ALDI DALLO SPAZIO - Quasar

Jolly Roger
Signore e signori: da Ravenna, gli Aldi dallo Spazio. Con il loro esordio discografico autoprodotto, ormai datato 2017 ed ora ripubblicato in edizione di maggior pregio dalla sempre solerte Jolly Roger Records. Effettivamente i nostri stellari amici, con il loro viscerale amore per il Prog/Psych/Hard dei '70 non potevano passar certo inosservati. Trattasi di un collettivo di musicisti del ravennate, che rispondono ai nomi di Dario Federici (Voce, Tastiere), Simone Sgarzi (Chitarra), Davide Mosca (Chitarra, proveniente dai MITICI Witchwood!), Marco Braschi (Basso) e Lorenzo Guardigli (Batteria). I quali hanno un solo ed unico scopo, simboleggiato nella loro attività musicale: rinverdire i fasti del Rock più spaziale e psichedelico che abbia solcato i palchi del nostro tranquillo Pianeta nel decennio aureo di cui sopra. Lo si nota immediatamente all'attacco dell'iniziale "Long Time Lover", brano Hard scintillante e superbo, dove i nostri affiancano atmosfere Prog ad un riffing e ad una performance vocale che richiamano fortemente i grandissimi Wolfmother!!! Atmosfere cosmiche e lisergiche sono presenti nella seguente "The Distance", una Prog song di oltre 10 minuti che parte con atmosfere spaziali riconducibili all'ambient e si dipana poi in una ricca trama musicale ricolma dei più nobili stilemi che resero famose bands quali Pink Floyd, Genesis e compagnia bella. Ciò che i nostri vogliono dimostrare è di aver assimilato non solo gli stilemi delle forme più settantiane del Rock, ma anche e soprattutto la Pura Sostanza. E la musica che ne risulta è bella. Davvero bella. Senza ombra di dubbio. L'angelica "Little Piggy Will" ricorda addirittura le atmosfere di "No Quarter" degli Zep, ma... riplasmata secondo i personali canoni degli Aldi in questione. Mentre in "Santana (A Fredoom Song)" i nostri si cimentano in gustose jams sospese tra influenze addirittura Latin, Jazz e Funky, perfettamente plasmate ed incastonate sotto il segno della musica-buona-che-non.ha-confini-stilistici (e questo è perfettamente, meravigliosamente "settantiano"), e dove risalta in alcune sezioni un ottimo sax suonato da... non so chi, la bio non lo dice. Fino all'apoteosi: gli oltre 17 minuti della suite finale "Epiphany", dove gran parte dello spettro sonoro che costituisce la gamma stilistica degli Aldi trova piena espressività. Fantastico tutto. Debbo obbligatoriamente rimarcare lo stile di cantato, che è quello bello, "angelico" e su registri alti che contraddistingue moltissimo i migliori albums dei '70, e di cui probabilmente si sentiva molto, moltissimo la mancanza. Gli Aldi dallo Spazio dimostrano quanto sia possibile rivitalizzare i migliori stilemi della "Golden Age" della musica Rock, poiché si può ormai ben definire la tipica "musica senza tempo" che continua a emanare la sua "energia stellare" dai remoti angoli dell'universo, nonché a pulsare spesso e volentieri, di rimando, in dischi di produzione più moderna. Pensate con la vostra testa, ascoltatori onnivori di musica Rock di tutte le età, ed ascoltate "QuasAr" degli Aldi dallo Spazio.


Voto: 8,5/10

Alessio Secondini Morelli