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martedì 21 ottobre 2014

GRAVES OF NOSGOTH - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Questo album è un concept basato sulla storia del Doctor Faust, protagonista di una famosa opera letteraria tedesca. Per la precisione ci siamo basati sulla versione anonima dell'opera (la prima), in quanto a nostro avviso è molto più struggente ed emozionalmente incisiva sull'ascoltatore rispetto alle altre. Attraverso le 12 canzoni che compongono il nostro disco raccontiamo musicalmente la vita di questo Professore che, bramando conoscenza e sapere assoluto, decide di stipulare un patto con il demonio. Questo patto imponeva anche che, 24 anni più tardi, il demonio tornasse dal professore a riprendersi la sua anima in cambio della suddetta conoscenza. La crescente angoscia che vive Faust durante i suoi ultimi 24 anni di vita è anche una grandissima allegoria di molte situazioni che ognuno di noi può incontrare nella vita di tutti i giorni e questo conferisce all'album una maggiore interpretabilità. Tecnicamente parlando è stato un lavoro molto lungo e difficile (le sessioni di registrazione sono state egregiamente gestite per la parte di produzione da Gabriele Bellini e da Giacomo Salani per la registrazione, il mixing e il mastering in studio oltre che per la registrazione delle ottime tracce di basso) ma i risultati speriamo possano soddisfare al livello delle fatiche fatte.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La band nasce nel 2009 sull'appennino Tosco-Emiliano. La formazione iniziale composta da Luca Lometti alla voce, Thomas Volpari al basso, Mirko Capitani alla chitarra e Giammarco Agazzotti alla batteria è stata il fulcro per la caratterizzazione dello stile della band (inizialmente inclinato al Melodic Death) e ha pesantemente condizionato la nascita del primo album quando siamo stati chiamati da Gabriele Bellini di Quarock Records per registrare "Ex Tenebris ad Lucem". Le influenze erano parecchie e parecchio eterogenee e questo ha portato ad avere, almeno in principio, stesure molto personali e diverse tra loro. Con il tempo queste piccole differenze sono andate appiattendosi focalizzando lo stile della band in una direzione più definita, pur non togliendo varietà e piccantezza ai pezzi.

Come è nato invece il nome della band?

Il nome della nostra band nasce direttamente dalla nostra passione condivisa per il videogioco "Legacy of Kain". Chiunque ne sia appassionato avrà subito riconosciuto il nome della terra nella quale si svolgono le vicende di Kain e Raziel. Il riferimento alle tombe, invece, è un diretto collegamento con la nostra situazione antecedente ai veri Graves of Nosgoth la quale, nonostante facessimo parte di progetti differenti, era decisamente stantia e poco stimolante. Questo nome vuole appunto rappresentare una nuova rinascita, l'inizio di una nuova era per noi.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Riferendoci a questo particolare concept diciamo che rientriamo nella categoria delle "tematiche particolari". Essendo così mirato l'ispirazione principale proviene direttamente dalla letteratura stessa. Come detto poco fa, comunque, non mancano le ispirazioni dal mondo reale per rendere questo lavoro non solo un tributo letterario ma anche una libera interpretazione lasciata all'ascoltatore della vita quotidiana.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Le qualità del nuovo lavoro sono percepibili nella sua interezza. Oltre a un song-writing decisamente più aggressivo rispetto al lavoro precedente, abbiamo appunto creato una sorta di percorso attraverso il quale l'ascoltatore - per potersi gustare appieno questo lavoro - deve passare. Abbiamo infatti suddiviso questo album in atti e scene, proprio come si fa per le opere teatrali, per far entrare nel vivo dell'esperienza i nostri fans.

Come nasce un vostro pezzo?

Lavoriamo in maniera molto standard per la creazione dei brani. Solitamente a uno di noi viene un'idea e poi la si discute e la si elabora in sala prove. Quest'ultimo album ha rappresentato però un'eccezione a questa regola, poichè tantissime ispirazioni provengono da Luca "Van Tammez" Tamelli, il quale aveva moltissimo materiale a disposizione su cui abbiamo lavorato. Cosa che non abbiamo tardato a fare.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Purtroppo (o per fortuna) noi ormai riusciamo a vedere questo lavoro solamente nella sua interezza, nonostante le svariate ore passate a scrivere e modificare ogni singolo pezzo.
Mi sa proprio che a noi piace tutto quanto insieme!

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Tra le influenze di questo ultimo album troviamo di sicuro Dimmu Borgir, Cradle of Filth, Immortal, Death, Bloodbath. In generale diciamo che nonostante ognuno di noi ascolti generi abbastanza diversi tra loro, siamo riusciti a fonderli in un'unico caratterizzante tipo di musica che ha soddisfatto appieno tutti (cosa che speriamo possa fare anche con i nostri ascolatori).

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live? 

Adesso stiamo pianificando qualche data per portare in giro il nostro lavoro e far divertire i nostri fan proprio come ci divertiamo noi a suonare le nostre canzoni. L'11 Ottobre al Borderline di Modena abbiamo presentato l'intero album alla release party. Insieme ai Duir, abbiamo fatto scapocciare per bene la gente nostrana! 

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Purtroppo per ora nessun album live o DVD, anche se sicuramente è qualcosa che terremo in considerazione per il futuro.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Purtroppo lo sappiamo oramai da tempo, qui in Italia la situazione non è per niente rose e fiori, anzi. Abbiamo molte band di enorme valore in Italia che non potete neanche immaginare. Basterebbe allinearsi al livello di cultura musicale che si ha in paesi come la Germania per far fiorire musicalmente un paese che, purtroppo, sta andando verso il declino totale. La cosa che ci fa sorridere ed andare avanti sempre, è l'impegno che ogni band underground che si rispetti, mette per poter contribuire alla propria crescita e a quella altrui. 

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Ci ha decisamente aiutato. Social Networks e siti web sono il luogo ideale per iniziare a farsi conoscere a costo praticamente zero. E' anche vero che è un'arma a doppio taglio. Se sfruttato male il web può portarti in situazioni da cui è difficile uscire.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Lo valorizza molto. E' il genere che naturalmente ci piace suonare e di conseguenza quello che ci fa esprimere meglio. Nonostante non sia stato il primo genere che ci ha caratterizzato, abbiamo capito con il tempo che questa era una direzione del tutto naturale e quindi non abbiamo fatto altro che prendere atto e darci dentro alla grande. Amiamo il nostro genere.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Ci sarebbe uno spettro imbarazzantemente ampio di musicisti famosi con cui ci piacerebbe collaborare, per citarne uno i Dimmu Borgir. Speriamo che il futuro possa essere pieno di collaborazioni interessanti piuttosto che partecipazioni a grandi festivals internazionali.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Salutiamo tantissimo tutti voi lettori che ci sostenete sempre e che ci fate crescere come band dell'underground. Non smettete mai di farlo e supportiamoci a vicenda, è l'unico modo per sopravvivere musicalmente in questo paese. Cogliamo l'occasione per ringraziare Gabriele Bellini, Giacomo Salani e Quarock Records in generale per averci dato l'opportunità di realizzare al meglio questo lavoro!

Maurizio Mazzarella


lunedì 20 ottobre 2014

IN FLAMES - Siren Charms (Full Album)

Epic

1. In Plain View 04:06  
2. Everything's Gone 03:19  
3. Paralyzed 04:15  
4. Through Oblivion 03:37  
5. With Eyes Wide Open 03:57  
6. Siren Charms 03:03  
7. When the World Explodes 04:35  
8. Rusted Nail 04:54  
9. Dead Eyes 05:23  
10. Monsters in the Ballroom 03:52  
11. Filtered Truth 03:29


IN FLAMES - Siren Charms

Epic
Gli In Flames sono l'emblema dell'evoluzione musicale. Sono l'esempio palpabile di come un gruppo sia capace di andare avanti senza mai fermarsi, di come partendo da una cellula musicale si possa giungere ad un altro contesto a piccoli passi, compiendo nel proprio percorso artistico anche delle scelte forti e discutibili. E' innegabile come Siren Charms, il loro ultimo capitolo discografico, sia nettamente diverso dai loro esordi, eppure ogni lavoro non ha mai deluso, perché dentro la loro musica è sempre presente un piccolo riferimento impercettibile ad ogni singolo disco che composto dalla band. Se quindi in Siren Charms l'ascoltatore cerca un nuovo Clayman o un Whoracle parte seconda, resterà spiazzato, ma se a questo album conoscendo la matrice degli In Flames ci si avvicina con il giusto approccio, consapevoli di quello che erano gli In Flames negli anni novanta e quelli che sono divenuti dopo Sounds Of A Playground Fading, tutto sembrerà semplice e naturale. Eppure anche Siren Charms è capace di spiazzare. Si perché se l'opener In Plain View può sembrare un classico brano degli In Flames, un brano come Everything's Gone sorprende per i vocalizzi spiazzanti di Anders Fridèn, mentre la seguente Paralyzed sembra estrapolata da Reroute To Remain, con qualche piccolo riferimento anche ai lavori più noti della band. Un aspetto da trascurare solo le ottime prove alle chitarre di Gelotte e Svensson. L'addio di Stromblad dopo A Sense Of Purpose poteva diventare letale per un gruppo che invece è rimasto in piedi con padronanza e personalità. Siren Charms è per certi aspetti un lavoro più commerciale del passato, ma anche più attento e più in linea con quello che gli In Flames volevano essere da diversi anni, ma che ancora avevano espresso. Ed in questo un brano come Through Oblivion grazie alla sua intensità molto incline ai Depeche Mode riesce a fotografare la magnificenza di un gruppo che in With Eyes Wide Open supera se stesso con una ballata che si ricollega a brani che hanno fatto la storia degli In Flamse, come Only For The Weak ed Ordinary Story. E che dire della title-track, che forse nel gruppo è rimasta un pizzico di complessità semplice, che nella loro vena poetica, c'è sempre spazio per una spiccata personalità tecnica, non a caso Siren Charms ha uno dei migliori arrangiamenti del disco. La produzione è perfetta, il suono è moderno. Tutto è stato calcolato probabilmente, ma il risultato è soddisfacente e che piaccia o no è quello che la band voleva ed è riuscita ad ottenerlo. 

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella    


CARILLON - Il Grande Brivido

Andromeda Relix
Provenienti da Verona, dove si son formati nel recentissimo 2013 per iniziativa del drummer Loris Rigoni, questi ragazzi cominciano già bene con la scelta di un monicker del tutto particolare. Infatti, se a qualcuno può evocare visioni celestiali, a chi è cresciuto invece a pane, Goblin, Dario Argento, King Diamond e Death SS, infonde profonda inquietudine. E mai altro stato d’animo può essere così in sintonia con la proposta concettuale e musicale di questa band. Sia chiaro, non abbiamo a che fare con un gruppo profondamente dark o gotico che sia… I Carillon propongono un heavy metal ancorato alla tradizione nazionale grazie al cantato in lingua madre ed una costruzione “settantianamente progressiva” dei brani, ma con qualche idea e personalizzazione in più, come i bellissimi echi wave del brano posto in apertura, Il Sogno, che armonicamente ci ricorda (ricorda, non copia… attenzione, è solo un accostamento indicativo) l’Istanbul di un gruppo ben più blasonato, suonata al doppio della velocità, con un arpeggio della chitarra elettrica e senza tastiere nel tema portante, per deviare improvvisamente verso lidi più rocciosi e distorti durante il refrain. Quindi anche gli eighties fanno parte della formazione musicale dei due chitarristi, David Zampieri (numerose collaborazioni in carniere) e Luigi De Stefano, nonché della cantante Patty Simon (ex Moto Armonico). Ed è l’alternarsi di questi umori musicali anche all’interno dello stesso brano, accostato a dei testi introspettivi, che dona l’inquietudine di cui sopra ma anche quel piglio di originalità alla proposta. Più tradizionalmente hard è Il Tempo Dell’Infinito, mentre gradevolissima è la fusione tra speed metal e melodia di Io Non Dimentico. La crepuscolare Il Grande Brivido precede Nomade Cuore, un brano a la Strana Officina, con una base armonica atipica nelle strofe ed un brillante assolo di chitarra. Suggestivo il brano posto in chiusura, Immagini, dove la voce di Patty, in precedenza sempre attestata su tonalità alte, risulta seducente anche su registri più bassi… Anzi un suggerimento per il futuro può essere quello di sfruttare di più la duttilità vocale della bravissima singer. Nulla da eccepire quindi per questo interessantissimo debutto di una band che fa musica con estrema perizia ma anche con tanto cuore. Lo stesso cuore che c’ha messo per l’ennesima volta Andromeda Relix che lo ha pubblicato. Un disco sentitamente consigliato!!!

Voto: 8,5/10

Salvatore Mazzarella

martedì 14 ottobre 2014

IAN CHRISTE - Van Halen "Tutta la Storia"

Tsunami
E’ universalmente riconosciuto che l’evoluzione del virtuosismo sulla chitarra elettrica ha fin’ora segnato tre tappe fondamentali… Tra la prima, raggiunta dal leggendario Jimi Hendrix, e l’ultima, ad appannaggio del bizzoso ma incredibile Y.J. Malmsteen, si colloca idealmente lo stile del chitarrista di origini olandesi, Eddie Van Halen appunto, che ha fatto da ponte tra un modo più tradizionale di suonare lo strumento e le cascate di note che hanno invaso il panorama rock dagli anni ottanta in poi. Uno stile principalmente basato sull’uso innovativo del tapping, che già in precedenza era stato introdotto da altri famosi axeman (su tutti Steve Hackett dei Genesis), ma che esaminato con attenzione rivela un’attenta costruzione che utilizza in modo poliedrico tecniche e generi musicali, dal blues al neoclassico. Senza Eddie Van Halen, molto più indisciplinato dei due sopracitati colleghi, non ci sarebbero stati i Van Halen, ma non è sbagliato dire che anche gli altri componenti non son stati da meno per talento, personalità e pazzia. In  particolare i due cantanti, David Lee Roth prima e Sammy Hagar dopo, che col loro avvicendamento hanno anche segnato un cambio di rotta nel mood compositivo del gruppo (più dirompente il primo, più raffinato il secondo). Per quanto non siano tornati i fasti del passato, la band è tutt’ora in attività e mantiene inalterato il suo appeal verso l’intero pubblico rock e, quindi, saranno in tanti a leggere con avidità le pagine di questo libro che giunge in Italia grazie alla sempre attenta Tsunami Edizioni. Giornalista per Reuters, Spin, Guitar World, Wired, editore di Bazillion Point (praticamente una Tsunami statunitense) e conduttore radio, una volta trovata la sua pace avendo imparato a suonare Eruption (leggasi l‘introduzione…), Ian Christie ha scritto questo libro con stile arguto, brillante e ironico. Il testo è corredato dalle foto di Kevin Estrada (autore di scatti per molte tra le più famose band) e si fa leggere con vero piacere. Irrinunciabile per gli ammiratori della band, interessante per chiunque ami leggere l’epopea dei più famosi gruppi rock.

Voto: 9/10

Salvatore Mazzarella

MARIO "THE BLACK DI DONATO" - Ars Et Metal Mentis

Crac Edizioni
Per anni è stato impossibile trovare nelle librerie un testo “rock” biografico che andasse oltre i soliti  e più blasonati nomi. Eppure in tanti abbiamo sognato un bel libro che, tra testo ed immagini, facesse luce sul cammino di tanti gruppi e personaggi forse più underground (scusatemi ma non trovo per niente appropriato il termine “minori”) ma non per questo meno interessanti di Iron Maiden, Metallica e compagnia sferragliante. Poi qualcosa è cambiata, questa volta fortunatamente in meglio, grazie alla tenace Crac Edizioni (ed al mitico Marco Refe) che ha deciso di dar lustro a quei nomi tanto amati del panorama hard ’n’ heavy nazionale. E’ quindi da poco sul mercato questo splendido lavoro editoriale dedicato ad un’un altrettanto splendido artista qual è Mario “The Black” Di Donato. Un sogno che si avvera per chi ne ha seguito le gesta fin dai tempi lontani di Unreal Terror e Requiem, le sue prime band, per poi transitare nel progetto The Black dal caratteristico cantato in latino. Un artista di spessore e totale nelle sue forme espressive, che lo vedono chitarrista, cantante nonché pittore di assoluto talento e le cui opere fanno regolarmente parte di mostre e cataloghi di rilievo. Un uomo incredibilmente colto e spirituale, forte nelle sue convinzioni ed efficace nel trasmettere tutta la positività del suo essere cristiano e “metallaro” allo stesso tempo. Un personaggio singolare che nelle sue opere musicali da lustro ai suoi natali col cantato in latino ottimamente incastonato nelle trame metalliche delle sue composizioni e con i concept incentrati su temi storico leggendari della nostra terra. Altrettanto nei suoi quadri estremamente suggestivi. Forse il primo dei nostri musicisti preferiti a ricevere riconoscimenti dalla Pubblica Amministrazione per l’azione divulgativa della sua arte. Mattia Montanari, musicista e membro fondatore dei dark gothic Visioni Gotiche, recentemente entrato a far parte proprio dello staff editoriale di Crac Edizioni, ha scritto questo meraviglioso libro con perfezione certosina, effettuando un lavoro di ricerca incredibile tra accadimenti biografici, citazioni ed immagini (ce ne sono tantissime…) anche per quel che ne riguarda l‘opera pittorica. Puntiglioso il lavoro di ricostruzione delle vasta discografia, della rassegna stampa nonché di raccolta delle dichiarazioni dei tanti famosi personaggi che stimano Mario Di Donato. Non una parola di più, massimo dei voti meritatissimo e …correte a comprare questo libro!!!

Voto: 10/10

Salvatore Mazzarella

Claudio Deoricibus, il 16 Ottobre esce il nuovo singolo "Fuego" (feat. Basilio Scalas)!

S'intitola Fuego il titolo del nuovo singolo di Claudio Deoricibus, noto chitarrista  di flamenco sardo, reduce dal successo Quarenta. Fuego, la cui uscita è prevista il prossimo 16 ottobre su tutte le piattaforme digitali,  è un brano in pura chiave afro-flamenca suonato interamente dal vivo, fondendo parti di chitarra, percussioni e voci. Il tutto viaggia nella modernità più assoluta con forti tracce di bit dance, proprio perché Fuego è una forma di espressione che abbraccia un pubblico variegato, adottando un linguaggio comune che esprime sincerità purezza e voglia di fare. Un modo per comunicare grande carica a tutti coloro che per una serie di motivi vivono senza più emozioni e ideali. Fuego nasce da un progetto pensato assieme al percussionista Basilio Scalas presente in veste di guest. Basilio Scalas è un musicista straordinario nelle proprie performance, pur essendo principalmente un batterista, ma anche dotato di un particolare istinto che lo ha spontaneamente e con grande entusiasmo avvicinato al flamenco e alla musica di Deoricibus. Sue le parti sono suonate con lo Djembe, i bonghi, il cajon e le palmas. Fuego vede però altre collaborazioni importanti come la novità Aib Fall, voce africana autentica e autore del rap ed altre parti presenti in Fuego, Mario Ana arrangiatore e fonico del brano, Omar Formentin fotografo che ha curato tutte le immagini e l'ambientazione del progetto, quindi l'amico di sempre Riccardo Steri consulente parte grafica e di parte del progetto. Inoltre Fuego non è solo il nuovo singolo ma bensì un intero spettacolo che Deoricibus con i suoi collaboratori, porterà in scena subito dopo la sua uscita col titolo Fuego Tour 2014/2015 e dove interverrà un'altra figura importante come la ballerina di flamenco Francesca Morescalchi, già coreografa di alcune delle musiche dei lavori dell'artista sardo.  

Il link dove è possibile ascoltare "Fuego"

sabato 11 ottobre 2014

MASTERCASTLE - Enfer [De La Bibliothèque Nationale]

Scarlet Records
I Mastercastle sono una della band più interessanti e di maggiore qualità che il panorama metal tricolore ha prodotto dall'inizio del nuovo millennio ad oggi. Non solo per l'estro di Pier Gonella, probabilmente una delle migliori asce italiane, o per la splendida voce di Giorgia Gueglio, bensì per l'appel compositivo che il combo ligure ha sempre messo in messo in mostra. Da Phoenix a questo pregevole Enfer, i Mastercastle sono riusciti sempre ad evolversi in modo coerente, fondendo un power metal raffinato ad uno stile neoclassico particolarmente originale, che strizza l'occhio ad un rock melodico, oltre che ad un prog accessibile e mai complesso. Enfer [De La Bibliothèque Nationale] è il loro quindi lavoro in studio e giunge ad un anno di distanza dal precedente On Fire, sancendo il nuovo sodalizio con la Scarlet Records. Gli standard musicali dei Mastercastle proseguono sulla consueta scia che ha reso celebre il gruppo, anche se a differenza di On Fire, Pier Gonella e compagni hanno irrobustito notevolmente il loro sound ed è proprio nella chitarra che si nota la forza di un artista che riesce liberamente ad esprimere al massimo il proprio talento sia di musicista da un punto di vista esecutivo, che di compositore. Un aspetto palpabile in Let Me Out, dove assoli eclettici si fondono con il tono raffinato della Gueglio, autrice di una prova pregevole. Già a partire dall'opener the Castle si ha un'impronta ampia di quelli che saranno i contenuti del miglior disco mai inciso dai Mastecastle. Canzoni mature ed ispirate. E' in sintesi questo che viene trasmesso da Enfer, che scorre via senza sosta lasciandosi apprezzare dall'inizio alla fine. Ed è l'innovazione uno degli aspetti fondamentali del disco, riscontrabili in brani come Naked, supportato da raffinate tastiere e Pirates, probabilmente uno dei pezzi più accessibili. La title-track ad ogni modo, resta il momento più elevato del disco, grazie una struttura musicale estatica.  La dinamica del disco è ben tracciata, con brano sempre accattivanti e di spessore. Straight to the Bone, Throne of Time, Behind the Veil  e Venice sono componimenti che non fanno altro che confermare come Pier Gonella sia un genio contemporaneo. Il tocco delle tastiere di Andrea De Paoli dei Labyrinth presente in veste di queste, non è altro che la ciliegina su una torta maestosa che si conclude con lo strumentale Coming Bach. Produzione sopraffina, suoni appropriati, brani eccellenti. Un disco da premio Oscar. 

Voto: 10/10

Maurizio Mazzarella


Nasce "Industrie Sonore" in provincia di Frosinone

Finalmente anche a Frosinone, precisamente ad Isola Del Liri, nasce un centro musicale di altissimo livello. Industrie Sonore di Marco di Folco, con la direzione artistica del noto chitarrista Simone Fiorletta, vanta una scuola di musica con docenti di altissimo livello (anche di fama nazionale ed internazionale quali lo stesso Fiorletta, Mario Riso, John Macaluso e tanti altri), il tutto in una struttura di 400 mq comprendente anche quattro sale prove, uno studio di registrazione di altissimo livello, un auditorium di 100 mq per eventi e masterclass ed area relax in cui scambiare due chiacchiere con altri musicisti e respirare musica a 360 gradi. In più Industrie Sonore è centro referente per il Lazio per le audizioni di eventi musicali nazionali quali Music Village. Come se non bastasse, presso la struttura sarà possibile assistere a dimostrazioni ufficiale di grossi marchi musicali.

Per info e contatti:
Direttore Artistico Simone Fiorletta
327 4545732
Fb/fiorlettasimone
simone.fiorletta@gmail.com

giovedì 9 ottobre 2014

THE SIXXIS - Hollow Shrine

Glassville Record
Un gruppo molto, molto interessante, capace di trasdurre in musica idee interessanti ed innovativi, grazie ad una serie di melodie intense, passionali e accattivanti, supportare da suoni evoluti, che riescono nel contempo a strizzare l'occhio a sonorità dall'appeal vintage. A tutto questo si aggiunge un tocco di chitarra che spazia tra il tecnico ed il graffiante, come se Steve Vai suonasse un pezzo di Slash, fuso con la pazzia di Paul Gilbert. Ne viene fuori un disco variopinto, fatto di pezzi straordinariamente rock, che mescolano il grunge, il post rock ed il prog d'autore. Per certi versi c'è il tocco dei Metallica recenti, in particolare in brani come Long Ago, ma a prescindere da tutto ciò, Hollow Shrine scorre via tutto d'un sorso, lasciandosi apprezzare per la sua genuinità. Tra i suoni sintetici di Nowhere Close, mescolati con riff crudi e diretti, si arriva a Home Again, altro brano dove la tradizione trova terreno fertile nell'innovazione. L'ispirazione diventa padrona in Forgotten Son, anche se è Out Alive ad essere il brano più incisivo dell'album assieme all'opener Dreamers. Probabilmente Hollow Shrine è un disco destinato ad un pubblico ampio, ma ha le qualità per piacere anche ad una serie di ascoltatori più esigenti. Buona la produzione, pregevoli i suoni, ma è la buona qualità del disco complessivamente a colpire. Da tenere d'occhio.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella