Mazzarella Press Office

EMP 1

Nuclear Blast 1

Nuclear Blast 4

Athlantis

martedì 3 maggio 2016

GORY BLISTER - Intervista alla Band


1) Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Joe: In questo quinto album dei Gory Blister, che abbiamo deciso di celebrare nel titolo (The Fifth Fury) abbiamo cercato, come facciamo sempre, soluzioni nuove ed originali da aggiungere al nostro sound, ormai consolidato. La cartina di tornasole, naturalmente resta il Death Metal tecnico. Quando abbiamo iniziato a scrivere The Fifth Fury, ci siamo chiesti cosa volevamo ottenere da questo album. Questa volta abbiamo voluto insistere sul nostro lato più scuro e su un riffing più groovy, inserendo melodie dalle atmosfere sofferenti ed un cantato più diretto; il fine ultimo era quindi quello di ottenere delle tracce facilmente ascoltabili e fruibili in sede di concerto, dato che quella si è dimostrata la nostra dimensione ideale. Abbiamo poi lavorato molto sui cantati di John visto che per la prima volta abbiamo avuto a disposizione lo stesso cantante per due album di seguito. Crediamo di aver prodotto un album di sicuro impatto sonoro, ma con soluzioni diversificate per ogni traccia. I concerti in cui abbiamo lo presentato fin ora sembrano averci dato ragione.

2) Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Joe: Ormai i Gory Blister hanno compiuto 25 anni di storia. Nel 1990, eravamo poco più che 3 ragazzi di Taranto volenterosi e incazzati; dopo un paio di demotape decidemmo che restare al sud non ci avrebbe lasciato speranze (ora è sicuramente diverso, grazie alla rete) e così, forti di un miniCD (Cognitive Sinergy) appena registrato, io e Raff ci trasferimmo a Milano per provare a svoltare. Registrammo Art Bleeds, nostro primo full length, con Mike al basso e Daniel alla voce addirittura nel 1999, attirando subito le attenzioni della Noise rec., che con notevole coraggio per l’epoca, stava per lanciare gli mp3 online. Poi la Noise fu acquistata dalla Sanctuary ed il progetto accantonato. Restammo con un buon master in mano e zero contratto. Solo due anni dopo trovammo il modo di pubblicare Art Bleeds attraverso la Sekhmet records (Francia) e questo ci ha portato successivamente a firmare con l’olandese Mascot Records, che ci propose un contratto per due album (Skymorphosis, 2006 e Graveyard Of Angels, 2009). Successivamente siamo approdati in Bakerteam, nostra prima label italiana, con la quale abbiamo pubblicato Earth-Sick (2012), concept arricchito dalla presenza alla voce su due tracks del mitico Karl Sanders dei Nile! Quindi è la volta della Sliptrick, etichetta indipendente americana con uffici in Italia e Svezia. La quinta furia è stata così liberata!

3) Come è nato invece il nome della band?

Joe: All’alba dei tempi, quando ancora tentavo di mettere insieme quattro parole in inglese e non avevo ancora capito cosa voleva dire “andare a tempo”, mi chiesi quale potesse essere la traduzione in inglese delle vesciche che mi procuravo alle dita dopo ore di prove. Venne fuori gory blister, nome che a quanto pare suona “odd” in American English, indifferente nella vecchia Europa. Forse avremmo potuto trovare di meglio, ma quando chiedemmo alla Noise Rec se non fosse stato il caso di cercare un nome più accattivante, ci fu risposto che Gory Blister andava benissimo. 

4) Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Joe: Mi occupo personalmente della stesura dei testi e quindi ci tengo molto. Seppur in maniera più o meno mascherata, c’è sempre stato un concept di fondo a legare i testi dei nostri album. In Art Bleeds era il sub-conscio dell’artista, in Skymorphosys una specie di “voivodiano” cosmic drama, in Graveyard Of Angels addirittura una storia sci-fi con inizio e fine, mentre in Earth-Sick era il cancro sconosciuto che affligge questo pianeta, la razza umana. Come detto all’inizio, The Fifth Fury è il nostro quinto album, cosa impensabile nella Taranto anni 80 in cui per trovare un disco degli Slayer dovevi scongiurare il negoziante di ordinarlo. Quindi ho deciso di celebrare l’evento anche nel testo della titletrack. Le Furie sono dei personaggi mitologici in grado di ristabilire una sorta di giustizia divina “post-mortem”, per cui viene punito colui che ha avuto fortune immeritate, ma ricompensato colui che non ha ottenuto il giusto. In realtà le furie erano 3, ma diciamo che ci ho romanzato un po’… aggiungendone 2. Le altre tematiche dell’album toccano l'arrivo sul mercato di nuove droghe sintetiche dall'effetto devastante (Psycho Crave), strani medicinali somministrati ai soldati americani per essere un po' meno umani (Toxamine), la pulizia etnica in Bosnia con le donne bosniache stuprate e torturate sotto gli occhi di un’inerte comunità internazionale (Mass Grave) e addirittura la situazione delle fabbriche pesanti che per il lucro di pochi avvelenano la vita di molti, in particolare l'Ilva di Taranto (The Grey Machinery).

5) Come nasce un vostro pezzo?

Joe: Innanzitutto ne parliamo. Decidiamo che taglio deve avere, più o meno tecnico, veloce, aggressivo, melodico. Poi Raff (guitars) propone dei riffs che valutiamo e cominciamo a inserire in una struttura base. Questi due passaggi già portano via alcune serate in sala prove. Quando abbiamo la struttura decidiamo le linee del cantato. A volte ho già alcuni versi da utilizzare, altre volte si improvvisa una metrica e il testo lo scrivo di conseguenza. Quindi, dopo aver provato innumerevoli volte questo brano “base”, lo registriamo e lo riascoltiamo, scoprendo di solito alcuni punti deboli. E via con le modifiche e con gli arrangiamenti finali, quelli diciamo così, “di cesello”.

6) Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Joe: Per me sicuramente Thresholds, brano dai temi esoterici che ho deciso di dedicare a due miei carissimi amici deceduti nell'arco di una settimana in quel maledetto gennaio 2013, per motivi diversi, ma molto tragici (mi riferisco a Claudio Leo, musicista, e Mauro Caporale, regista).

7) Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Joe: Beh, siamo old school, sperando di invecchiare come il buon vino. Quindi devo nominarti alcune bands che hanno fatto la storia e in alcuni casi, non ci sono più. I Death dell’immortale Chuck, i Morbid Angel, i Cannibal Corpse, i Carcass, ma anche bands le cui influenze nel nostro sound oggi si sentono meno, come Coroner, Pestilence, Kreator.

8) Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live? 

Joe: Intanto abbiamo prodotto un paio di videoclip professionali (The Fifth Fury e Thresholds) che sono facilmente reperibili online e sul nostro sito www.goryblister.com. Per quanto riguarda i live, la nostra politica è quella di essere molto selettivi. Suonare nei contesti in cui vale la pena, mai a pagamento; stiamo cercando di organizzare alcune date singole o doppie all’estero da effettuarsi nei weekend, in base ai primi resoconti di vendita, ma ancora, purtroppo, non abbiamo niente di concreto.

9) E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Joe: Bella domanda! Solitamente registriamo le nostre performance dal vivo e quindi disponiamo di alcuni video. Chissà, potremmo montare un best of quando ne avremo una certa quantità e produrre un dvd.

10) Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Joe: La scena metal è cambiata molto in questi ultimi 20 anni, ma purtroppo i cambiamenti decisivi sono stati in peggio. La qualità delle bands non è mai stata in discussione, anzi. Quello che manca e quando c’è, peggiora, sono le infrastrutture, a cominciare dai promoter, che si inginocchiano davanti all’ultima band nord europea, mentre snobbano le topbands italiane. Poi ci si è messa pure la politica, che in una città come Milano ha assecondato i capricci dei residenti… risultato? Chiusi i locali storici del metal “live” e concerti spostati a 40km fuori! Ormai vedere un concerto metal dentro la città è davvero difficile. 

11) Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Joe: In realtà entrambe le cose. In una fase iniziale il filesharing ha fortemente ridefinito lo strapotere delle etichette discografiche, che al tempo dei nostri primi passi decidevano più o meno arbitrariamente chi poteva accedere alla realizzazione di un album professionale e chi no. I risultati più recenti, però, evidenziano la valorizzazione dei soliti mostri sacri, quelli che avrebbero meno bisogno di promozione, in verità. Tuttavia, essere presenti in rete resta un punto di forza. Non si vendono più CD, è vero, ma esisti e puoi organizzare eventi e date anche a molti km di distanza. Ricordo, per esempio che quando partecipammo al tour europeo con Sadus e Darkane, nelle tre date italiane i local promoter si stupirono di come avessimo fatto, a loro insaputa, a partecipare ad un tour del genere… fosse stato per loro…

12) Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Joe: Uhm, non credo che la questione vada posta in questi termini. Non suoniamo per far vedere che siamo bravi. Ci soddisfa suonare death metal e nella fattispecie i nostri pezzi, è questo che conta. Poi ovviamente, il metal è un genere che può permetterti di esprimere quello che hai dentro liberamente, a patto che non insegui modelli precostituiti, tipo l’ultima moda.


13) C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Joe: In Earth-Sick abbiamo avuto il privilegio di collaborare col grande Karl Sanders dei Nile e fu un’esperienza straordinaria. Questo tipo di collaborazioni arricchiscono la nostra esperienza ed il nostro sound, quindi sono fortemente auspicabili. Personalmente vorrei far cantare alcuni dei miei versi a… sogno proibito… Diamanda Galàs.

14) Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Joe: Un ringraziamento speciale a tutti coloro che si occupano ancora di metal con passione. Supportate le vostre bands preferite e comprate almeno una copia fisica di un album o una t-shirt. Andate ai concerti underground, non alle macellerie organizzate per spillarvi 90€ solo di biglietto.

Maurizio Mazzarella