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martedì 12 settembre 2017

DIE APOKALYPTISCHEN REITER - Der Rote Reiter

Nuclear Blast
I "Cavalieri Apocalittici" (questa è la traduzione dal tedesco del loro nome) sono tedeschissimi (nessuno ci credeva!!!), cantano in lingua madre e sono attivi da ben 22 anni. Questo "Der Rote Reiter" è il loro decimo album. Seppur non sia io eccessivamente avvezzo alla corrente cosiddetta "Folk-Metal", trovo il loro sound accattivante e potente. Immaginatevi le cattivissime ritmiche mitraglianti del metalcore alla Meshuggah sposarsi con il death melodico di derivazione At The Gates, condite il tutto con alcune sporadiche parti elettroniche con cantato tedesco dall'incedere di sapore Rammstein (ecco, l'ho detto: in quanto a metal in lingua teutonica oggi non si scappa proprio dal paragone con la band di Till Lindemann, che volete farci...), aggiungete un cantato abbastanza versatile dove si passa dal più puro growl/scream al catarroso aggressivo al melodico puro... ed avrete una vaga idea delle loro tribali e feralissime sonorità. Pare forse un po' ridicolo a dirsi, ma vi assicuro che come variante sul tema del metal estremo il loro sound così particolare funziona.

I nostri condiscono anche il tutto con delle reminiscenze folk nelle melodie, come nella iniziale "Wir Sind Zurück", e paiono comunicare parecchia energia. Il cantato in tedesco forse pare un po' ostico alle orecchie dei meno abituati, ma non risalta sempre in maniera negativa, soprattutto nell'incedere ritmico. Ho anche sentito delle critiche in giro su quest'album secondo le quali il loro sound è diventato un po' troppo "convenzionale" rispetto alle "sperimentazioni" del passato. Personalmente non conosco le loro prove passate, a me interessa la sostanza del disco, la sua verve viscerale e quasi... tribale! Ciò che posso dirvi è che nonostante i 54 minuti galoppanti del disco in questione, l'impressione sull'ascolto è il coinvolgimento emotivo e viscerale che si respira lungo tutta la durata dell'album. Molto di più di molte altre bands dedite al metal estremo e non, che non hanno imparato altrettanto a coinvolgere il pubblico. Beh forse è questo il segreto di questa band. Forse l'estrema libertà di esprimersi in lingua madre li ha liberati da parecchie catene, ed in effetti vi è qualcosa nella loro dimensione musicale che splende in maniera profonda. Difficile da quantificare o descrivere a parole. Disco che trasuda abbastanza visceralità e sincerità emotiva. Per ora... tanto di cappello per i traguardi raggiunti, nonostante, ripeto, l'apparente osticità internazionale del cantato in tedesco. 

Voto: 8/10 

Alessio Secondini Morelli