ABHOR - Occulta Religio

Iron Bonehead
L’occultismo vero e proprio, non è fatto di loghi o mode specializzate e soprattutto indirizzato a trovate di marketing. Spesso vedete alcuni simboli usati in senso improprio su capi d’abbigliamento indossati da teenager ignoranti in materia, solo perché lo porta lo youtuber del momento. Ma l’occultismo invece è una religione esoterica, una forma di studio di scienze occulte, che vanno in profondità, e devono essere approfondite e studiate con cura perché nascondono un credo non solo religioso ma filosofico, come fanno i nostrani Abhor da molto tempo. La band torna col nuovo full lenght a tre anni di distanza dal precedente album. L’opener “Elemental conjuring” introdotta da un riffing che più nero non si può, dissonante e rullate; i tempi sono cadenzati e c’è un tappeto di tastiere a dare ancora più enfasi oscura al pezzo. Lo screaming non è troppo alto, c’è anche una parte vocale pulita che evoca un rituale oscuro, il brano ha cambi di tempo veloci e ritmati che rendono vario il brano. “Fons malorum” è impregnato di malvagità oscura, e si sente l’amore che i nostri hanno per il black metal vecchia scuola e certo dark sound nostrano.

Il riffing è maligno e nerissimo; i tempi sono cadenzati con un organo chiesastico a rendere ancora più blasfema e perverso il brano impregnato di occultismo; il doppio cantato scream/growl profondo da enfasi e malignità al brano con interventi di cori puliti come una celebrazione blasfema, in coda un’accelerazione distruttiva e piena di malvagità. “Demons forged from the smoke” è marchiata nel fuoco eterno della caligine infernale con riffing scurissimo, uno screaming basso e impregnato di malignità, uno dei brani più belli del disco per l’impatto e la forza evocativa malvagia. Il brano è dinamico, ricco di cambi di tempo, la tensione evocata dai nostri non manca mai, perché la formula è chiara e ricca di calore infernale come i riffing generati che profumano di doom ma virati al nero, la sezione ritmica è compatta e garantisce una grande prova con decelerazione, rallentamenti e improvvisi scatti d’ira con sfuriate. “Black bat recalls” reca anch’essa un marchio nerissimo, sentitevi il riffing dissonante e il basso replicare seguendo la chitarra, mentre una coltre nera si spande con tempi cadenzati, maligni e lo scream del singer. Puro black metal, impatto e soprattutto le melodie malvage generato dalle chitarre e dall’organo danno quel tocco oscuro e perverso. Un disco da avere, per chi ama la nera fiamma, il black metal vecchia scuola impregnato di riti oscuri e cerimonie blasfeme, ma soprattutto grande musica estrema è da avere, grande ritorno. 

Voto: 8.5/10  

Matteo ”Thrasher80”Mapelli