THEN COMES SILENCE - Blood

Nuclear Blast
“Abbraccia la morte come qualcosa di inevitabile piuttosto che come un qualcosa da temere, se accetti troverai la via della libertà, la vita inizia lì dove finisce la paura.” Sono queste le parole che riassumono il contenuto profondo e introspettivo di un album che la Nuclear Blast Records ha pubblicato il 20 ottobre 2017, più precisamente il quarto della band svedese dei Then Comes Silence guidata da Alex Svenson, mente creativa del progetto. E’ un album dal forte sapore malinconico, un mix delizioso di Darkwave, Gothic e postPunk, non sicuramente metal. E’ importante dire che mentre Svenson lavorava al progetto ha perso il padre, questo avvenimento ha profondmente influenzato il platter, ma la composizione dei brani e il lavoro stesso lo hanno aiutato nell’impresa di superare un lutto cosi importante. A mio parere i post punk dal sapore ottantiano che si respira è a dir poco magnifico, il quartetto ha dimostrato di saperci fare, e non ha solo la linea macabra e oscura ma ci sorprendono anche con brani piacevoli e dal sapore positivo. Tutto appare sospeso fra le due parti opposte, fra vita e morte, paura e coraggio. Particolare, suggestivo l’opener “The Dead Cry for No One”, un crescendo di emozioni e sensazioni esplicate a perfezione da una voce intensa, effetto quasi ipnotico nel finale, roba da palati fini.

Non si discosta “Flashing Pangs of Love” anche se è più orecchiabile e di facile assimilazione, ha più l’aspetto di una hit vera e propria, più veloce “Strange Kicks” è impossibile non accostarlo ai pezzi più intrisi di post punk degli anni ’80, per gli estimatori come la sottoscritta una delizia, il cantato all’altezza sempre. Se è vero che il tema le tiene unite, le musiche sono diverse, la varietà e la bellezza della parte strumentale è una costante che attraversa l’album, così in “My Bones”, quasi sussurato, più spazio alla musica. Rumori soffusi nella intro di “In Leash” ,più triste nella trama musicale ricrea un’atmosfera a metà tra mistero, inquietudine e paura, ma il cambiamento di tempo è strepitoso. Si cambia rotta in “Choose your Poison”, sensualità e mistero si intrecciano in un brano dai forti connotati dark Punk, di seguito troviamo uno dei più incisivi “Good Friday” qui diviene chiaro il riferimento al tema della morte che tanto ha toccato Svenson, qualcosa di potente e tenebroso che ha toccato l’anima cambiandone alcune parti in modo permanente. Non solo il tema particolare ma bello anche all’ascolto che si arricchisce di sfumature con i minuti. Si intravedono i miglior Cure, quelli che hanno sperimentato e tanto abbiamo amato, in brani come “The Rest Will Follow” e cosa dire delle incursioni della voce femminile, sublime. Arrivati a questo punto lo spazio per il cambiamento i realtà si riduce, continuiamo sulla stessa onda lo notiamo in brani come “Magnetic” e “Warm Like Blood” più leggeri e piacevoli. Capitolo a parte rappresenta quel gran pezzo di “Mercury”, ritorniamo a viaggiare in alto, il più lento del platter e il più macabro somigliante quasi ad una marcia funebre, suggestiona parecchio. Vuole spaventare “Into Death Alone”, inquietare rendere consapevoli del viaggio che ci aspetta ,il brano che chiude non ha questa consistenza un ulteriore nota di merito. Meraviglioso lavoro che esplora la parte più oscura e temebile della vita con una sensibilità strabiliante usando un genere d’elite ma uno dei più riconoscibili e potenti nella storia della musica. Mettete il disco, chiudete gli occhi e assaporatene le note e fantasiose e potenti, Buon ascolto Dark Boys! 

 Voto: 9/10 

 Angelica Grippa