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venerdì 9 settembre 2016

HANIWA - Helleven

Qua' Rock
Sono un gruppo particolare gli Haniwa, molto particolare. La loro fusione di stili musicali li rende musicali, capaci di esprimere una ricetta unica nel suo insieme ed a sua volta, ne viene fuori la forte personalità di un gruppo forgiato da influenze variegate, che portano alla stesura di Helleven, un disco d'impatto, che piace nell'immediato. Tra la potenza del thrash metal, la tecnica del progressive, l'imprevedibilità del grunge e l'essere attuale del modern metal, questo lavoro ha le potenzialità per riuscire a coinvolgere una fascia di ascoltatori ampia e varia. Già No More da lo start al disco con un impatto molto forte, spaziando tra melodie penetranti ed un letto sonoro possente, a seguire At Draggers Drawn rimarca un sound palpabilmente statunitense, elevando ulteriormente l'aggressività del gruppo. Assolutamente da elogio l'assolo di chitarra nel mezzo del brano. Tomorrow recupera un sound più tradizionale, molto incline al thrash californiano degli anni ottanta, Think This è invece atto ad esaltare la sezione ritmica, in particolare la batteria, onnipresente per tutto il componimento. Si va avanti giungendo a Volcano, un altro massacro supportato da una notevole tecnica, ma soprattutto da melodie avvolgenti. E' preludio a Tides Of Time, probabilmente il momento più elevato di Helleven, per via di un'ispirazione fortissima che rimarca ulteriormente la qualità compositiva di ogni singolo componente della band, che sfoggia ancora una volta la propria personalità nel brano intitolato al gruppo stesso, ricordando i nostrani Extrema di Tension At The Seams e The Positive Pressure (Of Injustice).
La metà del disco è superata abbondantemente ed è con Fire Eyes che gli Haniwa provano a puntare su un approccio diretto, puntando su un sound variegato, alternato tra assoli taglienti e melodie estatiche, aspetto attrattivo da non trascurare. Return to Obscurity è una sorta di tributo ai Testament, con gli Haniwa che intraprendono un viaggio introspettivo e crepuscolare. Si giunge alla parte finale del disco, Suffer è n altro pezzo accattivante, convolgente nelle liriche e ammaliante con le sue cavalcate di chitarra, poi ecco la chiosa con la title-track, un altro momento di grande potenzialità, dove sono ancora una volta le chitarre a trionfare, capace di riassumere in poco più di cinque minuti tutta l'essenza del disco e dello stile targato Haniwa. Ottima la produzione, moderna ed attuale. Un grande disco adatto per diventare il trampolino di lancio magico per gli Haniwa.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella