Mazzarella Press Office

EMP 1

mercoledì 27 marzo 2013

Come Lupi Tra Le Pecore - Intervista agli Autori



Rispondono Max Ribaric e Davide Maspero:

Ciao e complimenti per quest’opera a dir poco “titanica” !!! Parliamo allora della genesi di Come Lupi Tra Le Pecore, da quella che era l’idea primordiale al suo effettivo sviluppo…

Conoscevate già gli amici di Tsunami o il contatto è avvenuto la prima volta in quest’apposita occasione?

-Max: Ricambiamo i saluti e ti ringraziamo per i complimenti oltre che per l’attenzione che ci hai voluto dedicare. La nascita di questo libro è stata piuttosto fortuita: la scintilla che ha scatenato il tutto ha avuto luogo durante un incontro tra il sottoscritto e la Tsunami (nelle persone di Eugenio e Max) avvenuto a Udine nella primavera del 2010. Parlando del più e del meno aveva fatto capolino il famigerato acronimo “NSBM” e a detta loro l’argomento avrebbe meritato un approfondimento, soprattutto tenendo conto del fatto che prima di allora nessuna casa editrice si era mai azzardata a voler indagare questa scena. Dopo qualche mese di travaglio letterario ho chiesto a Davide se volesse partecipare a questo progetto editoriale. Il tema trattato era particolarmente vasto ed articolato, ma lavorando a quattro mani ognuno di noi avrebbe avuto la possibilità di esprimere al meglio le rispettive conoscenze e competenze. 

-Davide: Da un punto di vista strettamente personale conoscevamo Max ed Eugenio da ancor prima che l’esperienza Tsunami prendesse vita e abbiamo avuto modo di seguire lo sviluppo di questa agguerrita realtà editoriale sin dagli inizi. Siamo stati quindi degli “interlocutori privilegiati” quando si è trattato di cercare qualcuno che avesse tempo, voglia e modo di mettere insieme “Come Lupi tra le Pecore”. Una volta trovata la quadratura del cerchio e divisi i compiti tra me e Max le cose si sono evolute in modo naturale e tutte le tessere sono cadute al loro posto da sole. Col senno di poi, e considerando quanto siamo stati stressanti fino alle ultimissime fasi di impaginazione, credo che solo una casa editrice guidata da veri appassionati come la Tsunami avrebbe potuto gestire questo libro. Chiunque altro ci avrebbe messo alla porta molto prima. 

Vista la vastità del materiale proposto, ci incuriosisce davvero sapere come avete pianificato il lavoro a tal proposito. Come avete deciso il “cosa e non cosa” trattare, se avete steso un primo canovaccio, uno schema delle argomentazioni, la loro posizione all’interno del testo, ecc…

-Max: La fase di brainstorming è stata particolarmente febbrile. E a conti fatti non ci ha abbandonato mai, tanto da spingerci a rivedere e a revisionare intere parti del saggio anche a lavoro inoltrato. Riguardo ai nostri primi passi: partendo da un pugno di nomi rappresentativi della scena NSBM abbiamo cominciato a scavare sempre più a fondo, portando alla luce richiami e collegamenti tra gruppi, etichette e personalità assortite che hanno contribuito in modo sostanziale a definire l’ambiente trattato. In definitiva la scelta di dividere la realtà NSBM per aree geografiche si è dimostrata in assoluto la più convincente, oltre ad essere estremamente fruibile. L’NSBM è di certo una creatura singolare, riprodottasi in quasi ogni parte del globo, dimostrando capacità di adattamento quasi paradossali (penso al Malay Power nel Sud-Est asiatico, così come a certe compagini sudamericane). Sul “cosa trattare e cosa invece no” potremmo aprire una parentesi lunga parecchie pagine. Il testo originale eccedeva quello effettivamente andato in stampa di quasi 300.000 battute. Vi sono state numerose estromissioni, ma si è trattato di un processo necessario al fine di dare al libro il giusto ritmo e la dovuta organicità, snellendo la lettura a scapito di eccessivi – e spesso inutili – particolarismi. In questo senso il lavoro di revisione e controllo qualità operato dalla Tsunami ci ha aiutato a mantenere il giusto equilibrio, riportandoci in carreggiata laddove, seppur in buona fede, in qualche modo eravamo usciti dal seminato.   

Come dicevo in fase di recensione, non dovevate certo stendere la biografia dei Metallica ma qualcosa di ben più complesso per cui, immagino, non è che il materiale sia di facile reperibilità… Quindi raccontateci un po’ come e a quali fonti avete avuto accesso, quanto c’era già a vostra disposizione, in seguito alla vostra passione, e quanto siete andati a cercare…

-Max: Una cospicua parte del materiale da cui abbiamo attinto proviene direttamente dalle nostre collezioni di dischi e riviste risalenti agli anni Novanta. A ciò possiamo sommare l’insieme delle produzioni contemporanee (date alle stampe più o meno nel corso dell’ultimo decennio) che abbiamo recuperato durante la stesura del libro attraverso i consueti canali del collezionismo discografico. Un’altra soluzione preferenziale ci è stata offerta da degli amici appassionati della scena underground tout court. Questi ultimi infatti ci hanno gentilmente fatto accedere ai loro archivi personali, grazie ai quali abbiamo messo le mani su diversi documenti particolarmente rari, e a volte, totalmente inediti. È un dato di fatto che vi siano numerosi feticci correlati all’ambiente NSBM che vengono venduti a prezzi a dir poco proibitivi. Fortunatamente diversi titoli erano già in nostro possesso in tempi ancora non sospetti (e quindi acquistati senza dover far fronte a dei veri e propri salassi economici), mentre per il resto, direi che il fato si è dimostrato alquanto clemente, dandoci la possibilità di recuperare tutto il necessario in ossequio all’adagio: “la cosa giusta al momento giusto”.

Come credete possa recepire il mercato quest’opera? Ritenete che il pubblico sia maturo per capire che, al di là delle ideologie, ogni manifestazione dell’ingegno e dell’estro artistico umano è degna di attenzione?

-Davide: Finora le reazioni sono state le più disparate. È stato interessante constatare come, ancor prima che il libro uscisse, si fossero già delineate due fazioni piuttosto nette: da un lato un entusiasmo quasi talebano (seppur sospettoso) da parte dei sostenitori del genere, dall’altro una schiera di detrattori che aveva già condannato il tutto alla stregua della peggior operazione di bieca exploitation nazistoide, al motto di: “questa roba non dovrebbe nemmeno essere nominata”. Il tutto senza aver letto una riga, segno che questo genere, pur se attivamente seguito e foraggiato da una nicchia trascurabile nei numeri, è in grado se esposto alla luce del sole di scaldare gli animi anche più di quanto fosse lecito supporre. Da qui al secondo punto della domanda: non si tratta di una questione di “maturità” del pubblico, giocoforza variabile a seconda del singolo, quanto piuttosto dell’impatto che il genere esercita sugli ascoltatori e ancora di più sugli ignari avventori che si trovano davanti qualcosa che spesso travalica la loro soglia di tolleranza. In questo senso cercare di ragionare di NSBM separando il suo essere ideologizzato dal lato musicale sarebbe in primis un errore giacché le sue peculiari forme artistiche sono destinate a rimanere ai margini per scelta ponderata. L’NSBM non risponde ad un bisogno espressivo tipico di molti altri generi musicali e non si prefigge di fare “arte”, al contrario si assoggetta ben volentieri alla necessità di essere soprattutto veicolo di propaganda. In sintesi, un vasto riconoscimento che tralasci forma e contenuti, non è né ricercato né auspicato, sarebbe anzi un fallimento stante lo scopo del genere stesso.

Secondo voi, che avete analizzato il fenomeno NSBM nel profondo della sua essenza, quali sono le ragioni portanti che ne hanno dato origine?

-Max: Si tratta di un insieme di molteplici fattori, riassumere la vicenda nello spazio di queste poche righe rischia di essere troppo semplicistico e limitante. Un primo input però possiamo circoscriverlo alla fase embrionale del movimento, quando l’NSBM – sul finire degli anni Novanta – si “istituzionalizza” come forza di reazione organizzata contro il black metal, diciamo così, tradizionale, additato come un fenomeno mainstream svendutosi al mercato discografico. Si tratta di un aspetto di particolare rilievo, certo non è il solo, ma va sicuramente annoverato tra i fattori scatenanti della prima ondata NSBM propriamente detta. 
A questa scintilla viene quindi dato ulteriore corpo implementando elementi politici, esoterici e dottrinali (dosati in quantità ed ordine sparso) che nel corso degli anni Duemila hanno visto una repentina evoluzione della specie. Non a caso band e realtà contemporanee sorte sulla scia dei primi iniziatori di questa scena si dimostrano molto più consapevoli e mature rispetto ai loro predecessori. L’NSBM è una creatura viva, direi piuttosto in buona salute, e tuttora soggetta a nuove forme di evoluzione che solo nel prossimo futuro saremo in grado di analizzare e, in qualche modo, valutare in maniera completa.

Quali sono le differenze che vi hanno colpito particolarmente tra le sue diramazioni, dipendentemente dalla provenienza geografica della scena di volta in volta presa in esame?  

-Davide: Innegabilmente, mentre il lavoro procedeva ed il quadro generale si delineava, la nostra prospettiva sul fenomeno è forzatamente mutata. Quella che inizialmente si presentava come l’ennesima, scontata, corsa all’eccesso in seno al più vasto universo del metal estremo si è arricchita di connotazioni a cui non avevamo pensato. Il fatto certamente più interessante è constatare come il nazionalsocialismo e la figura di Hitler siano ormai pesantemente scollegate da un discorso di realtà storica e siano divenuti una sorta di simbolo condiviso a cui affidare invettive e rivendicazioni spesso inquadrabili in un contesto particolare. Non si spiega altrimenti come a fronte di differenze assolutamente evidenti venga utilizzato senza soluzione di continuità dal Sud America al Canada, dal Sud Est Asiatico agli Stati Uniti. Ma nonostante alcuni punti di contatto è interessante ravvisare anche alcune discrepanze, a testimonianza di come il movimento sia tutt’altro che coeso. Non è raro infatti che i gruppi sudamericani vengano pesantemente scherniti da quelli europei o statunitensi proprio in virtù della loro area di provenienza. Così come ci sono attriti tra il modo di intendere la dottrina nazionalsocialista in America (dove tutto è molto sopra le righe e calato in quel particolare contesto sociale) rispetto all’Europa, dove prevalgono un’idea e un’estetica di stampo “classicamente” di destra, o alla Russia dove per legge del contrappasso si è venuta a creare la più vasta proliferazione di organizzazioni neo-nazi. Ogni area geografica ha dato origine ad un proprio circuito autonomo che è riuscito a interpretare le cose a suo modo, tralasciando incongruenze storiche e riadattando il tutto in modo personale. Una varietà di correnti che certo non era preventivabile ad inizio lavori.

C’è qualcosa che avete volutamente escluso o qualcosa di cui volevate parlare ma non ci siete riusciti e per quale ragione?

-Davide: Sì e no. Come detto in precedenza questo libro è una versione ragionata e rifinita che ha subito un necessario lavoro di editing. Uno dei punti su cui abbiamo messo l’accento sin dalla premessa è l’esistenza di una scena musicale molto vasta e non delimitata da steccati stilistici, che fa del nazionalsocialismo (o più in generale di un’appartenenza all’estrema Destra, per quanto in senso lato) il proprio valore discriminante. In questo senso durante la scrittura certe connessioni si palesavano con tale chiarezza che sarebbe stato interessante approfondire ulteriormente alcune derive non strettamente metal. D’altro canto questo ci avrebbe portato fin troppo fuori dal seminato creando confusione nel lettore. Abbiamo comunque cercato di lasciare degli input che possano almeno indirizzare gli interessati a scoprire di più. Allo stesso modo ci sarebbe stato molto da scrivere su tutto quel retroterra mistico alla base del nazismo esoterico e che è poi confluito in larga parte nell’NSBM ma c’era la necessità di razionalizzare il lavoro e si è scelto quindi di porre attenzione sugli aspetti strettamente legati all’underground musicale che mai erano stati affrontati compiutamente in un solo testo, laddove invece le questioni storiche sono state ampiamente analizzate in vari testi dedicati.

Visto che stiamo parlando di carta stampata e dato che l’argomento da veri appassionati di musica ci sta a cuore, anche a voi chiedo qual è la ricetta per far capire che l’informazione via web va sempre e comunque integrata con quella cartacea, a volte più approfondita? 

-Davide: L’argomento è complesso e in definitiva si tratta di una lotta impari, almeno nei numeri. In futuro la fruizione di contenuti di massa sarà ovviamente una questione di completa pertinenza del digitale e dell’immateriale e le nuove tecnologie obbligheranno autori ed editori ad una necessaria rivalutazione del proprio operato. Per un certo tipo di editoria lo spazio si restringerà in maniera drastica: penso ai cosiddetti instant book o a certa saggistica generalista spesso imbastita alla meno peggio proprio con informazioni pescate da Internet, senza alcun controllo delle fonti o verifica incrociata. Certi libri invece continueranno ad avere un loro posto, a dispetto dell’atteggiamento saccente di chi, in maniera tanto erronea quanto superficiale, dice: “tanto in Internet si trova tutto”. Il che innesca peraltro una pericolosa forma-mentis per cui se qualcosa non è presente in Rete probabilmente non è mai esistita o non è degna di nota. In questo nuovo contesto, per risultare appetibile, un libro dovrà sempre più rispondere a delle caratteristiche auree peraltro valide già oggigiorno. Dovrà essere frutto di indagine e analisi; come giustamente dicevi dovrà fornire uno spaccato approfondito e quanto più possibile oggettivo del tema trattato, riprendendo la sana e vecchia abitudine di risalire alle fonti alla ricerca di materiale di prima mano, per presentare infine al lettore qualcosa di effettivamente valido sia da un punto di vista del contenuto che della tesi. Un libro è tanto più valido quanto più diventa un documento, in grado di resistere al tempo per essere ripreso in mano a distanza di anni.

Quali sono le vostre altre passioni musicali ? Quali le prime band con cui vi siete approcciati al rock ed al metal, quali invece le realtà che oggi vi colpiscono più favorevolmente?

-Max: Personalmente ho avuto la fortuna di iniziare i miei primi ascolti consapevoli quand’ero ancora giovanissimo. Conservo ancora i vinili degli Iron Maiden acquistati per intercessione di mia madre quando andavo ancora alle elementari. Durante l’adolescenza mi sono repentinamente allontanato dal metallo pesante in favore della scena industriale e di quella folk apocalittica dei primi anni Novanta. Oggi come oggi ascolto e seguo con piacere numerosi gruppi e generi, spesso – tocca ammetterlo – in conclamata antitesi tra loro. Ma di base quello che cerco in un progetto, quello che mi interessa in modo prioritario, è il trovare una forma di vitalità e credibilità capaci di fare la differenza. Cover band e blandi esercizi di stile non fanno parte del mio pane quotidiano. Ciò di cui sento davvero il bisogno è potermi rapportare con persone forti di una chiara visione d’intenti. Dei veri credenti. E questo è quanto.   

-Davide: Negli anni dell’adolescenza l’heavy metal è stato per me l’equivalente della classica folgorazione sulla via di Damasco, una “chiamata alle armi” totalizzante che ha segnato indelebilmente gli anni a seguire. Dai primi grandi nomi alle derive più oscure dell’underground, rappresentate dal già consolidato ambiente death metal e dal nascente black metal, il passo è stato breve. Ma quella che era una costante ricerca per l’estremo sul piano sonoro ha gradualmente ceduto il passo ad un più mirato interesse sul piano contenutistico. L’indiscusso fascino di certe tematiche mi ha conseguentemente guidato verso quella scena industriale/apocalittica in cui determinati argomenti risultavano centrali al pari – se non più – del comparto musicale, e a tutt’oggi mi ritrovo più facilmente incline a perdonare un disco tecnicamente imperfetto se dietro ad esso si cela un concept approfondito e non banale. Militanza, fanatismo ed una visione alternativa del reale quotidiano sono concetti essenziali che personalmente cerco in qualsiasi esperienza sonora.

Ci parlate delle altre attività che ruotano attorno a questa vostra passione? Nella vita vi occupate anche d’altro?

-Max: Il nostro progetto dominante, di cui curiamo ogni singolo aspetto (contenuti, lay-out, promozione, e così via) rimane la rivista Occidental Congress. Attorno al Congresso ruota il grosso di tutte le nostre attività nonché l’insieme delle tematiche correlate. Volendo riassumere il tutto in una manciata di parole impiegherei volentieri il termine “Cultura dell’Apocalisse”. Negli ultimi due/tre lustri tale concetto si è alquanto svilito rispetto al suo significato originario, ma per noi continua ad avere un suo consistente peso specifico. Prima di “Come Lupi tra le Pecore” come Occidental Congress abbiamo pubblicato la biografia sul Blood Axis intitolata “Day of Blood” (tradotta l’anno scorso per il mercato francese dai tipi della Camion Noir). Sempre in tema di Asse di Sangue, su gentile richiesta del gruppo abbiamo curato le grafiche della loro antologia retrospettiva “Ultimacy” (prodotta nel 2011 in occasione del loro tour in Nord Europa). Di carne al fuoco ce n’è sempre molta ed è cosa certa che non abbiamo ancora intenzione di fermarci.  
   
Ringraziandovi, vi chiediamo di chiudere con le vostre parole quest’incontro ‘virtuale’… 

-Max: È stato un piacere poter rispondere alle vostre domande e, per quanto possibile, aver cercato di illustrare alcuni dei numerosi “cosa/come/perché” che hanno dato animo al nostro operato durante la stesura di “Come Lupi tra le Pecore”. Ci auguriamo che quanto realizzato durante questi anni di ricerca e lavoro possa accendere la curiosità e la voglia di approfondire dei lettori riguardo a un tema così nebuloso e inevitabilmente difficile come l’NSBM.
  
Salvatore Mazzarella