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giovedì 8 giugno 2017

PYRAMAZE - Contingent

Inner Wound
Quinta prova su album per i danesi Pyramaze che, fautori di un metal dai risvolti prog, si caratterizzano per l'uso costante delle keyboards nelle loro composizioni, rifacendosi quindi alla tradizione Stratovarius/Dream Theater con un gusto perlomeno gradevole e ben congeniato di arrangiamenti e composizioni. Intendiamoci, questo disco non farà certo gridare al miracolo, ma di certo i nostri sanno condurre un gradevole e colto discorso musicale energico (chitarre sempre sugli scudi) ed un certo gusto neoclassico niente male. Apprezzabile l'intro elettronica della prima "Land Of Information". Menzione di tutto riguardo anche per i testi abbastanza impegnati, che parlano di monopolizzazione dell'informazione e delle storture della società. Forse qui e là c'é un po' di stereotipo anche in questo, specie in alcuni richiami metaforici alla fantascienza ed alla mitologia, ma proseguiamo nell'ascolto, e rimaniamo piacevolmente stupiti dall'uso delle vocals, tanto nei passaggi corali quanto in solo, le quali non sono solamente ottime ma dimostrano un ottimo potenziale narrativo. I nostri hanno avuto l'accortezza di partorire un'opera ben confezionata (un'illustrazione cyber-fantasy sul front cover illustra bene il tipo di argomentazione nell'ambito del quale parte delle liriche si muovono, se ho capito bene, tra Sci-Fi e denuncia sociale), caratterizzata da assortite tastiere, spesso impegnate in assoli accanto alle chitarre, variegate e piacevoli, ma tutti i musicisti coinvolti si dimostrano perfettamente preparati.

Agghiacciante e fantascientifica, ad esempio, "Star Men" con tutti gli elementi musicali miscelati al punto giusto, ma ancor meglio "A world Divided" dove una intro parecchio classicheggiante fa da contraltare ad una rocciosa cavalcata con una voce dall'incedere abbastanza epico che racconta una storia di profughi in un mondo perennemente spaccato dalle ideologie avverse (di sicuro si parla di un certo Muro...). Gradevolissimi i due piccoli intermezzi classicheggianti "Contingent" part I (The Campaign) e part II (The Hammer Of Remnant) che incorniciano quindi un prodotto di grande maturità, da cui voglio rimarcare due tracce in particolare come "Obsession" e "Heir Apparent", piene di ottime idee e di ecletticità (soprattutto la sezione corale della seconda, da brivido!). Piacevolmente segnalerei anche un bel madrigale con controcanto femminile intitolato "The Tides That Won't Change", un brano molto ben riuscito dalle atmosfere sentimentali. Qua e là ovviamente si sente parecchio anche la presenza di influenze Queensrÿche, e questo è un bene, dati i risultati. Il tutto coinvolgente quanto basta, ripeto, a livello narrativo, ma senza che la musica rimanga troppo schiava dei comunque ottimi ed interessanti testi. Non ci troviamo difronte ad un nuovo "Operation: Mindcrime" ma, questo sì, difronte ad un disco che piacerà ai fan del genere prog-metal. Se non vi bastano quindi gli albums storici del genere, e vi va di ascoltare dei possibili sviluppi del vostro sound preferito, provate "Contingent". Potreste restare piacevolmente sorpresi. 

Voto: 8/10

Alessio Secondini Morelli