Mazzarella Press Office

EMP 1

giovedì 27 aprile 2017

STEEL SEAL - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Crediamo che The Lion's Den sia un album eccellente, un ulteriore passo avanti rispetto ai due precedenti che erano già ottimi. Nel nuovo album la nostra musica si evolve in senso ancora più neoclassico e più power nello stesso tempo: è infatti l'album con i tempi più veloci e il cantato più aggressivo che abbiamo mai fatto, e nello stesso tempo quello con più inserti e citazioni classiche, da Beethoven a Bach, da Paganini ad Albinoni, da Verdi a Vivaldi. Un livello qualitativo medio dei brani veramente alto e delle sonorità di grande impatto, con momenti di vero e proprio metal sinfonico, completano il quadro di un disco bellissimo, a giudizio non solo nostro ma di tanti appassionati ed esperti.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Gli Steel Seal nascono dall'aggregazione di musicisti già attivi sulla scena metal romana, provenienti da bands quali Sacer Tiber e Rivers of Change, riuniti nel 2003 dal nostro chitarrista Marco intorno al progetto di realizzare materiale nuovo ed originale basato sulla fusione tra power metal neoclassico contemporaneo e lo storico hard rock e heavy metal degli anni '70 e '80. Nacque così lo stile particolare, fuori da ogni moda del momento e lontano da ogni tendenza contingente ed effimera, che ci caratterizza ancora oggi.

Come è nato invece il nome della band?

Il nome Steel Seal, cioè “sigillo d'acciaio”, poi rappresentato graficamente nel logo della band, è nato dalla considerazione che il nuovo gruppo doveva finalmente sigillare e, metaforicamente, scolpire nel metallo in maniera indelebile il percorso artistico di musicisti che, pur avendo partecipato a progetti anche di spessore, non erano mai arrivati alla consacrazione del disco ufficiale e di vasta notorietà. Il gruppo doveva essere, insomma, il sigillo definitivo alle nostre carriere musicali… e poi ci piaceva come il nome suonava in inglese, eh eh! 


Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

I nostri testi derivano in gran parte da rielaborazioni e adattamenti di opere di famosi poeti inglesi e americani, e questo per assicurare che le nostre canzoni possano trattare di contenuti profondi e coinvolgenti, che facciano riflettere ed anche emozionare chi le ascolta. I testi hanno quindi un rilievo notevole nei nostri brani, costituiscono a volte delle vere e proprie piccole opere d'arte già di per sé… e richiedono un notevole impegno, sia per le predette rielaborazioni che per la creazione di testi originali, interamente nostri, che possano risultare all'altezza dei primi. A volte ci chiediamo se ne valga la pena, visto che quasi nessuno sembra notare questo aspetto e l'enorme differenza che passa tra le nostre liriche e le scontate banalità a base di donne, feste e macchine veloci di tanti altri gruppi anche celebri e celebrati…

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Come già detto, in primo luogo il nostro stile particolare, risultante dalla fusione di power metal, heavy metal e hard rock, con spunti di progressive ed elementi di rock sinfonico; inoltre, sicuramente le parti più spiccatamente neoclassiche, con inserti e rielaborazioni di opere divenute celebri nella storia della musica mondiale. In generale, tutte le parti strumentali ci sembrano di ottimo livello e nelle parti cantate l'aggressività si fonde con linee melodiche azzeccatissime e ritornelli coinvolgenti senza essere sfacciatamente catchy. Potremmo andare avanti, ma tutto sommato crediamo che basti così…

Come nasce un vostro pezzo?

I nostri brani portano tutti la firma del nostro chitarrista Marco e si sviluppano fondamentalmente intorno al riff iniziale, che è il primo e basilare elemento di ogni canzone. Poi, al riff vengono affiancate le più idonee linee melodiche per le strofe cantate e il ritornello, e da ultimo nascono i bridges, le basi per gli assoli strumentali e le eventuali intros. Il più delle volte i riffs nascono dalla testa di Marco, nei suoi pensieri e nella sua immaginazione, e solo raramente dalle mani, lasciando scorrere le dita sulla chitarra ed ascoltando quello che ne viene fuori. Inoltre, Marco è decisamente selettivo nella scelta del materiale si cui lavorare e parecchi riffs vengono scartati o accantonati perché non gli sembrano avere un livello qualitativo sufficientemente alto per gli Steel Seal.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Non c'è un brano in particolare, ciascuno di noi ha un brano preferito diverso fra i dieci che compongono l'album. Possiamo dire che la selettività con cui scegliamo il materiale fa sì che non ci siano pezzi “di punta” alternati a semplici riempitivi, tutti i brani sono di un elevato livello qualitativo e quasi ognuno di essi è stato indicato come il migliore in una o nell'altra delle varie recensioni dell'album. E' un po' come accadeva per i dischi degli anni '70, quando si supponeva che ogni canzone dovesse essere bella…

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

A causa della natura stessa del progetto, che nasce fin dall'inizio come fusione e sintesi di generi diversi, le nostre influenze sono sicuramente molteplici. Volendo restare a quelle basilari, potremmo citare Deep Purple e Rainbow, Dio e Black Sabbath con Tony Martin, Stratovarius e Malmsteen, con un tocco di Led Zeppelin e NWOBHM… ma nessuna di queste in eccessiva misura, non volevamo essere e non siamo mai stati degli imitatori o dei cloni di nessuno.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

Purtroppo l'aspetto delle esibizioni live è stato sempre un nostro punto debole: a causa delle condizioni di salute di Marco e dei nostri impegni personali (nessuno di noi è un musicista a tempo pieno e abbiamo tutti un altro lavoro), non siamo mai riusciti finora a programmare un tour o almeno una serie significativa di serate dal vivo. Tieni conto che a questo scopo dovremmo mettere su una formazione ad hoc, diversa da quella abituale, con tutto ciò che questo comporta, e fino a questo momento non siamo riusciti a superare le difficoltà connesse al progetto, anche perché è veramente difficile trovare qualcuno che ti dia una mano...

E' in programma l'uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

No, proprio a causa delle appena ricordate limitazioni alla nostra attività live non disponiamo dell'idoneo materiale, sfortunatamente. Comunque, non è detto che le cose debbano andare sempre così: non abbiamo certo rinunciato all'idea di portare la nostra musica in giro per serate, e siamo convinti che prima o poi riusciremo a trovare la soluzione giusta per riuscirci. Per il momento, la promozione del nuovo album è affidata principalmente al web.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

La rete, come abbiamo sempre detto, è un'arma a doppio taglio: da una parte ha reso molto più facile farsi conoscere e diffondere il proprio lavoro a livello mondiale, ma dall'altra ha anche reso facilissimo appropriarsi di questo lavoro senza dover dare nulla in cambio. Oggi troppa gente si è abituata, “grazie” ad Internet, a disporre di tutta la musica che vuole senza pagare un centesimo, scaricando tutto illegalmente e condividendolo con migliaia di altre persone senza capire che sta defraudando i musicisti del legittimo frutto del loro lavoro e di risorse che servirebbero loro per produrre altra musica. In questo modo la musica, equiparata a un semplice prodotto commerciale come tanti altri, non può che morire lentamente, mentre nessuno fa veramente qualcosa per impedirlo.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Il metal in Italia è sempre rimasto un genere di nicchia, purtroppo, anche se le vendite dei gruppi maggiori erano diventate significative per un certo periodo, e oggi questa limitatezza del mercato si unisce al crollo generale delle vendite in un panorama in cui i gruppi attivi sono comunque tantissimi, anche a causa della molto maggiore facilità di registrare un album rispetto a prima. Si arriva così ad una situazione del tipo “tanti cani intorno ad un osso sempre più piccolo”. A questo si aggiunge che gli italiani, a causa del loro individualismo, non sanno “fare rete” né, meno che mai, “fare squadra”; anzi, invece di cooperare e collaborare, si preoccupano solo di tirare l'acqua al proprio mulino, attaccandosi e danneggiandosi a vicenda senza capire che così ci rimettiamo tutti. Infine, c'è ancora troppa esterofilia e pregiudizio sia nel pubblico che negli operatori del settore: nel caso degli Steel Seal, ad esempio, le vendite più basse e le recensioni con i voti meno alti sono sempre state quelle italiane, mentre all'estero siamo molto più apprezzati e valorizzati. 


Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Moltissimo, senza dubbio: ci sono veramente pochi generi musicali che richiedano le doti, a livello compositivo ed esecutivo, che sono indispensabili nel metal neoclassico! Basti pensare alla trasposizione ed esecuzione nelle nostre canzoni di interi brani di musica classica, o alle parti vocali che spesso si avvicinano molto a brani tenorili di musica lirica… Insomma, anche senza voler fare del virtuosismo o sfoggio di tecnica fine a se stesso, suonare il nostro genere musicale vuol dire eseguire brani complessi ed impegnativi in cui il musicista è veramente stimolato ad esprimere tutto il suo talento e la sua bravura.

C'è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Be', il nostro grande sogno era di sentire i nostri brani cantati da Ronnie James Dio, ma purtroppo questo non è più possibile, oramai… Ad oggi, dopo l'uscita del nostro terzo album, possiamo dire di aver comunque già collaborato con tre dei più rinomati vocalist del metal mondiale (DC Cooper, Thomas Vikstrӧm e Fabio Lione), per cui, più che un'ulteriore collaborazione sia pure di gran nome, ci piacerebbe forse un cantante di livello simile disposto ad entrare nel gruppo come membro permanente… ma è prematuro oggi fare dei nomi, chi vivrà vedrà.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Mah, in realtà ci siamo un po' stufati di messaggi e appelli che poi cadono regolarmente nel vuoto… Se oggi, nel 2017, uno non ha capito già da solo la necessità di fare qualcosa di concreto per il genere musicale che ama, specialmente in un ambiente non favorevole come l'Italia; se uno continua a spendere i soldi che vuole destinare alla musica (già di per sé non molti, vista l'aria che tira) per i prodotti stranieri, magari anche mediocri ma iper-pompati e reclamizzati, e a scaricare illegalmente da Internet i prodotti italiani a prescindere dalla qualità, crediamo che non ci sia messaggio che tenga… Ma forse il futuro si incaricherà di smentire queste nostre parole, chissà. Un saluto a tutti.

Maurizio Mazzarella