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martedì 3 maggio 2016

GORY BLISTER - Intervista alla Band


1) Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Joe: In questo quinto album dei Gory Blister, che abbiamo deciso di celebrare nel titolo (The Fifth Fury) abbiamo cercato, come facciamo sempre, soluzioni nuove ed originali da aggiungere al nostro sound, ormai consolidato. La cartina di tornasole, naturalmente resta il Death Metal tecnico. Quando abbiamo iniziato a scrivere The Fifth Fury, ci siamo chiesti cosa volevamo ottenere da questo album. Questa volta abbiamo voluto insistere sul nostro lato più scuro e su un riffing più groovy, inserendo melodie dalle atmosfere sofferenti ed un cantato più diretto; il fine ultimo era quindi quello di ottenere delle tracce facilmente ascoltabili e fruibili in sede di concerto, dato che quella si è dimostrata la nostra dimensione ideale. Abbiamo poi lavorato molto sui cantati di John visto che per la prima volta abbiamo avuto a disposizione lo stesso cantante per due album di seguito. Crediamo di aver prodotto un album di sicuro impatto sonoro, ma con soluzioni diversificate per ogni traccia. I concerti in cui abbiamo lo presentato fin ora sembrano averci dato ragione.

2) Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Joe: Ormai i Gory Blister hanno compiuto 25 anni di storia. Nel 1990, eravamo poco più che 3 ragazzi di Taranto volenterosi e incazzati; dopo un paio di demotape decidemmo che restare al sud non ci avrebbe lasciato speranze (ora è sicuramente diverso, grazie alla rete) e così, forti di un miniCD (Cognitive Sinergy) appena registrato, io e Raff ci trasferimmo a Milano per provare a svoltare. Registrammo Art Bleeds, nostro primo full length, con Mike al basso e Daniel alla voce addirittura nel 1999, attirando subito le attenzioni della Noise rec., che con notevole coraggio per l’epoca, stava per lanciare gli mp3 online. Poi la Noise fu acquistata dalla Sanctuary ed il progetto accantonato. Restammo con un buon master in mano e zero contratto. Solo due anni dopo trovammo il modo di pubblicare Art Bleeds attraverso la Sekhmet records (Francia) e questo ci ha portato successivamente a firmare con l’olandese Mascot Records, che ci propose un contratto per due album (Skymorphosis, 2006 e Graveyard Of Angels, 2009). Successivamente siamo approdati in Bakerteam, nostra prima label italiana, con la quale abbiamo pubblicato Earth-Sick (2012), concept arricchito dalla presenza alla voce su due tracks del mitico Karl Sanders dei Nile! Quindi è la volta della Sliptrick, etichetta indipendente americana con uffici in Italia e Svezia. La quinta furia è stata così liberata!

3) Come è nato invece il nome della band?

Joe: All’alba dei tempi, quando ancora tentavo di mettere insieme quattro parole in inglese e non avevo ancora capito cosa voleva dire “andare a tempo”, mi chiesi quale potesse essere la traduzione in inglese delle vesciche che mi procuravo alle dita dopo ore di prove. Venne fuori gory blister, nome che a quanto pare suona “odd” in American English, indifferente nella vecchia Europa. Forse avremmo potuto trovare di meglio, ma quando chiedemmo alla Noise Rec se non fosse stato il caso di cercare un nome più accattivante, ci fu risposto che Gory Blister andava benissimo. 

4) Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Joe: Mi occupo personalmente della stesura dei testi e quindi ci tengo molto. Seppur in maniera più o meno mascherata, c’è sempre stato un concept di fondo a legare i testi dei nostri album. In Art Bleeds era il sub-conscio dell’artista, in Skymorphosys una specie di “voivodiano” cosmic drama, in Graveyard Of Angels addirittura una storia sci-fi con inizio e fine, mentre in Earth-Sick era il cancro sconosciuto che affligge questo pianeta, la razza umana. Come detto all’inizio, The Fifth Fury è il nostro quinto album, cosa impensabile nella Taranto anni 80 in cui per trovare un disco degli Slayer dovevi scongiurare il negoziante di ordinarlo. Quindi ho deciso di celebrare l’evento anche nel testo della titletrack. Le Furie sono dei personaggi mitologici in grado di ristabilire una sorta di giustizia divina “post-mortem”, per cui viene punito colui che ha avuto fortune immeritate, ma ricompensato colui che non ha ottenuto il giusto. In realtà le furie erano 3, ma diciamo che ci ho romanzato un po’… aggiungendone 2. Le altre tematiche dell’album toccano l'arrivo sul mercato di nuove droghe sintetiche dall'effetto devastante (Psycho Crave), strani medicinali somministrati ai soldati americani per essere un po' meno umani (Toxamine), la pulizia etnica in Bosnia con le donne bosniache stuprate e torturate sotto gli occhi di un’inerte comunità internazionale (Mass Grave) e addirittura la situazione delle fabbriche pesanti che per il lucro di pochi avvelenano la vita di molti, in particolare l'Ilva di Taranto (The Grey Machinery).

5) Come nasce un vostro pezzo?

Joe: Innanzitutto ne parliamo. Decidiamo che taglio deve avere, più o meno tecnico, veloce, aggressivo, melodico. Poi Raff (guitars) propone dei riffs che valutiamo e cominciamo a inserire in una struttura base. Questi due passaggi già portano via alcune serate in sala prove. Quando abbiamo la struttura decidiamo le linee del cantato. A volte ho già alcuni versi da utilizzare, altre volte si improvvisa una metrica e il testo lo scrivo di conseguenza. Quindi, dopo aver provato innumerevoli volte questo brano “base”, lo registriamo e lo riascoltiamo, scoprendo di solito alcuni punti deboli. E via con le modifiche e con gli arrangiamenti finali, quelli diciamo così, “di cesello”.

6) Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Joe: Per me sicuramente Thresholds, brano dai temi esoterici che ho deciso di dedicare a due miei carissimi amici deceduti nell'arco di una settimana in quel maledetto gennaio 2013, per motivi diversi, ma molto tragici (mi riferisco a Claudio Leo, musicista, e Mauro Caporale, regista).

7) Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Joe: Beh, siamo old school, sperando di invecchiare come il buon vino. Quindi devo nominarti alcune bands che hanno fatto la storia e in alcuni casi, non ci sono più. I Death dell’immortale Chuck, i Morbid Angel, i Cannibal Corpse, i Carcass, ma anche bands le cui influenze nel nostro sound oggi si sentono meno, come Coroner, Pestilence, Kreator.

8) Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live? 

Joe: Intanto abbiamo prodotto un paio di videoclip professionali (The Fifth Fury e Thresholds) che sono facilmente reperibili online e sul nostro sito www.goryblister.com. Per quanto riguarda i live, la nostra politica è quella di essere molto selettivi. Suonare nei contesti in cui vale la pena, mai a pagamento; stiamo cercando di organizzare alcune date singole o doppie all’estero da effettuarsi nei weekend, in base ai primi resoconti di vendita, ma ancora, purtroppo, non abbiamo niente di concreto.

9) E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Joe: Bella domanda! Solitamente registriamo le nostre performance dal vivo e quindi disponiamo di alcuni video. Chissà, potremmo montare un best of quando ne avremo una certa quantità e produrre un dvd.

10) Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Joe: La scena metal è cambiata molto in questi ultimi 20 anni, ma purtroppo i cambiamenti decisivi sono stati in peggio. La qualità delle bands non è mai stata in discussione, anzi. Quello che manca e quando c’è, peggiora, sono le infrastrutture, a cominciare dai promoter, che si inginocchiano davanti all’ultima band nord europea, mentre snobbano le topbands italiane. Poi ci si è messa pure la politica, che in una città come Milano ha assecondato i capricci dei residenti… risultato? Chiusi i locali storici del metal “live” e concerti spostati a 40km fuori! Ormai vedere un concerto metal dentro la città è davvero difficile. 

11) Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Joe: In realtà entrambe le cose. In una fase iniziale il filesharing ha fortemente ridefinito lo strapotere delle etichette discografiche, che al tempo dei nostri primi passi decidevano più o meno arbitrariamente chi poteva accedere alla realizzazione di un album professionale e chi no. I risultati più recenti, però, evidenziano la valorizzazione dei soliti mostri sacri, quelli che avrebbero meno bisogno di promozione, in verità. Tuttavia, essere presenti in rete resta un punto di forza. Non si vendono più CD, è vero, ma esisti e puoi organizzare eventi e date anche a molti km di distanza. Ricordo, per esempio che quando partecipammo al tour europeo con Sadus e Darkane, nelle tre date italiane i local promoter si stupirono di come avessimo fatto, a loro insaputa, a partecipare ad un tour del genere… fosse stato per loro…

12) Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Joe: Uhm, non credo che la questione vada posta in questi termini. Non suoniamo per far vedere che siamo bravi. Ci soddisfa suonare death metal e nella fattispecie i nostri pezzi, è questo che conta. Poi ovviamente, il metal è un genere che può permetterti di esprimere quello che hai dentro liberamente, a patto che non insegui modelli precostituiti, tipo l’ultima moda.


13) C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Joe: In Earth-Sick abbiamo avuto il privilegio di collaborare col grande Karl Sanders dei Nile e fu un’esperienza straordinaria. Questo tipo di collaborazioni arricchiscono la nostra esperienza ed il nostro sound, quindi sono fortemente auspicabili. Personalmente vorrei far cantare alcuni dei miei versi a… sogno proibito… Diamanda Galàs.

14) Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Joe: Un ringraziamento speciale a tutti coloro che si occupano ancora di metal con passione. Supportate le vostre bands preferite e comprate almeno una copia fisica di un album o una t-shirt. Andate ai concerti underground, non alle macellerie organizzate per spillarvi 90€ solo di biglietto.

Maurizio Mazzarella

PINO SCOTTO - Live For A Dream

Valery/Nadir
Quando si ha alle spalle una carriera importante come quella del Pino nazionale, è abbastanza facile che si presentino spunti ed occasioni per un’eventuale celebrazione. Difficile trovare, invece, un’idea che si possa distinguere dall’ovvio. Ma Pino Scotto ha talento da vendere, un repertorio infinitamente valido, tanti amici che rispondono senza esitazione ad ogni sua chiamata e poi ha un sogno… Un sogno chiamato rock, a cui ha consacrato la sua vita (da qui il titolo, quanto mai congeniale, di quest’opera). Ecco nascere, quindi, questo progetto davvero interessante, oltre che notevole nel modo in cui ne è stata estrinsecata quella che era l’idea di partenza. Un cd/ dvd registrato live in studio, dove tanti artisti di eccellente blasone (tutti amici ed estimatori di Pino, ma difficilmente riunibili in un’unica serata dal vivo…) duettano col nostro, producendosi in versioni di spessore di classici mutuati da ognuna delle sue esperienze (Vanadium, Progetto Sinergia, Fire Trails più i lavori da solista), collocati secondo la sequenza temporale della loro produzione.

Quest’ultimo escamotage non è affatto casuale, perché permette a Pino di raccontarsi tra un brano e l’altro, intervallando le immagini girate in studio con quelle in cui ci porta a visitare tutti i luoghi storici della sua vita artistica, compresi un Leoncavallo che ha lasciato posto ad una fredda agenzia di banca e la “famigerata” fabbrica, ormai malinconicamente dismessa, spesso orgogliosamente citata come simbolo di una vita in musica senza nessun compromesso con le case discografiche (per chi non lo sa, Pino vi lavorava di giorno per vivere…). Per quel che riguarda l’aspetto strettamente esecutivo siamo davvero alle stelle… Dario “Kappa” Cappanera è presente con la sua micidiale chitarra in ben cinque brani e addirittura l’intera Strana Officina ci regala una fantastica versione di We Want Live Rock’n’Roll. I Sadist su Streets Of Danger, con un Tommy Talamanca che svisa divinamente con la sua chitarra. Ma ci sono anche Olaf Thorsen, Steve Angarthal ed addirittura Stef Burns a soddisfare la nostra voglia di esibizioni pirotecniche alla sei corde. Ed ancora Fabio Lione, Roberto Tiranti, Fabio Treves.

Poi la reunion dei Ritmo Tribale che lo accompagnano in una bellissima versione di Leonka. Due i brani inediti: The Eagle Scream, scritta il giorno dopo la morte di Lemmy, e Don’t Touch The Kids che affronta l’abuso sui minori, un tema sempre sentito da Pino. Ancora valore aggiunto al progetto, come extra nel dvd, con l’intera raccolta dei videoclip girati fino ad oggi, a partire da quelli storici dei Vanadium. Live For A Dream lo consigliamo non solo ai fans di Pino Scotto ma all’intera comunità musicale, come giusto e dovuto tributo a colui che ha dimostrato che il rock si può fare bene anche nel nostro paese. Un’artista unico per talento, coerenza ed attitudine.

Voto: 10/10 

Salvatore Mazzarella

ROSSOMETILE - Alchemica

Zapping Sound
Il gruppo nasce nel 1996 a Salerno da un'idea del chitarrista Rosario Runes Reina e del batterista Rino Balletta. Dal 1997 al 2000 la band registra due demotape proponendo metal con contaminazioni prog e con testi in inglese. Nel 2004 viene pubblicato il primo album intitolato “Ultimaria” con testi in italiano e un suono arricchito con influenze elettroniche. Nel 2008 viene pubblicato il secondo album intitolato “Terrenica” orientato verso il metal-prog. Nel 2011 il bassista Pasquale Pat Murino entra nella band e nel 2012 viene pubblicato il terzo album intitolato "Plusvalenze" dove la direzione musicale intrapresa è il pop-rock. Nel 2013 entra nella band la cantante Marialisa Pergolesi e nel 2015 viene pubblicato il quarto album intitolato "Alchemica" di genere rock con influenze gothic e metal. I Rossometile con Alchemica compiono un salto di grande maturità, probabilmente ancora non definitivo, ma certamente la formazione campana è sulla strada giusta per raggiungere successo e grande pubblico.

L'idea di fondere il rock con musicalità gotiche e metal, oltre che con piccoli assaggi di prog associati ad un sound molto moderno ed attuale, nel quale l'uso di suoni sintetici e delle tastiere risulta determinante, consente al gruppo di risultare originali in un contesto molto personale. Sin dall'opener La Fenice si ha l'impressione di come i Rossometile siano una band capace di costruire un impatto fortissimo, anche grazie alla splendida voce di Marialisa Pergolesi. Il loro stile è particolarmente dinamico e giova di chitarre ben modulate, aspetto palpabile in Amore Nero incorniciata da un letto sonoro coinvolgente e seducente. Il Lato Oscuro rimarca la voglia dei Rossometile di guardare al futuro. La musica accattivante ed il cantato in italiano riescono a centrale l'obiettivo ed è impossibile non restare colpiti dalla sintonia palese tra le chitarre e le tastiere. Viaggio Astrale mostra l'aspetto più possente dei Rossometile, che fanno anche della melodia uno dei propri punti di forza principali, a seguire Le Ali di Falco mostra qualche elemento esotico che si discosta dagli altri episodi con straordinaria raffinatezza, differentemente in Pandora viene fuori tutto lo spessore artistico e tecnico di un gruppo di musicisti di notevole talento che si muovono impeccabilmente in un ingranaggio ben fluido ed oleato.

Nel Solstizio D'Inverno, brano diviso in due parti, fuoriesce l'aspetto più intenso ed ispirato di Rosario Reina e compagni, ma anche quello più oscuro e crepuscolare, che ne fanno di questo doppio brano uno dei momenti più elevati di Alchemica. L'intermezzo è un'autentica opera d'arte, parliamo di Presenze, un'autentica poesia musicale ben recitata dalla brava cantante Marialisa Pergolesi. La chiosa di Alchemica è affidata a Ripetizione, componimento impreziosito da profonde chitarre acustiche che non fanno altro che confermare la cura dei Rossometile per ogni aspetto strutturale dei brani. Un disco davvero molto bello, sia da un punto di vista artistico che emozionale. Un lavoro da tenere in grande considerazione.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

 

ASPHODELIA: LA NUOVA CREATURA NATA DALLE CENERI DEI BLACKDAHLIA

Il 2016 segna una tappa importante nei Blackdahlia, formazione metal italiana che recentemente, a seguito di un radicale cambio di line-up, ha deciso di riproporsi al pubblico in una veste rinnovata, frutto di un percorso individuale di crescita e di ricerca sonora e stilistica. Elementi sinfonici e corali, elettronica, echi mediterranei propri della loro terra d’origine, fusi in una solida cornice metal: questi gli elementi chiave del nuovo sound, che segna la rinascita del combo pugliese sotto il nuovo nome “Asphodelia”. Ecco l’annuncio della band, divulgato negli ultimi giorni attraverso i suoi canali social: “Troppe cose sono cambiate: vecchi amici hanno preso altre strade, nuovi amici si sono uniti al nostro cammino, noi stessi siamo cambiati e soprattutto quello che facciamo, ormai molto diverso da ciò che facevamo nel 2008 quando iniziammo a muovere i primi passi come Blackdahlia. Per questo motivo, non avrebbe più senso per noi andare avanti con lo stesso nome lungo un percorso ormai così lontano dalla visione che avevamo allora. E così, con un po' di malinconia per il passato ma con lo sguardo proteso verso il futuro, siamo lieti di annunciare che dalle ceneri dei Blackdahlia nasce una nuova realtà, la nostra nuova visione della musica e dell'arte: gli Asphodelia, battezzati nella cenere di quella che era più di una nostra creatura, che è stata e sarà sempre un bellissimo viaggio nelle nostre menti, e che ci ha portati a calcare noti palchi del nostro Paese. Ma non c'è tempo per guardarsi indietro, perché gli Asphodelia sono già una realtà, e sono pronti a lanciare una serie di novità che voi, che ci avete seguito in questi anni, apprezzerete forse anche di più rispetto a ciò che abbiamo fatto sino ad ora. Continuate a seguirci sulle nostre pagine, perché la musica non è finita: se pure il vessillo è cambiato, la nostra anima è sempre la stessa.  Al nome Blackdahlia dobbiamo molto: traguardi, soddisfazioni, emozioni. È per questo che, nel separarcene, riteniamo giusto porgergli omaggio, come in ogni addio che si rispetti. Annunceremo a breve l’uscita del nostro ultimo lavoro come Blackdahlia, prima di spiccare il volo verso nuove mete come Asphodelia. Noi siamo pronti… Lo siete anche voi?”

domenica 1 maggio 2016

lunedì 25 aprile 2016

ALCHEM - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Ciao Maurizio, mille grazie per questa intervista sui tuoi spazi web… “Fragments” è il nuovo Ep che esce come un’anticipazione del full lenght che stiamo ultimando…. E’ un lavoro in linea con la nostra produzione ma che evidenzia un po’ più le nostre influenze progressive e tutto viene realizzato grazie alla collaborazione di alcuni nostri amici che si affiancano a me e Lisa nella realizzazione delle canzoni sia in studio sia nel mix finale. Questi brani compariranno poi nel disco completo, insieme agli altri e a interessanti sorprese.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La nostra band è nata negli anni novanta su iniziativa mia e di Lisa. Abbiamo  unito le nostre creatività e dato origine a questo progetto musicale. Il tutto è avvenuto in una maniera piuttosto spontanea.  In seguito abbiamo iniziato la nostra collaborazione con altri musicisti la quale ci ha portato ad una serie di live e alla pubblicazione del demo ufficiale “ Demo 2005” che ha avuto recensioni positive al quale sono seguiti  “Whispering” e “Florilegium” nel 2011. Il secondo è una sorta di antologia che rappresenta il sentiero percorso. Ci siamo poi dedicati all’aspetto visivo della musica realizzando alcuni video ufficiali di alcuni brani “ Whispering clouds” e “the black angel of good” .

Come è nato invece il nome della band?

Da un’idea di Lisa, in quel periodo ci affascinava l’alchimia e il termine ben esprime il mix  che intendevamo creare.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

I testi sono scritti da Lisa, (che scrive tra l’altro anche romanzi e racconti, il primo pubblicato nel 2013 si intitola “ la canzone del vento”) le tematiche sono personali ed intimistiche e sono sicuramente importanti ma si amalgamano con tutto il resto. Fanno parte del contesto musicale che non è meno importante.


Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album? 

Non siamo noi a doverlo dire, lasciamo che chi avrà modo di ascoltarci abbia  le proprie impressioni e ci auguriamo che apprezzi l’onestà della proposta

Come nasce un vostro pezzo?

Come rispondiamo sempre, non c’è una regola precisa, sicuramente l’ispirazione non è una cosa che si decide a tavolino, chi ascolterà i brani si renderà conto che sono molto diversi tra loro anche se legati da un filo conduttore che è rappresentato comunque dal nostro stile.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale? 

Potremo dire Spirits of the air, ma anche Il canto delle sirene che è stato nel cassetto molti anni, così come molti altri  pezzi progressive che hanno atteso parecchio tempo, ma in realtà siamo affezionati a tutti i brani e tutti rappresentano qualcosa di importante nella nostra esperienza.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Nel corso degli anni abbiamo sempre ascoltato parecchia musica di generi tanto differenti fra loro che ci torna difficile menzionarli tutti, quindi possiamo dire che tutto ciò che abbiamo metabolizzato ci ha influenzati. Senz’altro  da questo insieme omogeneo è nato  il nostro modo di fare musica. 

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

Per adesso facciamo uscire l’album, poi penseremo al resto.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Credo di no, però potrebbe essere un’idea interessante 

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

In realtà, attraverso gli anni , ci siamo resi conto che in Italia, nonostante i grandi sforzi computi da tutti coloro che si occupano di questa attività, non c’è unità. Di conseguenza esistono piccole scene locali ma che non possono essere considerate unite dal punto di vista nazionale. Un vero peccato, perché se veramente ci fosse stato questo, avremmo potuto essere una valida realtà anche a livello internazionale. Del resto anche il pubblico, recentemente, supporta in maniera debole, in passato c’è stato più entusiasmo, eppure abbiamo visto come quelle poche realtà che sono riuscite ad affermarsi lo abbiano fatto all’estero e a proprie spese. Ora è cambiato poco. Forse è vero, in Italia c’è poca cultura riguardo questo genere, si continua a prediligere un genere tradizionale di musica leggera, dettato dai mass media, a meno che non arrivi dal nord europa o dagli states. 

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Sicuramente ci ha dato una mano, quando abbiamo iniziato questo progetto non c’era che spedire cassette demo per farsi conoscere, cassette che più delle volte nessuno ascoltava. Internet ha portato un po’ di democrazia in questo, ha dato cioè la possibilità a tutti di crearsi una fetta di seguaci. I primi tempi è stato molto utile e ci ha dato ottimi riscontri live e ottimi ascolti. Abbiamo conosciuto delle ottime persone, Ora si è creata una sorta di intasamento, per cui è più difficile barcamenarsi fra le molteplici uscite discografiche. Oggi la musica, tutti vogliono farla e nessuno vuole più ascoltarla, specialmente nei live.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti? 

I brani che suoniamo sono i nostri, quindi ci rappresentano senz’altro. In realtà, come già detto, non è un genere ristretto ma ci permette di spaziare senza limitazione, ovviamente restando sempre nel nostro ambito.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Ma si, con gli Opeth, i Fates Warning, Kate Bush…ma non credo che possa succedere a meno che non abbiamo molti soldini da spendere. Peccato.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Ti ringraziamo ancora per questo spazio che ci hai lasciato e per questa intervista. Ne approfittiamo per invitare i tuoi lettori a visitare i nostri spazi web, digitando ALCHEM su facebook possono trovare tutti i link per poterci ascoltare, da youtube a reverbnation, a soundcloud e ringraziamo coloro che hanno speso cinque minuti del loro tempo per leggere questa nostra intervista. Un saluto a tutti e a presto.

Maurizio Mazzarella

Metal On Air - #3 Smart



Ecco a voi la Terza Puntata edizione "Smart" di Metal On Air!


venerdì 22 aprile 2016

RAFF SANGIORGIO - Rebirth

Sliptrick Records
Tra le varie definizioni di genialità dovrebbero inserire anche il nome di Raff Sangiorgio, che con Rebirth, edito per la Sliptrick Records, fa il proprio esordio da solista dopo anni di militanza nei Gory Blister, una band che ha tracciato un solco nell'ambito del metal estremo italiano. Rebirth è il riassunto di quello che oggi è il concetto di musica di un artista che certamente trasduce nel disco molto di quella che è la sua band madre, rafforzando il tutto con un altri generi che hanno formato Raff Sangiorgio da un punto di vista strettamente professionale. Tra metal, rock, blues e fusion, ne viene fuori un lavoro particolarmente incisivo ed efficace, completamente strumentale, dotato di brani ad effetto ed estatici. Già l'opener Quick Trigger mette subito in chiaro le cose, con assoli potenti, che sanno dosare la violenza alla melodica, eseguiti con una velocità riconducibile al thrash di matrice teutonica, quello di Kreator e Sodom per intenderci. Lil' Chuck Blues a seguire vede Sangiorgio puntare su uno stile opposto alla consuetudine, ricordando mostri sacri come Kotzen o Gilbert, Glaring Soul invece, assieme ad un tatto palpabilmente heavy, mostra l'aspetto più versatile dell'artista, dotato di un pregevole gusto melodico. Back To Glory è un brano dal forte impatto emotivo, capace di coinvolgere e trascinare in un letto di note estatiche tra il sogno e la realtà, differentemente Magic River si distingue per il suo essere crepuscolare, denotando particolari richiami al mitico Chuck Shuldiner dei Death.
Se la title-track si dimostra il brano più rappresentativo del disco, grazie alla fusione perfetta di quelli che sono i vari stili presenti mettendo in luce tutto il talento di Raff Sangiorgio, il momento più alto di Rebirth giunge con la rivisitazione della conclusiva Voices From The Sea, un pezzo dai connotati mitologici, richiamo alle origini ioniche dell'artista che unisce il sentimento alla fantasia. Ma non si possono di certo dimenticare episodi del calibro di Cosmic Seed, un concentrato di velocità, angoscia e misticità allo stato brano, un altro pezzo coinvolgente ad alto potenziale, oltre alla possente Fragile Existence, dove la melodia e la tecnica formano una sinergia inossidabile. Raff Sangiorgio è un grande artista, non solo un bravissimo chitarrista e Rebirth è una perla assoluta che non può passare inosservata. 

Voto: 10/10

Maurizio Mazzarella

giovedì 21 aprile 2016

RAFF SANGIORGIO - Intervista all'Artista


Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, puoi presentarlo ai nostri lettori?

-Si chiama “Rebirth”, e’ un album strumentale incentrato sulla chitarra elettrica, e’ il mio debutto da solista. Si tratta di un lavoro nato spontaneamente. Ho approfittato di un momento di pausa creativa dei Gory Blister per dar sfogo a quelle mie influenze musicali che non avrebbero potuto trovare il giusto contesto nell’ambito Gory Blister o in generale nel Technical Death Metal. Ho lasciato che il carpe diem fluisse nell’improvvisazione, dando forma ad  un album strumentale di Metal al 100%, con delle genuine influenze Rock e Blues.

Come si è districata la tua formazione da musicista?

-Sono totalmente autodidatta. Ho studiato in modo un po’ rocambolesco, a seconda dal materiale che riuscivo a recuperare. Quando ho cominciato non esisteva YouTube, e c’era in giro poco materiale didattico sul modo di suonare l’elettrica in chiave moderna, per l’epoca. Imbracciata una chitarra ho avuto da subito una band, anche se al tempo il livello era molto mediocre , questo mi ha aiutato a sviluppare un senso di insieme ed una attitudine Live nel mio modo di suonare.  Quando si riusciva poi ad avere una copia pirata di un video didattico era una festa, consumavo i nastri  per tutti i back and forward fatti con il videoregistratore, per vedere e rivedere le parti da studiare e capire.


Come hai scelto il titolo del disco?

-Dopo tanti anni di dedizione al Metal di un certo tipo, mettendomi al servizio dei Gory Blister con i quali ho realizzato e pubblicato sino ad oggi, cinque Albums, ho pensato che questo esordio da solista, nel quale andavo ad esplorare territori abbastanza diversi da quelli del Technical Death Metal, era di fatto una nuova nascita come musicista, ed artista. Intitolare quindi questo album Rinascita “Rebirth” mi e’ sembrato appropriato.

A cosa ti ispiri quando componi?

-Generalmente il mio approccio alla composizione è incentrato sull’improvvisazione, lascio fluire quanto di buono l’attimo  ha da offrire, sviluppo di seguito a mente fredda il materiale prodotto, per dargli un’identità. Può anche succedere che ad accendere l’ispirazione, sia un fill di batteria, l’ascolto di una canzone, un suono e così via. Poi cerco di convogliare le energie nell’arrangiare il materiale prodotto, assecondando le mie influenze musicali e gli ascolti musicali del momento.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un tuo potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

-Le idee, la concretezza e la credibilità delle canzoni, gli arrangiamenti, i virtuosismi e la qualità della produzione.

Come nasce un tuo pezzo?

-In generale comincio con la selezione e l’analisi del materiale prodotto dalle mie improvvisazioni. Decisa la tonalità’ sulla quale lavorare, inizio ad arrangiare il Groove, lavorando sulla batteria ed il metronomo. Cerco di tirar fuori una prima struttura fino al possibile ritornello, ed infine inizio ad arrangiare le parti fin qui prodotte. Alla fine di questa prima fase, il risultato e’ una buona base di canzone. Il processo prevede poi numerosissimi ascolti, per capire in quale direzione stilistica evolvere il brano. I soli di chitarra in generale li costruisco alla fine del processo, preferisco definire in primis riffs, struttura e melodie. Lasciando i soli in coda al processo, riesco dopo tanti ascolti a improvvisare soli attinenti al sound e all’ arrangiamento della canzone. Tutto si svolge  in un clima di isolamento dal resto del mondo e dalle mie attività quotidiane. 




Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Sono legato a tutti i brani di “Rebirth” nessuno escluso. Li ho curati tutti con la stessa intensità e motivazione. Lil’ Chuck Blues è l’unica canzone, che racchiude una storia realmente accaduta. Chuck è il mio gatto, un bellissimo tigrato europeo di quasi 6 anni. Circa un anno e mezzo fa, ha rischiato di morire per una grave pancreatite, che a seguito in un intervento chirurgico è lentamente regredita. Vive con me ed è una parte importante di me…pensavo di averlo perso per sempre, i medici veterinari non si pronunciavano per non dirmi che era molto probabile che non ce l’avrebbe fatta. Sono stati momenti difficili e bui, in quel periodo stavo lavorando ad un blues, e quando per miracolo, Chuck è sopravvissuto ed è guarito, ho deciso di dedicargli la mia canzone nella quale avevo riversato tutte le emozioni di quel momento terribile durato quasi un mese.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

-Le mie influenze personali sono varie e differenti. Cerco di far prevalere determinate influenze rispetto ad altre, in base al contesto con il quale devo confrontarmi. Le mie influenze Death Metal affondano radici nella scena della Florida degli anni novanta, in bands come Death, Morbid Angel, Cannibal Corpse, e Bay Area Thrash anni ottanta (West Coast) come Metallica, Megadeth, Slayer. Anche l’Europa ha contribuito in tal senso con bands come Kreator e Coroner. Chitarristicamente, oltre alle suddette bands, hanno influito e tutt’ora influiscono sul mio approccio alla chitarra musicisti come Ritchie Kotzen, Greg Howe, Marty Friedman, Joe Bonamassa, Eric Clapton, Steve Ray Vaughan, Steve Lynch, Paul Gilbert, Gary Moore, Rory Gallagher, Steve Vai, ma uno su tutti,  colui che secondo me, meglio di chiunque altro ha reso le canzoni strumentali per chitarra elettrica vicine e simili ad una canzone con voce è Joe Satriani, illuminante!...il perfetto equilibrio tra, tecnica e melodia, in una sola parola Classe! 

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa? 

-Promuovere “Rebirth” il piu’ possibile. Video, Live, Clinics.

Come pensi di promuovere il tuo ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

-Di fatto dietro il progetto “Rebirth” non c’e’ una band, ma ci sono solo io. In questo album d’esordio solista ho curato in prima persona, Riffs, arrangiamenti , strutture delle canzoni, strumenti e produzione. Pertanto inizialmente la mia formula di promozione live e’ quella delle Clinics, se le vendite di” Rebirth” saranno tali da giustificare dei veri e propri live, metterò su una band per questo progetto.

Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista?

-Tante buone bands frequentano la scena italiana, la qualita’ non e’ mai stata un problema. Il punto e’ che mancano i promoter capaci di promuovere i talenti e contribuire alla loro carriera musicale. Oggi un Management chiede soldi all’artista per farlo suonare dal vivo, senza dare nulla in cambio,  non sono inoltre strutturati per contribuire alla crescita dell’artista. In Italia sono davvero pochi i Booking Management che possono competere con quelli esteri, e contribuire alla carriera di un artista, e questi pochi snobbano tutto ciò che è Rock o Metal, che non e’ cantato in italiano, e che non abbia una voce che rispecchi i nuovi standard nati dai Talent Show televisivi.
Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come musicista?

-Dipende da quale punto di vista si analizza Internet, questa e’ una tematica sociologica molto ampia, che non riguarda solo la musica.In termini di visibilità, Internet contribuisce in modo positivo, permette di raggiungere migliaia di persone targettizzate in poco tempo, ed in piu’ parti del mondo. D’altra parte, decine o centinaia di miglia di visualizzazioni, non si traducono in vendite di dischi, questo rapporto vendite/visualizzazioni e’ provato e documentabile. Per quando tu possa targettizzate nel modo corretto il tuo messaggio, questo non impatta nelle vendite, e vale per tutti, piccoli  e grandi artisti. Il motivo e’ culturale. E’ cambiato il modo di fruire dei contenuti di intrattenimento. Contenuti brevi e veloci, per catturare l’attenzione, pochi secondi consumati come un pezzo di carta igienica, e via, il prossimo. Com’e possibile percepire con questi tempi cosi’ ristretti il “valore” dei contenuti? Specie poi quando i contenuti sono tanti…troppi! Per questo motivo in rete spopolano i video piu’ assurdi, ma alla fine qual’e’ il loro scopo?..il nulla! Per qualche motivo, questa forma mentis  legittima (sbagliando) il diritto di godere gratuitamente dei contenuti musicali, pagare per la musica secondo l’internauta e’ sbagliato, proprio perche’ non ne percepisce il valore e puo’ averla gratis(piratandola). Cosa fareste se dopo una giornata di lavoro l’azienda decidesse di non pagarvi la giornata? Ingiustizia vero?...e’ esattamente la stessa cosa. La musica piu’ di tutte le altre arti, sta pagando a caro prezzo questo cambio culturale.

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

-Molto! Generi come il Rock, Metal, Blues Jazz, danno spazio all’estro dei musicisti. Atri generi vincolano il musicista a sottostare ai paletti dettati da esigenze di produzione e di genere, vedi il Pop, o la musica leggera italiana, per fare qualche esempio.


C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

-Ce ne sono tanti, famosi e meno famosi

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Date una chance a “Rebirth”, ascoltatelo su Spotify, iTunes, SoundCloud, BandCamp, Deezer, GooglePlay ( l’ascolto e’ gratis!). Ma se vi piace, acquistatelo, in negozio, su Amazon, dove vi pare. Non vi preoccupate, non vivo grazie ai vostri soldi, e con i vostri soldi non comprerò una Harley Davidson  per divertirmi alle vostre spalle, come  Jovanotti (e  ci scrisse su anche una canzone). Acquistando musica degli artisti underground, contribuite a tenere viva la scena, senza supporto la scena muore e niente più Musica!

Maurizio Mazzarella

sabato 16 aprile 2016