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lunedì 30 novembre 2015

LUCA FUCCI - Intervista all'Artista


Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, puoi presentarlo ai nostri lettori?

Mi piace pensare a "Hidden Scars" come a un viaggio sonoro. É un disco interamente strumentale, in cui l'elettronica si incontra e a volte si scontra con il pianoforte, per dar voce a sensazioni o dipingere paesaggi senza bisogno di  parole.

Come si è districata la tua formazione da musicista?

É iniziata con lo studio della chitarra classica, ben presto messa da parte in favore dello studio del pianoforte. Poi sono arrivati i Duran Duran e Nick Rhodes. Da lì in poi ho sviluppato un interesse particolare per il mondo dei sintetizzatori, delle drum machines e della sintesi sonora.

Come hai scelto il titolo del disco?

L'ho scelto dopo aver deciso la tracklist e avere ascoltato la prima volta i brani uno di seguito all'altro. Ogni brano ha un particolare significato, è la fotografia di un particolare momento o ricordo, riportato in musica in modo indelebile, proprio come una cicatrice sulla pelle.
Pubblicare questo lavoro é stato un po' come puntare una luce su queste "cicatrici nascoste".

A cosa ti ispiri quando componi?

Ogni brano è nato e nasce come un vero e proprio flusso di coscienza. Spesso basta sedersi davanti al pianoforte al momento giusto, e lasciare che le emozioni, le sensazioni, i conflitti interiori che pulsano in me in quel momento guidino le mani sui tasti. Altre volte, invece, "patchare" i cavi e ruotare i pomelli di un sintetizzatore modulare porta dove mai avresti immaginato.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un tuo potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

Nella mia musica cerco di immortalare e fermare sensazioni e stati d'animo attraverso la stratificazione di suoni e melodie, con l'uso del pianoforte e dell'elettronica. Chi, in generale, è più portato a godere della musica lasciandosi permeare  e trasportare dalle melodie e dalle atmosfere, credo possa vivere un intenso viaggio ascoltando questo disco. Chi invece è più incuriosito dall'aspetto di ricerca sonora (penso ai tanti "synth nerd" come me) potrà scoprire ad ogni ascolto un qualcosa di nuovo e divertirsi a capire in che modo o con quali strumenti sono stati ottenuti certi suoni. Unendo le due "componenti" si ottiene la vera essenza di "Hidden Scars". Inoltre credo che la particolarità di questo lavoro sia il fatto che possa essere considerato non tanto come una sequenza di singoli brani, ma un qualcosa che debba essere approcciato nella sua totalità. A chi si appresta ad ascoltarlo consiglio sempre di ritagliarsi un'ora del proprio tempo, e, con la dovuta tranquillità e intimità ascoltarlo tutto di seguito, dalla prima a l'ultima traccia.

Come nasce un tuo pezzo?

Non ho un processo creativo standard. Come dicevo poco fa, può bastare sedersi al pianoforte, e in quel caso il pezzo nasce da una progressione di accordi o da una melodia, e viene poi sviluppato inserendo ritmiche e tappeti sonori. In altri casi posso trascorrere la notte davanti ad un sintetizzatore modulare, giocare con le molle di un reverbero e arrivare a vedere la luce del giorno con il brano finito e registrato in un unico "take".

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da punto di
vista tecnico che emozionale?

C'è in effetti un brano a cui sono profondamente legato, ma proprio perché è una cosa intima e personale non ve lo svelo...

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

Direi tutto il mio background musicale... Cure, Depeche Mode, Duran Duran, David Bowie, Nine Inch Nails, ma anche Eric Satie, Lucio Battisti ed Ennio Morricone. Ma sono sempre comunque incuriosito anche da nuovi stimoli che posso percepire da artisti o tendenze musicali attuali.

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa?

Il disco attualmente è in distribuzione su tutte le maggiori piattaforme digitali ed è anche disponibile in supporto CD digipack. Nel frattempo è partita la promozione. Ho comunque anche altri progetti da portare avanti, in particolare nuovo materiale per  "Interferenze", progetto che condivido ormai da più di 10 anni con Giacomo Salani.

Come pensi di promuovere il tuo ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

"Hidden Scars" é un disco talmente intimo e basato su degli equilibri talmente delicati che cercare di ricrearli live può essere difficile. Credo però che nel giusto contesto e nella giusta forma potrebbe avere un senso. Ci sto lavorando e sicuramente qualche "performance" live ci sarà.

Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista?

A livello "mainstream" sono decenni che manca qualcosa di realmente nuovo che attiri la mia attenzione. Fortunatamente però esistono realtà come quella del Qua Rock e Qua Rock Records che grazie al lavoro di due grandi professionisti come Gabriele Bellini e Giacomo Salani, offrono la possibilità di esprimersi ad artisti molto interessanti e lo fanno con elevatissimi standard qualitativi di produzione artistica. Googlate "La Fucina Studio" e guardate in che paradiso vengono prodotti, registrati e mixati i dischi. 

Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come musicista?

Internet è uno strumento controverso, ma sicuramente mi ha dato una mano. Lo ha fatto soprattutto in veste di "mezzo di informazione". Lo scambio di opinioni e pareri, i confronti con altri musicisti e la velocità con cui si possono reperire informazioni  mi ha permesso, ad esempio, di ampliare notevolmente  alcune mie conoscenze circa il mondo dei sintetizzatori modulari. Naturalmente internet è anche un mezzo attraverso il quale è possibile far arrivare il proprio messaggio e la propria musica a potenzialmente chiunque ne abbia accesso. A volte si rischia di perdere un po' il contatto diretto con gli ascoltatori, ma per quello ci sono sempre i concerti.

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

Il genere che suono esprime semplicemente le sensazioni che voglio comunicare. Questo può avvenire tanto attraverso un rumore fastidioso quanto attraverso una progressione di pianoforte, o mettendo insieme le due cose. La componente "suono" e tutta la ricerca che c'è dietro ha un peso importante tanto quanto quello dello della composizione.

C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

Riportate in vita Eric Satie per favore!!

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Siate curiosi, spogliatevi dei preconcetti, sedetevi su un tappeto con tante candele accese e ascoltatevi "Hidden Scars". Una volta terminato potrebbe venirvi naturale di schiacciare nuovamente play...

Maurizio Mazzarella