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domenica 15 maggio 2016

STEVE ANGARTHAL - Intervista all'Artista


Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, puoi presentarlo ai nostri lettori?

Il disco si intitola “Uranus and Gaia” ed è nato come la continuazione del progetto Dragon’s Cave col quale avevo pubblicato “Elektro motion” nel 2010: cercando di migliorare il lato della comunicazione e dell’identificazione di questo progetto ho deciso di cambiarne il nome in Angarthal. I musicisti che mi hanno affiancato in questo progetto sono Luca Saja e Sergio Pescara alla batteria, Angelo Perini al basso e Mauri Belluzzo alle tastiere: come al solito mi sono occupato di tutto l’aspetto della produzione del disco (composizione, arrangiamento, registrazione e mix) mentre ho realizzato il mastering con Alberto Cutolo ai Massive Arts Studios di Milano. Hanno completato questo lavoro Gianni Corrado che ha realizzato illustrazioni e art work del disco e i fotografi Salvatore Uccello ed Elisa Santoro che hanno scattato tutte le foto presenti nel disco. Sono molto soddisfatto e orgoglioso di avere avuto tutti loro al mio fianco per questo lavoro! 

Come si è districata la tua formazione da musicista?

La folgorazione per la musica avvenne intorno agli 8 anni quando, scoprii contemporaneamente la Toccata e Fuga di Bach, le arie zingaresche di Sarasate da una parte e Rising dei Rainbow e Maiden Japan degli Iron Maiden dall’altra!...ho cominciato a studiare chitarra classica verso i 13 anni con Marco Biassoni, poi mi dedicai in maniera autodidatta alla scoperta della chitarra elettrica. Finito il Liceo studiai composizione e arrangiamento per big band con il M° Filippo Daccò; più avanti trasferitomi a Londra feci la conoscenza di Shaun Baxter col quale potei perfezionare alcune tecniche inerenti la chitarra elettrica e l’improvvisazione in ambito jazz rock. Nel 2014 mi sono laureato al London College of Music ricevendo il titolo FLCM in electric guitar performance scoprendo poi di essere il primo chitarrista italiano ad avere questo titolo!

Come hai scelto il titolo del disco?

Il disco non è propriamente un concept album ma è comunque nato con un’idea di base: il recupero di alcune figure mitologiche del passato affiancate al mondo quotidiano con i suoi momenti di euforia e di difficoltà. Il mito cosmogonico di Urano e Gaia che racchiude in sé contemporaneamente l’amore degli amanti, della madre per i figli e l’egoismo dell’uomo mi sembrava rappresentare al meglio tutto il lavoro! 


A cosa ti ispiri quando componi?

E’ la musica stessa a suggerirmi la direzione da prendere: nel tempo ho imparato a riconoscere i momenti in cui la magia fluisce e così so quando è il momento di scrivere e registrare! Poi magari ,a seconda del progetto al quale mi sto dedicando, so quali soluzioni è meglio prendere e quali è meglio lasciare da parte.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

Uranus and Gaia è un disco che fonde metal epico e progressive con una costante venatura hard rock anni ’70 e ’80 senza però volersi perdere nella nostalgia del passato! La chitarra ed il mio stile virtuoso e contemporaneamente melodico sono i cavalli che trainano il tutto;infine posso considerare questo come il mio primo vero disco da cantante!

Come nasce un tuo pezzo?

Come ti dicevo prima senza premeditazione, può essere una melodia che mi gira nella testa oppure un riff che inizio a suonare sulla chitarra o sul piano e poi mi lascio trasportare dalla musica…

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Direi “Sailing at the end of the world” dove ho fuso la potenza della rock band con un organico orchestrale quasi wagneriano … il tema poi è questo ponte virtuale tra il mito degli argonauti e gli artisti del nuovo millenio che ,come in un’impresa impossibile come la ricerca del vello d’oro, portano avanti i loro progetti!

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

Blackmore, Malmsteen e Vai per la chitarra, mentre per il canto Dio, Dickinson e Gillan

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa? 

Ora sono in tour con Pino Scotto con il quale ho collaborato nell’ultimo disco “Live for a dream”: all’interno dello show propongo un paio di brani del mio progetto perciò già lì ci sarà la possibilità di sentire Uranus and Gaia in versione live: spero dall’autunno di poter inserire anche dei miei concerti con il progetto Angarthal!

Come pensi di promuovere il tuo ultimo album, ci sarà un tour con delle date live? 

Oltre al live produrrò dei video ufficiali e materiale che sarà possibile trovare sul mio sito www.steveangarthal.it e sui social sempre a mio nome.. 

Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista?

Credo che in realtà non esista alcuna scena musicale, nel senso che i musicisti in Italia sono talmente preoccupati a far crescere il loro progetto che si dimenticano di fare aggregazione e supportare i colleghi..perciò, tralasciando i soliti riferimenti all’abisso dentro al quale si sono infilate le major, vedo un grosso paradosso: ci sono più band che pubblico,perciò i progetti non decollano, e allo stesso tempo pochi musicisti si prendono la briga di sostenere i propri colleghi partecipando ad un loro concerto o comprandogli un disco..

Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come musicista?

Internet e la rivoluzione digitale del nuovo millennio sono come la rivoluzione francese del 1700: hanno ucciso lo sfarzo e la ricchezza della musica del 1900 e ora viviamo nell’epoca del terrore … caos e mancanza di equilibri sono la fotografia del nostro presente. Ora possiamo dire che la musica sia di tutti ma la luce che poteva emanare il regno musicale di un qualsiasi grande di allora non sarà più possibile vederla! Dall’altra parte è più facile comunicare o produrre un disco fermo restando che il suo valore è stato declassato…

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

Essendo musica scritta da me direi quasi al massimo, anche se, avendo interessi musicali molto vari, sento sempre l’esigenza di suonare cose diverse, perciò magari prossimamente potrei lanciarmi in un disco acustico …

C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

Qualsiasi dei miei idoli e dei miei colleghi quando si fa musica per il piacere della musica…!

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Certo! Il tapping a 8 dita e lo sweep non servono a nulla se le note che suonate non hanno una natura, un cuore e un significato, perciò ritrovare il piacere delle note intonate e a tempo e che vogliano esprimere qualcosa aldilà dell’adrenalina della velocità! Rock on from Steve Angarthal!

Maurizio Mazzarella