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mercoledì 2 agosto 2017

TAU CROSS - Pillar of Fire

Relapse
Il Tau Cross o croce dal Tau, è un simbolo cristiano intriso di profonda fede e spiritualità religiosa, forse è per questo che due spiriti eclettici come Mike “The baron” Miller e Michel “Away” Langevin lo hanno scelto per questo progetto; un progetto non banale, che non è solo metal ma che scava nella profondità dell’anima con musica potente, scura e tormentata lontana come idee dai gruppi generati da questi due artisti veri, ma comune come spirito, uno spirito che ha generato due entità non banali come Amebix e Voivod, e che tornano con questo secondo capitolo. “Raising golem” è veloce, dallo spirito punk, riffing scuri su un mid tempo che porta un cantato aggressivo e urlato, un dualismo vocale pieno di rabbia. “Bread and circuses” è pulsante oscurità post metal, un mid tempo pesante, cupo, senza speranza con un cantato aspro. “On the water” inizia con dei riff pesantissimi, voce profonda, una sorta di dark rock con spirito punk, tempi medi e scattanti, un brano che profuma di spirito eighties e seventies fusi assieme nel nuovo millennio. “Deep states” è un suono scuro, campane a morto, per uno stato morente, metallo furente, diretto, up tempo urticante sorretto da voce roca e senza compromessi.

“Pillar of fire” è epicità pura, acustica, un cantato profondo, sotto cui si immettono riff densi come l’acciaio, orgoglio e rabbia, nella notte profonda, seguiti da percussioni battenti battaglie lontane. “Killing the king” ha uno spirito thrash, i riffing sono quelli, rivisti in un’ottica punk, senza fronzoli, che vuole andare dritta al sodo, con una voce stentorea, che minaccia prese di posizione e critiche profonde. “Rfid” è meno di tre minuti di brano; anche qui lo spirito punk e dark aleggiano in profondità nel brano, un up tempo veloce, sorretto da riff nervosi che rallenta nel ritornello, aumentando il lirismo con voci profonde. “What is a man” è l’elegiaca conclusione; chitarre acustiche e una voce profonda, amara, che riflette, per poi esplodere in riff densi, neri; un mid tempo lento, un brano che ha uno spirito quasi blues ma che mostra tutta la sua rabbia verso un destino amaro. Un disco profondo, duro; un album che è da sentire, non ascoltare, perché ascoltare è troppo poco, devi sentirlo nell’anima, perché la musica quando è in profondità ha il merito di darti significato, non è questo il merito di un gran disco? 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli