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lunedì 9 marzo 2015

AETHER DROP - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

“Mannequins” è un progetto ambizioso: un album che con musica e testi si propone di grattare la superficie delle emozioni umane, un insieme che abbiamo cercato di rendere al contempo potente ed armonico, strutturato senza rinunciare alla libertà. Non è comune per una band all'esordio cominciare con un Concept Album, seppur spurio, ma era un qualcosa che sentivamo di dover fare. “Mannequins” è un viaggio nel cuore e nella mente dell'uomo, in un mondo in cui l'individualità delle persone è costantemente castrata o assoggettata a modelli precostituiti. Siamo tutti manichini in una vetrina, in un modo o nell'altro: musicisti, ascoltatori, produttori. Di certo non basterà il disco di un gruppo esordiente romano a cambiare le cose, ma ci auguriamo che possa almeno portare spunti di riflessione. E qualora non ci riuscisse, confidiamo almeno di poter fare bella musica!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La nostra band è nata in maniera semplice, senza particolari aneddoti o colpi di scena da raccontare. I membri originali (Mattia L., Paolo e Mattia C. Rispettivamente chitarre e basso) avevano le idee molto chiare sul genere da seguire, sui brani e sui loro arrangiamenti, così come sulle necessità del gruppo. L'arrivo di Luca e Raffaele, voce e batteria, è stato quello che ci voleva. La nostra fortuna èstata di aver trovato un buon feeling da subito, grazie anche al fatto di avere le idee piuttosto chiare sulla strada da intraprendere. Venivamo tutti da esperienze molto diverse: cover band heavy metal, gruppi thrash o rock classico ed avevamo tutti voglia di tirar fuori la nostra musica lontana da questi generi, più moderna, che piacesse a noi ed al pubblico, in grado di tirar fuori la nostra identità ed il nostro background musicale senza snaturarli

Come è nato invece il nome della band?

Il nome è nato quasi per caso. Eravamo in alto mare perché non riuscivamo a trovare qualcosa di accattivante e che piacesse a tutti e 5, così Mattia L. (Chitarra) una sera, in preda alla disperazione ha preso il vocabolario di inglese e si è imbattuto in questo termine: “Aether”. In italiano significa “etere”, e più in particolare il termine inglese si riferisce alla sostanza omonima, che secondo i greci circondava la terra e tutti i pianeti del sistema solare. Da qui nasce Aether Drop, “Goccia di Etere”, come se fosse un piccolo assaggio dell’infinito che ci circonda, una via di fuga per la mente.
Il nome Aether Drop ci è molto piaciuto anche perché può riferirsi ad un'infinità di altre cose, in diversi campi della conoscenza e della musica, risultando così estremamente sfaccettato.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Una cosa non esclude l'altra. Molti dei nostri testi sono ispirati alla vita quotidiana che ognuno di noi si trova ad affrontare... ed è così che è nato Mannequins. C'è però un filo conduttore in questa quotidianità che abbiamo riscontrato tutti e che, piano piano, è andato a creare il Concept di “Mannequins”. Tale filo conduttore è la spersonalizzazione dell'individuo, in una società più interessata al numero che alle caratteristiche, pulsioni, desideri ed aspirazioni del singolo individuo. Questo tema, in un modo o nell'altro, è affrontato in tutte le tracce dell'album, da diversi punti di vista: il criptico testo della title track altro non è che un riferimento al mondo dello spettacolo, il primo singolo, “Attitude”, parla delle catene che ci auto-imponiamo, per ignavia o vigliaccheria. Si spazia dalla rabbia (Anger Grows), alla follia (From The Inside), alla delusione (Eyes Wide Open), passando per tematiche sociali, come informazione e repressione (Indifference, Tyranny Child). È nella sua seconda parte che l'Album si apre ad emozioni più positive: rivalsa (The Way We Answer), coraggio (Keep Yourself Alive), serenità (Aria, Made Of Tears). Di conseguenza, si può immaginare come i testi abbiano un peso altissimo nell'ambito della nostra musica tanto la copertina e gli artwork interni sono stati realizzati da una artista locale (Giulia Molinari, che ringraziamo), che ha lavorato a stretto contatto con noi, per cogliere appieno il concept del disco e dei suoi testi in ogni sua sfumatura. E riteniamo che il risultato finale sia assolutamente mozzafiato.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Dal punto di vista musicale, abbiamo prestato molta attenzione al groove dei brani ed ai loro arrangiamenti. Ottenere un suono compatto, sia melodicamente che ritmicamente, è stata la priorità assoluta. Da questo punto di vista, abbiamo preferito lavorare “di sottrazione” più che “di addizione”, cercando di eliminare il superfluo in ogni traccia. Nonostante la grande cura nei testi e nell'aspetto “tecnico”, infatti, riteniamo che prima di poter conquistare la testa ed il cuore di un ascoltatore sia necessario attirarne la “pancia”: vogliamo che il nostro pubblico si scateni, poghi, scapocci…. fondamentale quindi in questo senso è il lavoro della nostra sezione ritmica (Mattia C, e Raffaele) nel cercare ritmiche e groove non banali ma che non confondano l'ascoltatore, e dei chitarristi (Mattia L. e Paolo) nel cercare un suono moderno, granitico con armonie e melodie che possano catturare l'orecchio.

Come nasce un vostro pezzo?

Ogni nostro brano nasce da una bozza di partenza, una sorta di “scheletro”, portato in sala da un singolo membro della band, che successivamente viene arricchito, elaborato, o come spesso è successo, completamente stravolto. Ci piace pensare insieme ai riffs, alle strutture e agli arrangiamenti; se ognuno di noi non avesse messo un pezzo di se in ogni brano il disco non avrebbe avuto la carica necessaria per essere registrato. Si tratta quindi di un lavoro corale, sebbene parta quasi sempre dall'idea di un singolo. Nessun brano è mai scritto ed arrangiato in solitaria da un membro del gruppo. Siamo molto fieri di questa mancanza di leadership in fase compositiva, che ci consente di avere idee sempre fresche e mai scontate.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Made Of Tears è il brano che più sentiamo in assoluto. E’ stato l’ultimo brano che abbiamo scritto prima di entrare in studio e proprio per questo motivo, dal punto di vista tecnico, è il più maturo del disco. Lo sentiamo come una sorta di preludio alle sonorità che vorremmo adottare in un ‘ipotetica prossima produzione. Il testo parla di una delusione amorosa, e più in generale delle delusioni che si ricevono a causa dell’ingenuità con le quali troppo spesso affrontiamo le situazioni; nella parte finale del brano il protagonista prende coraggio e decide di alzarsi, di porre fine alle sofferenze che troppe volte lo hanno fatto star male. Metaforicamente rappresenta una sorta di passaggio obbligato che tutti noi abbiamo dovuto compiere, e forse è proprio per questo che lo sentiamo particolarmente anche dal punto di vista emozionale.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Proveniamo da background musicali diversi, quindi la risposta varia molto tra i vari membri del gruppo. Ci viene spesso fatta notare una certa somiglianza con gli AlterBridge, gruppo che pure ha ispirato molto i due chitarristi, ma riteniamo che la cosa sia più una casuale combinazione tra le diverse “anime” dei vari membri più che una vera e propria ispirazione:
Il cantante (Luca) è un grande appassionato di rock classico, dai Led Zeppelin ai Jethro Tull, passando per la lunga tradizione del progressive rock italiano ed internazionale e per il più recente rock alternativo di Queens Of The Stone Age, Royal Blood e similari, e, stranamente, ha preso ben poca ispirazione dal metal più moderno. Di formazione ben più recente è la sezione ritmica, con Mattia C. (Basso) amante dell'hip-hop e crossover americano (Korn, Limp Bizkit), e Raffaele (Batteria), appassionato da industrial, alternative e nu metal (Nine Inch Nails, Rammstein, Faith No More). Mattia L. e Paolo (Chitarre) hanno sempre suonato assieme e condividono molte scelte ed ispirazioni musicali, peraltro assai varie, in cui il post-grunge dei già citati AlterBridge e di gruppi simili occupa un ruolo di primo piano.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live? 

Ci stiamo muovendo molto con la promozione del disco sul web,è possibile acquistarlo su diverse piattaforme (itunes ,google play,amazon) oppure ascoltarlo in streaming su spotify. Teniamo sempre aggiornata la nostra pagina ufficiale su facebook in modo da poter comunicare tutte le novità in tempo reale con le persone che ci seguono. Abbiamo già ricevuto un paio di buone recensioni all’album e stiamo aspettando che ne escano altre a breve,inoltre stiamo pianificando un piccolo tour di promozione al disco fuori da Roma. Non possiamo ancora anticipare nulla poiché non è stata confermata ancora nessuna data,speriamo di riuscire a portare la nostra musica nelle altre realtà del nostro paese e chissà magari anche fuori dall’Italia. l’unica certezza in questo momento è che,dopo la stupenda serata di presentazione al Jailbreak live club, non avremo altri concerti nelle vicinanze della capitale per un bel po’ di tempo.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Al momento non abbiamo nulla del genere in programma, e non crediamo che sia il momento giusto, dopo un solo album di esordio, di pensare ad iniziative del genere.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Crediamo che vada descritta impietosamente e senza mezzi termini come “desolante”. Manca un contratto nazionale decente per i lavoratori dello spettacolo di livello locale, le norme di legge sono confusionarie o inesistenti, la promozione viaggia solo attraverso la buona volontà dei singoli o di poche riviste o siti specializzati, ed, in ogni modo, underground. Molti locali pagano poco (quando pagano!) e puntualmente cercano di rimangiarsi la parola data adducendo le scuse più svariate. Siamo stati fortunati ad ottenere la fiducia di una casa discografica in crescita come la Agoge che è in grado di darci una mano, ma la strada è comunque in salita. La verità è che la musica in Italia, semplicemente, non interessa. E la recente crisi non ha fatto altro che ridurre ancor più tale interesse. Anche a livello “mainstream”, nei noti festival nazionali trasmessi da televisioni di stato, si sente parlare più dell'abbronzatura del presentatore, dell'intervista a questa o a quella attrice americana, del tatuaggio di questa o quella soubrette più che della musica che tali eventi si propongono di promuovere, sulla cui qualità, peraltro, ci asteniamo da esprimere commenti.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Internet è stato fondamentale per gli Aether Drop. Sicuramente a livello di promozione, che viaggia primariamente tramite tale mezzo: su Internet è stato pubblicato il nostro videoclip (che ha raggiunto in breve tempo migliaia di visualizzazioni), sono state pubblicizzate le nostre serate, sono venduti i nostri dischi e sono mantenuti i rapporti con i nostri fan. Ma il più grande aiuto ottenuto dalla rete è nella comunicazione, sia con gli ascoltatori, che (soprattuto!) tra di noi. Senza internet, non avremmo conosciuto e non avremmo potuto suonare con quei grandi musicisti che sono Luca e Raffaele. Abbiamo potuto far ascoltare loro il nostro materiale, metterci subito d'accordo su quello che volevamo fare e capire fin da subito quale era la strada giusta per noi. Il poter condividere rapidamente e facilmente tra di noi idee, riffs, linee vocali ed arrangiamenti con pochi click ci ha anche dato una mano in fase di scrittura, facendo in modo che tutti entrassero in sala prove con le idee chiare sul lavoro da fare.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Il genere che facciamo è in assoluto quello che può valorizzare di più le nostre capacità. Innanzitutto potersi trovare con altre quattro persone a suonare un genere che tutti adorano è un grande incentivo, in secondo luogo il fatto che il nostro genere è stato raggiunto inserendo le influenze musicali e tecniche di ogni singolo componente della band arrivando a quello che è oggi. Siamo comunque sempre in crescita costante, sia come singoli che come gruppo, e quindi non è da escludere una prossima evoluzione che possa ancora di più valorizzare le nostre peculiarità. Abbiamo già molte idee in merito. Il genere che abbiamo raggiunto è molto aperto a esperimenti anche piuttosto distanti dall'alternative metal propriamente detto: un esempio è nella chiusura del brano Keep Yourself Alive dove il nostro cantante sfoggia un assolo di armonica. Questa apertura ad ogni tipo di idea, non importa quanto apparentemente lontana da ciò che ci si potrebbe aspettare, è la dimostrazione di come il genere che suoniamo sia assolutamente perfetto per il nostro amalgama.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

La risposta a questa domanda cambia radicalmente a seconda del membro del gruppo a cui viene posta. Come già detto, abbiamo un background musicale piuttosto vario e variegato, ed ognuno di noi ha sicuramente un'idea diversa in merito. La matrice comune del nostro sound è sicuramente di ispirazione statunitense, di oltreoceano, quindi un nome comune proverrebbe al 90% dalla tradizione americana. Seguendo questa traccia, e puntando molto in alto, potremmo ironicamente fare il nome di Dave Grohl. Tanto, oramai, collabora con chiunque.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Rock on, guys! Supportate la musica indipendente, e bevete una birra alla nostra salute. Noi faremo lo stesso!

Maurizio Mazzarella