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giovedì 30 marzo 2017

UNRULY CHILD - Can't Go Home

Frontiers
Sempre magici, tornano con la line-up deluxe gli Unruly Child, che già avevano riconquistato il cuore dei fan con l’eccellente “Worlds Collide” nel 2010. Trascorsi quasi sette anni – se si eccettua il poco convincente intermezzo del 2014 con l’EP “Down The Rabbit Hole Part One”, che pare essere stato ripudiato ed è praticamente scomparso dai radar – l’incantesimo si ripete con ancor maggiore intensità, grazie ad un’altra collezione di gemme realizzate con passione e classe, cuore e raffinatezza. Un tappeto sonoro creato dalle trame calde della chitarra di Bruce Gowdy intrecciate al magnetismo delle tastiere di Guy Allison, supportati dalla sezione ritmica puntuale e mai invadente composta da Jay Schellen e Larry Antonino, e poi la sempre inconfondibile voce di Marcie Free. Che non si avventura più nei territori quasi zeppeliniani degli esordi, ma è pur sempre di un’altra categoria e di un altro pianeta. Il 2017 ci regala, finalmente, un nuovo capitolo nella storia degli Unruly Child “originali”. Riecco, infatti, al lavoro la cantante transgender Marcie Michelle Free insieme all’inossidabile duo di chitarre & tastiere costituito da Bruce Gowdy (Stone Fury, World Trade) e Guy Allison (Lodgic, World Trade, Doobie Brothers). Tutti trainati dalla instancabile sezione ritmica formata dal batterista Jay Schellen (Hurricane, World Trade, Asia) e dal bassista Larry Antonino (Pablo Cruise, Ambrosia, Air Supply). La reazione chimica scaturita dall’interazione tra questi cinque elementi ha prodotto un album che s’intitola “Can't Go Home”, il quale presenta un florilegio di undici nuove tracce in perfetto stile melodic rock.

Il genere è sempre quel particolare hard rock melodico che piace tanto agli negli States e non solo ovviamente: voce pulita, chitarre presenti (ma non invadenti), pezzi radiofonici e pieni di melodia. I primi pezzi scorrono via che è un piacere, immediati e realizzati con un sound moderno e caldo, perfettamente bilanciati tra chitarra e tastiera con Marcie che domina su tutti con la sua splendida voce. La titletrack è perfetta, nella sua semplicità; una ballad per nulla noiosa con voce e chitarra acustica che si apre con l’ingresso di tutti gli strumenti e dei cori. Linee vocali che si stampano nella testa, non per questo banali, ma immediate e lineari, fin dalla prima “The Only One”. Molto ritmata e potente “Ice Cold Sunshine” con un bel solo di chitarra, ma del resto tutto il disco ha ben in evidenza la sessione ritmica: sentite anche “Four Eleven” e come spinge il basso. “Someday Somehow” è pronta per essere suonata dal vivo (con anche registrazioni di urla del pubblico) e tutto lascia pensare che sia stata studiata per questo; decisamente melodica ma tenendo sempre vivo il lato più duro del rock. Da segnalare anche il solo di tastiera sul finale di “Sunlit Sky”, altro brano interessante e più variegato come struttura, quasi prog. “Can’t Go Home” è un disco con un sound pazzesco, limpido e potente per restare sul genere AOR ma con un’idea più moderna e fresca nella registrazione. Artwork ben fatto, tutto è stato creato a regola d’arte da maestri del genere. Un disco che rilancia gli Unruly Child tra i grandi del genere e che resterà nel vostro lettore per molto, molto tempo. 

Voto: 10/10

Bob Preda