Mazzarella Press Office

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lunedì 3 aprile 2017

HESPERIA - Intervista all'Artista


Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, puoi presentarlo ai nostri lettori?

AVE! CAESAR [Roma vol. I] è il sesto album di Hesperia. Poichè Hesperia è un progetto concept, il cui nome è un antico nome dell'Italia, che si prefigge di coprire cronologicamente le ere storiche della nostra penisola (anche in maniera mitologico-letteraria), e poiché l'era preromana era stata conclusa nell'album precedente con l'ultima parte della tetralogia sull'Eneide, questo nuovo album inaugura l'era romana e lo fa con una monografia su Giulio Cesare. L'album è infatti un concept, o meglio una rock metal opera dalle forti tinte cinematografiche, incentrata sulla figura di Cesare: la sua vita, i punti salienti, le sue imprese. Il tutto viene trattato in 11 brani, ognuno dotato di intro in stile colonna sonora (con dei reprise). I brani non seguono uno stile musicale preconfezionato ed omogeneo, ma sono pieni di sfumature e diverse influenze al fine di rendere al meglio l'atmosfera degli eventi, quindi il o i generi non sono lo scopo dell'album, ma il mezzo; tuttavia  in generale credo che si noti l'impronta musicale “Hesperia” che contraddistingue tutti gli album. L'album parte dall'introduzione dell'album IVLIA GENS, celebrando strumentalmente la discendenza di sangue di Cesare da Romolo ed Enea (ricollegandosi agli album precedenti); questa è in continuità col primo brano “Svpremvs Dvx” in cui si parla dei presagi divini dell'imminente arrivo di Cesare sulla terra. Questo brano introduttivo è ricco di un pathos molto “romanzato” direi. E' un brano old school tra hm, speed-thrash e black metal. Trivmvratvm invece, come dice il titolo parla del triumvirato tra Cesare , Crasso e Pompeo, con una citazione di Svetonio. Si muove tra hm/epic old school, pagan black. De Bello Gallico, parla delle campagne in Gallia e dell'omonima opera di Cesare; per rendere l'atmosfera è stato adottato un feeling celtico, ed usata la Crotta, un antico strumento gallico. Britannia Capta Erit/ Alea Iacta Est, parla dell'inizio delle campagne in Britannia e del ritorno di Cesare col decisivo attraversamento del Rubicone (la storica frase IL DADO è TRATTO). Oltre alla parte in stile cinematografico, le influenze sono quelle dell'hard n heavy “britannico” (in parallelo al titolo), e in parte del prog. Sul finale troviamo effetti ambient registrati da me al Rubicone. E' la volta di Roma, in cui il tema è la guerra civile tra l'esercito di Cesare e il Senato assieme a Pompeo. Un brano che parte dal rock identitario per arrivare al black metal. Aegyptvs è il tema di Cleopatra, prevalentemente impostato su scale egizie, passa dall'hm/epic old school al metal sinfonico con tanto di dialogo tra un tenore (Cesare) e un soprano (Cleopatra). Il tenore è stato registrato all'Arena Sferisterio di Macerata, un luogo molto rinomato in Italia e nel mondo per l'opera lirica. E' la volta di Caesar, il brano più marziale, e forse più moderno, tra neo folk e martial metal, tutto cantato in latino con pronuncia arcaica. Segue Romana Conspiratio il tema di Bruto; è una sorta black'n roll molto “trucido” dalla struttura tra blues rock, rock n roll e swing, ma dal suono molto “blackened”. Si passa alla riflessiva “Divini Praesagii” i presagi divini della morte di Cesare alle Idi di Marzo; una sorta di ballad dalle tinte molto rock, oltre che hard'n heavy, e anche molto '70iana (l'hammond lo sottolinea), rievocando lo stile delle rock opera degli anni '70; se guardiamo alla passione di Cristo in J.C. Superstar , possiamo dire che questa è una sorta di “passione di Gulio Cesare” che nonostante tutto continua per il suo destino. Il brano è introdotto come quello precedente da una citazione dal Cesare di Shakespeare. La morte di Cesare alle Idi di Marzo è resa con la sinfo-cover dei Maiden “The Ides of March”; sinfonica ma con soliste che ne preservano lo stile originale. La conclusiva “Ivlivs Caesar (Divvs et Mythvs)” parla di quello che accade dopo la sua morte: l'apparizione del fantasma di Cesare a Bruto, l'uccisione dei cesaricidi, l'immortalità del nome di Cesare nella storia, quale appellativo per imperatori e regnanti”. Il brano è una suite dallo stile epic-hm old school, con passaggi prog e black. Diciamo che per comprendere l'album, esso andrebbe ascoltato interamente, non ha molto senso ascoltare un solo brano per dare un giudizio di stile. 


Come si è districata la tua formazione da musicista?

Iniziai come bassista a 17 anni in una cover band (facevamo Metallica, Black Sabbath ed altro); i chitarristi erano molto bravi e mi diedero i primi rudimenti di scale ed accordi, musica, poi continuai da autodidatta. A 19 anni entrai nei Sulphuria, una band di black metal italiana che realizzò 4 demo. Era il '92 e praticamente quasi nessuno suonava black metal in Italia, o almeno non come lo volevamo noi. All'epoca insistevo con la band per cantare in italiano/latino e nel 96 fu realizzato Caelum Sanguineum un demo di black metal italico cantato in Italiano e latino. Ripresi la formazione musicale con un mio amico chitarrista molto bravo e preparato, ed iniziai a pensare di passare anche alla chitarra. Nel 97 lasciai i Sulphuria per creare il progetto Hesperia, realizzai un promo rehearsal molto grezzo solo per promozione presso le label. Iniziai poi subito a lavorare al primo album d Hesperia, con l'idea di un'opera in italiano e latino sull'Eneide in quattro parti. Musicalmente avevo questa volontà di realizzare un album senza chitarre con vari bassi sovraincisi effettati in vari modi. La gestazione dell'album fu davvero lunga, uscì nel 2003. Da lì in poi ho iniziato a prediligere l'uso della chitarra per realizzare gli album successivi. 

Come hai scelto il titolo del disco?

L'album avrebbe dovuto chiamarsi Iulius Caesar Superstar, una sorta di gioco di parole con la rock opera Jesus Christ superstar, le iniziali in inglese sono uguali, i parallelismi con la linea di vita e di morte sono molti, anche se qui si parla di una figura “pagana” e di una trasposizione su “valori spirituali pagani” dell'epoca romana. Come titolo poteva essere frainteso, allora ho optato per il più chiaro e semplice CAESAR. 


A cosa ti ispiri quando componi?

L'ispirazione principale viene dalla musica che ascolto, dagli stati d'animo, ma anche dall'ambiente in cuisono cresciuto, le Marche, i suoi paesaggi, ma in particolar modo i Monti Sibillini (o anche la riviera del monte Conero, foto della copertina del primo album). Ovviamente il tutto viene piegato al servizio del fine maggiore: le tematiche dell'album che sto creando, e vincolato alla storia dell'album, che come ti dicevo è la storia delle varie ere italiane.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

Io credo che se fossi un ascoltatore troverei interessante il fatto che la musica cerca di essere una sorta di rituale per tornare indietro ad una determinata epoca. In Hesperia è tutto finalizzato a questo, ed alla valorizzazione di elementi italici. Anche il nuovo albume segue queste direttive.

Come nasce un tuo pezzo?

Improvviso molto intorno a linee usuali che ormai fanno parte del mio stile, e da qui nascono molti riff, ma non è detto che io li usi. A volte capita ascoltando musica di avere un'illuminazione, una scintilla, e di improvvisare su quella linea ascoltata. A volte dormendo sogno dei riff, che se sono fortunato mi ricordo da sveglio e subito registro una bozza da tenere e valutare. Ma quando arriva il momento di dire ”componiamo l'album”, creo un canovaccio con le tematiche dipanate nei vari brani, bozze di titoli; poi da li creo la musica per ogni brano ed atmosfera, e se i riff che a me piacevano (frutto delle improvvisazioni fatte) si incastrano con l'atmosfera della storia, li uso, altrimenti ne creo altri ad hoc. Per creare volte parto dalla chitarra, altre dalla tastiera, e alcune volte dal basso, altre da un motivo vocale, ma poi ovviamente creo un ritmo di batteria adeguato su cui suonarlo e successivamente armonizzo tutti gli strumenti nella maniera che credo migliore, li registro, chiaramente con la sovraincisione in studio (sono una persona sola, sarebbe impossibile fare un live album da studio a presa diretta). Alla fine vengono riprese le bozze dei testi e viene registrata la voce. Spesso nei miei concept troviamo dei reprise, dei leit motive, per creare omogeneità nella storia, come in uno spettacolo teatrale, in una colonna sonora, in un musical, o nella stessa musica classica; questo evita la frammentarietà, ed è da molti anni in uso anche nel rock progressivo (basti citare i Pink Floyd del periodo progressivo). Solitamente sono molto meticoloso, lo sono diventato nel tempo (prima ero molto più istintivo nell'attitudine musicale), e per Caesar oltre alla produzione e alla post produzione c'è stato anche un periodo di un mese e mezzo di pre-produzione. 


Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Difficile dirlo; forse la ballad Divini Praesagi, o la suite finale IVLIVS CAESAR (Divvs et Mythvs) o forse ROMA.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

Sembrerà scontato ma gli Iron Maiden dei primi 7 dischi sono stai una grossa base. Poi sicuramente, Savatage, Celtic Frost/HellHammer, i primi tre album dei Death,  Possessed, Bathory, Manowar, Running Wild, King Diamond/Mercyful Fate, Wasp, Motorhead; in generale tutto il metal degli '80 nei suoi sottogeneri. Parlando di band metal italiane degli '80: The Black di Mario Di Donato, Bulldozer, Necrodeath, Schizo, Sadist. Il prog rock italiano e l'hard rock degli anni '70 (Black Sabbath su tutti), lo psichedelic rock di fine '60, il Rock n Roll. Se passiamo agli anni '90 sicuramente primi Satyricon, primi Immortal, Carpathian Forest, Graveland periodo pagan black, poi un geniale gruppo italo-sloveno che è musica a se : i Devil Doll. Ci sono poi le colonne sonore, l'ambient, il neo folk, il folk, il martial industrial, l'Aor, il rock identitario e il rock italiano (Litfiba vecchia era), il pop rock internazionale anni '80.

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa? 

La seconda parte dell'era romana, un album che dovrebbe abbracciare il periodo dalla fondazione di Roma all'era augustea, mettendo in luce i principali eventi.

Come pensi di promuovere il tuo ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

Nessun live, e forse nessun release party (magari cena tra amici). Un video per ogni brano su youtube; i video saranno creati uno dopo l'altro durante l'anno ed insieme formeranno un'opera multimediale che sostituirà la storia illustrata che inserivo come traccia multimediale nei precedenti dischi. Promozione tramite webzine, zines, magazines, networks e le radio. 


Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista?

La scena in Italia non esiste, se come scena intendiamo un insieme compatto di band che seguono una direzione comune, e lavorano per far crescere la scena, oltre che per gli interessi della propria band. Esiste sicuramente rispetto tra le poche band che si supportano a vicenda, ma per il resto esiste anche molta invidia. Se si passasse più tempo a suonare che a discutere sui social la cosa gioverebbe a tutti. Probabilmente la condizione è un riflesso di quello che è stata la storia italiana, tanti piccoli stati di recente unificazione. Parlando poi di black metal, spesso il genere ha portato ad un'attitudine in cui contano di più i proclami che la sostanza musicale. E' vero che l'attitudine conta, ma deve andare di pari passo alla musica. In Italia, a livello underground metal ci sono faide, guerre dei poveri, difesa dell'orticello spesso inesistente, che davvero creano una situazione grottesca e buffa allo stesso tempo. Da un certo punto di vista c'è da dire che questo è un atteggiamento da sempre tipico del metal, e sicuramente molto distante e più “vitale” dall'ipocrisia 70iana lisergica del peace & love; però a tutto c'è un limite e questo non aiuta sicuramente l'Italia ad emergere con una sua compattezza sul panorama mondiale. Con altre persone tentai di creare quasi artificialmente la cosiddetta “scena italica” nel 2006, è un concetto che si esteriorizzava in un sito e che prese forma con de eventi che comprendevano concerto, conferenza e parte conviviale. Gli eventi non sono andati avanti per problemi gestionali. Per quanto riguarda il sito www.scena-italica.org riassume tutto in una mappa italica divisa per regioni e categorie (labels, bands, circles, propaganda, ecc…) le varie realtà venivano aggiunte se erano consenzienti, e l'unica cosa che le accomunava era l'Italicità, culturalmente espressa in qualche modo o intento. La Scena Italica non tentava un'unificazione intendendola come un “appiattimento” culturale ma teneva conto delle forti e sentite identità regionali che da sempre caratterizzano la nostra penisola. La mappa è stata quasi riempita (ci sono realtà famose come realtà più di nicchia) ma il sito dal 2012 è abbastanza fermo, perché purtroppo mi ero un po' stancato di fare il grosso del lavoro per una scena che non riesce a capire e a riconoscere nemmeno “se stessa”; troppe band non hanno mai capito che lavorare per una scena oltre che per il proprio gruppo avrebbe giovato a tutti portato luce sulla penisola. Basti pensare al black norvegese in cui la presenza di una scena rinomata ha portato luce anche sulla più scalcinata band che esce da quel paese. Quindi ho iniziato anch'io a canalizzare tutte le forze solo sul mio progetto Hesperia, e sono giunto alla conclusione che una scena in Italia non può esistere. Quindi attualmente ho un atteggiamento diciamo...ANTI-SCENA, cioè non sono più propenso a lavorare per creare una scena, ma considerole varie realtà a se. In futuro...nessuno può dirlo, intanto il sito della scena italica è li, e continuo a tenerlo online con qualche news ogni tanto. 

Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come musicista?

Diciamo che internet è pur sempre uno strumento di propaganda mediatica, quindi credo che mi abbia aiutato. 

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

Io credo che quello che faccio con Hesperia appaghi al 100% la mia natura di musicista. Posso dire che dietro c'è un lavoro veramente pesante, e nell'ultimo album sono arrivato ad un livello di snervamento non trascurabile. Io chiamo il genere di Hesperia “Metallum Italicum” ossia metallo italico; quindi un tipo di metal (influenzato da qualsiasi sottogenere, o influenza affine) con contenuti culturalmente appartenenti alla nostra penisola; quindi il fulcro diventa il termine “italico” che riempie l'attitudine e la spiritualità della musica; metal è l'involucro che ne è plasmato. Non credo nella musica fine a se stessa , ma nella parte spirituale di essa, l'anima che plasma anche la parte stilistica e musicale. 


C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

Attualmente ho collaborato in un album di prossima uscita del grande artista Mario “The Black” Di Donato; Mario è stato il primo a portare il latino nel metal già dagli anni '80 per non parlare delle tematiche tutte italiche e di gran spessore culturale. E' stata una delle mie ispirazioni. Ho avuto diversi ospiti in tutti gli album, la lista sarebbe lunghissima; tutti nomi provenienti dall'underground italiano, e sono stato recentemente ospite in un black metal 5 way split intitolato Foedus Ferreum, dedicato a D'Annunzioe e De Carolis (un intervento di voce in un brano dei XX Secolo). Per il resto...non so, intendendo come una sorta di utopia mi piacerebbe collaborare con qualche altro mito degli anni '80, o primi '90, come è accaduto nel caso della collaborazione con Di Donato, che per me è stato un evento grandioso.

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Grazie per l'intervista, e posso dire: supportate l'arte musicale, non l'omologazione, non gli standard ed i prodotti da uso e consumo preconfezionati fatti dal business musicale solo per fini di vendita. Prodotti dove ormai c'è solo un involucro ben confezionato ma vuoto da ogni forma di “creatività” eccezion fatta per le forme già trite e ritrite e usate solo perché già ben rodate sul mercato. I classici oggi sono classici ma nella loro epoca erano “innovatori” non manieristi. Salute a tutti e grazie per chi ha supportato, e supporta Hesperia.

Maurizio Mazzarella