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martedì 20 maggio 2014

TIMO TOLKKI'S AVALON - Angels Of The Apocalypse

Frontiers
Se il primo capitolo intitolato The Lands Of The New Hope aveva riscosso un buon numero di consensi tra critica e pubblico, la seconda parte di questa avventura chiamata Avalon per l'ex ascia degli Stratovarius Timo Tolkki rappresentava una sorta di conferma, o meglio ancora di un nuovo esame di maturità. E la prova può considerarsi ampiamente superata, anche grazie all'apporto di due amici di vecchia data del chitarrista scandinavo, ovvero il batterista Tuomo Lassila ed il tastierista Antii Ikonen, membri della prima ora degli Stratovarius, che oggi si ritrovano in una sorta di nuova avventura. E Timo Tolkki con Angels Of The Apocalypse questa volta ha voluto fare le cose in grande, chiamando all'appello alcuni dei migliori vocalist metal in circolazione. Parliamo ad esempio di Dave DeFeis dei Virgin Steele, di Fabio Lione dei Rhapsody Of Fire, di Simone Simons degli Epica e di Floor Jansen dei Nightwish. Angels Of The Apocalypse suona molto più collaudato del suo predecessore e lo stesso Timo Tolkki sembra trovarsi maggiormente a proprio agio tra le sue stesse note.
Dato palpabile in Design The Century, un pezzo molto melodico esaltato da pregevoli cori da una sinfonia di fondo avvolgente. Che il progetto Avalon sia basato impostato sui momenti più elevati dell'esperienza dello stesso Tolkki con gli Straotovarius, è palpabile in brani come l'opener Jerusalem Is Falling nel quale Lione sembra conferma di essere uno dei migliori vocalist del pianeta e nella stupefacente Rise Of The 4th  Reich, ampiamente calzante per la voce di Dave DeFeis, che emula la medesima prestazione di Symphony Of Steel. Timo Tolkki è in forma smagliante, distribuisce assoli costantemente pertinenti con disinvoltura e naturalezza e dimostra il proprio talento non solo come chitarrista, ma anche come compositore. Un altro aspetto ben curato è la produzione, grazie ad un suono molto moderno ed attuale che emerge in Stargate Atlantis e The Paradise Lost dove sono le tastiere a fare la differenza. Un'altra pregevole sorpresa è Zack Stevens, rude e incisiva tra le note di Neon Sirens, un brano dai connotati rigorosamente Savatage. Ma l'opera d'arte assoluta è la title-track, che in nove minuti abbondanti racchiude tutto l'estro ed il talento di Timo Tolkki. Un disco straordinario che lascia senza fiato. 

Voto: 9/10

Maurizio Mazzarella