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venerdì 7 aprile 2017

HOUSE OF LORDS - Saint Of the Lost Souls

Frontiers
La collaborazione House Of Lords/Frontiers continua imperterrita da anni, visto che praticamente dalla reunion del 2004 la band lavora con la nostrana etichetta senza nessun tipo di interruzione. In tredici anni di collaborazione la band ha dato alla luce ben otto album mantenendo uno standard qualitativo alto ed il riconoscibile trademark che da sempre caratterizza il combo. La voce di James Christian sembra non risentire né del tempo che passa e neppure delle sventure capitategli in passato visto che ancora oggi si esprime in maniera splendida. A mio avviso la track list è più che degna di far si che questa sia una di quelle releases in grado di esser messa in considerazione tra le migliori quando arriverà il momento dei pagelloni finali di questo 2017.Grazie,sempre a mio avviso,al...saccente utilizzo che il gruppo fa delle basi di tastiere (suonate anche da Michele Luppi), oggi nuovamente in primo piano come non accadeva da tempo, o meglio dai tempi in cui un certo Giuffria militava nella formazione. E fin dalla partenza ci dimostra proprio questo l’opener, singolo e video Harlequin, la cui intro di tastiere, mamma mia, è da strapparsi i capelli dalla testa, per un pezzo che ci riporta indietro nel tempo di almeno vent’anni e che rimane impresso nella mente fin dal primo ascolto. Magistrale ed elegante è anche Oceans Divide, a cui segue la ottima mid-tempo melodica Hit The Wall, tra i brani più belli non solo del platter ma anche della carriera recente del gruppo per come sa combinare alla perfezione ricercatezza sonora e melodicità.

Non delude certamente neppure la title track Saint Of The Lost Souls, una canzone più rocciosa ed eleborata nelle sue parti, ma non meno melodica delle precedenti, che apre alla dolce ballad The Sun Will Never Set Again, molto ispirata nelle sue atmosfere e di grande qualità compositiva. Concludendo,Saint Of The Lost Souls è un lavoro discreto e piacevole da ascoltare, anche se difficilmente sarà l'album che, in modo specifico e mirato, andrete a ripescare quando a distanza di tempo vi verrà il capriccio di trascorrere un pomeriggio con gli House Of Lords. Sarà uno dei tanti dischi medio-buoni della loro discografia (a tratti interscambiabile, se ci riferiamo al periodo 2004 - 2017) senza infamia e senza lode, forte di una professionalità ineccepibile e del carisma enorme di Christian dietro ai microfoni. Sarebbe semplice fare una prova al contrario, ovvero affidare queste composizioni ad un singer meno "ingombrante" di Christian per vedere che a galla non rimarrebbe poi moltissimo. Onore al veterano Christian, onore agli House Of Lords che a partire dai tardi '80 tante pagine di prestigio hanno vergato nella storia del rock, onore al loro cammino che ancora oggi prosegue imperterrito con un disco che non cambia e non aggiunge niente alla loro storia, ma conferma se non altro che l'eleganza è una dote innata. 

Voto: 8/10 

Bob Preda