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domenica 21 settembre 2014

OLIVER DAWSON SAXON - Blood And Thunder Live

Angel Air
Il divorzio tra Graham Oliver e Steve Dawson da quelli che sono oggi riconosciuti come i veri Saxon, capitanati da Biff Byford e Paul Quinn, è stato tra i più logoranti che la storia del rock ricordi, tanto che possiamo considerarlo uno dei pochi che non s’è risolto a lieto fine e senza nemmeno una piccola reunion per celebrare un qualsiasi anniversario. Per quanto si siano ammorbiditi i toni, in realtà sembra che il buon Biff nutra ancora astio verso gli ex-amici, al contrario del mite Paul Quinn che ha espresso parole di autentica nostalgia verso il suo vecchio compagno d’ascia. Tutto ciò non ha impedito alla coppia Oliver/Dawson di percorrere con perseveranza la propria strada, macinando centinaia di concerti in tutto il mondo, rappresentando forse l’anima più genuinamente “Denim And Leather” delle due ramificazioni, al contrario dell‘altra che ha perseguito la pur apprezzabilissima strada della ricerca e dell‘evoluzione musicale. D’altro canto i riff più geniali, quelli che sono ben impressi nella mente e nel cuore di tutti noi rockers, sono proprio usciti dalle mani e dalla sei corde del simpaticissimo Graham… Chi vi scrive gli Oliver Dawson Saxon li ha visti dal vivo, proprio sotto il palco, e a ragion veduta può dirvi che la splendida musica contenuta nel dischetto ottico di cui vi stiamo per parlare è maledettamente autentica ed è davvero, per parafrasare il titolo, una cascata di sangue e tuoni. I brani del repertorio, pur restando per tre quarti dell’esibizione gli stessi da una vita a questa parte, sono maledettamente efficaci e scatenano sempre una bolgia infernale che i due veterani governano con un piglio da ventenni. Accompagnati da anni dal fido Hadyn Conway all’altra chitarra, vedono oggi in formazione il figlio di Oliver alla batteria (autore di un drumming più fresco e potente) ed il buon Brian Shaughnessy alla voce, regalandoci una bellissima versione di Crusader, negli anni precedenti non presente in scaletta. Sarà solo per completare la vostra collezione, sarà per la voglia di riascoltare nuove versioni di una splendida musica, sarà per qualsiasi motivo vogliate trovare, questo live registrato in Germania nel 2013 deve essere vostro…

Voto: 9/10

Salvatore Mazzarella


sabato 20 settembre 2014

HAMMERFALL - (r)Evolution

Nuclear Blast
Che Glory To The Brave sia da sempre il miglior album della discografia degli HammerFall è ormai un dato certo e incontestabile. La band scandinava in ogni disco che ha inciso nel corso della propria carriera, ha sempre cercato di evolversi in modo coerente, senza mai tralasciare il forte legame con il proprio disco d'esordio, la cui magnificenza non è mai stata superata. E' quindi stata come un'ombra ingombrante per gli HammerFall il loro Glory To The Brave e nonostante in oltre quindici anni abbiano inciso lavori di livello, il non eguagliare il primo disco, è sempre stato un qualcosa che ha costantemente avuto un peso notevole, se pur non ossessionante. Sta di fatto che questo nuovo (r)Evolution si ricollega notevolmente al loro primo lavoro disco, per i suoni e per l'approccio, ma anche per lo stile compositivo. Oggi gli HammerFall sono certamente una band differente dal 1997, quindi c'è un'attitudine più moderna, una spiccata voglia di cercare melodie accattivanti, ma soprattutto una maggiore maturità che coincide con una personalità notevole. Aspetti che sono presenti sia nell'opener Hectors Hymn, che nella successiva title-track, che in Glory To The Brave onestamente ci sarebbe stata molto bene. La mano di Fredrick Nordstrom, già produttore di Glory To The Brave, è palpabile in ogni brano del disco e richiamarlo è stata senza dubbio la scelta più saggia dopo i risultati non soddisfacenti del precedente Infected.  Ci sono dei momenti che decollano, come l'ottima Bushido, un brano veloce destinato a divenire un classico per la band, altri che invece suonano più lenti come Live Life Loud, ma che risultano comunque efficaci e dall'impatto immediato. La prova del gruppo nel complesso è pregevole, le chitarre sono ben modulate e risultano determinanti in componimenti come Ex Inferis, forse la canzone più crepuscolare mai incisa dagli HammerFall nel corso della loro carriera, con un sapore Black Sabbath periodo Heaven And Hell. Anche se Glory To The Brave resta ineguagliabile, (r)Evolution si dimostra un eccellente successore grazie a componimenti di buona qualità. Il problema forse, è nella prova del gruppo troppo piatta e studiata tavolino, conseguentemente priva della giusta grinta. (r)Evolution è quindi un lavoro tecnicamente impeccabile, ma senza mordente, senza una dose essenziale di carisma. Lo spessore artistico e qualitativo però è innegabile, per questo (r)Evolution è da considerare certamente un album oltre la media. 

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella


FOLKSTONE: in arrivo il nuovo album!!!!

“Oltre... l'Abisso”, il nuovo studio album dei FOLKSTONE, uscirà lunedì 3 Novembre 2014 su FOLKSTONE RECORDS e sarà distribuito in Italia da AUDIOGLOBE! Il precedente album “Il Confine” ha venduto oltre 4000 copie e l’uscita è stata accompagnata da più di 100 date live tra Italia, Germania, Svizzera e Lituania. Questo nuovo album è stato registrato in diversi studi durante l’anno ed è stato prodotto dagli stessi FOLKSTONE. La produzione artistica è stata affidata al noto Yonatan Rukhman, mentre il mix e il mastering  sono stati curati da Marco D’agostino presso “Aisha Studio / 96 Khz.it” (Milano). I FOLKSTONE nascono tra il 2004 e il 2005 e sono oggi una realtà di rilievo nella scena Medieval Rock. L’uscita del nuovo album sarà seguita da un breve tour di presentazione di sette date che partirà il 21 Novembre dal Live Club di Trezzo Sull’Adda (MI). Qui sotto la tracklist del nuovo album e le date confermate fino a fine dell’anno.

Tracklist:

In Caduta Libera
Prua Contro Il Nulla
La Tredicesima Ora
Mercanti Anonimi
Respiro Avido
Manifesto Sbiadito
Le Voci Della Sera
Nella Mia Fossa
Fuori Sincronia
Soffio Di Attimi
L'ultima Notte
Ruggine
Tex (cover Litfiba)
Oltre… l'Abisso

Gabriels, disponibile il video del brano We Need Peace

E' disponibile dallo scorso 11 di settembre, il nuovo video del brano We Need Peace del noto artista siciliano Gabriels, estrapolato dall'ultimo lavoro in studio Prophecy edito su Indipendence Records, che aveva come concept dell'album proprio i fatti accaduti l'11 settembre del 2001 in quel di New York. 

Il video visionabile all'indirizzo web:   


vede come protagonista la seguente line up: 

VIDEO LINE UP:
Gabriels: Keyboards and Vocals
Iliour Griften: Vocals
Antonio Pantano: Guitars

STRINGS:
Mary Manitta
Federica Catania
Erica Cardullo 
Silvia Cardullo 
Chiara Frisina 
Cesare Frisina
Carmine Gianmarino

Eternal Silence, nuove date live e succulente novità

Sono in pieno fermento le attività degli Eternal Silence, metal band lombarda reduce dal brillante successo del loro ultimo lavoro in studio dal titolo Raw Poetry edito dalla Underground Symphony. Per quanto riguarda il tour di supporto al disco di recente uscita, gli Eternal Silence saranno di scena il prossimo 27 settembre all'Arci Svolta di Rozzano (MI) , in una data che vedrà la presenza anche dei Mental Disorder in apertura agli Evenoire. Il 10 di ottobre invece, gli Eternal Silence presenzieranno all'H2O Live Club di Marano Ticino (NO), in una serata che li vedrà di supporto agli Ancient Bards. Altra data di spicco sarà il 5 dicembre all'Old Jesse di Saronno in apertura agli Apeiron Legacy. Gli Eternal Silence inoltre, sono presenti su un doppio cd tributo agli Heavy Load rececentemente pubblicato dalla Underground Symphony, con la cover del brano Stronger Than Evil.  

Dark Quarterer, nel 2015 in arrivo il nuovo album in studio

E' ormai ufficiale la presenza dei Dark Quarterer in veste di headliner alla prossima edizione dell'Italia di Metallo Festival. Assieme al combo toscano, vi sarà la presenza dei Ciomporock, oltre ad altre band ancora non rese note, in una serata che si terrà il prossimo 7 di Febbraio all'Exenzia Rock Club di Prato. I Dark Quarterer nel contempo, stanno lavorando sul nuovo album in studio, la cui uscita è prevista nel corso dei primi mesi del 2015. Il managment del gruppo, sta anche mantenendo vivi i contatti con una serie di booking esteri per un'intesa attività live del prossimo anno che avrà le date estere come opzione privilegiata. 

Quintetto Esposto, il 20 Settembre esce finalmente "Al Pianterreno"!

Uscirà finalmente il prossimo 20 Settembre "Al Pianterreno", il nuovo disco dei Quintetto Esposto, band bresciana che dopo i buoni riscontri raccolti dall'EP "Naufraghi", torna sul mercato discografico con un full-lenght di dieci canzoni inedite, tre delle quali già presenti nella precedente fatica del combo lombardo. Resi noti i titoli dei brani che formeranno Al Pianterreno: Gitana, Corrida di anime, Ballata del naufragio, La vecchia Betsie, Al pianterreno, Capri, Notti di liquore, Per Elizabeth, Chiamata alle arti, Sipario. Registrato presso gli studi Indiebox di Brescia,  l'album è stato interamente autoprodotto e sarà disponibile attraverso ITunes e tutte le piattaforme digitali.

domenica 14 settembre 2014

BELPHEGOR - Conjuring the Dead

Nuclear Blast
Diciamo la verità: i puristi del black metal non hanno mai accettato di buon grado le sfumature presenti nel loro genere. Non è infatti un caso che chi apprezza Dimmu Borgir o Cradle Of Filth, non abbia simpatia per gruppi come Behemoth, Immortal e gli stessi Belphegor. E questo è un concetto che può essere serenamente invertito. Ci sono però band che con grande intelligenza e qualità compositiva riescono a porsi nel mezzo, mantenendo la propria coerenza di fondo, tralasciando gli aspetti melodici, riuscendo a puntare su un'essenza del black metal accessibile, ma sempre brutale, supportata da una tecnica sopraffina, facendo apprezzare da qualsiasi tipo di sostenitore del settore. E' il caso dei Belphegor, che da tempo hanno raggiunto la maturità definitiva con dischi come Bondage Goat Zombie, Walpurgis Rites - Hexenwahn e Blood Magick Necromance, ma che con Conjuring the Dead riescono non solo a raggiungere un livello ancora più elevato, ma anche a mettersi alla pari con i grandi classici del genere. No, non stiamo scherzando, perché Conjuring the Dead è un disco completo, che guarda alla tradizione del black metal e che da un punto di vista compositivo riesce ad evolverlo ulteriormente, senza perdersi in modernismi o suoni sintetici, ma puntando su una notevole tecnica compositiva e strumentale e su un approccio di qualità, senza mai perdere di vista l'essenza della tradizione. Ne viene fuori un disco cattivo, violento, aggressivo ed astuto, con brani di carisma come Gasmask Terror e la title-track, o con atri più riflessivi come In Death ed In Eyes, che ripercorrono territori più classici con grande naturalezza.  Se con Rex Tremendae Majestatis viene fuori l'aspetto più ispirato della band, con Flesh, Bones and Blood si provano dei veri e propri brividi sulla pelle. Forse un suono più moderno e puliti avrebbe giovato ulteriormente a Conjuring the Dead, ma si sarebbero perse delle caratteristiche che nel black metal risultano ancora essenziali.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella


LUIGI ANTINUCCI - Intervista all'Artista


Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, puoi presentarlo ai nostri lettori?

-Magica Torino é un progetto dedicato alla mia città. La mia famiglia arriva dal sud Italia. In quegli anni la Fiat trasformava questa storica città nella capitale dell'auto. Sono un emigrato anche io e Torino.  Col cuore partenopeo e gli occhi del turista, ho cercato di descrivere la magia di cui  si parla da sempre ... La sua parentela parigina, la sua  timidezza, la sua energia.

Come si è districata la tua formazione da musicista?

-Ho iniziato a battere coi cucchiai sulle pentole in cucina a circa due anni, ascoltando la radio. A tredici anni ... Il grande sogno si realizzava ... La mia prima chitarra. I solfeggi mi annoiavano, preferivo tirarmi giù ad orecchio gli accordi dai dischi dei Beatles o assistere alle prove di tutti i cantinari rock della mia zona. Fra opuscoli fai da te e i consigli degli amici piú grandi ... Me la sono cavata. Sono completamente autodidatta, a 20 anni, dopo aver suonato cover in varie formazioni ho poi scelto di fare solo più musica mia. Il mio conservatorio é stato ... La radio "pirata" dove per anni ho lavorato come conduttore, poi l'università ... Due anni di giurisprudenza e la scelta finale ... Lo studio di registrazione, laboratorio delle mie follie dove tuttora produco colonne sonore, canzoni e jingles.

Come hai scelto il titolo del disco?

-Pensando di fare un progetto su Torino era inevitabile citare la città nel titolo. Poi il mio grande amico Marco Basso, giornalista musicale e conduttore radiofonico (colleghi  nella web radio torinese LDC 95)  mi ha illuminato dicendomi "... Non ... Torino Magica ma ... Magica Torino" . Sono i particolari a far la differenza!

A cosa ti ispiri quando componi?

Cerco di fare il regista, il fotografo, il narratore ... Sono tanti i miei riferimenti ... La vita, l'amore, il mistero, la solitudine del l'uomo moderno ... Cerco di mettere tutto nelle mie canzoni ... La poeticitá, la musicalitá ... L'estetica. Può ispirarmi una panchina vuota che mi parla della sua storia, l 'uscita dei ragazzi da una scuola, il profumo di una donna che passa, lo sguardo di un bambino, l'abbraccio di mia figlia ... Il calore della mia   famiglia, il dolore e l'impotenza che sento di fronte ad una enorme parte di mondo ignorante, crudele, superficiale, violenta.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

-Penso che nel mio disco ci sia molta musicalitá. Ogni brano ha un colore diverso. Ho chiesto collaborazione a persone eccellenti, diverse fra loro per avere un sound ... Non uniforme. Gian Luca Fuiano alla batteria e Gualtiero Marangoni al basso che insieme hanno un certo  feeling,  la mano blues del chitarrista Marco Roagna, la personalità raffinata di Luigi Venegoni alle acustiche, Luigi Boscaglia che col sax ... Dipinge, Ugo Viola che con la sua fisarmonica d'eccellenza dá un tocco parigino, Pascale Charreton che canta e recita con un'energia straordinaria, mia figlia Raffaella Antinucci che con la sua  giovanissima voce ... Mi ha regalato acqua di sorgente e per finire il tocco finale di Aldo Valente che ha arrangiato, suonato tastiere, programmato e mixato magicamente.

Come nasce un tuo pezzo?

-Il meccanismo é quello della sintonia. Osservo la vita, la gente, La notte e  percepisco segnali ... Cercando di Ascoltare quello  che c'é ... Oltre. È questo il motivo per il quale musica e parole mi arrivano già pronte ... Insieme. Ovviamente poi ci lavoro sopra, con calma, ma il refrain principale ... Mi viene " recapitato" da lassù ... Pronto per l'uso.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Difficile rispondere, le canzoni sono figlie ... Le ami tutte.  Altro discorso é dover scegliere un brano pilota per la promozione ... Allora mi affido alle opinioni che raccolgo. La canzone piú votata del mio progetto pare sia Le Panchine a Torino.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

-La lista é lunga ed eterogenea. Beatles, Rolling Stones, i grandi brasiliani del Samba, Dylan, de Gregori, Lou Reed, i classici napoletani primi 900, un certo jazz, un certo blues e una certa west coast, Clapton, Santana, Wonder ... Sono veramente troppi ... 

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa? 

-Vorrei tornare su due argomenti diversi fra loro. Il mondo del cantautorato acustico folk tradizionale e i suoni piú raffinati e notturni  accarezzando jazzy e lounge. Lo so che parliamo di diavolo e acqua Santa ... Ma é piú forte di me.

Come pensi di promuovere il tuo ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

-Ti rispondo in modo ... Uniforme. La canzone d'autore ... Ha bisogno dell'autore. Il live  é il modo più bello per promuovere un progetto. Perfino la rete diventa un canale di documenti live. Non importa dove ...teatri, piccoli Club, festival ... Il contatto con la gente, parlare, condividere ... Sono il senso della vita per un artista.

Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista? 

-Il panorama italiano secondo me non é entusiasmante nel suo insieme, tanti dischi ... Pochi artisti veri però. per avere emozioni bisogna andare a pescare nel "sommerso" . Lì trovi delle piacevoli sorprese. I miei problemi sono come tutti i prodotti considerati ... Un po' di nicchia. Bisogna ringraziare i grandi coraggiosi delle piccole etichette indipendenti come la mia Aenima Recirdings. Sono loro secondo me, che alla fine tengono in vita la cultura.

Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come musicista?

-Direi che da una parte internet ha distrutto economicamente il mercato discografico, nessuno più compra i dischi, si scarica molto e troppo illegalmente. Però la rete é una potenza democratica vera. A me personalmente sta portando nuova energia, bello scoprire a dispetto delle major che esiste anche un pubblico " sommerso" che sembrava non aspettasse altro che condividere il tuo pensiero.

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

-Penso che essere riuscito a sentirmi libero e senza confini sui generi musicali, io sia riuscito a trovare un habitat adatto alle mie canzoni ... A valorizzarle.

C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

-Salire sul palco con  Norah Jones e Sade ... "suonato fra le donne".

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Certo! Se hai coraggio ... Difendi la vita.

Maurizio Mazzarella

MR. BIG - …The Stories We Could Tell

Frontiers
Dove eravamo rimasti... I puntini di sospensione del precedente “What If...”, l'album che nel 2011 ha sancito la reunion ufficiale di una delle hard rock band più acclamate del pianeta dotate di sole e assolute super star, lasciavano presagire ad un secondo capitolo che a tre anni di distanza è puntualmente arrivato e si ricollega con il titolo di questo nuovo “…The Stories We Could Tell”, anticipato come si può notare proprio da tre punti. I Mr. Big vanno dritti al sodo e ci consegnano un album eccellente, fatto di ottimi brani, tecnicamente perfetti sia da un punto di vista compositivo che esecutivo, supportati da una buona vena d'ispirazione, nonostante in più d'un frangente risulti palese che molti accorgimenti dei singoli brani siano stati studiati a tavolino. Già dalle prime battute di Gotta Love The Ride i Mr. Big partono subito forte, con Billy Sheehan che picchia forte sul suo basso e con Paul Gilbert più ispirato che mai con la sua chitarra. I Forget To Breathe prosegue sulla stessa scia e ci mostra un Eric Martin diverso, più rude e diretto con la sua voce, usata come un vero e proprio strumento, che gli consente di risultare costantemente melodico ed avvolgente. La qualità dei brani di questo pregevole album è palpabile, il problema è però riconducibile al fatto che “…The Stories We Could Tell” manda dell'hit vincente, il classico brano che scala la classifica sino ad arrivare alla vetta. Un aspetto che negli anni d'oro della band era particolarmente frequente. Ma ormai siamo in un'epoca diversa, dove oltre all'aspetto più venale della musica, i Mr. Big associano anche quello della passione e della professionalità. Per chi ama la buona musica ed ha sempre amato i Mr. Big, apprezzare un album di spessore come “…The Stories We Could Tell” non sarà molto difficile. Ed è in brani come Fragile che questo concetto viene sintetizzato, grazie a momenti dai connotati poetici ed assoli di chitarra da pelle d'oca. Ci sono poi dei momenti di pura tecnica, dove la spontaneità viene messa da parte per dare più spazio alla versione più spudorata dei musicisti. E' il caso di Satisfied, dove Gilbert e Sheehan improvvisano momenti di classe sopraffina, episodi di raffinata musicalità, dove Eric Martin sembra quasi divertirsi mentre canta. E viene anche facile pensare come “…The Stories We Could Tell” sia un album che anche dal vivo avrà una buona resa, vedi The Monster In Me, un altro momento dove il basso e la chitarra si dimostrano in grande sintonia. Ma c'è spazio anche per i cuori più deboli, come The Man Who Has Everything, probabilmente uno dei momenti più elevati di un disco destinato a lasciare il segno. 

Voto: 8,5/10 

Maurizio Mazzarella