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martedì 14 giugno 2016

WORMHOLE - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Ciao! Il nostro nuovo disco si chiama “Songs from the Counter Island” e rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato sin dalla pubblicazione di “The String Theory”, quattro anni orsono. Innanzitutto, è il prodotto del consolidamento della nuova line-up che vede Andrea alla chitarra e Giuseppe al basso, insieme a Francesco, Paolo e Valentina, nucleo storico della band. In particolare, l’apporto compositivo di Andrea ha permesso ai Wormhole di compiere un passo in avanti verso atmosfere più oscure e “sabbathiane”, mantenendo comunque la componente gothic e wave che emerge da sempre nei nostri pezzi. Per quanto riguarda il disco, si tratta di un concept declinato in nove tracce che seguono una sorta di ellissi cosmica con visioni e immagini tratte dagli angoli più remoti della galassia, ispirato all’opera di Asimov, Bradbury e Lovecraft ma anche alla rielaborazione personale di leggende ancestrali, il tutto messo insieme dalla teoria per cui le debolezze e i sentimenti “umani” sono tali anche se sviluppati e vissuti agli antipodi dello spazio/tempo. Se non è un Wormhole questo… 

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Siamo nati nel 2003 a Ferrandina, in provincia di Matera. Abbiamo iniziato come quartetto, partendo da quello che era il nostro principale background, il punk/hardcore, e aggiungendo man mano elementi oscuri e sperimentali al sound. L’idea era sostanzialmente quella di mescolare linee vocali melodiche e eteree con un tappeto musicale a tratti heavy e a tratti più vicino al “post”. Successivamente, tra alcuni cambi di formazione, abbiamo pubblicato un demo omonimo e autoprodotto nel 2004, l’EP “Longing for Darkness” nel 2007, per poi approdare alla Crash Sound di Leandro Partenza, per cui sono distribuiti i nostri due full length, “The String Theory” e “Songs from the Counter Island”.

Come è nato invece il nome della band?

Non è stata una nostra idea. Ce l’ha suggerito un nostro amico che ha seguito e supportato sin dagli inizi il gruppo. Ci ha affascinato l’idea di estendere l’idea di wormhole dal campo della fisica a quello della musica: di conseguenza, il concetto è diventato uno dei nostri capisaldi.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere?Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Come dicevamo poc’anzi, entrambe le definizioni sono valide nel caso dei Wormhole: ci ispiriamo a tematiche “cosmiche” ma fortemente radicate nella quotidianità, nel tema del viaggio come ricerca interiore e come eterno ritorno alle proprie origini, e ciò è valido soprattutto per l’ultimo disco. Sarà perché siamo ormai una band “dislocata” (Francesco e Valentina vivono in Emilia, gli altri tre in Basilicata) e dunque la nostra condizione rende quasi inevitabile trattare determinate tematiche piuttosto che altre. I testi hanno sempre rappresentato una parte importante dell’economia della band, basati da sempre sulla celebrazione degli opposti e sul punto di incontro tra essi, metafora stessa dei Wormhole. 


Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Le melodie, gli arpeggi, i contrasti sono parte integrante del nostro sound, rappresentando al contempo anche il nostro miglior biglietto da visita. Certo, è fondamentale avere una mente aperta e non rifiutare a priori la presenza di una melodia delicata su un sostrato heavy, o magari un momento acustico che precede una variazione oscura. Tirando le somme, il nostro disco ha tutto questo – e anche di più – assumendo se possibile un taglio “internazionale” e slegato da sterili definizioni di genere. 

Come nasce un vostro pezzo?

Dipende dai casi. In passato passavamo interi pomeriggi ad improvvisare. Ne abbiamo testimonianza su una serie di cassette (all’epoca funzionava così). Da questo lavoro tiravamo fuori i riff interessanti per poi dettagliare man mano le canzoni nelle diverse versioni successive. In seguito, per questioni logistiche, abbiamo invece cominciato a lavorare ognuno per conto proprio. Durante le prove si assemblavano le varie idee. Altre volte la musica è stata interamente scritta da un solo componente (vedi The Counter Island o Lost In The Blue). I testi sono sempre stati aggiunti a canzone completa.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Si tratta sicuramente di “Dawn On Deimos” (da cui è stato tratto anche il videoclip promozionale), che in fase embrionale è stato il primo scritto specificatamente per l’album. In più, in fase di composizione ha visto lo sforzo congiunto di tutti noi, e dal punto di vista testuale ha fornito lo spunto più forte per il concept, incentrato com’è su una storia di sogni infranti ed esilio volontario, dal Pianeta Rosso delle Cronache Marziane al suo brullo satellite Deimos, appunto. Come già detto, la commistione tra riferimento letterario e sviluppo personale è un po’ il leitmotiv di molti dei testi… in realtà, sul disco c’è anche un altro pezzo a cui siamo particolarmente legati: si tratta di “The Prudence Of Sannias”, il primo pezzo in assoluto composto dai Wormhole (nel 2003) e registrato qui per la prima volta, tanto che vede dietro il microfono la nostra prima singer, Marfa, che ha partecipato anche al live organizzato in occasione del release party. Futuro e passato insieme, insomma… 

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Abbiamo le influenze più disparate e cangianti. Nei nostri brani puoi leggere influenze hard rock, gothic, metal, post rock e qualche tocco di elettronica. Non c’è una band che prevalga sulle altre e che ci metta tutti d’accordo.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

È da un po’ di tempo che la nostra attività live si è drasticamente ridotta, sostanzialmente per via del “dislocamento” di cui sopra; in ogni caso, stiamo prendendo accordi per delle date live, per cui occhio al calendario nei mesi estivi o anche a partire dal prossimo autunno! In più, ci piacerebbe realizzare anche un altro videoclip, che andrebbe ad affiancare “Dawn on Deimos”: sarà pronto appena decidiamo lo storyboard…

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Difficile pensare ad un disco live, per ora. In futuro, chissà… abbiamo spesso arrangiato i nostri pezzi in versione acustica, per cui non è esclusa una possibile release che evidenzi entrambe le “anime” dei Wormhole. Certo, avrebbe senso in presenza di un’attività live più serrata di quella attuale, decisamente.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Sulla scena musicale italiana il discorso sarebbe lunghissimo, anche perché stiamo parlando di uno scenario con mille sfaccettature che è difficile poter definire come una scena unica. Semmai ci sono, o ci sono state, “scene” singole, che però oggi come oggi hanno poca comunicazione l’una con l’altra, per non parlare dei problemi al proprio interno. Come band, abbiamo spesso pagato il dazio di una scelta coraggiosa e fuori dagli schemi, che ci ha portato da un lato ad essere additati come “troppo commerciali” dalle frange più integraliste, mentre dall’altro appariamo troppo “ostici” per il filone mainstream. Ciò detto, noi suoniamo la nostra musica, non seguiamo canovacci predefiniti e non amiamo le critiche gratuite, specie se si basano sull’ascolto di un pezzo su dieci o peggio sulla semplice visione di una foto promozionale. O ci amano o ci odiano, e non è un modo di dire… 

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Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Sicuramente non ci ha danneggiato. Diciamo che è cambiato il modo di relazionarsi. Prima della diffusione di internet ci si scambiava informazioni e musica per posta, si scriveva su fanzine cartacee e si incontravano le persone ai concerti. Ora è tutto più immediato, ma l’offerta è enorme e non sempre di qualità.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Mah, di sicuro il nostro non è uno stile in cui si tende a far emergere il singolo, o roba simile. Abbiamo sempre messo tutto al servizio del risultato finale, senza che ci fossero “prime donne” o prevaricazioni di alcun tipo. Eccezion fatta per l’assolo di “Death Star Nemesis” che vede ospite il buon Domenico Montemurro, altro nostro ex compagno di viaggio: quella sì, che è roba di alto livello…

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Potendo sognare, sarebbe fantastico sentire un solo di Tony Iommi su un nostro brano.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Ma certo! Ascoltate “Songs from the Counter Island” e lasciatevi trascinare dagli scenari sonori lì presenti. Scriveteci, fateci sapere che ne pensate: ci trovate come di consueto all’indirizzo www.facebook.com/wormholeband. A presto!

Maurizio Mazzarella