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mercoledì 3 maggio 2017

UNIVERSAL TOTEM ORCHESTRA - Mathematical Mother

Black Widow
Gli Universal Totem Orchestra non si possono certo definire una band prolifica dal punto di vista discografico. Dal 1998 hanno tirato fuori solamente tre album, Rituale Alieno(1998), The Magus(2008) e Mathematical Mother, fino ad oggi ultimo platter prodotto da questa band proveniente da Rovereto (Tn). Diciamo che la stima è di un album ogni dieci anni quasi! Pur non essendo così prolifici disco graficamente comunque recuperano alla grande in fatto di qualità. E qui in questa loro ultima fatica ne hanno da vendere di qualità! Ci troviamo davanti un ottimo album di, oserei dire, symphonic prog rock. Interessante, anche se potrebbe sembrare un azzardo, il primo brano Terra Cava, che supera di pochissimo i quattordici minuti!! Non capita certamente tutti i giorni far iniziare un album con una suite di tale portata. Ma il risultato comunque è di quelli da prova altamente superata! Tutti i minuti del brano in questione scivolano via che è un piacere. Complice anche la voce da soprano di Ana Torres Fraile, coadiuvata da grandi e talentuosi musicisti che posseggono una padronanza strumentale totale.

Un misto di rock, prog e musica classica pervade l’aria circostante, per tutta la durata. Non ci si stancherà mai di sottolineare come i migliori musicisti di questo genere li si possono trovare qui nella nostra amata Italia! Motivo ovviamente di orgoglio. Con il secondo brano, si continua sempre sulla stessa scia, avvicinandosi anche ad una gloriosa band che ha fatto storia, ovvero la PFM. Con la sola differenza che qui troviamo sempre la soprano a farla da padrone. Unico brano ad andare sotto i sei minuti. Ci sono anche delle tempistiche tanto care al jazz di classe, che i nostri sciorinano con grande disinvoltura. Forse a volte un po’ troppo tecnici, ma comunque sempre d’effetto. In Architettura Dell’Acqua i nostri sembrano almeno per i primi cinque minuti rilassarsi,poi continuano sempre con la stessa carica di prima, accentuando tra l’altro l’impronta jazz. Altro brano abbastanza lungo che riesce a non stancare mai comunque. Gli ultimi due brani sono sempre sulle stesse coordinate dei precedenti, orchestrazioni molto articolate, produzione sopraffina fanno di questo platter un perla di progressive jazz se vogliamo coniare un altro termine!

Voto: 9/10

Sandro Lo Castro