ANSA

Mazzarella Press Office

Cerca nel blog

EMP 1

lunedì 6 marzo 2017

ABORYM - Shifting.Negative

Agonia
Ammetto di non aver mai, prima d'ora, ascoltato alcun lavoro di questa band, nonostante sia in giro da un ventennio e oltre. Per poter comprendere a fondo le radici dalle quali trae origine questo “Shifting.Negative” mi sono dunque dovuto documentare sulle precedenti produzioni e farmi un'idea di quello che si è rivelato, per certi versi, l'epilogo di una evoluzione stilistica che, pur conservando elementi già presenti in passato, ne abbandona con decisione altri che pure le avevano conferito una identità ben definita.Procediamo con ordine, evidenziando, ad esempio, l'uso sempre più diffuso dei sample di matrice industrial, che molto ricordano i pionieri Nine Inch Nails, soprattutto quando accompagnati dal cantato sospirato che rende l'atmosfera tanto cupa e asfissiante quanto ipnotica e, a tratti, suadente. Viene, invece, quasi totalmente abbandonata la matrice Black Metal, che fa capolino solo a tratti, timidamente, in alcune tracce (ad esempio nella seconda parte della interessantissima “10050 Cielo Drive”).

Complessivamente, l'album mostra di avere 3 anime differenti che coesistono, lasciandosi via via spazio vicendevolmente e dando vita a momenti assai distanti tra loro a seconda del prevalere di una o dell'altra : una più emotiva, nella quale domina la melodia, con i suoni distesi dei sintetizzatori e delle chitarre che creano la giusta atmosfera a contorno delle linee vocali aperte e, spesso, addirittura sognanti e malinconiche; la seconda, più preponderante, anima che si percepisce è quella tipicamente industrial, dove chitarre potenti e dai suoni più “acidi”, sintetizzatori, ritmiche serrate e giri di accordi più essenziali lasciano meno spazio al sentimento per puntare sull'impatto e sul groove; la terza, che si riduce oramai a piccoli inserti, quasi isolati nella trama creata dalle prime due, è la già citata componente Black Metal. Si può concludere affermando che questo “Shifting.Negative” è certamente un lavoro di buona fattura, che non lesina contenuti e riassume in sé i risultati di un percorso artistico che la band ha intrapreso in oltre 2 decenni di storia, aprendo interessanti prospettive anche per il futuro. 

Voto : 7/10

Francesco Lattes