ANSA

Mazzarella Press Office

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

martedì 30 settembre 2014

OVERKILL - White Devil Armory (Full Album)


1. XDᵐ 00:49  
2. Armorist 03:53  
3. Down to the Bone 04:04  
4. Pig 05:21  
5. Bitter Pill 05:48  
6. Where There's Smoke... 04:20  
7. Freedom Rings 06:52  
8. Another Day to Die 04:56  
9. King of the Rat Bastards 04:09  
10. It's All Yours 04:26  
11. In the Name 06:03


OVERKILL - White Devil Armory

Nuclear Blast
La coerenza paga, non sempre, ma nella maggior parte dei casi paga. E' il caso degli Overkill, un gruppo che con la sua ricetta musicale, non ha mai tradito i propri sostenitori, che a prescindere dal buon esito o meno delle loro fatiche musicali, non hanno mai smesso di seguirli e supportarli. La forza degli Overkill è che non hanno mai rischiato. Un aspetto che potrebbe sembrare un difetto in certi casi, ma che nella musica può a volte risultare un dato controverso. White Devil Armory è un buon disco, certamente non stupefacente, ma è un lavoro che non delude e si fa apprezzare. Certamente non ha nulla di equivalente ad album come Horrorscope o I Hear Black, ma ci mostra una band in buona forma, che suona un thrash tecnico e diretto, forse non ispirato e probabilmente studiato a tavolino, che però riesce a colpire nel segno senza troppi giri tortuosi. White Devil Armory per certi versi è simile al precedente The Electric Age e risulta la naturale prosecuzione. Non fa gridare al miracolo, ma è nettamente superiore ad episodi come Killbox 13 e From the Underground and Below che non hanno lasciato il segno. La cosa che piace, oltre alla qualità di alcuni pezzi come Down to the Bone e Armorist, è il buono stato di forma di Bobby "Blitz" Ellsworth, nonché la qualità d'esecuzione di Dave Linsk alla chitarra solista. Se poi a tutto questo fondiamo una sezione ritmica mostruosa, ecco che White Devil Armory si mette in luce per essere un lavoro che merita di essere ben considerato. Un neo potrebbe essere la produzione fin troppo tradizionale, ma nel complesso il suono è buono e per questo diviene un fattore trascurabile. Se vi piace il thrash, gli Overkillo sono certamente tra le vostre band preferite ed essendo White Devil Armory un disco pregevole, soddisferà i vostri palati musicali. 

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella


domenica 28 settembre 2014

BLACKDAHLIA - Fragments

AreaSonica
Provenienti da Foggia, dove si son formati nel 2008, i Blackdahlia sono la prova che pazienza e tenacia alla fine premiano, mentre sicuramente è meglio continuare ad affilare le armi in attesa del momento giusto. Ora, chiariamoci subito, guai a chi azzarda illazioni su questa recensione solo perché la band è nostra corregionale… Perché quelle che sono le nostre parole per quest’ottimo lavoro scaturiscono da un ascolto ragionato e fatto prima di leggere le note di presentazione della stessa. L’ambito in cui ci stiamo muovendo è quello inflazionassimo del gothic metal, un genere con cui si sono misurati in tanti con risultati approssimativi, quando non disastrosi, e quindi riuscire ad affrontarlo con disinvoltura da consumati professionisti aggiunge valore non indifferente ad un opera comunque ben composta, arrangiata e suonata con classe sopraffina, nonchè registrata in modo davvero ottimale. Quasi quaranta minuti che scorrono in un baleno grazie a brani che ipnotizzano l’ascoltatore, che non ha certo l’impressione di trovarsi con un debut album tra le mani… Basta l’impatto dell’opener Falling Down, con un refrain da urlo, confermato dal mood dei brani successivi, a farci capire quanto cuore vi hanno messo questi cinque ragazzi, fra i quali senza dubbio spicca la classe e la voce di Samuela Fuiani, bravissima anche al piano. Davvero ammirevole il lavoro di composizione e costruzione di canzoni come Alice e Lost In The Daylight. Colpisce il groove di Fly, mentre l’incredibile melodia di Goodnight chiude ottimamente il cd. Vi sembra di udire echi di Evanescence e Within Temptation ? E’ vero, ma è il modo con cui ne vengono prese le mosse e rielaborate con tanta personalità a colpire…  

Voto: 9/10

Salvatore Mazzarella



sabato 27 settembre 2014

JUDAS PRIEST - Redemeer Of Souls (Full Album)

Sony Music

1. Dragonaut 04:26  
2. Redeemer of Souls 03:58  
3. Halls of Valhalla 06:03  
4. Sword of Damocles 04:54  
5. March of the Damned 03:55  
6. Down in Flames 03:56  
7. Hell & Back 04:47  
8. Cold Blooded 05:35  
9. Metalizer 04:37  
10. Crossfire 03:52
11. Secrets of the Dead 05:41  
12. Battle Cry 05:18  
13. Beginning of the End 05:09   


JUDAS PRIEST - Redemeer Of Souls

Sony Music
Redemeer Of Souls è un discreto album targato Judas Priest, colmo delle classiche caratteristiche che hanno contraddistinto la band nel corso della propria carriera. C'era curiosità attorno a questo disco ed anche per diversi motivi. Nostradameus nonostante alla lunga si sia dimostrato un lavoro di notevole spessore artistico, aveva deluso per la sua poca immediatezza. Poi dopo l'addio di K. K. Downing, c'era curiosità attorno alla prova del giovane Richie Faulkner, che nel complesso non ha deluso avendo eseguito il compito dettato dai “comandanti” del “prete di Giuda”. Il problema è che in molti forse si attendevano un nuovo Painkiller, o probabilmente un secondo capitolo di British Steel, ma nonostante Redemeer Of Souls sia un lavoro tecnicamente ineccepibile, risulta un insieme di canzoni poco spontanee, scontate e prevedibili. Questo è l'aspetto deludente, ma in fondo dopo tanti anni di carriera attendersi un nuovo disco leggendario da parte dei Judas Priest sarebbe stato eccessivo. Nel complesso i brani sono discreti e si lasciano ascoltare, a partire dall'opener Dragonaut, un brano diretto e compatto, seguito dal miglior episodio dell'album che guarda caso corrisponde alla title-track. Halls Of Valhalla è brano che nel complesso non incide, mentre Sword Of Damocles e March Of Damned fanno tornare l'album su livelli accettabili. La prova di Glenn Tipton resta di notevole qualità e Rob Halford, se pur leggermente sotto tono, è sempre meglio di tante nuove leve che nonostante l'impegno non riusciranno mai a raggiungere il livello di una leggenda del metal. Ai Judas Priest oggi si può chiedere solo coerenza, impegno ed heavy metal. Così pezzi come Metalizer, Crossfire e Battle Cry, anche se probabilmente non hanno il carisma del grande classico, hanno tutte le doti per lasciare il segno. La produzione è appropriata, tutto è stato fatto con la giusta minuzia ed anche se Redemeer Of Souls non sarà mai un album di prima fascia, certamente conferma la palpabile importanza dei Judas Priest nella scena metal. 

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella


venerdì 26 settembre 2014

VANADIUM (La Biografia Ufficiale) - Luca Fassina

Crac Edizioni
Questo libro è, prima di tutto, un atto di giustizia!!! Un atto di giustizia verso la musica italiana in prima istanza, verso l’hard rock made in Italy successivamente e infine verso chi, nei e per i Vanadium, si è sbattuto tra mille peripezie e tanti sacrifici. L’unica metal band tricolore ad aver sfiorato il vero successo, quello fatto di tante copie vendute (alcuni dei loro lavori hanno sfiorato quota 50000 !!!), concerti in lungo e largo, apparizioni televisive, produzioni di prestigio… E qui c’è scritto tutto e ci sono tutti !!! Davvero !!! Qualsiasi accadimento degno di menzione, così come qualsiasi personaggio abbia orbitato, nel bene e nel male, attorno alla band ha il giusto spazio nelle pagine di questo piccolo grande tomo. Poi ci sono loro: Pino Scotto, Steve Tessarin, Ruggero Zanolini, Lio Mascheroni e Mimmo Prantera hanno tutti contribuito in prima persona, tramite numerose interviste a cura dell’autore, a ricostruire la lunga e leggendaria saga della band. E queste interviste si possono gustare anche live su web grazie ai QR-code di cui il libro è zeppo. Quindi, e il bello è sopratutto questo, abbiamo la verità su fatti e situazioni la cui cronaca era limitata al passaparola tra appassionati, addetti ai lavori ma anche ciarlatani e millantatori. Certo che Luca Fassina, giornalista metal di lungo corso che ultimamente stiamo apprezzando sulle pagine di Classic Rock Italia, deve aver passato numerose notti in bianco a cercare, verificare, ricostruire, assemblare ed editare il  prezioso materiale e le numerose foto inedite che rendono questa pubblicazione davvero ricca e prestigiosa. Da buon segugio è poi  riuscito ad individuare e sentire davvero tanta gente il cui cognome e nome, nonché quanto da loro proferito, è rigorosamente citato. Sempre bellissima la veste tipografica curata da Crac Edizioni, una casa editrice nata solo per passione ma che, con una gestione oculata ed un gusto eccezionale nella scelta dei titoli, ha messo su un catalogo che è un’autentica manna per tutti noi rockers più attenti e vogliosi di andare oltre le note sparate ad alto volume dal nostro stereo.

Voto: 10/10

Salvatore Mazzarella


Labyrinth: il nuovo vocalist è Mark Boals!

"Come ognuno già sa, Roberto ha deciso di lasciare band per dedicarsi alla sua carriera solista. Gli auguriamo tutto il meglio possibile, e lo ringraziamo per il lungo cammino fatto insieme. Ad ogni modo "the show must go on", come diceva qualcuno, e la buona notizia è che abbiamo già iniziato a lavorare al nuovo album. Ad ogni modo, questa non è la sola buona notizia, perché siamo incredibilmente eccitati e onorati di annunciare che il nostro nuovo cantante è niente meno che uno dei migliori artisti e pezzi di storia nel mondo metal: accogliamo caldamente a bordo Mr. Mark Boals (Yngwie Malmsteen, Ring Of Fire, Royal Hunt) e non vediamo l'ora di farvi ascoltare alcune delle canzoni su cui stiamo lavorando!

Con affetto, Labyrinth"

martedì 23 settembre 2014

LABYRINTH: Roberto Tiranti lascia la band. Ecco il comunicato ufficiale

Non è mai facile scrivere comunicati di questo tipo, ma credo sia giusto essere chiari e sinceri nei confronti di coloro che per tanti anni ci hanno accordato stima ed affetto. Da questo momento non sono più il cantante dei Labyrinth, dopo quasi 18 anni lascio la band che più di tutte mi ha dato, in termini di soddisfazioni blasone ed esperienza in Italia ma ancor di più all’estero. 6 Album, un ep ed un “best of”, tanta musica scritta a più mani per un obiettivo comune, tanta vita condivisa che non potrà mai essere cancellata e la sicurezza di avere amici su cui contare e magari in futuro ritrovarsi per scrivere altra musica. Tutti sono utili, nessuno è indispensabile e credo che anche questa volta la band saprà affrontare tutto ciò con la solita forza e capacità di reinventarsi. Ho avuto la migliore band possibile per esprimermi in quell’ambito e sono certo non farò più parte di formazioni di analogo genere, sarebbe stupido, incoerente e scorretto nei confronti dei Labyrinth. Attualmente sto preparando il mio primo album solista in cui sto riversando grandi energie, inoltre continuano le collaborazioni con Ken Hensley, gli Wonderworld e i Mangala Vallis. La mia priorità va ovviamente al percorso solista, per costruire nonostante l’età, una base solida per il futuro.

GRAZIE AI LABYRINTH, GRAZIE A TUTTI VOI.

Roberto.

domenica 21 settembre 2014

OLIVER DAWSON SAXON - Blood And Thunder Live

Angel Air
Il divorzio tra Graham Oliver e Steve Dawson da quelli che sono oggi riconosciuti come i veri Saxon, capitanati da Biff Byford e Paul Quinn, è stato tra i più logoranti che la storia del rock ricordi, tanto che possiamo considerarlo uno dei pochi che non s’è risolto a lieto fine e senza nemmeno una piccola reunion per celebrare un qualsiasi anniversario. Per quanto si siano ammorbiditi i toni, in realtà sembra che il buon Biff nutra ancora astio verso gli ex-amici, al contrario del mite Paul Quinn che ha espresso parole di autentica nostalgia verso il suo vecchio compagno d’ascia. Tutto ciò non ha impedito alla coppia Oliver/Dawson di percorrere con perseveranza la propria strada, macinando centinaia di concerti in tutto il mondo, rappresentando forse l’anima più genuinamente “Denim And Leather” delle due ramificazioni, al contrario dell‘altra che ha perseguito la pur apprezzabilissima strada della ricerca e dell‘evoluzione musicale. D’altro canto i riff più geniali, quelli che sono ben impressi nella mente e nel cuore di tutti noi rockers, sono proprio usciti dalle mani e dalla sei corde del simpaticissimo Graham… Chi vi scrive gli Oliver Dawson Saxon li ha visti dal vivo, proprio sotto il palco, e a ragion veduta può dirvi che la splendida musica contenuta nel dischetto ottico di cui vi stiamo per parlare è maledettamente autentica ed è davvero, per parafrasare il titolo, una cascata di sangue e tuoni. I brani del repertorio, pur restando per tre quarti dell’esibizione gli stessi da una vita a questa parte, sono maledettamente efficaci e scatenano sempre una bolgia infernale che i due veterani governano con un piglio da ventenni. Accompagnati da anni dal fido Hadyn Conway all’altra chitarra, vedono oggi in formazione il figlio di Oliver alla batteria (autore di un drumming più fresco e potente) ed il buon Brian Shaughnessy alla voce, regalandoci una bellissima versione di Crusader, negli anni precedenti non presente in scaletta. Sarà solo per completare la vostra collezione, sarà per la voglia di riascoltare nuove versioni di una splendida musica, sarà per qualsiasi motivo vogliate trovare, questo live registrato in Germania nel 2013 deve essere vostro…

Voto: 9/10

Salvatore Mazzarella


sabato 20 settembre 2014

HAMMERFALL - (r)Evolution

Nuclear Blast
Che Glory To The Brave sia da sempre il miglior album della discografia degli HammerFall è ormai un dato certo e incontestabile. La band scandinava in ogni disco che ha inciso nel corso della propria carriera, ha sempre cercato di evolversi in modo coerente, senza mai tralasciare il forte legame con il proprio disco d'esordio, la cui magnificenza non è mai stata superata. E' quindi stata come un'ombra ingombrante per gli HammerFall il loro Glory To The Brave e nonostante in oltre quindici anni abbiano inciso lavori di livello, il non eguagliare il primo disco, è sempre stato un qualcosa che ha costantemente avuto un peso notevole, se pur non ossessionante. Sta di fatto che questo nuovo (r)Evolution si ricollega notevolmente al loro primo lavoro disco, per i suoni e per l'approccio, ma anche per lo stile compositivo. Oggi gli HammerFall sono certamente una band differente dal 1997, quindi c'è un'attitudine più moderna, una spiccata voglia di cercare melodie accattivanti, ma soprattutto una maggiore maturità che coincide con una personalità notevole. Aspetti che sono presenti sia nell'opener Hectors Hymn, che nella successiva title-track, che in Glory To The Brave onestamente ci sarebbe stata molto bene. La mano di Fredrick Nordstrom, già produttore di Glory To The Brave, è palpabile in ogni brano del disco e richiamarlo è stata senza dubbio la scelta più saggia dopo i risultati non soddisfacenti del precedente Infected.  Ci sono dei momenti che decollano, come l'ottima Bushido, un brano veloce destinato a divenire un classico per la band, altri che invece suonano più lenti come Live Life Loud, ma che risultano comunque efficaci e dall'impatto immediato. La prova del gruppo nel complesso è pregevole, le chitarre sono ben modulate e risultano determinanti in componimenti come Ex Inferis, forse la canzone più crepuscolare mai incisa dagli HammerFall nel corso della loro carriera, con un sapore Black Sabbath periodo Heaven And Hell. Anche se Glory To The Brave resta ineguagliabile, (r)Evolution si dimostra un eccellente successore grazie a componimenti di buona qualità. Il problema forse, è nella prova del gruppo troppo piatta e studiata tavolino, conseguentemente priva della giusta grinta. (r)Evolution è quindi un lavoro tecnicamente impeccabile, ma senza mordente, senza una dose essenziale di carisma. Lo spessore artistico e qualitativo però è innegabile, per questo (r)Evolution è da considerare certamente un album oltre la media. 

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella