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venerdì 12 maggio 2017

PAIN OF SALVATION - In the Passing Light of Day

InsideOut Music
“Sono nato in questo edificio/fu il primo martedì che io avessi mai visto/ e se vivo fino a domani/quello sarà il mio martedì numero 2119…” Con queste parole da brivido si apre un album che ripercorre passo dopo passo le atroci sofferenze di un uomo che da tanto tempo scrive di musica, stiamo parlando di Daniel Gildenlöw, realizzatore di tutti i testi, chitarrista e voce principale della band “Pain of Salvation” gruppo progressive-metal svedese. Circa due anni fà Daniel ha combattuto un’infezione terribile conosciuta come fascite necrotizzante, pericolosa che in pochi giorni può condurre anche alla morte, questo ci racconta in 10 brani colmi di sofferenza, attesa e infine di una riuscita e sperata salvezza. E’ giusto ricordare che questa band si è fatta da sempre promotrice di musica di qualità creando concept album dove la narrazione scarna ha sempre lasciato grande spazio alla parte emotiva e melodica. Nel decimo album pubblicato il 13 gennaio 2017 vi è l’unione tra la sfera puramente progressiva tipica e storica della band con un trand metal che li ha contraddistinti negli ultimi anni; il lavoro è stato anticipato da due brani “Meaningless” e “Reason” entrambi accompagnati da video girato interamente a Stoccolma. La line-up della band è composta da Gildenlöw, accompagnato dal chitarrista Ragnar Zolberg, il bassista Gustaf Hielm, il tastierista Daniel Karlsson e infine il batterista Lèo Margariet. E’ importante porre un riferimento alle vicende della band , il 30 aprile 2017 Zolberg attraverso facebook annuncia la sua esclusione dal gruppo per diatribe con il mainman Gildenlöw, e il giorno seguente la band annuncia il rientro dello storico chitarrista Johan Hallgren, rimane importantissimo il contribuito di Zolberg per tutto il disco. Si è capito che è un lavoro prettamente autobiografico, tutto ciò che viene rappresentato ha una linea realistica sconvolgente, tutto è basato sull’alternanza fra momenti cupi, a volte vicini alla tragedia vera e propria , e momenti legati alla rinascita cheovviamente fanno riferimento alla miracolosa guarigione. I brani sono lunghissimi ma non annoiano mai creano sempre linee differenti, un lavoro magnifico della sezione ritmica, chitarre sempre in evidenza e una grande estensione vocale in tutto il percorso fanno di questo album una vera chicca per gli amanti del progressive. Il primo brano “On a Tuesday” parte in maniera rabbiosa, doppia cassa, la parte dell’intramezzo è sussurrata, sembra difficile mantenere il tempo,presente l’effetto puntinato del piano ma è importante sottolineare che per la prima volta nella storia il frontaman viene accompagnato dalla voce più sottile di un altro singer, Zolberg; il testo di questo brano è letteralmente da brivido esprime quella pena che s’intravede in ogni angolo dell’anima di Daniel. Si apre con il piano “Tongue of God” una linea prettamente malinconica spezzata dalle chitarre, la sofferenza viene enfatizzata dalla performance di Gildenlöw che a tratti recita il testo trascinato dal lato prettamente emotivo.

Ampio spazio alla parte emozionale anche in “Meaningless” con l’alternanza fra chitarre e tastiere e un chorus che diviene molto coinvolgente quando le due voci di Gildenlöw e Zolberg viaggiano all’unisono; spazio prettamente riflessivo con un pezzo pianistico toccante in “Silent Gold” una vera e propria ballad che tocca l’anima ma annuncia un cambio totale nelle linee dell’album che si vede in “Full Throttle Tribe”, magnifica con il sottofondo composta da rumori che richiamano la camera d’ospedale in cui Daniel è stato costretto per mes,i le parti vocale sono urlate e recitate, un brano veloce con passaggi rapidi che si snoda in un chorus davvero eccellente. Arriva l’altro brano accompagnato dal video, “Reason”, non potrete non essere catturati dal riff ossessivo e ripetuto di questo brano ove partecipano tutti i musicisti all’unisono e dove il singer sperimenta tanto avvicinandosi anche al rappato in molti passaggi. Non sicuramente il brano più bello e impegnato della raccolta è “Angels of a Broken Things” ma possiede l’unico assolo di chitarra dell’album e fra l’altro è sofisticato e pregevole, mentre particolare è la l’opposizione fra il refrain Hard Rock e le strofe cantate sottovoce in “The Taiming of a Beast”, le tastiere riescono a creare un effetto carillon tristissimo. Grande attenzione merita “If this is the End”, come mostra in modo evidente il titolo il tema è impegnato ed è composto da due parti totalmente differenti: la prima è una ballad soft che nella seconda parte esplode in un crescendo di chitarre, questo brano è capace di scatenare nell’ascolatatore una dolcezza infinita accompagnata dalla paura più perfida, la parte finale è particolarmente Heavy. L’enorme portata emozionale del lavora sboccia nella title-track che chiude il lavoro, all’inizio si può ricondurre alla musica popolare americana mentre nella seconda parte si scioglie in un marasma di sogni che termina in un turbine di rinascita che ci fa capire che il peggio è ormai alle spalle. Le immagini suggestive di questo album sono impressionanti, un lavoro di grande spessore musicale e artistico in ogni senso, sicuramente non si passa il tempo ad ascoltare un album soft ma profondamente impegnato, per chi ama la musica elevata sarà un ascolto più che positivo, io da parte mia non posso che dare merito ad un album eccessivamente curato e sopraffino. 

Voto: 9/10 

Angelica Grippa