DON BROCO - Technology

SharpTone
I ‘Don Broco’ sono una band britannica che dopo la pubblicazione un anno fa di vari singoli come “Everybody”,che anticipavano l’uscita dell’ ultimo album, sono pronti a spiccare il volo con il terzo in studio, “Technology”. Possiamo gridarlo a gran voce, è un’emerita chicca questo lavoro, 16 pezzi perfetti, che si susseguono senza lasciare fiato , incantando l’ascoltatore. Questi audaci musicisti di Bedford, hanno compiuto una scelta particolare, qui si parla di promozione e marketing, hanno infatti deciso di lanciare ben 5 singoli come siluri che hanno colpito il pubblico, rimanendone affascinati e incuriositi. Tutti i singoli sono accompagnati da video divertenti e curati, tutti uno più incisivo dell’altro. La line-up vede la voce di Rob Damiani, accompagnato alla batteria di Matt Donnelly, la chitarra di Simon Delaney e il basso di Tom Doyle. Mi pare doveroso citare ogni singolo musicista, poiché il lavoro strumentale e la sezione ritmica di questo album sono davvero impressionanti. E’ così che per la ‘SharpTone Records’, propongono uno degli album più belli di Alternative Rock contemporaneo, il loro vero genere, ma che si ricollega al Nu-Metal anni ’90, presente addirittura la parte dance-floor che permette di scatenarsi. Tutti i pezzi sono caratterizzati da fasi di ascesa e discesa che si alternano all’impazzata, e dall’esplosione improvvisa che colpendo alle spalle, stordisce l’ascoltatore. Fanno di più, decidono di piazzare i 5 singoli già conosciuti e amati, come le prime 5 canzoni del platter. “Technology”, “Stay Ignorant”, “Come Out to LA”, “Pretty” e “The Blues”, danno il via alla danze, tutti singoli già conosciuti e assimilati dal gran pubblico. Il secondo in coda, a parte il titolo suggestivo, presenta contaminazioni Hip-hop e il synth, mentre come il più aggressivo della raccolta si presenta “Pretty”, una cavalcata assurda e continua, evidente il sound anni ’80. , mentre “The Blues” in ordine calma gli animi e fa prendere un attimo di respiro. “Everybody” colpisce, è uno di quei pezzi commercialmente funzionanti, ma nulla di nuovo a livello sperimentale, mentre lascia il passo ad altre due gemme potenti “Greatness” e “Porkies”. Ciò che notiamo è che ne fa un album vincente, è l’alternarsi di canzoni martellanti e pezzi più distensivi, non si lasciano sfuggire nulla. In chiusura degno di nota è la ballad “Go to be you” dove l’impronta degli U2 è più che evidente, e due fra le più belle “Something to Drink” e “Blood in the Water”, ma qui incide il gusto personale. Ritmo incalzante, songwriting curato, riff personali e particolari denotano la crescita artistica della band da “Automatic” del 2015. Superano ogni aspettativa possibile, con tantissimi minuti di musica di qualità. Ottimo lavoro English Rockers! 

Voto: 9/10 

Angelica Grippa