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venerdì 2 marzo 2012

RHOPE - Intervista alla Band

Rhope (Bakerteam Records)

Intervista ai nostrani Rhope in occasione della pubblicazione del loro eccellente album in studio Turning Maybes Into Reality edito dagli amici della Bakerteam Records. Ci rispondono il chitarrista della band Diego Minach ed il cantante Giammi Giuliani:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-DIEGO: “Turning Maybes Into Reality” è un album che definisco coraggioso, non è stato creato a tavolino, racchiude tutto ciò che ci passava per la mente quando abbiamo composto le canzoni. La durata media dei brani fa capire immediatamente che non abbiamo “limato” nulla per renderlo potenzialmente radiofonico o commerciale. Si passa da sparate thrash ad aperture molto melodiche, da grooves spezzacollo a chitarre pulite, senza compromessi. Non è un disco facile di quelli comprensibili dopo solo un paio di ascolti, richiede un impegno notevole per essere apprezzato fino in fondo. Anche nei testi non ci siamo risparmiati, abbiamo affrontato argomenti anche pesanti come l’estinzione o il consumismo dell’era capitalista, piuttosto che la schiavitù tecnologica dei nostri tempi.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-DIEGO: La band fondata da me e mio fratello Paolo (il bassista n.d.r.) nel 2001 si trasforma in Rhope nel 2007 con l’arrivo di Giammi. Ad ottobre 2007 abbiamo stampato il primo lavoro autoprodotto con il quale abbiamo iniziato a definire il nostro sound. Nel 2009 a seguito di un cambio alla batteria, con l’arrivo di Giovanni Tani, la line up si è stabilizzata dando poi vita a “Turning Maybes Into Reality” uscito il 27 febbraio 2012.

Come è nato invece il nome della band?

-GIAMMI: Il nome è nato una sera del 2007. Ero a un concerto con amici, ma con la mente mi trovavo altrove. Così ho visualizzato la compenetrazione di due parole: ROPE e HOPE; da qui è nato RHOPE, un neologismo che contiene esattamente il nostro sound. In RHOPE ci sono la forza e la saldezza della corda, così come i colori e l'armonia che derivano dalla speranza. Allo stesso modo amiamo il vigore di musica e parole, abbinato a melodia ed emozione.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-DIEGO: I testi sono molto importanti per noi, non ci interessa fare musica per parlare di cose inutili o di messaggi scontati e banali, curiamo sempre molto le parole e la scelta degli argomenti.

-GIAMMI: Da quando ho iniziato a scrivere testi ho affrontato soprattutto temi legati al mondo che mi circonda e alla complessità dei rapporti umani. Non parto quasi mai dallo stesso punto: il “la” può arrivare da un'idea altrui, da un'esperienza personale, da un film che mi ha particolarmente colpito... Da autore e da cantante penso sia importantissimo crescere anche nella capacità di stesura dei testi, oltre che nella composizione della parte musicale. Mi diverto molto nel cercare le parole migliori per esprimere un concetto o nel raccontare le mie sensazioni personali direttamente o velatamente. Ci sono tante possibili interpretazioni delle parole di una canzone, bisogna scavare all’interno di esse e analizzarle: ciò può svelare molto segreti.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-DIEGO: Il sound moderno e attuale è senz’altro un punto forte del disco perché lo colloca totalmente nel 2012. La produzione è stata curata in ogni particolare, il suono giusto è stato cercato attentamente. L’alternanza delle voci melodiche e growl sebbene non sia una nostra invenzione è un’altra caratteristica che può destare interesse. Penso anche che la coesistenza di tanti mondi musicali differenti ma amalgamati in ogni brano sia un'altra caratteristica che colpisca.

Come nasce un vostro pezzo?

-DIEGO: Solitamente partiamo da alcuni riff di chitarra e sviluppiamo il brano, talvolta direttamente suonando tutti insieme, altre volte con il sequencer per avere subito lo scheletro su cui poi lavorare successivamente. Più raramente partiamo da una melodia ma capita anche questo.

-GIAMMI: I testi nascono solitamente dopo una stesura più o meno definitiva del pezzo. Capita però altre volte che esista già in noi un’idea generale del brano, ancora prima di iniziare a comporre. Fondamentalmente è come se le parole iniziassero ad essere scritte col primo riff di chitarra. 

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-DIEGO: Non ho un solo brano a cui sono maggiormente legato, lo sono a praticamente tutti ma se proprio devo citarne uno direi “Extinction Is Forever” perché è un brano in cui ho messo moltissimo, testo compreso. Ho voluto parlare di un argomento molto attuale ma anche molto sottovalutato da tante persone: l’estinzione costante di specie animali e vegetali; se non ci sbrighiamo a invertire la rotta non so come potrà essere il futuro del nostro pianeta. Musicalmente parlando ho voluto dare ampio spazio alle parti strumentali, soprattutto nella sezione centrale con un lungo assolo di chitarra che parte prima pulito e poi cresce fino a riportare nel finale “apocalittico” del pezzo. Ascoltatela leggendo il testo e capirete cosa intendo.

-GIAMMI: Il mio brano preferito cambia da periodo a periodo. Il disco è appena uscito, ma  per noi è stato un lungo lavoro, quindi sono riuscito già a cambiare la mia canzone preferita varie volte! In questo momento preciso mi sento particolarmente legato a “Comedown”, il brano da cui  tra l'altro sono estratte le parole che danno il titolo al disco. 

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-DIEGO: Ho sempre ascoltato musica, fin da bambino quando giravo per casa con i 45 giri e il mio “mangiadischi” arancione con la maniglia! Non mi sono mai precluso nessun genere, ho iniziato a suonare studiando chitarra classica, ho conosciuto il rock, il jazz, la new age, curiosando tra i dischi di mio papà, e ascolto ancora tutti quei generi. Poi ho conosciuto il metal, il mio primo incontro è stato “Fear Of The Dark” che era appena uscito, subito dopo Master Of Puppets” e poi “Use Your Illusion I e II” e fu solo l’inizio… Nel corso degli anni ho ascoltato davvero centinaia di dischi, aiutato anche da un amico che poteva pemettersi di comprare tanti cd anche 4 ogni settimana… Sono passato per il black metal norvegese, il death svedese, fino a incontare il nu-metal. Credo che tutto influenzi ciò che scrivo che io lo voglia o no. Per questo non mi sento di citare qualche band in particolare.

-GIAMMI: Così come Diego anch'io faccio molta fatica a fare dei nomi. Sono sempre stato aperto a tutti i generi e amo molto spaziare tra gli artisti per poter scoprire sempre qualcosa di nuovo. La mia è curiosità, ma anche bisogno di non limitarmi per evitare paletti nocivi alla mia creatività. 

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

-DIEGO: Adesso stiamo organizzando la realizzazione di un video e stiamo cercando date per suonare dal vivo “Turning Maybes Into Reality”. Pensiamo che la cosa migliore sarebbe un supporto a una band più conosciuta affine a noi musicalmente. Ci stiamo lavorando, vedremo cosa succederà! A breve inizieremo anche scrivere pezzi nuovi.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-DIEGO: I dischi live mi sono sempre piaciuti moltissimo, “A Real Live One” e “A Real Dead One” dei Maiden li ho letteralmente consumati! E “Hellalive” dei Machine Head ha fatto la stessa fine! Aggiungo anche il doppio vinile degli Eagles del 1980… Direi che non sia ancora il momento di pensare a un disco live. Prima pubblicheremo almeno altri due dischi in studio. Un DVD da unire al prossimo album invece potrebbe essere un’idea, vedremo come andranno i concerti e se avremo materiale convincente nel futuro prossimo.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-DIEGO: L’Italia è piena di band capaci e interessanti ma il problema maggiore è suonare dal vivo. I tributi e le cover bands hanno decimato gli spazi per le band originali ed è sempre più complicato suonare anche senza nemmeno un rimborso spese. Non suoni live=non riesci a farti conoscere abbastanza e a vendere i dischi, è un cane che si morde la coda. Però comincio a notare che questo trend dei tributi e cover band sta entrando nella fase discendente, mi auguro che si ritorni presto a pretendere e valorizzare la musica originale!

-GIAMMI: Stiamo cancellando la nostra storia,  riducendo l'educazione musicale ai minimi termini, dimenticandoci che l'Italia ha donato al mondo dei geni assoluti in tutti i campi artistici. Nel nostro paese si fa veramente fatica a emergere e farsi ascoltare; questo vale in generale nella musica e ancora di più quando si sceglie un genere pesante. Però il metal gode di uno zoccolo duro di affezionati che resiste negli anni e alle mode. La passione vince su tutto e il fatto che ci siano numerose webzine italiane attorno all'argomento ne è un esempio palese.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-DIEGO: Internet ci ha senz’altro aiutato a colmare in parte il vuoto lasciato dalle poche possibilità di suonare dal vivo. Ci permette di venire ascoltati da qualsiasi parte del mondo, cosa che sarebbe stata impensabile 15 anni fa senza un grossissimo investimento promozionale. E’ una grande risorsa anche se come tutti sappiamo ha danneggiato le vendite discografiche. Per una band però il fatto di venire “scaricati” può essere comunque utile se poi le persone fanno la fila per venire ai concerti. Il web è un’arma a doppio taglio per la musica, senza dubbio.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-DIEGO: Al 100%, ho provato a suonare e studiare altri generi ma questo è quello che mi viene più naturale e dove riesco a esprimermi meglio, è il mio linguaggio ideale.

-GIAMMI: Per la sua complessità e la sua sincerità, mi sento totalmente dentro la nostra musica. 

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-DIEGO: Stimo moltissimo Robb Flynn dei Machine Head, non sarebbe male fare un pezzo insieme a lui un giorno.

-GIAMMI: Scelgo Tom Morello alla chitarra, con Diego e Robb Flynn. Credo che sarebbe interessante sentirli suonare tutti e tre insieme! Però a quel punto pretenderei anche un tris di voci, quindi dico che mi piacerebbe scoprire cosa potrebbe uscire tra me, Eddie Vedder e Anneke Van Giersbergen.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-DIEGO: Andate ai concerti, comprate i dischi, sostenete la musica che vi emoziona!

-GIAMMI: Non perdete mai la speranza e fate sì che “Turning Maybes Into Reality” diventi il titolo anche del vostro futuro.

Maurizio Mazzarella