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lunedì 10 aprile 2017

LABYRINTH - Architecture Of a God

Frontiers
Con una formazione completamente rinnovata, i Labyrinth ritornano in grande stile, sfornando un disco straordinario, confermando uno stato di forma smagliante. Se alla voce Roberto Tiranti rimane l'asso nella manica di questo gruppo, alle chitarre il duo formato da Olaf Thorsen ed Andrea Cantarelli si destreggia in una raffica di assoli ultra tecnici ed incisivi, rimarcando la grande sintonia tra due dei migliori musicisti a livello europeo e non solo. Le novità sono nella sezione ritmica con Nick Mazzucconi al basso e John Macaluso (ex Malmsteen e Symphony X) alla batteria. La prova del drummer statunitense era tra le più attese ed il buon Macaluso, di origini palpabilmente italiane, non ha deluso, intersecandosi alla perfezione nel nuovo ingranaggio Labyrinth. Un vero e proprio jolly si è invece dimostrato Oleg Smirnoff alle tastiere, noto per il suo passato in Eldritch, Vision Divine e Death SS. Il suo abbandono alla scena metal, non faceva presagire ad un potenziale reclutamento in questo progetto, per sostituire tra l'altro Andrea De Paoli, uno dei membri storici del gruppo. Ed il contributo di Smirnoff ha dato ad Architecture Of a God quella marcia in più che consente all'album non solo di differenziarsi nel sound dai sui predecessori, ma anche al gruppo di giostrarsi su dinamiche differenti, che hanno portato nuova linfa anche da un punto di vista composito. Architecture Of a God è un lavoro fresco e diretto, dotato di un impatto forte e di una presa immediata. Ha certamente dei richiami ai due Return Of Heaven Denied, ma la sua forza è quella di splendere di luce propria, aspetto che rimarca la personalità di una band capace di evolversi e rinnovarsi costantemente, mantenendo una coerenza di fondo.

Bullets apre le danze e mette subito in chiaro le cose, grazie ad un Tiranti ispirato, un Thorsen grintoso ed un ritornello da pelle d'oca. Il classico pezzo destinato a divenire un punto di riferimento anche in chiave live. Segue Still Alive, aperto da un colpo di basso possente, per poi dispersi in una delle melodie più ammalianti mai realizzate dai Labyrinth, differentemente Take My Legacy oltre a giovare di suoni sintetici ipnotizzanti, mostra la dimensione maggiormente heavy del gruppo, con chitarre talmente taglienti, che fanno pensare anche al thrash metal, soprattutto nella parte iniziale. A New Dream è certamente tra gli episodi più elevati di Architecture Of a God, tanto da ricordare The Night Of Dreams già presente nel primo capitolo dei due “Returns”, richiamato anche in Someone Days, brano che rimarca la perfezione vocale di Roberto Tiranti, probabilmente uno dei migliori vocalist in circolazione e We Belong to Yesterday. Random Logic ed a seguire la title-track, sono due momenti spiazzanti, cupi ed oscuri, per certi versi crepuscolari, riconducibili al best seller dei Vision Divine (altra band di Olaf Thorsen) Stream Of Consciousness. Dopo Children, cover di Robert Miles eseguita in splendido Labyrinth style, ecco il momento di Those Days, una ballata heavy che racchiude poesia e sentimento. I ritmi si ribaltano completamente con Stardust And Ashes, un concentrato di potenza micidiale, dove si nota la pregevole sinergia tra le due chitarre di Thorsen e Cantarelli con la batteria di Macaluso. La parole fine su Architecture Of a God la pone Diamonds, strumentale moderno ed evoluto che ci conferma la grandezza del miglior disco mai composto dai Labyrinth, una band straordinaria, che riesce a sorprendere ancora confermandosi al top della scena metal mondiale.

Voto: 10/10

Maurizio Mazzarella