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mercoledì 6 dicembre 2017

GREYFELL - Horsepower

Argonauta
Un vero cavallo potente, possente e carico di soluzioni doom e acide questi Greyfell. I francesi, esordiscono per la nostrana Argonauta con il loro secondo disco, un disco pregno di amore per il suono più oscuro e acido del rock. L’opener “People’s temple” è pregna di goove acido; effetti,un basso ipnotico e una batteri a possente ritmata, chitarre dai riffing compressi, potenti e ricchi di squarci hard; con una voce carica di effetti, messa in secondo piano rispetto agli strumenti per poi esplodere, quasi un cerimoniale pagano e spaziale; fuori dai confini del conosciuto. “Horse’s” anch’esso un brano pieno di un suono spaziale, doom e ricco di riverbero, la batteria è lenta, ricca di groove, il cantato è salmodiante, un brano che si apre a squarci potenti, mentre nelle strofe l’atmosfera è più calma, anche qui la sensazione di trovarsi in un’altra dimensione è palpabile, i nostri sanno ricreare bene le atmosfere più acide grazie a riff carichi di groove e psych.

“No love” un brano che introdotto da un basso possente, si trasforma in una doom song, un pachiderma con riff compressi e grassi, la batteria è lenta e ritmata, come se fossero delle percussioni tribali, il cantato filtrato sembra evocare una cerimonia antica; i cori ripentono come un mantra il ritornello; un suono carico di riverbero, effetti carichi di acidità psichedelica sono seminati in tutto il brano. “Spirit of the bear”, un brano che entra piano, un basso con colpi di batteria che viene poi arricchito da un’esplosione doom; tastiere spaziali, ritmiche possenti, una voce filtrata, e il basso che è lo strumento principe unito a riff carichi di groove compresso, un sapore seventies permanente; ti da un senso di estraniazione totale, con la voce che esplode in urla potenti, un brano che ascolto, dopo ascolto, rapisce. La conclusiva “King of xenophobia” chiude il cerchio acido, con una doom song, ricca di eco, possente, lenta, un drumming pachidermico, riffing psych e compressi esplodono all’improvviso, mentre la voce carica di umore blues, acuta e acida esplode alta, carica di eco ed effetti, coi cori che doppiano il cantato; un trip acidissimo, che ti fa precipitare in un vortice ad alto grado psych. Un disco favoloso; potente, carico di acido, doom ma soprattutto elemento imperante è la voce effettata volutamente, per dare ancora di più la convinzione di trovarsi in un altro piano astrale, da avere. 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli