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mercoledì 11 febbraio 2015

LEVEL 10 - Chapter One

Frontiers
Quando si uniscono due fenomeni, supportati da un insieme di altri fenomeni, la maggior parte delle volte il successo è assicurato. E' il caso di questo progetto Level 10, edito da Frontiers Records, ideato alla voce dei Symphony X Russell Allen assieme al basso dei Primal Fear Matt Sinner, con l'aiuto di un insieme di musicisti da pelle d'oca. Parliamo di due chitarristi straordinari come l'ex Helloween Roland Grapow ed Alex Beyrodt (Primal Fear), un grande batterista come Randy Black ed un tastierista talentuoso come Alessandro De Vecchio (Edge Of Forever). Musicalmente Level 10 prende le distanze dai Symphony X e dai Primal Fear e non poteva essere altrimenti per non risultare la copia di quando fatto in precedenza dai due musicisti. L'essenza di Allen e Sinner però è trasmessa in modo palpabile nella musica di Chapter One, che a conti fatti risulta un sorta di heavy metal tradizionale con partiture melodiche, che estrapola palesemente alcuni frammenti di un power metal abbordabile, ma sempre ruvido e robusto. Già con l'opener Cry No More si ha l'impressione che i Level 10 non siano un progetto destinato a restare isolato, ma pronto a scrivere pagine importanti di musica, grazie ad un approccio incisivo e massiccio, dove la voce di Russell Allen lascia un segno indelebile. A seguire Soul Of A Warrior nonostante il titolo molto Manowar, mette in mostra l'aspetto più melodico del progetto, ma anche quello più tecnico, per via di intrecci di chitarra strabilianti. When the Nighttime Comes dirotta l'andamento su territori dinamici, Ona Way Street invece spiazza, grazie a sonorità particolarmente accattivanti ed un arrangiamento curato con minuzia, mentre Blasphemy mette in luce l'aspetto più oscuro del sound targato Level 10. Tra brani come Last Man On Earth, In For The Kill e Voice Of The Wilderness, l'album scorre via lasciandosi apprezzare ad ogni frangente, senza mai risultare prevedibile e scontato. Il basso di Sinner picchia duro senza sosta ed Allen riesce modulare il tono della voce in base a musicalità differenti con una semplicità sovrannaturale, anche se in ogni componimento sono sempre le chitarre a rappresentare il fulcro di una band che spesso vira su territori che ricordano il power melodico di Stratovarius e Norcturnal Rites. C'è grinta in Chapter One, ma anche tanta poesia e si concentra tutta in All Hope Is Gone, brano dai connotati AOR, in cui Russell Allen mostra la sua dimensione più ispirata. Demonized è in assoluto il pezzo più heavy dell'album, tanto da risultare perfetto per un disco dei Primal Fear, mentre The Soul Is Eternal è un altro momento di puro sound americano. La chiosa è affidata a Forevermore, un episodio che riassume alla perfezione i contenuti complessivi di un disco destinato a lasciare il segno. 

 Voto: 9/10 

 Maurizio Mazzarella