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sabato 13 gennaio 2018

SEVEN SPIRES - Solveig

SAOL
Ciò che a me piace di certo Power/Prog Metal è che alla fine le bands si stancano dei soliti stilemi triti e ritriti ed iniziano... non tanto a "sperimentare" a tutti i costi, quanto a trovare una direzione musicale originale e creativa, senza tradire le proprie origini. E' il caso di questi esordienti statunitensi Seven Spires, i quali dopo appena un singolo ed un EP ci propongono un bellissimo primo album autoprodotto (COSAAA??? Vergognatevi labels, provvedete subito a procurar loro un contratto dignitoso!) dove la loro vena Prog Metal è sviluppata in un senso artistico nobile ed elevato. Sono davvero esterrefatto dall'alta qualità delle performance dei musicisti, e dalla grande diversità di atmosfere tutte accomunate dall'alone "leggendario" ed "oscuro" che rappresenta la base concettuale della loro verve compositiva. Siamo poi difronte ad una female singer, la brava Adrienne Cowan (qui anche tastierista/pianista), dalla voce espressiva e "liricista" ma non priva di energia e versatilità (e sentirete che estensione!). Le parti cantate sono tutte perfettamente calzanti sulla sua splendida voce, che passa con nonchalance dal canto melodico ed emotivo di "Encounter" agli splendidi vocalizzi acidi e pieni di energia di "The Cabaret Of Dreams" fino alle orientaleggianti "Choice" e "Closures" (quest'ultima davvero bellissima, forse la migliore del lotto).

Per non parlare di "The Paradox" e "Serenity" dove i nostri sconfinano addirittura nel Black Metal sinfonico (ed anche qui le vocals sono perfette, non c'é che dire). Segnalo inoltre il bel finale sinfonico rappresentato dalla epica "Ashes" e soprattutto da "Reflection", contenente gli stessi temi musicali in versione orchestrale. Tutto questo per un esordio discografico superlativo. Nonostante la line-up sia momentanteamente incompleta (sono privi di batterista), si apprezza inoltre la buona perizia dei musicisti coinvolti, vale a dire il giovane shredder malmsteeniano Jack Kosto ed il bassista Peter Albert de Reyna. Le songs si susseguono mostrando una quantità di "good vibrations" davvero pregevole. L'attenzione dell'ascoltatore viene sempre tenuta alta (e ce ne vuole, in un'ora abbondante di musica), grazie a composizioni complesse e sfaccettate tra parti melodrammatiche, reminiscenze folkish, metallo rovente, arrangiamenti tastieristici variegati, eleganti ed estremamente rifiniti, influenze Power e Prog e "addirittura" melodie ed armonie che sanno fortemente di AOR/Pop Metal di annata (ma ugualmente epico e di classe). Il tutto "pilotato" dalla nostra bella e brava vocalist. Giacché mi chiedo, perché non dare una possibilità a questa band, che ha tutte le carte in regola per essere la "next big thing" del settore Prog/Power Metal? Labels, fatevi avanti. E voi amanti della parte nobile, epica e progressiva del metal, fatevi avanti e supportate. Questi fanno sul serio. Tifiamo per loro. 

Voto: 8/10 

Alessio Secondini Morelli