Mazzarella Press Office

EMP 1

lunedì 12 gennaio 2015

PLANETHARD - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Marco: "NOW" è il terzo album PLANETHARD, il primo con alla voce Davide Merletto. Abbiamo cercato di progredire dopo NO DEAL cercando di approdare a quei territori musicali che ci appartengono di più, miscelando melodia, riff taglienti e groove di basso e batteria sostenuti. In quest'album in particolare ho optato per utilizzare più sezioni con le chitarre acustiche, in modo tale da ammorbidire le sonorità nelle strofe, per poi farle deflagrare nei ritornelli. Personalmente sono molto soddisfatto di questo album, è la prova che se ci credi con tutto te stesso, i risultati arrivano sempre. Per la produzione artistica ci siamo affidati a Matteo Magni, col quale avevo collaborato per il mio album solista: "Everything i have to say" e si è rivelato l'asso nella manica giusto, visto che è riuscito a carpire dove volevamo andare e ci ha aiutati, controllando ogni singola nota, a seguire la strada giusta.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Alessandro: Era il 2002 se la memoria non mi inganna, e come  molte altre band, le origini partono sempre  dalla voglia di esibirsi e di riproporre cover dei Big storici dell’ hard rock mondiale, cosa che tra l’altro abbiamo fatto per parecchio tempo; ma sapevamo, quando ci  siamo incontrati che la nostra energia doveva  focalizzarsi su un’unica caosa, scrivere la nostra musica. Ed è li che le idee del primo singolo Everything  uscirono fuori. 

Come è nato invece il nome della band?

Stefano: Planethard è il nome della band ai tempi delle cover (correva anno 2002...) e deriva dalla canzone Planet Earth dei Duran Duran, una band che ha segnato i gusti musicali di noi ragazzi degli anni '80... che pezzo ragazzi!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Davide: L’album parla della difficile relazione che l’essere umano ha con il tempo che scorre e racconta come, sequestrati emotivamente dalla quotidianità, rimbalziamo tra passato e futuro impegnandoci faticosamente a rimanere nel momento presente.. nel qui e ora.. nel “Now” !

Stefano: I testi sono parte integrante della musica: seguono la complessità, la pesantezza e la melodia; "raccontano" le note, la nostra vita, le nostre esperienze. Gran parte dei brani parlano della vita, contrapposizione costante di bene e male, negativo e positivo, bianco e nero.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Davide: In modo molto istintivo e semplice crediamo di essere riusciti a creare un appassionante mix di sonorità taglienti ispirate all’Hard Rock più classico e di nuovi suoni orientati in modo naturale all’Alternative Metal americano.

Marco: Concordo con quello che ha detto Davide. Del resto quello che fa di una band il suo marchio di fabbrica è l'unicità nel comporre e nell'eseguire le sue canzoni. Prendo spunto dal passato ma poi ci metto sempre del mio! 

Come nasce un vostro pezzo?

Marco: La scintilla, nasce sempre da me, di solito scrivo la canzone per intero per far capire ai ragazzi cosa avevo in mente, poi, inizia la parte più divertente, ovvero trovarsi insieme in sala prove e letteralmente andare a fare la radiografia del brano, valorizzando cosa si può valorizzare, sostituendo, copiando, incollando, insomma dando vita al proprio istinto. Sono molto esigente e severo con le mie canzoni e fino a quando non sono soddisfatto al 100% del risultato, a costo di passarci le nottate sui brani, non do il mio benestare. A volte il brano lo compongo partendo da una linea melodica, da un giro di accordi sui quali canto sopra o da dei riff di chitarra, non c'è una regola che vale per tutti i brani, ogni canzone è a se e in se ha lo stato d'animo di quel momento preciso in cui è nata.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Che domanda difficile: tutti ! 

Davide: Beh, dal punto di vista emozionale potrei dire “Shall We Be Safe”, data la mia passione
per l’AOR ho una vena melodica molto sviluppata; a livello tecnico “Underworld” secondo me è una delle prove di Now delle quali possiamo andare più fieri.

Marco: Dal punto di vista tecnico direi "15' of fame" dopo averla scritta mi sono reso conto che avevo partorito dei riffs killer! Dal punto di vista emotivo invece: "The One", "Play Harder" e "Don't Say Goodbye".

Stefano:  Play Harder rappresenta la sintesi della nostra vita in questa società, fatta di metallo pesante e parole di sfida, minaccia alla tranquilla mediocrità dalla quale tutti vogliamo fuggire. E' IL brano di NOW.

Alessandro: Non vorrei sembrare banale, o troppo di parte, ma io provo emozioni diverse per ogni singola canzone di questo album. 

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Marco: Quanto tempo ho per rispondere? (ride) Direi che non sono solamente le band attuali, ma anche le band che in passato hanno fatto storia e che ci hanno accompagnato nella nostra maturazione artistica: Alterbridge, Creed, Stone Sour, Guns'n'Roses, Skid Row, Europe, Gotthard, Extreme, per citarne alcuni, ma la lista sarebbe davvero lunga!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

Alessandro: In questo momento stiamo valutando delle proposte, dovendo ahime gestire le risorse a nostra disposizione. Un Tour?  Io credo che arriverà presto, forse in compagnia di qualche grande band. Oltre a questo abbiamo un’agenzia per il territorio Italiano, che farà da contorno già alla promozione che ha visto l’uscita di due video, uno del singolo Play Harder e un video lirycs  di The One.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Stefano: E' un sogno che ci portiamo nel cassetto, ma prima o poi tutti i cassetti si dovranno aprire! Chissà che, durante un tour nel 2015, un amico regista ci voglia seguire.......

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Alessandro: Ok domanda di riserva?? A parte gli scherzi, di band valide in Italia ce ne sono tantissime, e tutte hanno qualcosa da dire su cosa sta succedendo nel nostro paese. Forse la problematica  più grande è il nostro paese, è il monopolio discografico sequestrato dai reality, è nei canali radio che monopolizzano la musica… dimenticandosi  che il talento in Italia c’è e nasce dentro le cantine, nelle sale prova, e nei piccoli locali e non dietro ad una trasmissione televisiva.  

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Davide: Direi entrambe le cose, come per tutte le band di oggi. A livello pubblicitario è indubbiamente uno strumento ricco di opportunità che permette di raggiungere una buona visibilità anche investendo risorse limitate; dal punto di vista finanziario è un bell’ostacolo che impedisce a molti artisti di medio livello di vivere di musica o, almeno, di generare profitti da investire nei progetti futuri. Mi chiedo se prima o poi si potrà trovare una buona via di mezzo..

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Marco: Penso che in una band ci siano sempre dei compromessi da trovare, nel senso che se vuoi dimostrare il ventaglio delle possibilità che puoi offrire musicalmente, devi fare un tuo album solista, cosa che io ho fatto. Il Punto è che in una band si devono mettere insieme molte teste e a volte non è sempre facile, ma per fortuna suono con musicisti intelligenti che sanno quando è il momento di esprimere il loro strumento ed invece quando è il momento di dare spazio agli altri strumenti, altrimenti ognuno farebbe un "solo" dall'inizio alla fine della canzone.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Davide: Ce ne sono moltissimi, uno tra i tanti è senza dubbio Roland Grapow ! In passato abbiamo collaborato ad un album dei Daedalus dove ahimè lui si era occupato solo del Mix, averlo accanto su un palco è un mio desiderio da tempo e ogni volta che ci sentiamo non perdo occasione per ricordarglielo....

Marco: Al momento tra tutti, direi Mark Tremonti, al quale per fortuna sono riuscito ad aprire le date del suo tour, con il mio progetto solista strumentale omonimo.

Stefano: No, non uno in particolare, ma molti, troppi per questa vita (ride, ndr).

Alessandro: No nessuno in particolare.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Davide: Sostenete le band del nostro paese andando ai concerti e acquistando i loro album !

Marco: Grazie per l'intervista! un saluto ai lettori di Giornale Metal, e come ha detto Davide, sostenete la scena Italiana, vi aspettiamo ai nostri concerti!

Stefano: Le band come noi, e come lo sono tante, vivono di piccoli successi che si ottengono in ogni piccolo post, tweet o disco che pubblichiamo. Una cosa su tutte però è importante fare per tenere vivo questo undergroung, la brace che fa bruciare la passione delle grandi band, i concerti. Partecipate ai concerti, date un futuro alla vostra passione!

Alessandro: Ci si vede on the road!

Maurizio Mazzarella