ANSA

Mazzarella Press Office

Cerca nel blog

EMP 1

martedì 25 luglio 2017

DANTE ROBERTO - Intervista all'Artista


Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, puoi presentarlo ai nostri lettori?

THE CIRCLE è un lavoro strumentale che rappresenta la sintesi di un percorso molto lungo durato anni. Contiene 9 brani che spaziano in diversi generi musicali, dal Rock progressive al Metal passando per Fusion e Latin. E’ un disco che vuole abbattere barriere e steccati tra generi perché credo che il futuro della musica non possa che aprirsi alle contaminazioni.  

Come si è districata la tua formazione da musicista?

La mia formazione di musicista è classica, quella di fruitore della musica spazia tra molti mondi. Di fondamentale importanza è stata l’esperienza del prog inglese anni ’70, seguita da tanti gruppi americani come Kansas, Boston, Journey ecc. Mi ha sempre interessato il mondo jazz-rock anni 70/80 (Return to forever, Mahavishnu Orchestra e tantissime esperienze simili) e più avanti il metal-prog di gruppi come Dream Theatre…

Come hai scelto il titolo del disco?

Il titolo fa riferimento all’idea del tempo circolare contrapposta al tempo lineare. Si collega alla genesi del disco, a come idee e spunti musicali risalenti a diversi anni fa siano diventati ora, a distanza di tempo, brani compiuti. E’ come se il tempo non fosse trascorso e tutto fosse accaduto come in un grande unico istante.

A cosa ti ispiri quando componi?

L’ispirazione nasce da uno stato di grazia che quando arriva sembra la cosa più normale che ci sia, in realtà lo apprezzi quando viene a mancare. 

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un (vostro) tuo potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

Presumo un certo Keyboard - Working per chi è amante di tanti musicisti che con le tastiere hanno scritto pagine indelebili, poi un’articolazione dei brani che prevede da una parte linee obbligate ma sempre anche molti assoli che costituiscono l’imprevedibilità e il fascino di ogni brano.  


Come nasce un tuo pezzo?

Di solito partendo da un’idea musicale, uno spunto. Oppure dal concept che voglio sviluppare.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Difficile rispondere a questa domanda, posso dirti a tutti per motivi diversi. Comunque TRA FUOCO E FIAMME è stato una spinta potentissima a farmi decidere di pubblicare il disco. OPEN YOUR HEART è un brano particolare al quale sono emotivamente legato perché per alcuni aspetti ha avuto un percorso di scrittura diverso dagli altri. 

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

Quelli che hanno influenzato il mio sound sicuramente un certo metal-prog dagli anni ’80 in poi. 

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa?

La promozione del disco innanzitutto, attendere i riscontri e lavorare per il live.

Come pensi di promuovere il tuo ultimo album, ci sarà un tour con delle date live? 

Sicuramente con la realizzazione di un video e con la costruzione del live.

Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista?

La scena musicale italiana la conosco poco. Per un artista oggi è più semplice, grazie ai social e la tecnologia, arrivare al pubblico e questo facilita la diffusione di tanta buona musica che si può produrre in giro. Purtroppo c’è molta confusione tra musica e fenomeni di costume che con la musica non hanno nulla a che spartire, e la sovrapposizione delle due espressioni produce un maggiore scadimento della qualità della prima che necessita di più preparazione all’ascolto. Questo diventa, più che in passato, un problema per chi intenda dedicarsi oggi alla musica col fine di emozionare un pubblico fin troppo distratto. Ma sono ottimista…

Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come musicista?

Certamente mi ha aiutato a diffondere la mia musica. Ma non saprei quanto danneggiato a che il messaggio venga realmente recepito…

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

Il mio essere musicista si esprime in molti modi, certamente THE CIRCLE mi racconta molto e mostra ciò che finora nessuno conosceva di me.

C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

Direi qualche chitarrista, Steve Vai, Tony Macalpine

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Ai giovani direi di ascoltare solo buona musica, una sana igiene dell’ascolto ci permette di creare a nostra volta buona musica! Ciò che si interiorizza inevitabilmente sarà ciò che potremo esprimere, e quindi ascoltate THE CIRCLE… ahahaha....

Maurizio Mazzarella

YASRU - Börübay

L’ascesa incontenibile e frenetica, nel senso più positivo del termine, della nostra italiana etichetta Worm Hole Death non conosce sosta già da diversi anni. La qualità delle band e album che vedono la luce tramite questa bellissima realtà nostrana, sono davvero tante. In questo calderone d’oro vi sono i turchi Yasru, band dedita ad un certo tipo di metal con fortissimi richiami al folk di matrice turca. Molto passionale, caldo, epico. Borubay è il titolo della loro terza fatica discografica. Sette i brani proposti compresa la prima 552 AD (Borü) che funge da perfetta intro per un lavoro che regala solo stupende emozioni. Nei primi istanti del brano vengono alla mente i grandi Waylander del mai dimenticato Reawakening Pride Once Lost del 1998. La seconda traccia Börübay mostra tutta la sua epicità in una sorta di emozionante cantilena, complice un cantato in stile folk turco, che risulta sempre ammaliante, data la tanta profondità che ne scaturisce mentre la si ascolta. La base in Atalara in linea di massima è uguale, ma qui viene usato in modo intelligente anche il cantato in growl, il che dona al brano oltre al sapore tipicamente folk, anche un’impronta metal estrema. Brano ricco di strumenti folkloristici del proprio paese.

Nazar Eyle continua il meraviglioso viaggio all’interno di una terra si difficile ma che sa anche dare tanta calorosità, canzone decisamente rilassante, sensuale e piena di epicità. I tempi raramente si velocizzano, i nostri amano andare con una certa calma, per descrivere al meglio le loro personali visioni di un genere tutto da scoprire. Anche ascoltando la stupenda Rüzgarìn Yìrlarì, si viene come catapultati in quelle zone e si riesce quasi a percepire il profumo di una terra che tra l’altro non è neanche troppo lontana da noi, ma incute sempre un certo fascino e curiosità. La penultima Hafiz è uno strumentale da tre minuti in cui ci si può ulteriormente immergere senza avere la benché minima volgia di uscirne. L’ultimo brano in questione Yaƒru è quello più ritmato con un particolare groove, in cui risalta tutta la magnificenza patriottica del loro sound. Degna chiusura di un disco che prende dall’inizio alla fine, lasciandosi dietro chilometrici fumi di incenso. Da avere nel modo più assoluto. 

Voto: 10/10

Sandro Lo Castro

MERRIMACK - Omegaphilia

Season Of Mist
Grande ritorno per i blacksters transalpini Merrimack, un lavoro pregno di oscurità, malignità e senso di inquietudine mortifera. L’opener “Cauterizing cosmos” è introdotta da percussioni tribali che piano piano lasciano al posto a riff maligni, gelidi e cupi, un mid tempo infernale, pregno di malvagità per poi sfociare in blast beats terremotanti e scream catacombali, la sezione ritmica è un panzer senza pietà, sfociando verso la fine in un terremoto percussivo. “The falsified son” è puro odio nero, chitarre di taglio “svedese”in termini di black metal vengono investite da blast beats e percussioni in mid tempo, mentre scream acidissimi vomitano odio, a metà del brano la marcia si riduce ma non l’aggressività della proposta, inquieta e letale. “Aphophatic weaponry” è dissonante, lenta, spettrale, un mid tempo sorretto da doppia cassa, e scream in dissonanza, mentre si melodie perverse e demoniache ci portano in territorio true black metal inondando di odio con blast beats, vocals efferate e maligne da parte di Vestal, la batteria di Blastum alterna sfuriate a parti in mid tempo, compatto, tecnico e letale in sintonia coi riff malvagi e freddi della coppia d’asce composta da A.K. e Perversifer; a metà brano cambio di marcia, un mid tempo mortifero e senza scampo.

“Gutter of pain” è una sinfonia nera in blast beats, che d’un tratto prende una piega doom/black metal, un riffing lento e malvagio che non lascia alcuna speranza. “Sights in the abysmal lure” è lenta, mortifera e oscura, riffing intrisi di inquietudine black metal, voce in scream acidissimo, per poi deviare in un furioso blast beats , una macchina da guerra. “Cesspool coronation” non ferma la pesantezza malvagia di questo lavoro che alterna parti lente e mortifere a sfuriate, e scream acidissimi e carichi d’odio, sul finale ecco un recitato in lingua madre che porta alla conclusiva e nerissima “At the vanguard of deception”. Un disco di grandissimo black metal, senza fronzoli, pietà e intriso fino all’orlo di malvagità pura; tutto qui è nero, e i nostri non smentiscono l’alta qualità che portano, gran bella proposta dalla divisione underground della mitica Season of mist. 

Voto: 8,5/10 

Matteo ”Thrasher80” Mapelli

KEPLERO - Maluma Live Session

Autoprodotto
Band di origini pugliesi, precisamente di Foggia, I Keplero hanno mosso i loro primi passi nel 2013 scegliendo un nome che si ispirasse alla figura del matematico ed astronauta, nonchè filosofo omonimo. Questo collegamento, perché egli fu il primo ad interrogarsi sulla musica che vigeva nell’universo ma soprattutto si sforzò nel riprodurre l’armonia dei pianeti. Dopo numerosi live esce il loro primo Ep omonimo e ottengono numerosi premi alcuni di grande valolre. La line-up è composta da Sergio Valerio, vocalista e chitarrista, Luca D’Altilia al basso e Costantino Martino Alle tastiere. Nel 2017 si classificano al terzo posto alla nona edizione del Premio MimmoBucci, nel meraviglioso Teatro Petruzzelli di Bari. I primi passi sono verso un Indie Rock, ma col tempo hanno sperimentato, e sono state notevoli le influenze di genere, resta un alternative rock intriso di brit pop, new wave interventi di elettronica e brani interamente soffusi di pop. Il loro ultimo lavoro è un Ep registato presso lo studio Maluma di San Giovanni Rotondo, composto da quattro tracks ,si intitola’ Maluma Live Session’.

Partiamo con la meravigliosa “Remarti contro”, misteriosa e introspettiva, 4 minuti di sperimentazione e qualità a tratti trascendentali prima della parte cantata che si avvicina ad uno stile puramente poppeggiante, buon songwriting, temi ispirati ai tratti più esplorativi e profondi dell’intimità dell’essere umano. Ancora riflessione per “Il ritorno più breve”, voce in lontananza soffusa nella parte introduttiva e poi un tocco interamente delicato che prosegue “Brucia la coscienza in una fiamma spenta”, recita un brano che ascolterete in modo soft ma non senza interrogare l’anima. Terzo brano “La (radicale) trasformazione del cuore umano”, cambia pelle si veste di nuovo almeno nel sound i temi restano gli stessi, fondamentale la descrizione del tempo, vero protagonista del testo, la seconda parte aumenta il movimento del brano più particolare e ritornello coinvolgente, più rock dei precedenti. Ottima appare anche la chiusura, con “Ora (Com’è stare fuori?)”, sembra dal titolo l’ultima tappa di un percorso di liberazione, bellissima l’intro breve, appare tutta come una ballad pop che innalza i toni solo nell’ultima parte con grande partecipazioni delle doti vocali, cantato anche in inglese in chiusura. Descritto come un percorso a quattro tappe, quest’album risulta un ottimo lavoro che ci presenta come proposta interessante nel panorama rock musicale meridionale. Ad maiora ragazzi! 

Voto: 7/10  

Angelica Grippa

lunedì 24 luglio 2017

SAWTHIS - Babhell

Mighty Music
Nati poco dopo l’inizio del nuovo millennio con un demo The Seven Lies, i Sawthis sono nel tempo cresciuti, diventando una stupenda realtà musicale all’interno della scena europea, includendo anche la nostra amata Italia. In tutti questi anni hanno pubblicato due demo e quattro studio album, comprendendo questo nuovo e fresco Babhell. Rispetto al precedente e grande Youniverse, qui i nostri eroi sono riusciti nell’intento di migliorarsi ulteriormente. La loro proposta potremmo definirla modern thrash metal, ma fondamentalmente l’etichetta e puramente indicativa. All’interno di questa nuova fatica discografica si possono trovare tante influenze, svariate sfumature che permettono a tutte le tracce di essere sempre possenti melodiche e altamente esplosive.

La carica devastante di The Burning Place si fa subito notare fin dai primi secondi, mostrando una band compatta, un muro sonoro impressionante e una melodia di fondo che entrata all’intero della nostra mente e che difficilmente ne uscirà. Una miscela di suoni che ricorda i migliori Slipknot, con una personalità di fondo invidiabile. Nella seconda ed incisiva My Return si può apprezzare l’utilizzo delle clean vocals e del growl in modo eccellente, che in generale viene ripetuto in tutto l’album, uniti con gusto e perizia. Il terzo brano Start A New Game è unno dei più riusciti,irresistibile fino all’inverosimile, con tanto groove e bordate di metallo incandescente con tanto di cori da canticchiare. Non si rimane di certo impassibili anche di fronte a brani come The String Is For Your Neck, la cupa Through Hell. The End è una scheggia impazzita che potrà far male dal vivo. Sanno anche come scrivere brani dal sapore melodico e lento come la stupenda Never Alone. Con No Time To Die si ritorna a pestare di brutto, sempre con la stessa classe, velocità, potenza e groove. Da non tralasciare il gusto per le parti solistiche di chitarra, davvero da manuale e squisitamente ben incastrati nelle tracce. Non lasciamoci scappare una delle più belle realtà estreme, con un grande album che riponde al nome di Babhell. 

Voto: 9/10

Sandro Lo Castro

BAD BONES - Demolition Derby

Sliptrick
In Italia di gruppi che suonano hard rock stradaiolo ce ne sono in abbondanza. Una band che probabilmente dal 2007 (anno della loro formazione) ad oggi può tranquillamente rappresentare al meglio questo genere anche al di fuori dei nostri confini sono sicuramente i Bad Bones. Da ormai dieci anni ci propinano la loro miscela esplosiva di rock sanguigno, blues e un pizzico di metal. La loro ultima fatica discografica risale al 2016, quel Demolition Derby che continua la linea tracciata da Steve Balocco(basso) e soci , con gli album precedenti. Ad oggi è il quarto album in studio, escludendo un ep Dead Boy del 2009. La recensione per Giornale Metal arriva con un po’ di ritardo, ma come si dice, meglio tardi che mai. Si parte alla grande, in pieno stile Bad Bones con Me Against Myself, ottimo esempio di come dovrebbe essere un roccioso e melodico brano rock. Qui tutto funziona alla grande dalle robuste e compresse chitarre, alla grande voce di Max Bone, ormai una garanzia dietro il microfono.

Non tralasciando ovviamente il pregevole lavoro in fase ritmica ad opera di Steve e Lele (batteria). Il gusto per un sound tipicamente americano viene messo in risalto anche nella seconda Endless Road, brano da ascoltare lungo una Route 66 ad alto volume. Un brano arioso e ricco di pathos. In Some Kind Of Blues fa breccia la loro vena tipicamente rock blues, in cui è impossibile resistere senza muoversi, cercando di andare a tempo, immettendo anche una certa carica erotica nell’andamento bluesy. Il disco è una fucina incandescente di brani suadenti, carichi dell’energia che solo loro sanno dare. Undici gioielli di musica spensierata, ariosa, positiva e divertente, come la veloce e pimpante Rusty Broken Song, da cantare sotto la doccia e in ogni loro live show. Hanno saputo prendere le varie influenze musicali di ogni componente e incanalarle in questo splendido lavoro, che gli darà molta più visibilità e soddisfazioni di quante ne hanno già avuto. In Red Sun possiamo trovar anche un ospite d’eccezione come Roberto Tiranti, brano squisitamente melodico. Termini di paragone con altre band non credo ci sia bisogno di segnalarne. Sono molto personali, fondamentalmente sono i Bad Bones. Obbligatorio per tutti coloro che cercano sano , sincero e graffiante hard rock di classe. 

Voto: 10/10

Sandro Lo Castro

EXECRATION - Return to The Void

Metal Blade
I norvegesi Execration tornano alla ribalta con questo nuovo album, che è scurissimo, metal estremo ma non solo. L’opener “Eternal recurrence” è veloce e potente, chitarre veloci ma con melodie dissonanti brevi e vocals infernali e ricche di pienezza rendono benone questo up tempo veloce. “Hammers of vulcan” è come il titolo del disco terremotante come i martelli del dio Vulcano, cadenzata, chitarre dai riff ossessivi e una voce in scream sporcato e lancinante espone questa litania per poi accellerare improvvisamente. “Nekrocosm” è composto da controtempi prog, si sente che i nostri vogliono spingere oltre la loro proposta, tra vocals apocalittiche, orchestrazioni, cambi di tempo repentini, rallentamenti con melodie accennate, la band è lanciata verso una nuova proposta di voler intendere la materia death metal.

“Cephalic transmission” è dissonanza pura, un brano inquietante, riff di chitarra dissonanti e lugubri e basso pulsante e vivo che si contorce in evoluzioni tecniche in coppia con la batteria per poi arrivare ad un mid tempo retto da growl catramosi e riffing ossessivi e al confine con certo black metal, e blast beats e arpeggi inquietanti seguite da armonizzazioni a spingere ancora più in fondo la lama estrema. “Blood moon eclipse” è un introduzione malata e inquietante con arpeggi ossessivi e organo che ci porta al brano “Unicursal horrorscope, un brano percussivo, oscuro, quasi cerimoniale nella materia estrema; velocità e inquietudine dell’animo bestiale, pronto ad aggredire. “Through the oculus” è anche questo un brano strumentale a fare da nera cesura, riffing melodici si scontrano con arpeggi nerissimi e rumorismi vari provenienti da diverse dimensioni infernali; il brano principe è il conclusivo “Det uransakelige dyp”; un brano lento, retto da percussioni, basso e scream per poi esplodere e velocizzarsi ma sempre in maniere più ossessiva, un maelstrom musicale, rallentando nel finale ma non cedendo di un millimetro dal mettere in ‘inquietudine interiore. Un disco estremo, in ogni senso, perfetto e letale che ti aggredisce non solo esternamente ma nel tuo interno, nell’animo, perché ti da la percezione che l’oscurità ti inghiottirà piano ma inesorabilmente, opera omnia.

Voto: 9/10

Matteo ”Thrasher80” Mapelli

DANCING SCRAP - I Like It

Agoge
Prima di presentare l’ultima fatica rock dei ‘Dancing Scrap, ripercorriamo le tappe più importanti della loro travagliata formazione. I primi passi si vedono nel 2008 quando il cantante-compositore Ronnie Abeille forma i ‘The.Man.Attraction’ che calcano per tre anni diversi palchi e registrano il loro primo album ‘In spite of all’. Vari motivi e problemi interrompono questo progetto, ma nel 2011 modificando il nome della band in ‘Dancing Crap’ ne presentano uno nuovo e ambizioso. Fra il 2011 e il 2013 si esibiscono nei più importanti locali rock di Roma, rilasciando anche due demo, sempre nello stesso ultimo anni vedono il trasferimento a Londra dove a turno si esibiscono in tantissimi locali e portano la loro musica all’estero. Ma nell’ottobre 2015 la svolta, registrano per la Agoge Records il loro primo album ‘Cut it out’. Arriviamo ai tempi più recenti, nel 2017 dopo vari cambi di line-up e dopo varie date live con i rockers americani Warrior Soul modificano il loro nome in Dancing Scrap registrando in studio quello che sarà l’album in uscita nell’autunno 2017, ossia “This is sexy sonic alternative iron punk”, anticipato dal singolo “I like it”, accompagnato anche da un video.L’ analisi di questo singolo risalta la portata del lavoro, rock e tanto rock, capiamo anche perché la scelta di questo brano subito orecchiabile. Costante è l’intensità della performance vocale che ricrea l’intera atmosfera, fa il grosso, sicuramente più della parte strumentale, il ritornello entra dentro in un batter di ciglio puoi ricantarlo già dopo il primo ascolto. Nella parte finale spazio ad un buon assolo che crea intensità, alternanza fra assoli e parti cantate riuscita. Questo meraviglioso Rock’n roll intriso a turno da un buon Alternative e da un particolare Punk crea l’attesa in noi, aspettiamo ottobre per godere appieno di questo progetto. All’autunno la sentenza definitiva! 

Voto: 7/10  

Angelica Grippa

domenica 23 luglio 2017

TEN - Gothica

Frontiers
I Ten non hanno certo bisogno di presentazioni in ambito melodic metal/hard rock. Il buon Gary Huges ritorna sulle scene con i suoi compagni Dann Rosignana (guitars), Steve Grocott (guitars), John Halliwell (rhythm guitar), Derrel Treece (keyboards), Steve McKenna (bass) e Max Yates (drums). L’album in questione prende il nome di Gothica, lavoro che potremmo definire tranquillamente un'altra consueta e buona uscita a nome Ten. I brani come da copione sono ben strutturati, suonati e infarciti da facili melodie quasi zuccherose azzardiamo il termine. Genere comunque caro ai nostri amici provenienti da Manchester. Le tracce filano via tranquillamente. Pur riconoscendo comunque la classe innata della band con un vocalist d’eccezione, durante l’ascolto si viene assaliti più volte da una certa noia, dovuta probabilmente alla linea troppo morbida dei brani.

In molti casi poco incisivi e privi di quel guizzo che rese grandi i loro precedenti album, specialmente i primi due. Con questo non vogliamo di certo dire che Gothica sia un brutto album, ma un buon album fatto da artisti con tanta esperienza alle spalle e che difficilmente rilasciano album di scarsa qualità. Il fatto che in parte penalizza questo disco è che risulta troppo classico nel senso più largo del termine. Di tracce apprezzabili ce ne sono comunque, come ad esempio The Wild King Of Winter, dove i Ten finalmente alzano un pò il ritmo e anche il groove, che poi è quello a cui ci hanno sempre abituato. Stesso discorso per La Luna Dra-cu-la. Per il resto alternano brani con tempi più o meno lenti a classiche ballad. Nulla da far gridare al miracolo, solo un buon album di melodic rock. 

Voto: 6/10

Sandro Lo Castro

ELEGY OF MADNESS - New Era

WormHoleDeath
Gli Elegy Of Madness sono stati fondati nel 2006 dal chitarrista Tony Tomasicchio. A distanza di ben undici anni ci troviamo davanti il loro terzo e grandioso album dal titolo emblematico New Era. Grandioso perché effettivamente ha tutte le carte i regola per fare come si dice in gergo il classico botto. Si dice che il terzo album sia la conferma o discordia per una band. Qui possiamo confermare tranquillamente la maturità di una band che ha saputo nel tempo ritagliarsi un ottimo spazio nella scena metal europea. Non hanno nulla da invidiare a tutte quelle blasonate band estere in ambito sinfonico e progressivo. Se già il precedente Brave Dreams ha entusiasmato fan e addetti ai lavori, questo terzo disco rischia addirittura di superare i consensi ottenuti precedentemente. I brani brillano ognuno di luce propria, a partire dalla stupenda Apokalipsis, dove i nostri mettono in evidenza di già quella maturità che li rende unici nel loro modo di concepire la musica. Oltre chitarre pesanti con un suono cristallino ma molto metal, possiamo ammirare la splendida voce della cantante Anja Irullo. Voce potente, alta, sinfonica e ammaliante.

E la nostra cara singer ci sorprende ancora nella seconda e successiva canzone Answer, con un tono di voce diverso dal primo, un controllo davvero da manuale. La band la segue tessendo un tappeto sonoro con delle soavi melodie, senza dimenticare cosa significhi dare oltre a questo anche un impronta decisamente metal con tanto di chitarre compresse e una linea di basso da far invidia ai migliori Nightwish. In Fairytale invece la fanno da padrone le orchestrazioni, che rendono un pizzico più docili i suoni delle chitarre, mentre la batteria sempre precisa al servizio di una ritmica che non abbassa mai il tono, sempre presente e possente. In Lunacy, quarta traccia, ci troviamo difronte un inizio quasi black metal, poi il brano sterza verso il loro consueto symphonic metal, con a seguito ancora delle magnifiche orchestrazioni. Tutti i brani sono su un livello altissimo in termini di qualità e tecnica, ne abbiamo nominato giusto qualcuno per dare un piccolo esempio di quello che si potrà avere ascoltandolo per intero. Una menzione va fatta anche alla loro grande etichetta, la WormHoleDeath che li segue e supporta davvero alla grande. Grande anche l’artwork che rispecchia alla perfezione ciò che si trova dentro questo nuovo e grande lavoro targato Elegy Of Madness. 

Voto: 9/10

Sandro Lo Castro