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venerdì 6 giugno 2014

ELVENKING - Intervista alla Band


Risponde Aydan (chitarra):

Siete appena usciti sul mercato discografico con The Pagan Manifesto potete presentarlo ai nostri lettori?

-“The Pagan Manifesto” è, come dice il titolo stesso, il manifesto vero e proprio di questa band, dove musica e testi sono uniti in ciò che consideriamo una rappresentanza totale di questa band, da come è nata anni fa, a come di è evoluta durante e gli anni e come, alla fine di un ciclo, è tornata li dove tutto era cominciato. 

The Pagan Manifesto è appunto il titolo del vostro ultimo disco in studio, come lo avete deciso?

-Proprio per i motivi detti. Volevamo che il titolo stesso rappresentasse la nostra intenzione. 

Quanto tempo è servito per completarlo, tra stesura e registrazione?

-Credo circa 6 mesi, anche se è impossibile dare un tempo reale al songwriting poiché alcune idee di base utilizzate sono anche vecchie di 15 anni per esempio.

Chi ha curato la copertina del disco? Cosa rappresenta? 

-La copertina è stata curata dall’artista inglese Rhett Podersoo. Ci piace ricercare artisti che magari non abbiano una grandissima visibilità ma siano decisamente validi, così come abbiamo fatto in passato con Gyula Havancsak o Sam Araya, che hanno curato alcune nostri artwork precedenti. In questi casi dopo aver lavorato alle nostre cover entrambi sono diventati tra i più ricercati artisti nell’ambiente. Una fortunata e piacevole coincidenza. Speriamo la stessa cosa possa accadere anche con Rhett . 

Come si è evoluto il vostro sound partendo da Heathenreel, sino ad arrivare a The Pagan Manifesto?

-Siamo conosciuti da tutti come una band da cui è impossibile aspettarsi qualcosa e ogni album sgretola le sicurezze che potrebbero esserci. Credo che ascoltando la nostra intera discografia si possa sentire come ogni album porta qualcosa di nuovo e diverso rispetto all’album precedente. E questo può essere visto in maniera positiva o negativa, ma è sempre stata una nostra necessità come musicisti e songwriters. Non esiste un album che assomigli al precedente e le influenze di ogni lavoro rappresentano in pieno quello che sentivamo la necessità di esprimere in un periodo particolare della nostra vita. Ogni album alla fine descrive un pezzo della nostra esistenza. 

Quali sono le differenze principali tra The Pagan Manifesto ed il precedente Era?

-Considero ERA come un primo passo verso una determinata direzione che ci eravamo prefissi. Dopo un paio di album sperimentali come “The scythe” e “Red Silent Tides” (ma anche la parentesi acustica di “Two tragedy poets”) sentivamo la necessità di ritornare più vicini al nostro sound degli esordi. ERA ha quindi rappresentato la nostra voglia di riappropriarci di certe sonorità ed aspetti concettuali. “The pagan manifesto” invece è una vera e proprio dichiarazione di intenti su quella che vuole essere la nostra direzione musicale e concettuale e rappresenta la vera e propria chiusura del cerchio con il nostro esordio.  

Quali invece i punti in comune?

-Direi che il motto “Back to pagan roots” che abbiamo associato all’album ERA sia presente in senso ancora più marcato su “The Pagan Manifesto”. E’ la vera e propria chiusura del cerchio, ritornando proprio li dove il tutto era cominciato. 

Quali sono i pregi di The Pagan Manifesto? 

-Credo che sia una album in cui l’essenza completa degli Elvenking sia totalmente in primo piano. Quindi tutta l’epicità, il romanticismo e la poesia che da sempre vogliono essere i punti fondamentali del nostro fare musica sono presenti nella forma definitiva. 

Ritenete che The Pagan Manifesto sia il vostro migliore in assoluto?

-Credo sia abbastanza usuale che un musicista consideri il proprio ultimo album come il migliore della discografia. In effetti ci sarebbe qualcosa di sbagliato nel produrre un lavoro che si considera sin dall’inizio come non all’altezza di altri. Spesso però queste dichiarazioni lasciano il tempo che trovano poiché sono facilmente contestabili. Per quanto riguarda “The Pagan Manifesto” però posso dichiarare tranquillamente che lo ritengo come il migliore della nostra discografia, per lo meno dal mio punto di vista. 

Come nasce un vostro pezzo?

-Quasi tutti i pezzi degli Elvenking nascono da Damna e me. In particolare in questo nuovo album abbiamo lavorato molto fianco a fianco e gran parte delle songs sono state scritte insieme. Anche quelle a firma singola sono comunque state ampiamente discusse, valutate e arrangiate insieme. Il descrivere come e da cosa nasce insieme rappresenta sempre la domanda con la risposta più difficile. Sicuramente il nostro fare musica nasce dalla volontà di trasformare in note e poesia delle sensazioni che abbiamo dentro e che nascono dai più diversi stati d’animo. Più il sentimento è forte, sia in positivo ma il più delle volte in negativo e ferisce l’animo più la forza nel trasformarlo in musica è funzionale. 

Quale è il brano di The Pagan Manifesto al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Ovviamente “King Of The Elves”. E’ il brano che lungo I suoi 13 minuti raccoglie tutta l’essenza della band, sia dal punto compositivo-musicale che dal punto di vista delle liriche , che sono un vero e proprio sguardo all’interno di questa band e cosa questa ha vissuto in questi 15 anni di vita. 

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

-Siamo di ritorno dal tour di spalla a Gamma Ray e Rhapsody of Fire che per noi è stata un’ottima esperienza. Adesso abbiamo parecchie date in programma a supporto di “The Pagan Manifesto” e ci concentreremo completamente sulla promozione live dell’album 

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Ce ne sono moltissimi. Per fare un esempio abbiamo sempre provato a contattare in qualche modo Dani Filth dei Cradle of Filth per esempio senza riuscirci ancora. Ma non demordiamo. E ce ne sono moltissimi altri con cui ci piacerebbe collaborare. 

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Se non lo avete fatto dato un ascolto a “The Pagan Manifesto”. La muscia sta morendo ma c’è ancora molta passione e cuore per chi ha voglia di ascoltare

Maurizio Mazzarella