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giovedì 23 gennaio 2014

BRUNO CAVICCHINI - Intervista all'Artista


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Mood Balance è il risultato di anni spesi a suonare in giro con diverse bands e musicisti. E' frutto di anni di esperienza sia come chitarrista che come compositore. Sentivo da tempo l'esigenza di produrre un disco da solista in cui potermi riconoscere al 100%, senza compromessi. E oggi, dopo un bel po' di fatica, eccomi qui!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La mia band è nata specificamente nel Febbraio 2012 quando sono stato selezionato per partecipare al contest Musiche Festival band nuove a Roma. Avevo già una demo pronta e ho inviato un brano agli organizzatori del contest per la selezione. Per la precisione, il brano Here and Beyond. Sono stato così scelto e ho dovuto metter su la band. Inizialmente eravamo un quartetto (chitarra solista, chitarra ritmica, basso e batteria). Poco dopo siamo diventati un trio. Oggi la band è composta da me alla chitarra, Domenico Ragone al basso e, al momento, Pino Liberti, turnista, alla batteria.

Come è nato invece il nome della band?

-Dopo varie riflessioni ho optato per lasciare il mio nome e cognome. 

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Sinceramente la mia musica per ora è al 90% strumentale. Nel disco compare una sola traccia cantata: Hazy Days. Alla voce ho pensato bene di chiamare un amico nonché un ottimo cantante, Danilo Galgano. In genere, però, quando ho composto del materiale cantato in passato ho sempre amato esplorare tematiche legate all'individuo, alle sue domande esistenziali o a temi di carattere sociale.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Io sono fermamente convinto che Mood Balance non parli solo ai chitarristi. La mia esperienza di promozione live del disco mi sta concretamente dimostrando quanto esso sia apprezzato da chiunque ami la buona musica, a prescindere se chitarrista o meno. E' stata mia ferma volontà fare un disco che fosse composto innanzitutto di canzoni e non di puro onanismo chitarristico. Io per primo voglio ascoltare delle canzoni quando compongo. Il momento del virtuosismo entra come parte a sè. Una tonnellata di note senza una bella struttura armonica sotto non ha senso e stanca. Ecco, io penso di essere riuscito a evitare questo. Poi, gli ascoltatori giudicheranno.. 

Come nasce un vostro pezzo?

Non c'è una formula prestabilita. A volte si presenta una melodia nella testa. Altre volte nasce da una frase che mi colpisce durante un momento di improvvisazione. Altre volte ancora da un bel riff di chitarra. Insomma, mi deve ispirare.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Sceglierne solo uno è difficile. Permettimi almeno di sceglierne due. Here and Beyond, perché rappresenta il mio lato più intenso, emotivo, melodico, espressivo. Fallocaster perché, invece, è l'espressione manifesta del mio lato più heavy, tecnico, virtuoso, rockettaro e viscerale!

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Sono cresciuto ascoltanod tutto il classic rock e il progressive dei '70 e il classic hard'n'heavy dei primi '80. Chitarristicamente sono stato molto influenzato da Ritchie Blackmore, Jeff Beck, il primo Yngwie Malmsteen, David Gilmour, Jimi Hendrix, Jimmy Page e Steve Hackett. Come bands molto dai Deep Purple, Rainbow, Pink Floyd, Led Zeppelin, Genesis, Yes, King Crimson, Whitesnake, Saxon, primi Judas Priest.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

-Al momento sto cercando di organizzare delle date dal vivo in giro per l'Italia. Mi piacerebbe molto poter organizzare qualcosa fuori, all'estero.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Credo che sia troppo presto per pensare a un DVD ora.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena musicale italiana è in buona salute, direi. Ci sono ottime bands in giro. Il problema è il "sistema" che non aiuta a emergere. Qui sembra che fare una data in maniera professionale sia qualcosa di veramente difficile, se non sei una tribute di un certo tipo o se non fai musica di massa. Credo che la scena musicale italiana soffra degli stessi problemi del Paese in generale. Il talento dell'artista spesso passa in secondo piano rispetto alle conoscenze e alle spintarelle. Manca la meritocrazia e una seria attenzione alla qualità musicale. Spesso mi arrabbio quando leggo sulla stampa rock estera di band hard rock di modesto valore che vengono spacciate come sensazionali quando anche qui in Italia ne abbiamo alcune che potrebbero spaccare. Però, lì c'è una maggiore attenzione a quel tipo di musica. Quindi, ci servirebbe un bel po' di sana autocritica. La musica rock dev'essere ancora considerata una cosa seria in Italia.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Credo che Internet sia di grande aiuto quando vuoi far conoscere in giro la tua musica e crearti una serie di contatti. Detto questo, penso anche che sia dannoso oggi in quanto ha in parte contribuito alla crisi del mercato discografico con conseguenti difficoltà per le band nuove. Inoltre, la possibilità per chiunque di poter mettere la propria musica in rete o su youtube ha come conseguenza un livellamento generale e diventa, pertanto, un ostacolo per chi vuole arrivare alle persone. Cioè, manca un filtro. Esattamente quello che una volta, non senza alcune colpe, facevano le case discografiche.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Fare musica strumentale è una lama a doppio taglio: può aiutarti ad esprimerti al 100%. O può diventare una vetrina fine a se stessa per mettersi in mostra. Sta alla maturità del musicista non cadere nel secondo aspetto.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-La lista sarebbe chilometrica!! Sicuramente alla voce Coverdale e Hughes (due grandi sogni!), Jorn Lande e Dougie White (altri 2 grandi cantanti). Alla batteria Vinnie Colaiuta o Terry Bozzio.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Spero che Mood Balance possa essere apprezzato da più persone possibile. Mi piacerebbe tanto poter dimostrare che non nsempre la musica strumentale è una sciorinata di note o qualcosa solo per pochi. Ascoltare Mood Balance per credere! Grazie a voi e a tutti i lettori!

Maurizio Mazzarella