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mercoledì 18 novembre 2015

SIMONE GIANLORENZI - Intervista all'Artista


Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, puoi presentarlo ai nostri lettori?

Certamente e con piacere! è un album di musica strumentale rock per chitarra, otto brani inediti di cui ho curato composizione, arrangiamenti e produzione. Non è un disco claustrofobico di chitarra, mi piace pensarlo come un album di musica suonata con la chitarra, fruibile da tutti, non solo dai chitarristi. Hanno suonato sul disco alcuni tra i migliori musicisti della scena pop e rock italiana come Marco Rovinelli alla batteria, Pino Saracini, Mario Guarini, Pierpaolo Ranieri e Valter Vincenti al basso. Il disco è stato missato da Fabrizio Simoncioni, leggendario engineer italiano con 58 dischi di platino nel mondo, mentre il mastering è stato fatto a Londra da un altra leggenda, Kevin Metcalfe che ha lavorato al mastering di dischi di Queen, David Bowie, Depeche Mode, U2 e tantissimi altri.

Come si è districata la tua formazione da musicista?

La mia formazione come musicista inizia negli anni 90 ad Orvieto, una cittadina umbra piccola ma piena di fermento musicale. In quegli anni non c’era internet e in un piccolo centro come il mio non c’erano insegnanti di chitarra elettrica, ne negozi di strumenti musicali. La mia formazione quindi inizia da autodidatta suonando sui dischi e leggendo riviste di settore, in pratica sono venuto su come un musicista degli anni ’60. Era più bello quando la musica si imparava con le orecchie e non con gli occhi come si fa oggi su youtube. In un secondo momento ho avuto la necessità di confrontarmi con realtà sempre più grandi e a studiare in modo più serio seguendo clinic e corsi di perfezionamento, anche all’estero. 

Come hai scelto il titolo del disco?

E’ stato molto semplice ed è anche divertente. Sono un fan sfegatato degli U2 e del suono e playing di The Edge, non è un caso che il delay è il mio effetto preferito e la caratteristica fondamentale del mio suono. Delay in italiano lo pronunciamo Di Lei che tradotto nuovamente in inglese diventa About Her, il titolo del mio disco appunto. Questo disco parla Di Lei in tutte le sue forme. Parla della mia famiglia, della mia compagna, della musica, della chitarra, della passione. Ogni cosa che ha un senso nella mia vita è al femminile e questo disco parla di lei, in tutte le sue forme.

A cosa ti ispiri quando componi?

In genere mi ispira uno stato d’animo, una sensazione, un modo d’essere e cerco di esprimere quel mood con la musica cercando gli accordi giusti o la melodia che secondo me esprime meglio quel sentimento, quella sensazione. Una volta trovata l’idea iniziale inizio a plasmarla, smontarla e rimontarla, arricchirla o semplificarla. E’ un lavoro molto creativo e fatto con cura e perizia, questo rende il lavoro del musicista molto simile a quello di un artigiano che crea la sua opera.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

Quello che ho cercato di fare è un disco di brani, di musica non necessariamente troppo tecnica o esclusivamente chitarristica che lo rende fruibile anche dai non chitarristi e dai non musicisti. Volevo fare un disco non noioso, con le canzoni, i brani, la melodia al primo posto. C’è ovviamente molta chitarra ma sempre al servizio della musica, del brano. Credo che questa sia la caratteristica principale del mio album e il feedback che ho ricevuto finora dai tanti che l’hanno acquistato e ascoltato conferma che il mio obiettivo l’ho raggiunto a pieno, questo mi rende particolarmente orgoglioso.

Come nasce un tuo pezzo?

Come dicevo prima nasce da una sensazione, da uno stato d’animo. Ci sono alcuni brani che sono nati e finiti, come per magia, in poche ore. Altri hanno avuto una gestazione più lunga, anche di qualche anno, sono maturati, cresciuti, mutati fino ad arrivare alla versione definitiva e per me soddisfacente.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Sono tutti figli miei e ognuno mette in luce un mio aspetto come musicista ed essere umano. Se devo citarne uno direi Nothing’s gonna change my world, un brano molto intimo, a metà tra Pink Floyd e Radiohead, in cui la sensazione che ho voluto trasmettere è quello della resistenza ai cambiamenti della mia persona e del mio modo d’essere causati da fattori esterni come dalla società, dagli stili di vita. Il mood che ho cercato di trasporre in musica era questo e sono molto soddisfatto della sua realizzazione finale, è venuto come lo volevo e come lo immaginavo.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

Il mio sound nasce da un ibrido strano. Da una parte sono cresciuto amando la musica di grandi band come U2, Tears for Fears, Depeche Mode e tantissime altre, dall’altra ho sempre amato chitarristi come The Edge ma anche Van Halen, Joe Sartiani, Steve Vai, David Gilmour, Jeff Beck….un ibrido strano tra chitarrismo con la C maiuscola e musica pop-rock con M maiuscola.

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa? 

Per il momento nel futuro vedo la promozione del mio album al meglio che posso e la sua pubblicazione in digitale che avverrà i primi mesi del 2016. Vorrei scrivere un nuovo brano come bonus track per la versione digitale e magari fare un videoclip per far girare  la mia musica anche su canali importanti come youtube.

Come pensi di promuovere il tuo ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

Al momento lo sto portando in giro con le clinic nelle scuole di musica, fiere di settore e negozi di strumenti musicali. Ben presto inizierò anche  ad organizzare dei live con il mio trio cercando di suonare in posti adatti alla mia musica, pochi appuntamenti ma mirati al giusto pubblico e al giusto spazio.

Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista?

La scena è piena di fermento, c’è moltissima gente che suona e si dedica alla musica con passione. Mi piacerebbe che questa passione trovi sfogo non solo su internet ma anche e soprattutto negli eventi, nei concerti, nel mercato discografico indipendente, nelle clinic. Spesso noi musicisti, o aspiranti tali, ci lamentiamo della scena musicale italiana ma non pensiamo che noi dobbiamo essere i primi a creare una scena musicale e a renderla fertile, viva. Dovremmo essere noi i prima ad alimentarla ma purtroppo non sempre è così.

Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come musicista?

Internet mi ha decisamente aiutato! oggi si riesce ad avere grande visibilità anche con relativo poco sforzo, si può pensare di pubblicare album come il mio e in poche ore avere una diffusione e distribuzione capillare, attraverso i digital store, che fino a pochissimi anni fa nemmeno i giganti della musica potevano permettersi. Grazie ai social network si può fare anche molta pubblicità e diffusione del proprio prodotto, della propria attività. Certo ci sono anche aspetti negativi, ma internet se vissuto con intelligenza è uno strumento meraviglioso che ha accorciato distanze e tempi.

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

Lo valorizza appieno. Quello che suono sono, non può essere altrimenti. Purtroppo quando si fa della musica la propria professione può capitare che ci si trovi a suonare cose che non valorizzano le proprie caratteristiche o abilità, non sempre si trovano artisticamente i giusti spazi. Scrivere e produrre la propria musica è di vitale importanza per un artista, a maggior ragione per chi ha bisogno di esprimersi e ha qualcosa da dire di personale.

C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

Ce ne sono tantissimi….mi piacerebbe un giorno avere ospite su un mio brano un batterista come Vinnie Colaiuta o Gavin Harrison, sarebbe magnifico, adoro il modo e la musicalità in cui suonano. Magari sul prossimo disco?!?!?

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Vi ringrazio per lo spazio che mi avete concesso e ringrazio tutti voi che lo avete letto. Il messaggio che vorrei lanciare è quello di amare la musica, alimentarla, mantenerla in vita andando ai concerti, alle fiere, leggendo le riviste, acquistando i dischi. Mi piacerebbe che l’attenzione e l’importanza che si da alla musica sia sempre maggiore, che la cultura ritorni ad essere un punto cruciale della vita di tutti noi, diamoci da fare!

Maurizio Mazzarella