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venerdì 2 maggio 2014

THREE MONKS - Intervista alla Band


Allora, siamo davvero curiosi di sapere com'è nata la band e come poi s’è sviluppata l’idea di un trio cosi singolare…

-Il tutto e' nato dall'idea di produrre un disco di organo solo proposta da Paolo Lazzeri a me (Maurizio Bozzi) che sono proprietario della etichetta indipendente Drycastle records. Appena ascoltate le tracce ho avuto la sensazione che avrebbero potuto funzionare anche con il basso elettrico...ho fatto il provino di un brano e lo ho fatto ascoltare a Paolo che e' rimasto entusiasta; poiché l'appetito vien mangiando, e' stato un passo breve pensare anche all'inserimento dei batteristi, per creare un suono da power trio gotico, e così è nato il primo album: Neogothic Progressive Toccatas. Il nome del gruppo Three Monks e' stato ispirato da una affermazione di Paolo, che disse che i musicisti, ai nostri giorni, sono come dei monaci templari che lottano contro l'ignoranza dilagante, io l'ho presa al volo e ho proposto il nome della band.

Paolo organista di stampo classico, Maurizio bassista d’estrazione jazz… Come possono combinarsi due anime musicali apparentemente diverse e come s’inserisce il prog nella vostra dimensione artistica?

-Ia nostra formazione musicale ha un punto in comune: la passione per il progressive rock dei tempi d'oro. Inoltre io (Maurizio Bozzi) ho avuto diverse influenze che hanno contribuito a formare la mia personalità musicale: un grande amore per il rock californiano degli anni '70, la passione per il jazz-rock e il blues.

Il lavoro del basso è incessante, anche se il protagonista designato è l’organo… Considerazioni in merito ?

-(Maurizio Bozzi) Si, in effetti il lavoro del basso e' stato importante e delicato, le composizioni di Paolo sono molto elaborate e ricche di note, con pochissimi spazi liberi, io ho ricavato la maggior parte delle linee di basso “saltando” nel pentagramma tra la linea del pedale e quella della mano sinistra dell'organo ed evidenziando le frasi che ritenevo più funzionali; la cosa più difficile è stata quella di valorizzare il suono globale dell'organo senza giocargli contro dal punto di vista timbrico, sicuramente sono stato aiutato dalla mia passione per l'opera di Bach che utilizzo da anni per i miei esercizi di tecnica strumentale.

Come mai non avete un batterista fisso?

-Abbiamo scelto due ottimi professionisti con caratteristiche diverse, Roberto Bichi ha una formazione più classica, suona anche percussioni in grandi ensemble classici, Claudio Cuseri e' un batterista più vicino al jazz-rock; specialmente nel secondo album, The Legend of the Holy Circle, abbiamo assegnato i brani a loro più congeniali.

Quanto ha giocato la sinergia con gli amici di Black Widow nella nascita del progetto Three Monks ?

-E' stata una ottima collaborazione, dopo l'uscita di una quantità limitata di stampa del primo album, fatta da me con la mia Drycastle records, ho ricevuto un contatto da loro che avevano notato il cd nel web; ci ha fatto molto piacere perchè gli amici di Black Widow sono sicuramente più specializzati per distribuire questo tipo di musica, grazie a loro abbiamo ottenuto molte importanti recensioni internazionali e il nostro rapporto e' continuato positivamente con il nuovo album.

Quali le peculiarità di The Holy Circle rispetto al debutto? C’è un concept particolare descritto attraverso i vari momenti musicali?

-Si, il primo album era caratterizzato una rassegna di composizioni di stampo classico con la forma di toccate, in questo secondo album abbiamo cercato di creare una storia musicale fantastica “la Leggenda del Sacro Cerchio”, che parla della eterna lotta contro il male da parte dei monaci della congrega del Sacro Cerchio, quindi tutti i brani sono episodi di una saga fantasy ( la presentazione della congrega con il suo mistero, la battaglia, il riposo delle armate ecc.); anche se gli stili dei due cd sono simili, nell'ultimo ci siamo soffermati di più nell'aspetto concettuale, siamo stati più riflessivi.

Questa volta sono presenti, oltre all’organo, anche i sintetizzatori che, come abbiamo sottolineato in sede di recensione, rendono epica e più dinamica una musica già di per sé caratterizzata dalla solennità dell’organo…

-(Paolo Lazzeri) Si, la mia esperienza con i sintetizzatori è stata fondamentale per la realizzazione del nuovo album, con l'obbiettivo di ampliare la gamma di espressività sonora anche in previsione di un eventuale progetto live, sempre grazie ai sintetizzatori, sono in grado di riprodurre perfettamente il suono dell'organo a canne anche in un palco rock.

Raccontaci qualcosa di voi, degli tuoi studi musicali, del vostro percorso artistico e di come la musica occupa la vostra vita…

-(Maurizio “Bozorius” Bozzi) Sono un autodidatta, ho iniziato a suonare il basso nel 1971, dopo qualche anno di apprendistato nelle bands locali di blues, rock e disco, a 20 anni ho iniziato una attività più professionale come session man sia in studio che live collaborando con artisti pop italiani ( Pupo, Raf, Zucchero, Ramazzotti, Baldi, Fiordaliso, Masini...), nel frattempo ho cominciato ad approfondire il linguaggio jazz – rock, realizzando  albums con varie formazioni, nel 1988 e 1989 con la mia band, Festagroup , ho partecipato a due edizioni del Montreux jazz festival;  ho scritto tre metodi didattici per il basso elettrico pubblicati da Berben. Nel 2004 ho fondato l' etichetta indipendente, Drycastle records.


-(Paolo “Julius” Lazzeri) Ho iniziato come organista Rock progressive alla fine degli anni 60,ma la vera svolta è stata la scoperta della musica romantica tedesca,in particolare le opere organistiche di Julius Reubke e Franz Liszt.Da allora ho lasciato un po' da parte il rock e mi sono messo a studiare più seriamente,mi sono anche laureato in musicologia ma non ho mai perso l'interesse per la programmazione dei sintetizzatori:ormai ho una cultura mista tra classico e rock e non faccio più distinzioni di generi.

Il vostro è un progetto attualmente solo di studio… State pensando ad una sua trasposizione live ?

-Si, in molti stanno chiedendo se saranno previsti dei concerti,  non è escluso che si decida di rendere la nostra musica dal vivo; e' un grande lavoro, tecnicamente parlando, valuteremo se ci saranno offerte interessanti.                      

E’ stato un piacere chiacchierare con voi, vi lasciamo la conclusione di quest’incontro…

-Ti ringraziamo per l'interesse mostrato nei nostri confronti e nella nostra musica, nel futuro ci sono alcune novità: un album solo organo e batteria con composizioni di Lazzeri, e il terzo album dei Monks, con un inusitato cambio di direzione dal punto di vista stilistico...I Monaci del Sacro Cerchio salutano tutti i vostri lettori.

Salvatore Mazzarella