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mercoledì 22 febbraio 2017

DARK LUNACY - The Rain After The Snow

Fuel Records
Sono ormai venti lunghi anni che i Dark Lunacy immettono sul mercato la loro proposta musicale. Oggi, come fatto in passato e con la stessa e immutata passione, rilasciano questo “The Rain After The Snow” , ennesimo lavoro in studio di questa bella e grande realta’ musicale italiana. Ogni singolo album della band brilla di luce propia, non essendo mai l’uno la copia dell’altro. Non e’ certamente facile mantenere i livelli a cui i nostri ci hanno abituato. Li ritroviamo con un lavoro pieno di emozioni, rabbia, classe, eleganza. Gli aggettivi risulterebbero quasi superflui da affibbiare ad un platter di tale portata. Qui ogni singola nota trasuda emozioni che immergono l’ascoltatore in un vortice malinconico, andando ad ipnotizzare tutti i muscoli corporei. Non sono parole grosse quelle che vengono scritte in questa sede. E’ la pura e semplice reazione che si ha davanti dieci brani che attirano e soprattutto attraggono per la fascinosa bellezza. Potremmo stare qui a menzionare ogni singolo brano. L’eleganza del brano di apertura del disco, “Ab Umbra Lumen” gia’ fa intravedere le potenzialita’ del platter. L’intro del secondo brano “Howl” risulta davvero struggente, come risultera’ per intero il resto della song. L’uso poi di un quartetto d’archi dona all’intero progetto un mood operistico di primo livello. Troviamo poi “Gold, Rubies and Diamonds” , brano da cui viene anche estrapolato l’elegante e sofferto videoclip.

Uno dei piu’ epici brani scritti dai Dark Lunacy. In cui ancora una volta le vocals di Mike e i cori la fanno da padrone senza trascurare il lavoro certosino dei singoli elementi. Siamo sempre li’, ogni nota coinvolge tutto il resto che c’e’ attorno. Tutti i componenti che si possono sentire all’interno hanno bisogno l’uno dell’altro. Grande lavoro di produzione, grande lavoro di squadra. I brani poi rimandano anche alle vecchie produzioni Dark Lunacy, andando a richiamare quanto di buono fatto in passato. Ma i richiami a cui ci riferiamo comunque vengono tradotti magistralmente in chiave 2017, sia da Mike e dagli “ultimi” ma non meno importanti elementi entrati in perfetta sintonia con quello che e’ l’anima della band. Molte le parti dell’album dedicate alla malinconia dei suoni ricreati con le varie strumentazioni che generalmente la musica estrema, a torto poco raccomanda. Qui inserite in un contesto creato per sostenere tutte le tracce, conferendo al tutto un elegante suono a cui e’ impossibile resistere. Non mancano ovviamente le parti pesanti e molto tirate a cui i nostri ci hanno abituati. Ci troviamo sicuramente davanti ad uno dei migliori album di musica estrema. Da avere! 

Voto: 10/10

Sandro Lo Castro