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martedì 15 novembre 2016

BLUE HOUR GHOSTS - Intervista alla Band


Risponde Alessandro Guidi (cantante):

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

L’album omonimo, uscito il 4 novembre per Buil2Kill Records, è stato il frutto di due anni di lavoro, preceduti da uno nel quale i brani hanno preso vita. Diego Angeli e Francesco Poggi (i due chitarristi) sono stati i main songwriters, mentre Simone Pedrazzi (tastierista) ed io abbiamo contribuito rispettivamente con l’inserimento di sonorità prog rock dal sapore settantiano e le melodie delle linee vocali. Dopo un primo approccio alla pre-produzione, lungo ma molto creativo, abbiamo deciso di affidare il nostro materiale alle sapienti mani, ed orecchie, del produttore Giuseppe Bassi (Dysfunction Productions), il quale ha saputo, con grande acribia, sciogliere ogni nostro dubbio e trasportarci verso soluzioni più moderne ed efficaci, con un risultato finale assolutamente devastante. Di assoluto spessore è stato anche il lavoro del collaboratore di Giuseppe, Eddy Cavazza, il quale ha operato sulle linee melodiche della voce .Nove tracce di alternative metal estremamente godibile, per tutte le orecchie, gli stomaci e tutte le altre parti del corpo umano in grado di ricevere emozioni.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La band è nata in quel di Modena nel 2013 da un’idea di Francesco e Diego, dopo la lunga esperienza all’interno della scena death metal con gli Oblivion 999, gruppo nel quale ha militato anche il sottoscritto per un breve periodo. Il batterista Claudio Mulas (Ever-Frost, Logical Terror) e Simone, con il loro ingresso, hanno dato vita concretamente al progetto, che ha poi trovato una forma completa con il mio arrivo e quello del bassista Andrea Bartolacelli. Dopo la defezione di quest’ultimo e quella di Claudio, abbiamo deciso di avvalerci della collaborazione di musicisti locali per la nostra attività live. A breve importanti novità sulla line-up.

Come è nato invece il nome della band?

Blue Hour Ghosts letteralmente significa “fantasmi del crepuscolo”. “Blue Hour” è un termine mutuato dal mondo della fotografia, e non solo, per descrivere il crepuscolo (mattutino o serale che sia). La Blue Hour è un'ora malinconica, riflessiva, ma anche carica di energia e di attesa per il giorno o per la sera che viene: questo rispecchia abbastanza la nostra musica, che cerca di miscelare appunto l’aggressività del metal, la malinconia del rock alternativo e del dark, la riflessività del prog. Dal punto di vista cromatico, il cielo può assumere delle colorazioni uniche e fantastiche nell’ora blu, ed è così che “vediamo” anche i colori della nostra musica, cui cerchiamo di imprimere uno stile unico e ben identificabile. Infine, il senso del “ghosts” è che noi diamo voce ai "fantasmi" interiori che trovano uno spazio privilegiato in questa ora di passaggio, di transizione, e questo è in linea con i nostri testi che sono in genere piuttosto intimisti.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Innanzitutto i testi sono stati quasi totalmente creati da Diego, il quale possiede un grande talento nel campo della scrittura; mai banale e scontato, con uno stile colto e raffinato, sempre attento a non cadere in facili cliché, evitando l’uso di parole fin troppo abusate nelle liriche metal. Per quanto concerne le tematiche, invece, il tutto si ricollega al nostro moniker: i testi non servono ad altro che a dar voce a quei fantasmi interiori che si palesano nei momenti di maggior riflessione e costringono a lunghi soliloqui, nell’eterno conflitto interiore che domina la psiche umana. Si parla di follia, esasperazione, rabbia repressa, voglia di cambiare, successo e fallimento, di amore, di senso della vita, di spiritualità. In due brani abbiamo preso spunto dalla letteratura per trasmettere questi concetti: “Dreadful Faces and Fiery Arms” (il primo singolo e opener del disco) si ispira a “Confessioni di un mangiatore d’oppio” di Thomas De Quincey, mentre “Death and The Lover” si ispira a “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse. Generalmente siamo dediti alla ricerca del dettaglio, ed i testi sono molto importanti nel nostro modus cogitandi: siamo i portatori di una musica che punta ad essere godibile e ricercata allo stesso tempo, e le liriche non possono essere da meno.


Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Credo che la nostra proposta sia molto eterogenea. Ci sono vari elementi musicali, provenienti dalle nostre singole esperienze, miscelati con maestria e professionalità dal nostro produttore Giuseppe, il quale è riuscito a trovare una sintesi perfetta a tutte le nostre idee. Il metal è il denominatore comune, ma oltre ad esso c’è una grande voglia di scavalcare l’etichetta ed approdare verso nuovi lidi. Il mio consiglio è quello di ascoltare il nostro lavoro senza esitare un secondo…la nostra musica supera ogni ristretto confine.

Come nasce un vostro pezzo?

Generalmente portiamo le nostre idee in sala prove, e tutto il gruppo partecipa alla fase compositiva. Come già detto prima, Diego e Francesco sono i principali artefici delle nostre canzoni, ma ognuno di noi ha un ruolo attivo all’interno dell’iter compositivo che porta al completamento di un brano. Fino ad ora abbiamo sempre creato prima il tessuto musicale per poi concentrarci sulle linee vocali e le liriche. Il momento migliore arriva quando le idee nascono suonando insieme. Qualche volta è successo, ed è stato grandioso.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Personalmente sono molto legato al singolo e video apripista Dreadful Faces and Fiery Arms per motivi di paternità, in quanto è l’unico brano del disco completamente scritto da me, a parte le liriche di Diego. È stato un onore aver dato vita al pezzo che ci ha lanciati in questo mondo, e ringrazio i miei compagni per il regalo. Se poi devo parlare a nome di tutti credo che la scelta non possa che cadere su “The Rogue Wave”, un pezzo nato in sala prove, costruito attraverso un lavoro di squadra completo e intriso di tutte le nostre singole esperienze musicali. Un brano che riassume perfettamente il nostro spirito in toto.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

La fonte primaria di ispirazione proviene sicuramente dal mondo prog rock attraverso gruppi quali Porcupine Tree ed Anathema, senza dimenticare gli statunitensi Fates Warning e le manifestazioni pionieristiche di Yes, Genesis e Jethro Tull. Il melodic death scandinavo degli anni ‘90 e il dark-prog dei Katatonia sono stati, inoltre,fondamentali punti di riferimento per il nostro lavoro. Mi pare poi lapalissiano citare i Metallica come influenza di fondo...siamo tutti figli dei quattro di Frisco. Tutte queste fonti di ispirazione hanno trovato spazio nella nostra musica in diverse misure, ed il tutto è stato ammantato da un’aura di modernità assolutamente esplicita attraverso l’uso arrangiamenti elettronici e orchestrazioni di tastiera.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

Tra poco uscirà il nostro secondo videoclip, ed un altro è in preparazione.  Siamo veramente contenti del risultato finale, e non vediamo l’ora di darli in pasto a tutti voi. Nel frattempo abbiamo in programma diverse date live che ci terranno impegnati fino all’estate prossima con cadenza regolare. Vi suggeriamo di rimanere costantemente sintonizzati sui nostri canali social e sul sito per informazioni più dettagliate! 

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Sinceramente mi sembra un po’ prematuro parlare di un’operazione del genere. Appena possibile sarà sicuramente interessante pensare ad un progetto come questo. Amiamo la dimensione live.


Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Personalmente non sono molto informato sulla scena italiana odierna. Qualche anno fa ero molto più ricettivo e attento, soprattutto in quel periodo tra la fine degli anni Novanta ed primi Duemila, un periodo che ha regalato copiose emozioni al sottoscritto. Ora le proposte sono veramente tante, ed è difficile orientarsi all’interno di questo mare magnum. Per quanto riguarda le problematiche esse nascono soprattutto quando si cerca di suonare dal vivo, e, in Italia, sappiamo tutti quanto sia difficile essere una band che propone pezzi originali e non cover. Abbiamo la fortuna di avere dalla nostra parte i ragazzi della Buil2Kill Records, i quali stanno facendo un importantissimo lavoro di promozione.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Ancora presto per dirlo. Sicuramente ci ha permesso di raggiungere molte persone, e questo credo sia un grande vantaggio da non sottovalutare. Pian piano si stanno tutti abituando a questo “nuovo” sistema, e credo che, come in ogni cosa, ci siano punti favorevoli ed altri meno. A me non piace pensare ad un destino triste ed ineluttabile per la musica. Il mercato ha cambiato faccia, e sarebbe utile cominciare a pensare a come rendere questo spazio vivibile, senza danneggiare le parti coinvolte.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Sicuramente molto. Ognuno di noi è libero di esprimere la propria creatività e tecnica fino in fondo, e le nuove sonorità portate dal nostro produttore non hanno fatto altro che incrementare la nostra voglia di migliorare e trovare nuovi stimoli.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Ognuno di noi ha i suoi eroi personali. Diego e Francesco sono sicuro risponderebbero Steve Wilson dei Porcupine Tree, mentre il sottoscritto punta diritto a James Hetfield. Una chimera dietro l’altra insomma.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Vorrei ringraziare sentitamente voi di Giornale Metal e tutti i lettori che sono arrivati fino in fondo a questa intervista. Consiglio di tenere monitorata la nostra pagina Facebook (https://www.facebook.com/bluehourghosts) e il nostro sito per scoprire tutte le news. Un saluto a tutti. Join us!

Maurizio Mazzarella