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sabato 26 ottobre 2013

IL CERCHIO D'ORO - Intervista alla Band


Prima di cominciare vogliamo farvi i complimenti per questo ultimo disco davvero godibilissimo, che abbraccia in toto la tradizione prog seventies senza risultare affatto datato… Vogliamo presentare ai lettori più giovani la band e ricordare a tutti un po della vostra storia… Avete tutto lo spazio che volete!!!

-La storia del gruppo nasce nel 1974, quando tre teenagers, innamorati della musica rock, si ritrovano nel periodo delle vacanze estive in un paesino dell’ entroterra savonese (Stella S. Bernardo, SV) e cominciano ad elaborare un sound fatto si' di cover ma anche condito da idee originali.  Ai tre (Franco Piccolini, tastiere, e i gemelli Gino  e Giuseppe Terribile, rispettivamente batteria/voce e basso/voce) successivamente si aggiungono Giorgio Pagnacco, tastiere, e Roberto Giordana, chitarra. Con questa formazione verrà pubblicato nel 1977 il primo singolo 45 giri (oggi molto ricercato e quotato nel mercato del disco da collezione) "Quattro mura"/"Futuro prossimo"… due brani melodici ma con componenti prog (utilizzo del moog) e psych  (chitarre acide e distorte). Purtroppo il periodo musicale in Italia, e non solo, stava cambiando con l'avvento del punk e della disco music. Nel 1978 e 1979 vengono pubblicati altri due singoli , buona la produzione e la distribuzione , ma l'indirizzo musicale gradualmente si allontanava dai gusti dei musicisti savonesi, che nel frattempo erano diventati 6 con l'ingresso di Piuccio Pradal, voce/chitarra e Maurizio Bocchino, chitarra, che sostituiva Roberto Giordana. Nel 1980 il gruppo chiude l 'avventura: alcuni cessano l'attività, altri cambiano genere (hard rock) e nome (Black out) incidendo un singolo, pubblicato nel 1981, molto apprezzato anche dai critici di hard rock di oggi. Poi un nuovo stop...Nel 1982 Gino, Giuseppe e Roberto formano i Cavern, la prima Beatles tribute band italiana attiva fino a poco tempo fa e con numerosi concerti in Italia ed estero, apparizioni Tv e alcuni dischi pubblicati (l'ultimo nel 2010 anche in vinile). Ma l'amore per il prog non era mai sopito...dopo alcune pubblicazioni postume (un cd nel 1999 edito dalla Mellow e un LP nel 2005 edito dalla Psych out) contenenti singoli e registrazioni demo, ecco che nel 2006 il gruppo si ricompatta con una formazione pressochè originale (Franco, Gino, Giuseppe. Roberto e Piuccio) e nel 2008 ha la soddisfazione di vedere pubblicato sia in cd che in vinile LP il nuovo concept album "Il viaggio di Colombo" dalla Black Widow Records.

Qualche hanno fa la reunion col precedente lavoro, Il Viaggio Di Colombo… Quando e come avete deciso che i tempi per la reunion erano maturi?

-Certe cose possono anche nascere a tavolino, ma sono frutto di strategie e quasi sempre poco sincere, per non dire opportuniste! Per noi la cosa è andata in maniera molto diversa. Nel 2005, in occasione del compleanno “tondo” di Gino e Giuseppe (i cinquant’anni)  fu organizzata da amici e parenti una grande festa a sorpresa, raccattando a loro insaputa strumenti, accessori vari e gli amici di un tempo, compresi ovviamente quelli del Cerchio d’Oro. Durante quella serata, ovviamente ci fu molta improvvisazione, nostalgia e commozione ma alla fine fu presa in considerazione l’idea di fare qualche prova insieme: in fin dei conti lo scioglimento della band era avvenuto per motivi naturali e non per contrasti…eravamo rimasti in buoni rapporti. Fatto questo passo, ci siamo resi conto che in effetti qualche problema c’era, la ruggine di chi aveva smesso di dedicarsi alla musica era evidente, ma ci siamo anche accorti che il gusto della sfida, le idee ed una certa affinità nel “comunicare” l’uno con l’altro erano ancora ben presenti. A quel punto un po’ di esercizio, un'abbondante dose di buona volontà e fu evidente che eravamo pronti…la scintilla era scoccata; incominciammo così a comporre i pezzi per Il Viaggio di Colombo, con calma e pazienza, ma con estrema determinazione! Il nostro “viaggio” verso un mondo nuovo era cominciato.

Arriviamo a Dedalo E Icaro, il cui concept narra la storia di questi due personaggi mitologici. Come s’è sviluppata la sua idea e, inoltre, c’è qualche parallelismo particolare che volete spiegare ai lettori?

-“Dedalo e Icaro” è nato prima come composizione musicale, non vincolata al testo. A mano a mano che i brani prendevano forma, però, ci siamo impegnati ad effettuare una ricerca sul contenuto anche per riuscire adattare  le liriche prima di terminare la messa a punto delle basi.  Procedendo con la stesura dei brani, risultava evidente che da buon album “progressive” erano presenti molte sfaccettature, momenti diversi tra loro nello stile e nel carattere; alcuni intensi e riflessivi, altri molto dinamici, altri sembravano voler prendere il volo…così è nato l’accostamento con questa bella e tragica leggenda greca, che nel suo avvicendamento si sposava bene con il materiale che stavamo preparando. Oggi che l’album è terminato, e abbiamo avuto modo di ascoltarlo più e più volte oltre che suonarlo, ci risulta difficile non abbinare quel mito ai nostri brani. I parallelismi ci sono, inevitabilmente e ognuno può vederci qualcosa di personale. Il bello dell’arte musicale e anche di quella pittorica è che chi la crea, propone al pubblico una cosa, scaturita dalle sue emozioni e dal suo stato d’animo ma ogni singolo ascoltatore o fruitore può recepire emozioni proprie; certo che è bello poter constatare che qualcuno ne comprende in pieno lo spirito iniziale.  In ogni caso direi che i rimandi più evidenti siano quelli alla determinazione, alla volontà di non arrendersi, al cercare soluzioni anche ardite, provare a “scappare” via dalle cose della vita che ci intrappolano, sfidare le regole comuni, ma è chiaro anche il parallelismo della storia con l’amore figliare, la necessità di dare consigli, creare complicità e collaborazione tra padre e figlio e ricordare che l’irruenza giovanile, inevitabile e comprensibile, se non è mediata dalla ragione e dall’esperienza degli anziani può avere tragiche conseguenze. Siamo tutti padri e siamo stati tutti figli, questi stati d’animo ci riguardano da vicino.

Dal punto di vista musicale come sono nate le composizioni? Anche a livello di arrangiamenti e considerando la realizzazione nel suo complesso, ci raccontate come sono andate le cose ?

-In linea di massima le nostre composizioni nascono in sala prove. Un giro di basso può dare il via a un succedersi di accordi di tastiere e chitarre su cui poi successivamente inserire una melodia cantata,  o può essere la tastiera ad iniziare una sequenza di accordi o un arpeggio che cattura l 'attenzione degli altri che interagiscono strumentalmente o vocalmente con parole provvisorie. Alcune volte invece il brano nasce a casa su iniziativa (e ispirazione) di un singolo musicista. E' il caso di "Ora che son qui" il brano conclusivo dell’album ad opera di Giuseppe che è stato solo arrangiato dagli altri del gruppo (e poi impreziosito dagli interventi degli ospiti, i 2 "Delirium" Ettore Vigo e Martin Grice). Anche il brano "Labirinto" l'unico strumentale dell'album è stato elaborato da Franco, pur se nella parte centrale il riff di basso di Giuseppe, nato quasi per caso in sala prove, innerva una lunga sequenza…nella quale s’innesta poi il flauto di Martin Grice che nobilita il pezzo. Il brano di apertura "Il mio nome è Dedalo" nasce invece da un'idea di Gino per quanto riguarda la sequenza di accordi e la melodia del cantato, Franco, successivamente, in sala prove ha aggiunto gli intermezzi di tastiera e il riff di moog.  Per quanto concerne gli arrangiamenti, in linea di massima quelli strumentali sono principalmente opera di Franco e Giuseppe, mentre quelli vocali, (nel gruppo ci sono tre cantanti) sono elaborati da Gino, Giuseppe e, talvolta, da Piuccio (che più spesso riveste il ruolo di cantante solista con le armonizzazioni a cura dei "gemelli"). Insomma un vero lavoro di equipe. 

Davvero ricco il carniere degli ospiti… Raccontateci qualcosa di queste collaborazioni…

-Gli ospiti in totale sono sei, due "locali", il chitarrista Daniele Ferro e Athos Enrile al mandolino che hanno suonato nel brano d'apertura "Il mio nome è Dedalo" e gli altri quattro possiamo dire "internazionali" in quanto sono musicisti che hanno veramente scritto la storia del prog rock degli anni 70, quelli d'oro. Pino Sinnone, mitico batterista dei Trip, anche lui presente nel brano d'apertura, e poi i già citati Ettore Vigo e Martin Grice ed inoltre Giorgio Fico Piazza, l'originale bassista della PFM ma anche di Battisti e di tanti altri personaggi di spicco, che ha suonato (proprio il mitico basso Fender regalatogli nel 72 da Greg Lake!) nel brano "L'arma vincente". Che dire di questi quattro musicisti? Che sono anche quattro splendide persone, con cui abbiamo avuto anche l'onore di condividere lo stesso palco diverse volte e che frequentiamo soprattutto per motivi musicali, per fiere del settore, festival o andando ad assistere a concerti, magari finendo poi a mangiare tutti insieme per concludere le serate in compagnia e amicizia; insomma una quadratura del cerchio...

C’è qualche aneddoto che volete condividere con noi? Sia che si parli del passato, sia relativo a questa reunion? 

-Un aneddoto relativo a questo nostro album è allo stesso tempo significativo di come possano nascere i nostri lavori, si riallaccia ad una precedente domanda. Una sera Giuseppe, prima di iniziare la sessione di prove, si stava scaldando le dita suonando una specie di scaletta con il basso; un giro martellante, breve ma intenso e con un bel groove, così, con un’occhiata d’intesa, ci siamo messi a improvvisare qualcosa. Alla fine, se ne convenne che la cosa era carina, ottima per divertirci, ma sarebbe stato necessario svilupparla parecchio per poterla definire un brano vero e proprio; in pratica, semplicemente un’idea da lasciare nel cassetto.  Nelle serate seguenti, però, trovammo inaspettatamente terreno così fertile intorno a quelle quattro note che, grazie ad alcune idee portate da casa, altre nate al momento, varianti improvvisate, si sviluppò inaspettatamente il nostro “Labirinto”, una traccia solo strumentale di oltre sette minuti, varia, intensa, dinamica e che proponemmo in seguito a Martin Grice al fine di avere un suo intervento al flauto. Oggi è giudicata una delle “song” più belle di Dedalo e Icaro! Questa è la prova evidente che non si deve mai scartare a priori un’idea! Un altro episodio curioso è legato all’intervento di Ettore Vigo in “Ora che Son Qui”. Dopo aver spiegato la “filosofia” del brano e lo sviluppo musicale, Ettore ci propose due varianti di accompagnamento al flauto di Martin Grice nel finale. A noi piacquero così tanto che non ce la sentimmo di scartarne uno. Franco si studiò una base di hammond da affiancare a una delle tracce e questo mix fu messo come introduzione all’ultimo brano dell’album. Difficile credere che quella parte così coinvolgente sia nata da “uno scarto”, non vi pare?

Domanda forse scontata ma vogliamo sentire la vostra opinione… Com’è oggi, rispetto ad allora, fare musica?

-In effetti questa è una domanda ricorrente…secondo noi le differenze di base fra suonare negli anni 70 ed oggi, nel bene e nel male, dipendono molto dalla tecnologia, sia per quanto riguarda la registrazione dei dischi, sia per i concerti live. Negli anni 70 disporre di un registratore a 8 piste era già tanto....quindi le  sovra incisioni erano estremamente limitate (a meno di non utilizzare premissaggi, ma era una opzione macchinosa e poco efficace). Oggi in pratica registrando in digitale le piste sono teoricamente infinite... Il risvolto della medaglia è che per riprodurre dal vivo questo "muro del suono" e non sfigurare a cospetto del disco, devi o farti aiutare sul palco da basi preregistrate o da musicisti aggiunti.

Com’è avvenuto il contatto con Black Widow e come vi trovate con questa mitica etichetta?

-Il contatto con la Black Widow è stato un po' casuale… Un paio di noi (Gino e Giuseppe) essendo anche collezionisti di dischi frequentavano periodicamente il negozio di Genova. Un giorno, visionando i dischi, nella sezione del prog italiano, notammo la presenza dell'LP "La quadratura del cerchio", appena pubblicato (nel 2005) dalla Psych Out. La band, si era da poco ricostituita. Chiedemmo se avessero potuto interessare delle nuove composizioni (rigorosamente in stile seventies) e subito la risposta fu affermativa, ovviamente previa verifica della qualità. Dopo qualche mese tornammo nel negozio con tre brani registrati. Appena finito di ascoltarli, ci dissero: “finite l'album, non cercate altre etichette discografiche, lo produciamo noi”. Saremo sempre grati alla Black Widow perché hanno da subito creduto molto in noi, offrendoci poi delle produzioni sontuose sia in cd che in lp. 

Sul fronte live cosa avete in programma? Altre iniziative in cantiere?

-Il prog è un settore musicale di nicchia, per intenditori, anche se forse è il genere italiano più apprezzato all'estero, infatti i dischi venduti e le recensioni su riviste o web magazine sono notevoli in ogni parte del globo, specie in Giappone, nelle Americhe, ma anche in Europa; purtroppo,  riguardo ai concerti live, in Italia (e un po’ meno all’estero) a  parte i grossi nomi (Pfm, New Trolls, Banco, Orme) è difficile trovare gli spazi giusti. Come Cerchio d'Oro abbiamo preso parte all'importante fiera musicale " FIM riviera prog". In quell'occasione abbiamo suonato un set di pezzi nostri, un brano dei Trip con ospite Pino Sinnone e uno della PFM con ospite Giorgio Fico Piazza. Poi un concerto a Stella (SV), per noi importante ed emozionante perché ci siamo esibiti dopo 35 anni nel luogo dove per noi tutto cominciò. Abbiamo inoltre presentato l'album in versione unplugged, in ottobre, prima a Milano, presso Vinilmania, in occasione della Fiera del Disco e poi a Savona, alla libreria Ubik; in entrambi i casi erano presenti i musicisti ospiti dell'album. Per quanto riguarda nuovi concerti "elettrici", aspettiamo conferme per il nuovo anno. 

Chiudete con le vostre parole questa piacevolissima chiacchierata…

In conclusione, crediamo valga la pena di fare due considerazioni sulla nostra musica; è un discorso che ripetiamo spesso nelle presentazioni dell’album, perché ci teniamo molto. In questo periodo si può assistere a un recupero di tutto ciò che è stato fatto di buono e meno buono negli anni d’oro del prog e molti sono gli artisti  e le band che, con alterne fortune, si sono ri-affacciate alla ribalta, spesso coadiuvate da giovani e talentuosi elementi. Molti sono anche coloro che per passione o per opportunità hanno intrapreso questa strada pur non essendo ancora nati negli anni 70. Noi quegli anni gli abbiamo vissuti poco più che da spettatori, assimilando le sonorità, le costruzioni musicali, gli impasti vocali, senza avere l’opportunità, purtroppo, di proporci. Oggi, quello che facciamo non è un discorso nostalgico, è solo il tentativo di tirare fuori quelle che sono le nostre radici, così come piace a noi e come siamo capaci, perché questo è il nostro modo di suonare; indipendentemente da chi ha scritto i pezzi, ognuno dei componenti mette qualcosa di personale, partecipa all'arrangiamento e completa con la propria capacità ed esperienza. L’intento primario era di comporre qualcosa per noi e per gli amici, ma grazie alla Black Widow Records, che ci ha apprezzato e spinto ad andare avanti, il frutto del nostro impegno è arrivato anche a tanti amici sparsi per il mondo che condividono e apprezzano il nostro sound. E questa, per noi è la soddisfazione più grande che ci saremmo potuti aspettare. Grazie amici e ovviamente grazie a Salvatore Mazzarella per questa lunga chiaccherata! 

Salvatore Mazzarella