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giovedì 15 dicembre 2016

IN FLAMES - Battles

Nuclear Blast
Non è mai facile riuscire ad essere oggettivi ed imparziali nel raccontare l'ultima fatica discografica di uno dei propri gruppi preferiti, soprattutto quando si tratta di una band caratterizzata da una continua evoluzione negli anni, che le ha, da un lato, fatto perdere progressivamente il consenso di alcuni fans storici ma dall'altro fatto acquisire continuamente di nuovi. Ciò premesso, e con l'ulteriore considerazione che, a mio parere, la band ha espresso il suo massimo potenziale proprio a partire dal tanto criticato album "Reroute To Remain" del 2002, inizio subito col dire che questo "Battles" si presenta come la naturale prosecuzione dell'oramai consolidato percorso che vede da 15 anni a questa parte il combo svedese destreggiarsi con maestria tra un groove granitico sempre molto efficace della base ritmica, interessanti spunti chitarristici, elettronica (sempre più presente nelle ultime produzioni) e melodie di ampio respiro, soprattutto nei ritornelli, che a tratti presentano aperture più proprie del'alternative/rock made in USA della seconda metà degli anni 2000 (30Seconds To Mars, Red, Breaking Benjamin) che del metal scandinavo.

Esempi di questo connubio di elementi, comunque sempre piuttosto convincente, sono il singolo di lancio "The End" e, soprattutto, la radiofonica "The Truth", entrambe situate nella prima parte della tracklist. Proseguendo nell'ascolto, si percepisce il ritorno di elementi propri della produzione che ha caratterizzato il gruppo nella prima metà degli anni 2000, come in "Save Me", caratterizzata da una strofa dal riffing e linee vocali decisamente più aggressive delle precedenti così come nella successiva "Greetest Greed", nella quale ritorna l'uso prepotente dell'elettronica e nella track di chiusura "Us Against The World", nella quale sono evidenti richiami al metalcore negli arrangiamenti chitarristici delle strofe ma che comunque resta caratterizzata da un ritornello dalla melodia di ampio respiro. Ottima la produzione, non esasperata e con la giusta dinamica, per un lavoro che per molti potrebbe avere il difetto di risultare prevedibile, in considerazione delle scelte stilistiche che la band ha attuato negli ultimi anni, ma che rimane, a mio parere, comunque convincente. 

Voto: 7/10 

Francesco Lattes