Mazzarella Press Office

EMP 1

Nuclear Blast 1

Nuclear Blast 4

Athlantis

giovedì 13 aprile 2017

ORCRIST - Intervista alla Band


Ciao Ant, vorresti presentarci gli Orcrist e farci una piccola cronistoria della band per i lettori di Giornale Metal? 

Ciao! Intanto grazie per l'invito e per l'interessamento verso la band, è un onore per Orcrist poter rispondere alle tue domande...ma iniziamo subito. Gli Orcrist nascono da un idea di Grav nel 1999, attualmente rimane l'unico membro fondatore dagli esordi ed è lui che si è sempre occupato dei testi e delle parti di batteria.  Dal 1999 ad oggi, gli Orcrist hanno prodotto 8 Demo, 5 album, 5 split, 1 compilation e 2 singoli...e probabilmente qualche release mi sarà anche sfuggita!  Il numero esatto delle tape registrate e delle rehearsal è in mano a Grav, bisognerebbe chiedere a lui! In quasi 20 anni di storia gli Orcrist hanno cambiato moltissime volte formazione (per scelta e/o per impegni degli altri membri) ed al suo interno hanno gravitato musicisti del calibro di Goblin (Tommy Iversen degli Isvind – Norvegia)...senza contare tanti altri membri che si sono avvicendati e che appartengono (o sono appartenuti) alla scena underground Italiana.  Allo stato attuale delle cose, la line up della band si attesta a tre elementi: Ant (Voce), Snake (Chitarre e Basso) e Grav (Testi e Batteria). Per via del legame che si è creato e della profonda stima reciproca credo che andremmo avanti ancora per molto tempo, le basi per continuare ci sono tutte.  Attualmente Grav e Snake hanno iniziato a metter mano a quello che sarà il materiale per  il successore di “Catacomb”, inoltre anche io mi sono dato alla (de)composizione ed ho preparato un paio di pezzi che tra non molto verranno testati in sala prove. Ora l'equilibrio è perfetto: continueremo a darci pugni in faccia a cristo come abbiamo sempre fatto.


Il nuovo album per me è un grande esempio di fedeltà al black metal senza fronzoli, qual è la vostra etica? 

La nostra etica è qualcosa che va ben oltre ogni idea restrittiva ancorata esclusivamente alla musica. Mi spiego meglio.Siamo tre persone fondamentalmente simili seppur diverse e viviamo l'attitudine di ciò che portiamo su disco anche al di fuori dell'ambito musicale. La fedeltà come la chiami tu è la nostra priorità maggiore.Non ti nascondo che far uscire un disco come “Catacomb” nel 2016 rappresenta una sfida per chiunque voglia approcciarsi a una release del genere. C'è chi rovina volutamente il suono e chi come noi ha messo su disco l'idea senza ricorrere ad artefatti di sorta. Quello che senti è quello che è stato suonato!Fanculo i taglia/copia/incolla, fanculo la ricercatezza e la precisione nell'esecuzione! Gli Orcrist del 2016 suonano Black Metal come si suonava Black Metal tra il 1992 e il 1994!Gli Orcrist continuano a fare quello che facevano nel 1999 e resteranno sempre fedeli a loro stessi. E' una scelta che indubbiamente può piacere e non può piacere, ma qui si tratta di coerenza, non di chiacchiere. Abbiamo soltanto messo in musica ciò che siamo e ciò che per noi è il Black Metal: puro ed incontaminato oltranzismo. Non ci siamo concessi compromessi, non abbiamo realizzato un disco per soddisfare il primo venuto. ”Catacomb” a tutti gli effetti è la catacomba nella quale ci siamo rinchiusi per poter realizzare 7 inni al male più assoluto. La nostra etica rappresenta la massima espressione di quello che siamo, infatti per me Grav è uno degli ultimi baluardi underground della penisola che crede realmente in quello che fa e vive il Black Metal al di fuori della musica stessa. Sorvolando sull'amicizia che ci lega, il nostro legame è davvero forte e si sviluppa su più livelli, è dato certo che gli Orcrist di oggi non potrebbero chiedere di meglio. 

Come sono andate le registrazioni di “Catacomb”?, ho notato che siete fieramente legati al suono primigenio del genere, cosa che è persino dichiarata nel retro del disco, meglio un suono più naturale e genuino che artefatto vero? 

Ho risposto in parte nella domanda precedente. Le registrazioni di “Catacomb” sono state realizzate in pochissimo tempo.Avevamo le idee chiare su come dovesse suonare e su cosa non si doveva assolutamente fare e il risultato in questo caso è stato lampante. Ho avuto delle difficoltà solo in fase di missaggio, ma questo è dovuto esclusivamente alla puntigliosità mia e di Grav...ad un certo punto lavoravo su 6 progetti diversi e rischiavo di non uscirne più fuori! Tirare fuori un disco del genere nel 2016 significa avere le palle e la giusta intenzione per potersi calare in un discorso davvero rischioso. Non è da tutti far suonare “live” un disco in un epoca dove la tecnologia può risolverti una marea di casini...ed invece noi ci siamo realmente complicati la vita ed abbiamo affidato all'istintività la realizzazione dell'album. La dicitura alla quale fai riferimento per me contava tantissimo, sta di fatto che rappresenta la conferma scritta a quanto abbiamo messo in musica!Fino alla fine dovevamo rimarcare la nostra dedizione a ciò che si stava compiendo. Il suono lineare e scarno è nato di conseguenza al nostro modo di vedere le cose. Ho approfondito con millimetrica precisione i dischi precedenti a “Catacomb” cosi che si potesse agire oculatamente sulla direzione da intraprendere. Mantenere una certa genuinità” del tutto è stato l'habitat ideale nel quale il Black Metal si è sempre mosso, infatti i grandi capolavori del passato ne sono conferma, basti pensare a “Transilvanian Hunger”.La produzione plastificata, la scelta delle compressioni e il minimo errore che viene cancellato in maniera artificiosa per noi equivale ad azzerare l'anima della nostra proposta. Senza dinamica, senza groove e senza naturalità si tende ad appiattire l' idea e ad uniformarla all'ascoltatore medio che ormai si approccia a dischi fatti con lo stampino. La cosa peggiore non è peccare di originalità, ma di originarietà e personalità. Per alcune band il discorso si presta anche (dipende ovviamente da ciò che si vuole ottenere), ma per altre come Orcrist era indispensabile centellinare l'operato sulla post produzione...siamo ciò che suoniamo e non possiamo rappresentare altro. Llo stesso Snake per assurdo, si è dovuto cimentare in qualcosa di “nuovo”. Scrivere dei riff del genere, suonarli e arrangiarli come è stato fatto non è sicuramente semplice. Ragionare al di fuori di ogni schema e tornare alla spirito atavico del Black Metal è comunque complicato! Ad ogni modo siamo riusciti nei nostri intenti ed oggi siamo completamente soddisfatti del disco.Cazzo, non poteva suonare più marcio e grezzo di cosi! 

Mi hanno colpito molto i brani “Divine sacrifice”, ”Destroyer” ,”Soul eye” e la conclusiva”In total solitude”.Da dove traete ispirazione per le liriche? 

I testi sono scritti interamente da Grav. Io da solo con gli altri miei progetti tiro fuori non so quanti testi nell'arco di un anno... ben venga che qualcun altro sudi al mio posto a quel punto ehehhe... Sostanzialmente e a grandi linee posso dirti che sono esperienze personali amplificate all'ennesima potenza...è materiale molto sentito e pregno di emotività quello che trovi tra le righe di Grav te lo posso assicurare. Vedremo se in futuro metterò mano anche io a qualcosa, per ora però voglio dedicarmi esclusivamente alla voce e agli arrangiamenti. P.s.: dei titoli da te elencati le mie preferite rimangono in assoluto “Soul-Eye” e “In Total Solitude”...”Destroyer” a dirla tutta non l'ho mai digerita più di tanto, ma mi racomando: non dirlo a Grav!


La copertina è stupenda perché rende molto bene il mood del disco, soprattutto il tono bianco e nero dell’immagine con quel ambiente in disfacimento, chi ha realizzato l’opera? 

La copertina è stata studiata ad hoc, è stata ricercata da me dopo aver valutato non so quante possibili variabili e dopo un lungo parto è saltata fuori. Partendo dal titolo “Catacomb” l'idea iniziale era appunto quella di mettere in copertina una catacomba. Successivamente mi sono accorto che si poteva fare di meglio e che dovevo trovare un immagine non eccessivamente esplicita ma che però desse l'idea di ciò che l'album esprimeva...Mirko Colantonio ha finalizzato la mia intuizione ed ha realizzato lo scatto definitivo. E' un giovane fotografo abruzzese che conosco da tempo, pratica sia fotografia digitale che fotografia analogica. La foto che vedi è stata realizzata a Montebello sul Sangro (Buonanotte, ancor prima Malanoctem) in Abruzzo. Montebello (la città vecchia), è abbandonata da tempo e ormai le case sono tutte abbandonate e pericolanti...sembra a tutti gli effetti una città fantasma. Quella che vedi non è una vera e propria catacomba (idea scontatissima tra l'altro), ma una casa inagibile che non ha più il solaio. La sedia in un angolo, il senso della “caduta” e la vetustà dell'ambiente hanno reso quello scatto magico...poi il bianco e nero ha donato teatralità al tutto. Amo quella foto ed amo quella copertina. Rappresenta al meglio l'idea di cosa possa essere l'abbandono e il senso di claustrofobia, entrambi sentimenti che sono riscontrabili tra i solchi del disco. Realizzare una grafica digitale (cosa che abitualmente faccio) era totalmente fuori luogo, soltanto una foto poteva rendere giustizia ad un lavoro del genere. Inoltre ho collaborato di nuovo con Mirko nella realizzazione delle grafiche di “Media Vita in Morte Sumus” di Malauriu, a questo punto credo che questo sodalizio andrà avanti anche in altri progetti ed in altre sedi. 

Come viene concepito un disco degli Orcrist, dall’inizio alla fine?

Sostanzialmente Snake scrive i riff, li porta in sala prove e Grav inizia a comporci le parti di batteria. Successivamente si passa alla stesura definitiva del pezzo e alla messa in chiaro della struttura. Una volta che lo scheletro del pezzo c'è, si passa alla fase d'arrangiamento (la più delicata). Io inizio a studiare la voce (senza provarla) e decido su quali parti ci saranno delle modulazioni interpretative. Solitamente ho le prese di registrazione in anticipo in modo tale (per via della distanza) che si ottimizzi il tutto senza snaturare ciò che è stato creato. Le rehearsal forniscono cosi le basi per quello che sarà il brano definitivo e danno modo a tutti di avere un idea chiara su cosa cambiare e cosa tenere. E' importante imprimere il mood di ogni singola traccia e cristallizzare il “momento”. Ogni pezzo Orcrist è a tutti gli effetti una catarsi all'inverso.


Com’è stato accolto il nuovo “Catacomb”? 

Non potevamo aspettarci di meglio. Siamo stati stampati in tre formati differenti: pro-tape per la “VonFrost Records”, vinile per “H.o.d. Productions/'Til Gravens Vil Rec” e infine in CD per la “This Winter will Last Forever”. Io ho terminato le mie copie da tempo, cosi come anche Grav e Snake. Tutte le etichette sono state considerevolmente soddisfatte del risultato, “Catacomb” ha venduto bene ed ha venduto tanto. Le recensioni (alle quali in maniera mirata abbiamo inviato il materiale) sono state tutte positive (con una media di 90 su 100) e i singoli feedback delle persone con le quali sono in contatto sono andati oltre l'eccellenza. Questo per me rimane l'aspetto più importante, infatti le recensioni in alcuni casi vengono fatte in maniera approssimativa e frettolosa mentre il parlare con i diretti interessati che hanno acquistato il disco è tutt'altra cosa. In definitiva “Catacomb” ha ricevuto ottimi feedback ed ha risollevato il nome della band dopo 5 anni di fermo biologico.Probabilmente era un disco che nessuno si aspettava e noi abbiamo centrato il momento adatto per farlo uscire. In ogni caso rimaniamo con i piedi ben piantati a terra e con l'umiltà necessaria per dare un degno successore a ciò che abbiamo realizzato. Le aspettative di chi ci segue sono alte e noi stessi siamo molto esigenti. 

Secondo te Ant, c’è una via italiana al black metal? 

In fondo c'è sempre stata una via. Il discorso è un altro: c'è ben poca gente che è cosciente di questo e continua a perseverare nell'idea che all'estero ci sia gente che sappia fare meglio (io lo chiamo “schiavismo da esterofilia”). Negli anni '90 il discorso era diverso...tra precursori, pionieri, eccellenze e personaggi, avevamo solo da imparare su quello che divenne lo stereotipo del “Black” suonato alla scandinava, ma non dimentichiamo una cosa però: a tutti gli effetti quello che divenne Black (come lo conosciamo noi - per intenderci parlo della second wave) deve molto alle realtà nate in Italia negli anni '80. Bulldozer, Death S.S., The Black, Schizo, Ghostrider, Requiem, Necrodeath, Mortuary Drape e non so quanti altri hanno buttato le basi per l'estremismo sonoro che si è sviluppato in Europa negli anni successivi.  Allora perché chiedersi se c'è una via italiana al Black Metal? C'è, esiste ed è sempre esistita. Ad oggi acquisto quasi totalmente materiale italiano (in realtà ormai questa cosa va avanti da più di 10 anni) ed è un dato di fatto che le band italiane facciano il culo a mezza Europa (tralasciando la grandezza che la Russia e la Polonia stanno vivendo da un po' di anni a questa parte). Quella via di cui parli non tutti vogliono percorrerla e sai perché? Perché l'italiota medio si è sempre atteggiato a uomo di mondo. Se una band italiana è portabandiera del tricolore allora è ridicola, se una band italiana si atteggia da band norvegese allora è figa. Abbiamo perso la seconda guerra mondiale e da allora dobbiamo chiedere grazie sempre a qualcun altro, ecco qual'è la verità. Fanculo tutti a quel punto,  che vadano avanti le band che in maniera testarda proseguono la loro strada e guardano al proprio paese con senso di profonda ammirazione. 
   
Ci sarà la possibilità di potervi vedere dal vivo?

Gli Orcrist dal 1999 ad oggi non hanno mai fatto live ne mai ne faranno.


Secondo te, quali sono i difetti e le doti del metal italiano? 

Trovo davvero pochissime doti nel metal italiano (e non mi riferisco all'aspetto artistico). L'unica cosa che sta migliorando col tempo è il senso d'appartenenza e quindi il valore dell'originarietà. Stessa cosa purtroppo non posso dire dell'ascoltatore che guarda ancora all'estero e non si accorge che nel suo stesso paese ci sono realtà nettamente superiori. A dirla tutta c'è ben poco da pretendere, basta constatare lo stato di ignoranza che vige rispetto al numero di capolavori che ogni anno la nostra penisola sforna (senza contare che in passato abbiamo dato distanze a realtà ben più blasonate). Ci sono band che alzano l'asticella e che mettono davanti a tutto il loro orgoglio di italianità, altre che preferiscono mimetizzarsi e che credono che il nostro stato di appartenenza sia solo un limite (anni fa c'era addirittura chi si vergognava della propria origine e si millantava norvegese)...passerà del tempo ma le cose cambieranno, ne sono certo. Il difetto più grande?L'invidia. In Italia c'è chi soffre la sindrome del “cazzo corto”. C'è una guerra tra poveri inconciliabile che si sviluppa in seno alle band e persino in mezzo agli ascoltatori. Nessuno gode degli obiettivi raggiunti da qualcun altro, anzi, se può tende a sminuirli e a ridicolizzarli.  Ma questa è un'altra storia. E' un atteggiamento prettamente italiano non circoscrivibile solo all' ambito musicale, infatti questa piaga si muove a più livelli ed abbraccia pressoché tutto. In una nazione in cui stiamo disimparando a godere della crescita procapite (ricordiamo che se una band underground diventa “famosa” anche le altre ne giovano per riflesso) la meritocrazia passa in secondo piano e inizia la gara a “chi c'è l'ha più lungo”. Ad ogni modo sono molto fiducioso e spero che in un futuro prossimo si possa realmente parlare di Scena con la esse maiuscola. E' una lezione che dobbiamo impartire prima di tutto a noi stessi e successivamente far capire agli altri sebbene il percorso è davvero lungo ed ostico da affrontare. Ci sono casi limite in Italia che sono inguaribili e gente che disprezzo profondamente perché priva di intelletto e di giudizio.Qui la questione non è la “qualità” della proposta, ma il saper convivere con gli altri!In tutti questi anni ne ho viste di cose che potrei scriverci un libro, ma non è da me.Il gossip lo lascio a chi non riesce a star zitto. Ad ogni modo i pezzi di merda li trovi ovunque, del Black Metal al tizio che cerca di fregarti mentre fai la fila alla cassa del supermercato. Tutto il mondo è paese e tocca purtroppo dire che è vero. 

Bene, l’intervista è finita, a te la conclusione, grazie per tutto e supporto sempre!! 

Grazie a te per le domande che mi hai fatto, solitamente le interviste tendono a non coinvolgermi ma in questo caso ho risposto di gran gusto e mi sono tolto qualche sassolino dalla scarpa... Concludo con un appello mirato a tutti i “metallari” che leggeranno questi miei sproloqui: continuate a supportare e ad acquistare band italiane, non ne rimarrete delusi. Per il resto... “We are the freezing wind, We are the freezing storm of Evil, we are the Sword in the heart of christ!”. 

Matteo "thrasher80" Mapelli