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giovedì 12 gennaio 2017

AVENGED SEVENFOLD - The Stage

Capitol
Molto interessante il nuovo album della band statunitense. Dal 1999 sulla scena metal internazionale, la band sta facendo una carriera di tutto rispetto. Una band che ha avuto diverse evoluzioni di sound, dal metalcore del primo album per poi passare nei successivi album a sonorità con tendenze heavy metal, alternative  metal, hard rock. Probabilmente questi cambiamenti sono stati determinati anche dall’influenza dei vari cambi di line up, in particolare dei batteristi che si sono succeduti, a partire dallo storico The Rev sostituito, in seguito alla sua morte prematura, dal suo batterista preferito (ma anche mio) Mike Portnoy nella tournè del 2010, poi Arin Ilejay, e infine l’attuale Brooks Wackerman ex batterista dei Bad Religion.  Il nuovo lavoro degli Avenged Sevenfold è un concept album sugli avvenimenti della storia del genere umano. L’album parte con la title track “The stage”, che dà subito l’idea dell’ennesima evoluzione musicale di questa band che si spinge verso dinamiche più progressive. A parere del sottoscritto è troppo presente e troppo nuda di effetti la voce di M. Shadows, ma stilisticamente con i suoi 8 minuti e 33 secondi è il preludio per un album di tutto rispetto. In “Paradigm” un intro che al primo ascolto mi ha dato un brivido dietro la schiena, quasi stile Metallica, ma dopo pochi secondi cambia totalmente, si apre nei ritornelli e gioca sui tempi ma non sui bpm. Simpatici e mai banali i brass in “Sunny Disposition”.

“God Damn” parte con sonorità un po’ malmsteeniane per l’alternarsi della chitarra classica con i riff metal, ma subito dopo l’introduzione fa venire voglia di pogare.“Creating God” nuovo stile, ricorda vagamente nelle strofe i System Of a Down e nei ritornelli è armonicamente una goduria, prosegue con un assolo che riprende la linea vocale del ritornello. Uno dei mie brani preferiti dell’album. “Angels”  è la fase relax dell’album, seguita da “Simulation” che ritorna su dinamiche prog e “Higher” con le sue chitarre ritmiche veloci e alcuni spunti che tanto ci ricordano gli amici Dream Theater.“Roman Sky” arricchita dal plus dell’orchestrazione. “Fermi paradox” non mi ha conquistato, sembra un brano che non esplode mai e alla continua ricerca di una sua identità. Un ritornello quasi neomelodico. Non saprei come classificarlo. Ma dopo questi 6 minuti di trans mi sono ripreso con il sound più incisivo ed i vari cambi di tempo di “Exist”, anche se non mi fa entusiasmare l’equalizzazione della batteria, diversa dal resto dell’album. Nel complesso è un lavoro ben riuscito, che evidenzia un carattere più maturo della band statunitense, un sound rinnovato, una crescita professionale ed una continua ricerca nelle varie sfumature della musica per tenere sempre viva l’attenzione dei propri fans. Occhio però a non osare troppo. E’ la mia prima recensione e sarò molto buono. 

Voto: 8/10

Gregorio Pulpito