ANSA

martedì 29 maggio 2012

IHSAHN - Eremita


Candlelight Records

Per molti Ihsahn è solo il leader di quella che è stata una delle più grandi band in ambito black metal, parliamo dei noti Emperor, messi da parte dopo una carriera importante e certamente gloriosa, con album, che hanno fatto la storia del genere. Parliamo ad esempio dell'esordio In the Nightside Eclipse, del più maturo successore Anthems to the Welkin at Dusk e di IX Equilibrium, l'ultimo vero grande album targato Emperor, perché Prometheus - The Discipline of Fire & Demise non è mai risultato all'altezza dei suoi predecessori. Ma il nome di Ihsahn non è solo legato agli Emperor, perché dal 2005 in poi ha deciso di dare vita ad una propria carriera solista, inziata con il discreto The Adversary e proseguita con gli ottimi angL ed After. A due anni di distanza l'artista norvegese ci riprova, tornando sul mercato con questo sbalorditivo Eremita, edito dalla Candlelight Records, sfornando un disco nettamente differente da quello che nel complesso si potrebbe attendere. L'impronta black metal c'è sempre, ma non è predominante. Ihsahn ha deciso di dare vita ad uno stile molto personale, quasi originale, fondando diversi genere e tendendo la mano anche a qualcosa di sperimentale in un certo senso, senza dover per forza di cose fare un uso smisurato di suoni innovativi e sintetici. Il suo stile potrebbe essere identificato in una sorta di metal extremo di matrice progressiva, dove i suoi Emperor incontrano i Pink Floyd, gli Opeth, i Porcupine Tree, il Devin Townsend più spiazzante, con in più un vena gotica maliconica, cruenta, a vole struggente, ma sempre speranzosa. Ne viene fuori un disco molto valido, sia per quando riguarda i contenuti, che per lo spessore artistico davvero molto elevato. Ihsahn si dimostra un cantante eccezionale, perché non è solo ammirabile con la sua voce oscura, ma anche con un cantato pulito, che ben si sposa tra le armonie da lui setesso disegnate, che confermano la sua abilità compositiva. Non solo, Eremita si evidenzia anche come un lavoro tecnicamente ben riuscito, perché il suo autore oltre ad occuoparsi delle linee vocali, si destreggia nel suonare tutti gli strumenti, parliamo del basso, della chitarra e delle tastiere e lo fa in modo davvero stupefacente e francamente anche spiazzante, puntanto su uno stile progressive che va dalla prima ora ad un'epoca certamente più attuale. I brani sono disinvolti, sono versatili e si dimostrano molto intensi ed ispirati, ma anche scorrevoli e fluidi. Gli arrangiamenti sono complessi, ben articolati ed egregiamenti strutturati, ma questo non influisce sulla presa delle canzoni che risulta immediata. La produzione infine, è davvero impeccabile, perché non solo si dimostra appropriata ai contenuti di Eremita, ma giova anche di un suono molto moderno ed attuale. Eremita è quindi un disco molto elegnte e raffinato, che non fa altro che elevare all'ennesima potenza l'estro e lo spessore di un grandissimo artista.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella  

KATERGON - Argonaut


Suisa

Non sono molte le informazioni a nostra disposizione per presentarvi questa band ed anche sul sito ufficiale la biografia è più che altro una descrizione delle atmosfere ‘liquide’ ed oceaniche che ne ispirano il concept, desumibile dall’artwork dal gradevole sapore prog… Infatti la piovra in copertina non può non farci ricordare il famoso Octopus dei Gentle Giant. Comunque sia, questi ragazzi provengono dalla Svizzera e hanno alle spalle la pubblicazione, avvenuta circa un’anno e mezzo fa, di un’ep dal titolo Endless Life. La musica proposta invece non ha niente a che fare col Gigante Gentile, in quanto ci troviamo in territori post metal e sludge doom, anche se i sei brani sono particolarmente lunghi e la loro costruzione è particolarmente stratificata, cosi come molto presenti sono le tastiere, che ben si abbinano al “post doom” rendendolo abbastanza atmosferico (e fin troppo angosciante, questa è la sensazione predominante…ottimo per un disco doom vero !?). La registrazione è davvero ben curata, così come lo è la produzione in generale ma… C’è un ma purtroppo !!! Sessantuno minuti sono troppi per delle composizioni in fin dei conti troppo statiche e ripetitive, quasi indistinguibili tra di loro, con delle linee ritmiche che non propongono particolari variazioni (tranne nel brano di chiusura As We Sail The Waters Of Oblivion). La totale mancanza di assoli fa il resto… Strettamente consigliato agli amanti del genere.

Voto: 6,5/10

Salvatore Mazzarella  

NICK SIMPER & NASTY HABITS - Live At Szene Vienna


Angel Air

Tò, ma che bella ed inattesa sorpresa che c’ha fatto Angel Air inviandoci questo bel package (cd + dvd)… Sorpresa che verrà condivisa da chiunque leggerà queste parole ed ama alla follia i Deep Purple. Comunque sia, per chi non lo sa, Nick Simper è stato il loro primo bassista, quello della Mark I, che ha inciso i primi tre lavori e cioè Shades Of Deep Purple, The Book Of Taliesyn e Deep Purple, capisaldi di un hard rock fortemente contaminato dalla psichedelia del periodo e contenenti le prime evidenti avvisaglie di quella che sarebbe diventata una grande formazione. Nick ha incontrato casualmente i membri degli austriaci Nasty Habits, a loro volta grandi fan proprio della formazione Mark I, che gli hanno proposto questa collaborazione atta a rinverdire un repertorio di tutto rispetto che è stato messo, per ovvi motivi, in secondo piano negli anni a venire dalla band madre. Poi, come sottolinea il batterista della formazione Peter Brkusic nelle note di copertina, proprio la Deep Purple Mark I non aveva mai pubblicato un live album. Se ci pensate è proprio vero, quindi in un periodo fatto di cover band e reunion improbabili, questa è davvero una grande sopresa, tenuto conto che la mastodontica quantità di materiale live dei Deep Purple riguarda le Mark II e III. Inoltre è un gran piacere riascoltare nuove versioni di grandi brani come Emmaretta e Why Didn’t Rosemary  accanto a Mandrake Root e Wring That Neck, le uniche due che hanno goduto di una certa popolarità dovuta alla riproposizione live nel tempo. Roccioso col suo basso, Nick accompagna una formazione eccellente fatta di grandi rocker, che, rispetto alle venature psichedeliche, marca ulteriormente  le tinte hard dei brani e vede sugli scudi il tastierista Helmut Pushacher  perché su quei primi tre album, in effetti, Jon Lord ne era l’assoluto protagonista. Molto blackmoriano il chitarrista Christian Heissenberger, un piacere per le orecchie. La regia del dvd è essenziale ma perfetta, il suono del cd è ottimo… Fan del profondo porpora, che aspettate ad aggiungere un altro pezzo nella vostra collezione ? Questa volta ne vale davvero la pena !!!   

Voto: 8,5/10

Salvatore Mazzarella 

lunedì 28 maggio 2012

ENGEL - Blood Of Saints


Season Of Mist

Engel è un progetto che fa capo al noto chitarrista svedese Niclas Engelin, cià mente dei noti Gardenian e del progetto Passenger, nonché attuale membro da qualche tempo dei più noti e blasonati In Flames. Questo discreto Blood Of Saints, edito dalla lable francese Season Of Mist, è il loro ultimo lavoro in studio che giunge poco dopo la pubblicazione dell'EP Songs of the Dead. Il loro percorso artistico è iniziato nel 2005, anno in cui pubblicarono il loro disco d'esordio dal titolo omonimo. Due anni dopo è stata la volta di Absolute Design, seguito nel 2010 da Threnody. Da un punto di vista stilistico, non ci sono assolutamente differenze tra quelli che sono gli In Flames degli ultimi lavoro e ciò che gli Engel ci propongono con Blood Of Saints, che rappresenta una sorta di evoluzione rispetto a quello che lo stesso Niclas Engelin attualmente produce con Anders Friden e compagni. Blood Of Saint è molto vicino al disco Reroute To Remaine degli stessi In Flames, anche se viene fatto un uso maggiore ed anche notevole di suoni sintetici, contenendo allo stesso tempo una vena maggiore di commerciabilità nei brani che compogono il disco nel suo insieme. Tra momenti morbidi ed altri nettamente più energici, stilisticamente al centro di tutto c'è il death metal di matrice melodica, che vieve fuso anche con l'industrial e con l'alternative. Questo però non trascura l'aspetto tecnico. Le linee di chitarra di Marcus Sunesson e dello stesso Niclas Engelin sono davvero eccellenti. Entrambi formano una sinergia perfetta e sono davvero estasianti, ma anche molto piacevoli d'ascoltare, perché esprimono una propria personalità, risultando a loro modo anche molto originali. Aspetti che se vogliamo si trasmettono e si diffondono in tutto Blood Of Saints, un disco che nel complesso ha in dote un potenziale enorme da un punto di vista compositivo. La qualità dei brani è infatti notevole, i loro arrangiamenti sono complessi e ben strutturati, oltre che articolati in modo eccellente, ma ciò che piace di Blood Of Saints è la sua spontneità, la sua ispirazione ed anche la sua forte intensità. Il tutto lo porta ad essere fluido e scorrevole, quindi mai monoto e statico. Anche la sezione ritmica si dimostra eccellente. Steve Drennan al basso picchia sulle corde con costanza e maestria, mentre Jimmy Olausson alla batteria, nel gruppo da due anni, dimostra di essere uno dei migliori batteristi in circolazione grazie al suo piacchiare con grinta e puntualità. Da porre in evidenza anche la buona prestazione dietro al microfono di Magnus "Mangan" Klavborn, che spesso sembra fare il verso alla voce degli In Flames, recitando comunque un ruolo determinante per la buona riuscita di un disco, che giova di una produzione sublime, oltre che di un suono molto moderno, attuale, nonché pulito. Gran bel disco.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella   

domenica 27 maggio 2012

HATE TYLER - The Great Architect


This Is Core Music

Marco Pastorino è chitarrista di Bejelit e Secret Sphere e Luke J Abbott è il bassista dei The Ritual, ma a loro è venuto in mente di realizzare altra musica rispetto alle canoniche band nelle quali militano; specificamente musica metalcore, per la quale forse hanno un debole. A loro si sono aggiunti Federico Maraucci, altra chitarra, e Davide Grillo alla voce. Per la batteria i quattro hanno deciso di affidarsi ad una drum machine, senza troppo penare per trovare un batterista vero. Effettivamente "The Great Architect" attinge dal metalcore, ma il sound è maledettamente spesso e carico di groove, di conseguenza le canzoni hanno una massa spaventosa e non scorrono attraverso i soliti breakdown (nonostante tutto ci sono e in alcuni casi se ne abusa, come da tradizione nel genere), non hanno le solite accelerazioni inframmezzate dai cori e i ritornelli spesso banali. A dirla tutta nello scorrere dei pezzi si avverte del melodic death metal e del thrash ("Need To Hate You" è il massimo esempio) che danno carattere all'album. Non scherzano gli Hate Tyler (mai visto il film "Fight Club"? Beh, vista la copertina e il nome della band forse qualcosa li accomuna!), anzi viene da pensare che non vogliono essere scontati o seguire i dettami del metalcore alla lettera. Buona l'accoppiata iniziale, "Devil Park" e "Hate Tyler", ma è "Stop Me" a dare una vera esposizione di che pasta siano i quattro Tylers, mentre in "The Different" Grillo porta avanti una vocalità davvero interessante e perfetta nel costruie una melodia da poggiare sulla musica. "Welcome To Tortuga" ha una costruzione più articolata, quasi progressiva, mentre la conclusiva title track incasella un riff di matrice profondamente heavy, il quale impenna la qualità dell'album. Per essere un lavoro estemporaneo di quattro musicisti unitisi per diletto, "The Great Architect" è un debutto di sicuro interesse. Personalmente avrei preferito dei pezzi, in totale sono nove, che fossero inferiori alla media di oltre i 4' proposti, vista la prolissa struttura di buona parte dei pezzi, poteva essere un modo per renderli ancora più fruibili, ma non è detto che questo nel tempo diventi un aspetto sul quale lavoreranno o che allo stato attuale per altri possa essere un elemento a sfavore.

Voto: 7/10

Alberto Vitale

sabato 26 maggio 2012

GRAND MAGUS - The Hunt


Nuclear Blast

E' un gruppo particolare quello dei Grand Magus, ma certamente molto interessante e capace di esprimere una congrua personalità, un fattore nel complesso un po' assente di recente, soprattutto per quello che riguarda le nuove generazioni. I Grand Magus invece in un momento statico del mercato discografico, porta avanti la propria ricetta con straordinaria coerenza, esprimendo il massimo delle proprie potenzialità, senza l'obbligo di doversi evolvere, proprio per la propria ricetta sonoro che in un certo senso nasconde un retrogusto di personalità. The Hunt, edito per teutonica Nuclear Blast, è il sesto album in studio inciso dal combo svedese in tredici anni di carriera e giunge a distanza di due anni dal precedente Hammer of the North, lavoro difficile per la band, perché il successore del classico Iron Will del 2008, quello che pubblico e critica definisce come il migliore mai messo sul mercato dai Grand Magus. The Hunt differentemente, non ha sulla testa questo mattone psicologico e per questo è più fluido e scorrevole, ma ancora leggermente ingessato, perché più che sull'intensità e sulla presa immediata, i Grand Magus danno la netta impressione di voler puntare per forza di cose sulla tecnica e sulla perfezione, senza dover risultarlo. Da un punto di vista stilistico, la loro ricetta musicale è rimasta immutata, non è mai cambiata e non cambia certo ora. Il loro è un heavy metal fortamente impostato sulla scena degli anni ottanta, con calvalcate di chitarra in stile N.W.O.B.H.M. e una sezione ritmica che invece sembra particolarmente incline al power di matriche teutonica. Poi ci sono le sfumature che fanno la diffrenza ed emergono quelle stoner, che spesso prendono il predominio su quelle doom che restano nelle corde della band, che fa della morte, del paganesimo e dell'anti-cristianità i temi basilare dei propri testi. Da un punto di vista tecnico ci troviamo di fronte ad un grandissimo lavoro. Il neo è nella freddezza di The Hunt, un aspetto che per certi versi dovvrebbe essere smussato, perché la ricerca della perfezione non significa centrare in pieno l'obiettivo. Ottimi gli arrangiamenti, discreto l'impatto come la produzione. Insomma, un pregevole lavoro in stile Grand Magus. 

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

UFOMAMMUT - Oro


Opus Primum

Circa un paio d’anni ci separano da Eve, album che ha permesso alla band girare in lungo e largo e venir apprezzata ulteriormente ed in particolar modo all’estero (come al solito…), tanto che Steve Von Till dei Neurosis ne è rimasto fortemente colpito ed ha offerto alla band la possibilità di collaborare con la sua etichetta. Detto e fatto, questo Oro esce infatti per la Neurot Recordings, acquistando una meritata visibilità sul mercato internazionale. Tanto era il materiale a disposizione di Poia, Urlo e Vita, che hanno deciso di pubblicarne una prima parte ora, mentre la seconda dovrebbe arrivare a Settembre. Oro è il raggiungimento di uno stato di consapevolezza interiore, senza dubbio supportato se decidiamo di abbandonarci al trip mentale che la musica degli Ufomammut può scatenare… Ed allora buio in sala, volume a palla ed isolamento totale dal resto del mondo sono i prerequisiti necessari per farsi letteralmente avvolgere dal melting pot sonoro preparato dal trio di Tortona, a base di psichedelia, space rock, prog e doom metal. Immaginate gli Hawkwind che coverizzano Pink Floyd e Black Sabbath, oppure questi ultimi che a turno coverizzano gli altri due e prendete con le opportune pinze quest’affermazione… Serve solo a far immaginare a chi non li conosce in che ambiti ci stiamo muovendo, ma vi posso assicurare che il risultato è del tutto originale, ben definito e marcato da una forte personalità tutta italiana, altrimenti gli americani non se ne sarebbero accorti. Spetta ai 14 minuti di Empireum l’apertura, con un riff circolare che parte sommessamente con i synth e poi cresce in modo stratificato con la sovrapposizione degli altri strumenti, raggiungendo lo zenit quando si sentono ruggire gli accordi della chitarra… Ovuque voci, grida, sussurri. Aureum parte con una chitarra doom su una base di effetti stranianti fino a quando subentra il basso che doppia le linee ritmiche della prima… Se vi siete fumati qualcosa, sicuramente vi sembrerà che un caterpillar sta per schiacciarvi. Tutta particolare Magickon che riprende il refrain di tastiera del primo brano, montandolo su un’armonizzazione più articolata, proprio come accadeva in Echoes dei Pink Floyd. Leggerete questa similitudine da più parti, ma quando si ha in testa un certo modo di ‘sentire’ il rock è impossibile non cogliere tali riferimenti. Merito agli Ufomammut che riportano in auge questo modo di fare attingendo, non plagiando, riplasmando la materia ed imprimendole in modo determinante la propria identità. Musica di qualità superiore…   

Voto: 9/10

Salvatore Mazzarella 

RED CANZIAN - Ho Visto Sessanta Volte Fiorire Il Calicanto


Mondadori

Si, è proprio lui, il bassista dei Pooh e ne leggete sulle pagine di Giornale Metal perché vogliamo parlarne e non dobbiamo dar conto a nessuno. Inoltre (…e più importante) perché abbiamo a che fare con un musicista straordinario, dotato di una tecnica sopraffina sul basso, mutuata da Jaco Pastorius per le parti più atmosferiche e da Cris Squire per le partiture più rock oriented. Un artista completo, in grado di suonare molti strumenti e abile compositore, un uomo che ha vissuto e vive il grande successo da quarant’anni senza mai esserne stato travolto, anzi portandolo accanto a sé come un amico, come un’opportunità in più, pienamente consapevole di una fortuna che non a tutti capita. Il calicanto è un fiore pioniere, perché sboccia in pieno inverno, quando ancora c’è il ghiaccio sui rami. Cosi lo definisce Red ed in esso si riconosce, visto che nella sua vita sul palco ed al di fuori di esso non si è mai risparmiato emozioni, facendosi guidare dal cuore ma ascoltando il cervello per non perdere mai il controllo. Sognando, insomma, ma tenendo sempre i piedi ben saldi a terra. Non è una semplice autobiografia quella che abbiamo letto, ma una raccolta di ricordi, frutto di un vissuto intenso, che parte dalla più tenera infanzia sino ad arrivare ai nostri giorni. Quello che predomina in questo libro è il lato umano di Red, di cui l’essere musicista ne è solo una sfaccettatura, dandoci così la possibilità di scoprire quanto il suo carattere ha sempre dato il giusto peso alle situazioni in cui si è venuto a trovare. E’ incredibilmente tenero il racconto della sua infanzia, da cui si evince quanto sia grande la venerazione, la stima e l’affetto che nutre verso i suoi cari, in particolar modo verso il padre che non c’è più, dal quale ha sempre ricevuto appoggio, anche quando gli ha comunicato che avrebbe intrapreso il difficile ed incerto cammino artistico. Si parla di tutto, delle gioie, dei dolori, delle scelte difficili e profonde… E’ un opera la cui scrittura è stata dettata, come ha detto l’artista in molte delle interviste compiute in questi giorni, dalla voglia di trasmettere alle nuove generazioni tutti i valori di cui è ricca. Un libro che andrebbe fatto leggere ai ragazzi, quelli che crescono con download e consolle varie ma che farà bene anche a noi, più grandi, perché ogni tanto è necessario che qualcuno accarezzi la nostra anima…
       
Voto: 10/10

Salvatore Mazzarella  

venerdì 25 maggio 2012

THY MAJESTIE - IL NUOVO ALBUM 'SHIHUANGDI' SU SCARLET RECORDS

Thy Majestie (SR)
I power metallers Thy Majestie pubblicheranno il loro nuovo, atteso quinto album su Scarlet Records. Il disco segna il ritorno sulle scene di una band fondamentale nell'evoluzione del power metal di matrice europea, ad oltre tre anni di distanza dall'ultimo 'Dawn'. 'ShiHuangDi', questo il titolo del nuovo lavoro, si incentra, sulla scia di album come ‘The Lasting Power’ (2000) e ‘Hastings 1066’ (2002), sulle vicende di un grande personaggio della storia, in questo caso il leggendario Qin Shi Huang, che oltre duemila anni fa riuscì nella titanica impresa di unificare la Cina in un unico, enorme impero. Il disco è stato registrato presso i Wreck Studios di Palermo, mixato da Giuseppe Orlando (Novembre) presso gli Outer Sound Studios di Roma e masterizzato da Mika Jussila (Nightwish, Sonata Arctica, Stratovarius) presso i Finnvox Studios di Helsinki. É inoltre stata confermata la presenza di Fabio Lione (Rhapsody Of Fire, Vision Divine, Kamelot) in veste di special guest nel brano 'End Of The Days'. Si consiglia di visitare www.scarletrecords.it e www.thymajestie.com per tutti gli aggiornamenti del caso.

Steve Vai, ad agosto il nuovo album

Favored Nations Entertainment
Il noto chitarrista Steve Vai darà presto alle stampe il suo prossimo lavoro in studio. Il disco, edito dall'etichetta Favored Nations Entertainment (label di proprietà dello stesso artista statunitense), conterrà in totale 12 tracce e sarà intitolato The Story Of Light. La data di pubblicazione è prevista per il prossimo 14 di agosto.  The Story Of Light proseguirà lo stesso percorso già intrapreso nel 2005 con Real Illusions: Reflections.

Maurizio Mazzarella