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lunedì 10 luglio 2017

NORHOD - Voices From The Ocean

Wormholedeath
Sempre più si concentra l’attenzione dei media e addetti ai lavori, anche esteri, su band provenienti dalla nostra amata penisola, band che stanno riscuotendo un meritato successo all’estero, ma anche negli ultimi anni finalmente anche qui da noi. Il caso della formazione dei Norhod è un gran bell’esempio di ciò che abbiaamo elencato sopra. Lucca la loro città natale, autori di un debutto, nel 2013, molto apprezzato che risponde al nome di The Blazing Lily. Li rivediamo oggi con il secondo disco Voices From The Ocean, lavoro di un certo spessore artistico che al giorno d’oggi è raro trovare tra la moltitudine di uscite discografiche che inflazionano il mercato. Questa band è riuscita nell’intento di non cambiare, di non rifare lo stesso album, ma di andare oltre e crescere vertiginosamente. Se vogliamo dirla giusta poi, si tratta di una naturale evoluzione dei propri mezzi in toto. Un intro dal titolo simbolico come Storm, in cui si può avvertire l’imminente tempesta che sta per abbattersi sull’ascoltatore, funge da perfetto inizio.

Si entra subito nel vivo con Endless Ocean, brano sostenuto da possenti chitarre e sofisticate tastiere, con una sezione ritmica che regge il cammino intrapreso dalle clean vocals della superba cantante Clara Ceccarelli e le growl dell’altrettanto bravo Giacomo Casa. Un brano possiamo dire in pieno stile Norhod. Il genere proposto dai nostri si avvicina parecchio al symphonic metal di stampo europeo. Altra grande canzone è The Abyss Of Knowledge,che ripercorre alla grande la linea tracciata dalla precedente. Ogni nota è inserita al punto giusto, creando un connubio tra potenza e melodia a dir poco superbo. Ma questi ragazzi sanno cambiare pelle come niente fosse e possiamo scoprirlo in July Rain, uno dei brani più belli ascoltati ultimamente, totalmente acustico e con un sapore tutto medievale, che tanto ricorda i Blind Guardian più epici. Ma dopo la quiete arriva la tempesta con Bleeding Path, brano schiaccia ossa, dall andamento forsennato, cadiuvato come sempre dalle clean vocal della Ceccarelli e dalla brutalità di Casa. Altre emozioni forti con la successiva Son Of The Moon, dove la furia metal si sposa alla meraviglia con la sinfonia quasi classica che sa ricreare questa grande formazione, con innesti di piano da brividi. Vanno a chiudere il lavoro altri due ottimi brani come Farthest Dream e la conclusiva e rasserenante Last Chant. Consigliato non solo agli amanti del symphonic metal, ma a tutti quelli che amano la grande musica. 

Voto: 9/10

Sandro Lo Castro