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domenica 16 luglio 2017

DECAPITATED - Anticult


La Polonia, terra cattolicissima per tradizione ha in se un lato oscuro che emana un odore acre di morte e decomposizione. Questa terra ha dato i natali a una scena death metal delle più feroci ed efferate; quasi una sorta di compensazione, tra le quali spiccano decisamente gli alfieri Vader, Behemoth( nati come black metal band), Hate e i Decapitated. I Decapitated sono una band che ha rischiato l’estinzione; a causa di un brutto incidente che coinvolse il gruppo e le conseguenze oltre ad aver strappato alla vita il giovane batterista Witold ”Vitek” Kieltyka, si sentono nei solchi del nuovo corso dei nostri. “Impulse” è un brano compatto, teso e preciso, ipertecnico; cambi di tempo e blast beats, chitarre dai riff arcigni e compresse, e voce tra lo scream hc e il growl vecchio stile, un attacco diretto alla gola. ”Deathvalutation” è un brano potentissimo, death moderno, veloce, tecnicamente ineccepibile e furioso, la sezione ritmica formata dal batterista Kerim Lechner e dal bassista Filip Halucha si immettono senza pietà nel sangue e nell’anima di chi ascolta, con la chitarra di Waclav Kieltyka libera di fare riffing impazziti e solos virtuosi con gusto melodico.

“Kill the kult” è puro deathcore, una modernizzazione del death metal che hai puristi farà storcere il naso; ma questo è il nuovo corso del death; una svolta del suono ,dove riff compressi corrono su base hc ipervitaminizzata e voce più urlata che growl ma con la stessa dose di ferocia; perché qui si sta parlando di meta estremo, non di pop metal modaiolo per ragazzine. “Anger line” è death metal all’ennesima potenza, blast beats s’intersecano con riffing a incastro, per poi cambiare in corsa con una batteria che stacca di continuo, un vortice ritmico senza freno, violenza assoluta. “Never” è uno dei brani killer del disco; un arpeggio sinistro ci apre le porte di un brano devastante, veloce, dove i riff si rincorrono; voce scartavetrante, e una parte rallentata ma ricca di groove aspetta per devastare il tutto con un headbanging da parte di chi ascolta per poi riprendere la marcia distruttiva prima della conclusiva “Amen”. Un disco che piacerà a chi ha apprezzato la nuova era dei nostri, perché c’è una cesura, un taglio dall’esordio “Winds of creation” e i dischi della prima formazione, fino a questo,un taglio che fa male ancora, ma ha generato buonissima musica come questa, ottimo. 

Voto: 8/10  

Matteo ”Thrasher80” Mapelli