ANSA

Mazzarella Press Office

Cerca nel blog

EMP 1

Nuovo catalogo Estate - EMP

venerdì 10 febbraio 2017

ABORYM - intervista alla Band


Risponde RG Narchost: 

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Shifting.Negative è il risultato di mesi e mesi di duro lavoro, sudore, sangue, rabbia, incazzature, ma anche gioie, risate, imprevisti e sorprese  in cui la vita ci ha immerso mentre lo realizzavamo. Descriverlo a parole per quanto mi riguarda non avrebbe molto senso, sarebbe come cercare di descrivere il sapore di un piatto di cucina quando il cuoco te lo presenta sul tavolo bell’e pronto. Si fa prima ad assaggiarlo. Potrebbe piacere, ed in caso contrario, nessuno è mai morto per un boccone amaro.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

I nostri testi hanno sicuramente un riferimento a delle particolarità specifiche. Parlano di vita quotidiana, e tutta l’ansia, la rabbia, la depressione, l’impotenza, lo schifo ed il rigetto che si possono trovare in essi arrivano semplicemente dalla vita stessa, riguardata e riascoltata con i nostri occhi e le nostre orecchie. La vita è “particolare”, lo è sempre: difficilmente essa ci fa il regalo di porci davanti qualcosa di totale,  omnicomprensivo e unilaterale. Manca sempre qualcosa. E lo stesso peso che possono avere i testi all’interno dei nostri brani non sfugge a quest’incompletezza di fondo. Essi sono sicuramente importanti, a volte fondamentali anche per il processo compositivo e di rifinitura della musica (due esempi in questo senso sono “Precarious” e “Big H”), ma non sono mai del tutto indispensabili. In fin dei conti, facciamo musica, non letteratura. E personalmente ho sempre ritenuto la musica una forma di comunicazione superiore alla parola sia scritta che parlata. Sono sempre stato d’accordo con l’adagio di Jarrett “la musica non è qualcosa che si possa descrivere a parole”, a cui aggiungerei in questo caso, che viceversa le parole (anche le migliori) possono sempre essere descritte meglio con la musica.


Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Penso che la qualità principale che contraddistingue un disco come “Shifting.Negative” sia l’onestà. In tutto. Onestà musicale, onestà concettuale ed onestà visiva. Quando sai di aver agito in maniera onesta in tutto e per tutto, non cerchi altrove la soddisfazione riguardo a ciò che fai…in questo caso ciò che realizziamo con Aborym. Personalmente non cerco mai di incuriosire o di essere originale, ma di scrivere e suonare buona musica. Se poi l’ascoltatore dovesse trovare qualcosa di “curioso” nella nostra arte tanto meglio. E’ un semplice “di più” non indispensabile, che prendiamo e mettiamo da parte, come si fa con la bottiglia di vino in più portata dagli amici a cena.  

Come nasce un vostro pezzo?

I nostri brani possono nascere nelle maniere più disparate. Da un riff di chitarra, da un giro di basso, da una linea di synth modulare o di pianoforte, da un testo, una linea vocale, anche da un fill di batteria... E il processo compositivo che segue il primo “seme” gettato in questo modo finisce per non essere mai lo stesso. Ognuno di noi ha le sue strade predilette, e amiamo anche lasciarci condurre l’un l’altro a vicenda. Fabban per esempio ama molto il lavoro basato sulla preproduzione, sulla realizzazione di piccole demo da cui partire, strutturare (e a volte de-strutturare) le idee, per poi proseguire in fase di arrangiamento, da solo o con alcuni di noi. Io viceversa sono forse un po’ più “felino”, amo strutturare e rifinire sin da subito, nel più breve tempo possibile, un’idea singola, fino quasi alla forma finale, e preferisco modificarla solo in seguito alla sua chiusura, dopo averla sottoposta al resto della band, sentiti i loro pareri. Anche perché solitamente non mi soddisfa mai il risultato finale che chiudo in “solitaria” per così dire, e – guarda un po’ – alla fine mi ritrovo sempre a preferire come gli altri mi hanno cambiato  le carte in tavola rispetto a come le avevo disposte io. Dan V  riesce a tenere un po’ di entrambi questi approcci, sia quello “a gradi” sia quello “immediato”, ed inoltre, ha un gran gusto per la semplicità e il pensare la composizione degli strumenti in maniera “complementare”, lasciando sempre il suo spazio ad ognuno. Alla fine, cambia il percorso, il sentiero, ma la destinazione è la stessa.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Tecnicamente parlando, per il sottoscritto è “Slipping Through The Cracks”, perché è il brano a cui ho partecipato maggiormente. La struttura di base è nata da una mia demo fatta e finita, seguendo il modus operandi che descrivevo sopra, mandata a Fabban più di un anno e mezzo prima dell’inizio delle registrazioni vere e proprie dell’album. Quando la riascoltai per la prima volta in fase di preproduzione, a seguito degli interventi di Fabban e Dan V sono rimasto letteralmente sbalordito da come era stata trasformata e trasfigurata in qualcosa che alle mie orecchie suonava quasi totalmente alieno. Ci misi quasi un mese a digerirla. Ora l’adoro. Come sempre, le cose migliori all’inizio indossano una maschera che spaventa. Dal punto di vista emotivo invece, il brano che prediligo è “Unpleasantness”, semplicemente perché ha tutto. E’ come una Overture, una visione d’insieme di quanto arriverà successivamente attraverso i nove brani seguenti che compongono l’album, e per questo ho sempre pensato che fosse l’opener ideale. Oltre ad avere un ritornello dannatamente pop.


Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Il nostro sound è influenzato da tutto ciò che ascoltiamo e apprezziamo quotidianamente. Ed essendo tutti degli “onnivori” musicali in termini di gusti e preferenze d’ascolto, sarebbe impossibile ed anche un po’ ingiusto isolare un’artista in particolare piuttosto che un altro. Anche perché sono sicuro che molte delle nostre influenze in realtà risulterebbero difficili da cogliere ad un ascoltatore esterno. Potrei farti il mio esempio, citandoti Keith Jarrett, Dire Straits e Stevie Ray Vaughan ma tanto nel disco non sentirai assoli di pianoforte jazz, ne tanto meno chitarra acustica in chicken picking o blues da 12 battute classiche… loro per me sono là sotto, lo so, ed è così per ognuno di noi con le proprie influenze. Siamo Aborym e facciamo Aborym, per il resto ognuno di noi sa da dove viene.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il
vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

Abbiamo intenzione di tornare a suonare dal vivo, e questa volta vogliamo fare sul serio, non un paio di date e via. Abbiamo una line-up vera e propria, al completo, tutti musicisti che si trovano molto bene gli uni con gli altri, e ci stiamo attrezzando in tal senso lavorando sodo in sala prove. Questo sia per riarrangiare i brani esistenti per essere portati al meglio in sede live, sia per preparare qualche nuova sorpresa su cui ora però non possiamo ancora svelare nulla.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Per ora no, ma nulla è da escludere per il futuro.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Non la giudichiamo. Semplicemente non la viviamo, preferiamo pensare a noi senza curarci delle mille polemiche e chiacchiere da bar che ogni giorno nascono e muoiono. Di problematiche reali, per quanto mi riguarda,  non ce ne ha mai causate direi, e questo forse proprio per la nostra volontà di tenercene lontani.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Il discorso sarebbe lunghissimo da fare e non basta una singola domanda in un’intervista come questa. Internet è uno strumento potentissimo, ma bisogna starci anche molto attenti. Mi limiterò in questa sede a fare un paragone con un ambito a noi molto caro:Se perdo tre giorni a giocare con la manopola di un synth perche “fa suoni fighi” ma in quei tre giorni non ho capito come e perché produce quei suoni, mi sono lasciato usare dalla macchina e non viceversa. Se spendo lo stesso tempo per capire come uno solo di quei suoni si produce e si crea, sarò in grado di rifarlo, ovvero sarò in grado di essere io a usare la macchina in questione per i miei scopi, e non viceversa lasciarmi governare passivamente da essa. Con internet il problema è esattamente lo stesso. Noi ci sforziamo ogni giorno di farlo agire per noi come qualcosa che ci torni utile, il problema è che vediamo spesso invece altra gente (moltissima per la verità) che si lascia usare da esso. Internet danneggia chi se ne lascia danneggiare, come tutte le macchine.


Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Non  mi curo granchè di quanto quello che facciamo valorizzi il nostro talento. Guardo allo scopo finale che è sempre l’Arte, la Musica. E ogni cosa, anche il nostro talento eventuale, è solo un mezzo per essa. Tecnicamente mi ritengo un chitarrista e bassista nella media. Certo, ogni occasione è buona per migliorarsi tecnicamente, ma questo non deve mai diventare il fine. Il fine è, lo ribadisco, sempre e solo scrivere buona musica.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Mmm sì, aspetta…dunque…Layne Staley! Ah, no è morto. Allora..Stevie Ray Vaughan? No, morto pure lui. Azz…la vedo grigia. Scherzi a parte, direi ogni musicista libero e felice di fare quello che fa come fine in sé stesso e non come mezzo per ottenere altro. Perché la musica è il fine, non il mezzo. Semplice.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Aborym sta cambiando pelle. Ancora una volta. Fatelo anche voi.

Maurizio Mazzarella