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giovedì 13 luglio 2017

SIKTH - The Future In Whose Eyes?

Millennium Night
Sono resuscitati i Sikth, grandi ragazzi, un disco eccezionale per tecnica, passione e coscienza morale. I nostri tornati dal sonno che pareva averceli tolti reclutando un nuovo cantante, Joe Rosser, non si discostano dalla formula che hanno contribuito a creare, ovvero il djent metal; l’opener “Vivid” ne è il manifesto; controtempi tecnici, basso pulsante, batteria frenetica, chitarre in compressione sonora e riff ad incastro e un singer che sa colpire sia in scream, che in tono pulito; tra il melodico e il tono un po' più folle ma ficcante ”Century of the narcissist? “ è velocità massima per poi rallentare con cori melodici e chitarroni, per poi procedere schizzando classe mentre il singer istrioneggia da par suo; ”The aura” parte con ritmi potentissimi, un up tempo progressivo, tecnicissimo per l’evoluzione sonora che il gruppo da, perché non è solo grande capacità strumentale, ma soprattutto centrare il punto colpendo l’anima anche con dosi sapienti di melodia tramite un singer di razza che sa colorare il cantato in modo duttile.

Grande brano “Cracks of light”; nervoso, melodico ,ricco di emozione che entra negli strumenti; una sorta di opera teatrale in musica, che passa dallo scream, al tono pulito e ad una voce profonda da goth singer, mentre la band con pochi e sapienti colpi fa capire la quiete prima della tempesta in blast beats; ”The moon’s been gone for hours” è una sorta di intermezzo narrato, un trait d’union nel concept dei nostri, carico di pathos; ”Riddles of humanity” è contorsionismo sonoro, controtempi in up tempo, riffing compressi e aggressivi e il ritornello è aperto e melodico, in contrasto con le strofe tra l’urlato e l’ossesso; ”When it rains” chiude il lavoro ancora con la voce narrante, un tappeto di tastiere rilassanti e un rumore di onde in lontananza; una specie di quiete dopo la tempesta sonora creata. Un disco fenomenale, che ci riconsegna i britannici più cariche che mai; un lavoro non semplice, critico a livello concettuale ma che ti conquista con la sapiente dose di tecnica e melodia, un grande lavoro che pone ancora il solco nel metal moderno, grande opera. 

Voto: 8,5/10 

Matteo ”Thrasher80” Mapelli