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lunedì 31 ottobre 2016

ENZO AND THE GLORY ENSEMBLE - In The Name Of Father

U.S.
In The Name Of Father è un'opera ambiziosa nel quale il chitarrista, nonché cantante di talento Enzo Donnarumma, campano d'origine, ha messo insieme una moltitudine di artisti internazionali di ogni genere per formare una sorta di opera rock sinfonica di heavy metal con testi completamente ispirati alla Bibbia e al Vangelo. Nello specifico, si tratta di Christian Metal, o White Metal, come dir si voglia, un genere che ha preso corpo nel corso del tempo e che vede negli Stryper tra i massimi esponenti del settore. Tornando ad Enzo And The Glory Ensemble, questo il titolo del progetto, si tratta di un qualcosa talmente maestoso, che è impossibile non restarne estasiati o per la precisione illuminati. La ricerca delle melodia, degli arpeggi e di ogni singolo particolare, fanno in modo che In The Name Of Father sia un disco unico non solo nel suo genere. Stiamo parlando di un capolavoro musicale, con brani privi di pecche nelle strutture e negli arrangiamenti, un lavoro suddiviso in capitoli, che nello specifico sono i vari brani, che vanno ascoltati nel loro insieme come se fossero una canzone unica. Ne viene fuori un lavoro certamente complesso e non semplice da assimilare nell'immediato, ma profondo e riflessivo, capace di alternare momenti veloci, ad altri più intensi ed armoniosi, ma sempre elaborati con minuzia.

Se Psalm 63 ci introduce all'opera riassumendo i contenuti del disco, Hail Holy Queen e The Lord's Preyer ci consentono di penetrare in un vortice musicale estatico, dove si diviene protagonisti al pare di chi suona nell'album. E la lista è molto lunga, partendo da Marty Friedman (ex Megadeth), Ralph Sheepers (Primal Fear, ex Gamma Ray) e Brian Ashland (Shadows Gallery), passando per lo straordinario Koby Farhi degli Orphaned Land. La magia si diffonde con la title-track e la congeniale Benedictus, ma è in Glory Be Tothe Father che si viene nell'opera a 360°, grazie alle armonie disegnate da Enzo Donnarumma. L'opera prosegue con brani degni di un'opera teatrale, specialmente in The Apostle's Creed e nel contempo si odono tutti gli ospiti presenti oltre a quelli già citati: Mark Zonder (Warlord), Nicholas Leptos (Warlord), Gary Wehrkamp (Shadows Gallery), Amulyn Corzine, Brian Ashland e Tina Gagliotta. Il momento più elevato del disco resta ad ogni modo Maybe You, un inno alla pace che raccoglie tutte le peculiarità di In The Name Of Father, con cori e melodie da pelle d'oca, rimarcando la qualità compositiva del bravo Enzo Donnarumma. Una sorta di chiusura appropriata alla magia di un lavoro che vede in altri brani come Guardian Angel Prayer, Psalm 3 e Hail Mary, momente di poesia pura, che confermano il valore di un progetto destinato a raccogliere un folto numero di consensi per proseguire verso un percorso infinito.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella