Il resto è opera sua ed evidentemente ha fatto un lavoro impressionante e pauroso in linea con lo stile Slayer. Ho visto che la copertina è piaciuta molto e sono anche contento che la Tsunami abbia deciso di ricavarne anche una t shirt.

Bè, un paio di anni fa abbiam fatto una chiacchierata a tutto tondo sul metal e tutto ciò che lo avvolge… Nel frattempo, cos’è cambiato nella discografia e nell’editoria… Non possiamo fare a meno di domandartelo visto che sei uno dei massimi esperti del settore…

-Non è cambiato molto purtroppo e quello che è cambiato, almeno a quanto si vede in giro, non è per il meglio, Non mi voglio nascondere dietro un dito e negare che esista una crisi, generale e dell’editoria, ma io mi sforzo sempre, come in ogni cosa della vita, di vedere il bicchiere mezzo pieno e di cogliere le opportunità che ci sono. Noi di RockHard ci stiamo dando da fare per allestire dei business paralleli alla rivista come l’Annuario, i viaggi all’estero per i festival e prossimamente lanceremo anche una collana RockHard Extra dedicata a monografie ed altri argomenti specifici. Se vogliamo il libro di Maurizio Il Lato Oscuro è stato il numero zero per testare la reazione del mercato su questo tipo di proposte. E visto che è stata incoraggiante vedremo di continuare. La crisi non deve essere una scusa per tirare i temi in barca ma per spremere le meningi e trovare altre opportunità. Per la situazione in generale del mondo della musica io vedo che il mondo di sta dividendo in due fasce: una più adulta che ha il piacere della musica, intesa anche come collezionismo e feticismo. Sono le stesse persone che comprano i vinili, le edizioni limitate, che hanno piacere a vedere un bell’artwork. E poi c’è una frangia più giovane per cui esiste solo il digitale. La musica è una cosa da “mordi e fuggi”, a cui non prestare attenzione. Sono solo quelli che hanno una discografia in mp3 e leggono solo su internet. Per me tutto sta nell’educazione. Educhiamo i nostri figli a leggere, ad avere la passione per collezionare dischi e riviste. Insegnamo loro che un disco non è solo l’insieme dalla tracce dalle 1 alla 10 ma che avere un disco, possederlo, farlo suonare su un vero giradischi è bello, dà sensazioni di appartenenza, di magia che solo uno sterile mp3 non può dare. Il rock è diventato grande perché ci sono stati idoli che negli anni 60, 70, 80 e 90 lo hanno reso tale. Oggi mancano i personaggi. Come si può adorare una band se non hai neanche il suo disco? Come fai ad adorare un mp3? Per fortuna che molti stanno capendo questa cosa e c’è un ritorno al vinile proprio perché molti amano affezionarsi ad un disco, un artista, una band, amano avere tra le mani qualcosa che per loro ha un valore. Ascoltare musica solo con gli mp3 è come vivere il sesso solo su youporn. Divertente per mezz’ora, poi basta.

Come fai, dopo tanti anni, ad essere professionista e fan del metal senza sottrarre niente ne a uno, ne all’altro aspetto ?

-Diciamo che uno non esisterebbe senza l’altro. Ho la fortuna di fare il mestiere che mi piace o meglio, di avere tramutato in lavoro la passione della mia vita, per cui non devo fare altre che trattare questa passione con rispetto ed in modo professionale. Ho avuto la fortuna di studiare economia e commercio e di lavorare nel marketing e come consulente di direzione per cui ho anche una certa pratica ed un occhio attento su come gestire anche gli affari, con i miei soci ovviamente. Poi sono una persona molto veloce ed organizzata. Programmo il lavoro e lo faccio, Tutto qui. Essere un professionista in questo campo da vent’anni mi ha insegnato a muovermi in ambienti non sempre facili di artisti, etichette e promoter. Quello è forse il lato meno divertente e più commerciale della faccenda. La vera gioia e quando, dopo avere portato mia figlia a scuola alle 8.30 accendo il pc e mi metto ad ascoltare musica per tutto il giorno. Oppure quando vado ai festival ed ai concerti, Mia moglie dice che è tutta una scusa per andare a bere con gli amici ed io le rispondo che non tutti i lavori significano fatica e sofferenza. Il mio lavoro per fortuna non è così. Qualcuno ha detto: “fa della tua passione il tuo lavoro e non lavorerai un giorno in vita tua.” Ecco per me è esattamente così. Ancora oggi sono eccitato quando esce un disco che aspettavo da tempo e non vedo l’ora di ascoltarlo a ripetizione e di parlarne con gli amici. Tutto nasce dalla passione. Se c’è questa, ed è in me è ancora fortissima, tutto diventa più facile. Se non fossi un fan del rock prima di tutto farei come quelle persone che lavorano nelle case discografiche ma potrebbero lavorare in banca o vendere frigoriferi con la stessa (inesistente) passione. Lavorerei solo per pagare il mutuo e personalmente non è questo che voglio dalla vita.

Cosa ci riserva Stefano Cerati in futuro? Desideri, aspettative e programmi…

-Il futuro prossimo si chiama estate con un sacco di bei concerti da vedere, gli Slayer in Italia, ma anche l’Hellfest, il Sonisphere ed altri festival in UK. Dal punto di vista dei libri ne ho in cantiere diversi su cui sto lavorando. C’è quello sulla storia delle riviste Hard and Heavy in Italia che sta andando un po’ a rilento e poi ce ne sono un altro paio che vorrei fare uscire entro l’anno, ma su cui vorrei tenere un attimo di riserbo e di mistero per il momento. I sogni sono semplici, sperare che i miei figli crescano sani e forti e con la passione per la musica che gli sto trasmettendo. Per rimanere nella musica il mio sogno sarebbe vedere ancora una volta i Led Zeppelin e vedere i Van Halen con David Lee Roth. Per il momento mi acconto dei Black Sabbath con Ozzy.

Il piacere di chiaccierare con te è immenso !!! A te la chiusura con i lettori…

-Grazie a te per darmi la possibilità di fare due chiacchiere e ai lettori per la pazienza di seguire ciò che ho da dire. La passione, la curiosità ed il senso dell’umorismo sono il motore del mondo. Spero che non mi vengano mai a mancare per tutta la vita.

Salvatore Mazzarella  


VANADIUM: da crac edizioni la biografia ufficiale

Esce l’11 maggio la biografia ufficiale dei VANADIUM, band storica del panorama Hard’n’Heavy italiano degli Anni Ottanta, per la penna di Luca Fassina, giornalista per le più importanti testate italiane di musica rock e metal!Il libro esce per Crac edizioni, oramai specializzatasi in saggi e biografie di artisti che afferiscono alle scene musicali underground italiane e non solo, e ripercorre la storia del gruppo e dei tanti musicisti e addetti ai lavori che dal 1979 hanno gravitato attorno ai Vanadium nel corso della loro esistenza.Aneddoti, leggende metropolitane, ricordi (più o meno chiari) di oltre ottanta persone, alcune delle quali oggi molto famose a ripercorrere, anche attra-verso centinaia di foto, la storia della band milanese dalle origini fino alle sue emanazioni attuali. Vanadium. La biografia ufficiale di Luca Fassina pro-segue la tradizione crossmediale delle pubblicazioni Crac. Attraverso decine di QR-Code sarà possibile vedere e ascoltare interviste, videoclip e molti altri contenuti multimediali su tablet e smartphone, ga-rantendo un’esperienza di lettura davvero coinvol-gente.Distribuzione NdA 

lunedì 14 aprile 2014

STEFANO CERATI - A Sud Del Paradiso (Canzoni, Testi e Musica degli Slayer)

Tsunami
Lo aveva promesso da un po’, alla fine è arrivato. Nelle note di chiusura del libro, Stefano Cerati ci spiega la motivazione particolarmente dolorosa che lo aveva spinto a ritardarne l’uscita. Chi legge di metal e, in particolare, ama gli Slayer, sa bene che nel maggio dello scorso anno veniva a mancare Jeff Hanneman, proprio in chiusura della prima stesura del libro. Da buon fan, integro nella sua passione, l’autore ha voluto evitare speculazioni di qualsiasi sorta, aspettando con pazienza che i tempi fossero maturi. Questo è Stefano Cerati, un rocker, un metallaro come tutti noi che è riuscito a fare della sua musica preferita la sua vita, prima come addetto ai lavori e giornalista, poi come autore ed editore dell’edizione italiana di Rock Hard. Eppure, nonostante tutto, Stefano è rimasto un puro, un entusiasta, l’amico di concerti e bevute, anche essendo uno dei pochissimi veri esperti del settore, quelli di cui fidarsi a occhi chiusi di ogni parola di un qualsiasi loro scritto. La passione per gli Slayer è di lunga data e, da allora, numerose son state le volte che il nostro ha incontrato i membri della band per interviste e chiacchierate informali, cosi come tanti sono i concerti degli stessi a cui ha assistito. Gli Slayer sono sicuramente la band per eccellenza al confine tra l’estremismo sonoro controllato e la pura violenza sonica, conseguentemente anche i concept affrontati nei testi delle loro canzoni non sono certo tematiche per educande… Tra Satana e vampiri, streghe e zombie, serial killers e depravati di ogni sorta, tra pura fantasia ed orrida realtà, Tom Araya & co. hanno sondato quanto di più oscuro ci possa essere nell’animo umano. Non era materia facile tradurre e spiegare testi e musica di questa band con lucida obiettività, con un pizzico di ironia e, perché no, con un sorriso. Questo è il pregio principale di un libro, quello che stiamo recensendo, in cui l’autore ha infuso tutto il suo talento di scrittore esperto della materia, bilanciando rigorosità accademica e confidenzialità, rendendone la lettura davvero piacevole in quanto ogni disco è spiegato brano per brano, sia per quel che riguarda i testi (di cui ne viene riportata conseguentemente anche la traduzione), sia vivisezionandone l’aspetto musicale e l’evoluzione dello stesso nel tempo. Insomma, un vero e proprio saggio sull’arte degli Slayer, indispensabile ai fans della band e a chiunque voglia entrare nel loro meraviglioso e morboso universo.    

Voto: 9/10

Salvatore Mazzarella

sabato 12 aprile 2014

MANOWAR - Kings of Metal MMXIV

Magic Circle Music
Che Kings Of Metal sia un disco straordinario non vige alcun dubbio. Che Kings Of Metal sia un disco che abbia fatto la storia, è una certezza assoluta. Operazione del genere però, sono incomprensibile, salvo nei casi in cui le registrazioni originali siano state smarrite, oppure siano di bassa qualità. Non è quindi il caso di Kings Of Metal e non è il caso dei Manowar. A venticinque anni dall'uscita originale, riproporre l'album con una registrazione nuova effettuata dalla band attuale, resta un'operazione dubbia che lascia spazio ad una sola considerazione, ovvero che la scelta di pubblicare Kings of Metal MMXIV è solo per scopi e fini commerciali, dovuti allo scopo di togliere ancora un po' di soldi dalle tasche dei fans. Un segnale non positivo per i Manowar, che confermano la netta carenza di idee e di creatività. Da un punto di vista tecnico è innegabile che Kings of Metal MMXIV sia estremamente perfetto e che goda di un suono moderno e iper pulito, ma l'impeccabilità della forma, non coincide con la sostanza. Kings of Metal MMXIV perde di emozioni, perde di spontaneità. Ed anche se la prestazione di ogni membro della band è notevole, non trasmette l'essenza delle registrazioni originali che resteranno immortali. Senza il tocco di Ross the Boss e la grinta di Scott Columbus, senza nulla togliere a Karl Logan e Donnie Hamzik, le canzoni di Kings of Metal non sono certamente le medesimi. Resta quindi solo un prodotto destinato agli estimatori più incalliti di una band che con operazioni del genere, continua solo a perdere consensi. Da segnalare anche la presenza di un cd bonus con alcune versioni dei brani completamente strumentali. 

Voto: 6/10

Maurizio Mazzarella

venerdì 11 aprile 2014

TUOMAS HOLOPAINEN - The Life and Times of Scrooge

Nuclear Blast
Se con i Nightwish il noto tastierista Tuomas Holopainen ha sempre dimostrato di essere un artista di spessore, è finalmente con questa opera da solista che è riuscito a mettere in luce un estro creativo di qualità sopraffina. The Life and Times of Scrooge si distanzia notevolmente dalla musica della della sua band madre ed affonda le radici in un rock sinfonico dai connotati folk. In un concept completamente incentrato sulla storia di Paperon De Paperoni, meglio noto come Zio Paperone, The Life and Times of Scrooge si divide tra momenti melodici e splendidamente intensi, dove Tuomas Holopainen riesce a dar vigore ai propri tasti, partendo da Glasgow 1877, song dai connotati cupi e dalle atmosfere poetiche. Into the West riesce a sintetizzare tutti i contenuti di un disco che esplode con Duel & Cloudscapes, un pezzo tecnicamente impeccabile, ideale per una ipotetica colonna sonora di un film. E fondamentalmente The Life and Times of Scrooge scorre costantemente su una scia strumentale nella quale i tasti di Holopainen riescono ad avere un ruolo strabiliante, a conferma di quanto questo artista sia capace di fare la differenza anche negli stessi Nighwish. Cold Heart of the Klondike è in assoluto il pezzo più completo di The Life and Times of Scrooge, un brano dove cori epici riescono a creare un'atmosfera nobile e maestosa. In tutto questo c'è una produzione pulita e moderna, che riesce a donare al disco una netta marcia in più. The Life and Times of Scrooge è in conclusione un album dai forti contenuti musicali che non può passare inosservato.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

BLIND GUARDIAN: due date in Italia nel 2015!

05 maggio 2015 MILANO, Alcatraz
06 maggio 2015 ROMA, Atlantico

Con un nuovo album in lavorazione, BLIND GUARDIAN annunciano il tour! La band teutonica, fra le più importanti ed influenti del genere, toccherà l’amatissima Italia per due date a maggio 2015: a Milano e Roma. Saranno due grandi occasioni da non perdere per nessun motivo!

Inizio concerti: ore 20.00
Apertura porte: ore 18.30

Prezzo del biglietto in prevendita: €32,00 + diritti di prevendita
Prezzo del biglietto in cassa la sera dello show: €37,00

Biglietti in vendita su livenation.it e ticketone.it a partire da lunedì 14 aprile.

Dario 'Kappa' Cappanera, in uscita l'inedito "Older the bull harder the horn"!

Sarà disponibile da mercoledì prossimo, 16 Aprile, il nuovo singolo di Dario Cappanera, in arte Kappa, intitolato "Older The Bull Harder The Horn". Il brano sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell'artista: http://www.dariokappacappanera.com/

Il nuovo sito conterrà tutte le informazioni relative alle numerose attività di Kappa; oltre ai brani e testi del debut solista "Code Of Discipline" troveremo infatti aggiornamenti sulle attività musicali ed extra musicali. 

In estate partirà la Rock'N'Roll Boat, dove Kappa veste i panni di Capitan Cappanera e guida un charter tra i mari e le coste di Ibiza. 
Ad Ottobre inaugurerà inoltre l'Officina Music Old School, la scuola di musica che avrà come insegnante per tutti i corsi di chitarra proprio Dario Cappanera, diviso ormai tra mari, didattica, i tour da guitar tech con Vasco Rossi e Zen Circus, la Strana Officina ed il nuovo capitolo di inediti, previsto per il 2015.
A mercoledì prossimo per il primo assaggio.

per informazioni: dariocappanera@hotmail.com

www.dariokappacappanera.com
www.facebook.com/KappaDarioCappanera