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martedì 15 aprile 2014

STEFANO CERATI - Intervista all'Autore


Allora Stefano, l’idea su un libro come A Sud Del Paradiso, sugli Slayer, ti frullava da tempo… Com’è nata la sua idea?

-Tutto nasce sempre dalla passione, passione per la musica, passione per lo scrivere e passione per una band in particolare. Scrivere è per me un hobby più che altro, un modo per andare ancora più in profondità di una band che conosco bene e che adoro e riascoltarmi con cura i loro dischi. Dopo il libro analogo sui Black Sabbath ho pensato a quale band avrei potuto sviscerare e gli Slayer sono stati una scelta naturale perché i loro testi sono davvero dei piccoli quadretti horror che indagano il lato più oscuro ed estremo della natura umana. Inoltre io ci vedo una sorta di continuità con i Black Sabbath. Più volte scorrendo i testi degli Slayer ho trovato delle analogie fra i due gruppi.

Come hai deciso d’impostare il lavoro, insomma, in che modo hai dipanato la matassa?

-Avendo già alle spalle l’esperienza con i Black Sabbath ho seguito un procedimento analogo, cercando di migliorare ciò che poteva essere migliorato. Ad esempio ho pensato di suddividere i testi originali dalle cover, raccogliere tutte le bonus in un capitolo a parte e poi, cosa più importante, estrarre frasi significative sia per l’uso del lessico che per la potenza espressiva. Diciamo che questa volta il mio lavoro è stato ancora più esegetico ed inoltre l’ho completato con brevi commenti sulla musica, ma più che altro per descrivere come le diverse atmosfere si legavano con le parole ed il racconto del testo.

Raccontaci come e quando e nata la passione per gli Slayer e, soprattutto, perché gli Slayer?

-Ho la presunzione di credere che gli Slayer non siano un gruppo per tutti. Sono un gruppo speciale, che ha portato i confini sonori, testuali e l’attitudine heavy metal ad un livello insuperato. Sono una band ostica ed affascinante allo stesso momento. Li puoi amare o detestare, ma sicuramente non ti possono lasciare indifferente e questo è un dato di fatto importantissimo. Quando ho ascoltato gli Slayer per la prima volta, nel lontano 1985, è stato amore a prima vista perché loro veramente pazzi, estremi e rompevano con la tradizione musicale non solo degli anni 70, ma anche con quella della NWOBHM. Loro erano oltre, oltre il rumore, la cacofonia, oltre ogni limite. Ma per qualche ragione trovavo tutto ciò morbosamente attraente ed affascinante. A loro confronto i Metallica sono più ordinari, più facilmente decifrabili ed accessibili. Nel caso non si fosse capito Slayer battono Metallica tutta la vita, per me.

Tu li hai incontrati più volte nel tempo… Bè, allora parlaci un po’ di questi tipi un po’ misteriosi (…detto con un sorriso, come di ribadisce nelle note di presentazione del testo!!!)

-La cosa intrigante degli Slayer è proprio la loro normalità come persone. La pazzia che nasce dalla normalità. Non sono personaggi disturbati mentalmente o che hanno avuto un’infanzia difficile e disagiata ed hanno dovuto riversare rabbia, frustrazione ed esorcizzare chissà quale demone nella musica. Gli Slayer sono i tuoi vicini di casa, persone integrate nella società che hanno mogli e figli, Tom Araya è perfino cattolico. Jeff Hanneman ha sposato la compagna di classe del liceo, Kerry King è figlio di uno sceriffo ed ha avuto un’educazione piuttosto rigida tanto che fino a 21 anni non beveva mai (poi si è rifatto con gli interessi). Tom Araya lavorava come terapista di pronto soccorso, quindi era una persona che aiutava gli altri. Dave Lombardo è la persona più socievole ed amichevole sulla terra, ha gusti musicali amplissimi, dalla musica classica, all’elettronica fino ai ritmi tribali e caraibici. Le vite degli Slayer non si prestano a scandali “sesso, droga e rock’n’roll” perché non ce ne sono. Certo bevevano e si drogavano pure da giovani, ma niente che sia passato agli annali del rock. La loro droga più potente è la loro mente “malata” che li portava a partorire i testi più assurdi ed abietti che la mente umana possa immaginare.

Puoi, per i nostri lettori, ricordare Jeff Hanneman ?!

-Dei quattro Slayer storici Jeff Hanneman era decisamente il più riservato. Non si concedeva neanche tanto alla stampa perché per lui la promozione era una cosa inutile infatti era solito dire: “se una band mi piace ascolto i loro dischi, non mi serve sapere quello che hanno da dire.” E lo stesso valeva per la sua band. Era però una persona a cui piaceva parlare di musica e bersi una birra (decisamente più di una) in compagnia. Purtroppo l’ho incontrato solo tre volte e non posso scendere in profondità, però ho il ricordo di una persona gentile, al di là del suo aspetto truce che era tutta una posa per fare scena, e dall’animo libero e punk. Per lui lo humor doveva essere sempre eccessivo e nero. Però sapeva benissimo la differenza tra finzione e realtà ed era ben conscio che gli Slayer fossero solo un metodo per toccare un nervo scoperto della morale comune.

Come vedi il loro futuro senza due colonne portanti come il compianto chitarrista e Dave Lombardo che, tra le altre cose, ha recentemente dichiarato che esclude di ritornare a suonarci insieme…

-Lo vedo malissimo. Non ho esitazioni nel dire che senza Hanneman, il vero genio compositivo della band, l’uomo con più testa e con più carisma, gli Slayer non possono andare avanti. Togliere Hanneman agli Slayer è come togliere Hetfield ai Metallica o Lemmy ai Motorhead. Non si può. Inoltre l’unica mossa che gli Slayer avrebbero dovuto fare per tenere assieme la band dopo la morte di Hanneman è tenere Lombardo. Non solo perché è uno dei migliori batteristi al mondo, se non il  migliore, ma per dare un senso maggiore di compattezza e di vera band che inevitabilmente ha avuto un tracollo di popolarità dopo la morte di Hanneman. Quanto alle dichiarazioni di Lombardo, ha ragione da vendere. Da fonti che non posso citare, ma molto vicine alle band, so che quello che lui dice è vero, E’ tutta una questione di soldi e posso anche aggiungere che Kerry King come essere umano vale ben poco non solo per quello che ha dichiarato dopo la morte di Hanneman (“in fondo non siamo mai stati grandi amici”) ma anche come si è comportato con Lombardo anteponendo i soldi davanti a tutto non rendendosi conto che alla lunga ci andrà a perdere anche lui e gli stessi Slayer. E sì che avrebbe dovuto avere davanti agli occhi l’esempio di Mustaine che ha finito per disgregare i Megadeth nello stesso modo.

Stefano, spendi due parole sull’artwork del libro che è davvero   orrorifico, suggestivo e affascinante tanto quanto la copertina di un disco della band.

-Non conoscevo Marco Castagnetto, ma ho visto una sua copertina per il disco dei Varego e mi è piaciuta moltissimo, così l’ho contattato e gli ho chiesto se avrebbe voluto realizzare qualcosa di horror sul tema. Da parte mia gli ho dato solo pochi input: Gli ho detto che avrei voluto qualcosa di demoniaco ed infernale ed ovviamente molto sangue. Il resto è opera sua ed evidentemente ha fatto un lavoro impressionante e pauroso in linea con lo stile Slayer. Ho visto che la copertina è piaciuta molto e sono anche contento che la Tsunami abbia deciso di ricavarne anche una t shirt.

Bè, un paio di anni fa abbiam fatto una chiacchierata a tutto tondo sul metal e tutto ciò che lo avvolge… Nel frattempo, cos’è cambiato nella discografia e nell’editoria… Non possiamo fare a meno di domandartelo visto che sei uno dei massimi esperti del settore…

-Non è cambiato molto purtroppo e quello che è cambiato, almeno a quanto si vede in giro, non è per il meglio, Non mi voglio nascondere dietro un dito e negare che esista una crisi, generale e dell’editoria, ma io mi sforzo sempre, come in ogni cosa della vita, di vedere il bicchiere mezzo pieno e di cogliere le opportunità che ci sono. Noi di RockHard ci stiamo dando da fare per allestire dei business paralleli alla rivista come l’Annuario, i viaggi all’estero per i festival e prossimamente lanceremo anche una collana RockHard Extra dedicata a monografie ed altri argomenti specifici. Se vogliamo il libro di Maurizio Il Lato Oscuro è stato il numero zero per testare la reazione del mercato su questo tipo di proposte. E visto che è stata incoraggiante vedremo di continuare. La crisi non deve essere una scusa per tirare i temi in barca ma per spremere le meningi e trovare altre opportunità. Per la situazione in generale del mondo della musica io vedo che il mondo di sta dividendo in due fasce: una più adulta che ha il piacere della musica, intesa anche come collezionismo e feticismo. Sono le stesse persone che comprano i vinili, le edizioni limitate, che hanno piacere a vedere un bell’artwork. E poi c’è una frangia più giovane per cui esiste solo il digitale. La musica è una cosa da “mordi e fuggi”, a cui non prestare attenzione. Sono solo quelli che hanno una discografia in mp3 e leggono solo su internet. Per me tutto sta nell’educazione. Educhiamo i nostri figli a leggere, ad avere la passione per collezionare dischi e riviste. Insegnamo loro che un disco non è solo l’insieme dalla tracce dalle 1 alla 10 ma che avere un disco, possederlo, farlo suonare su un vero giradischi è bello, dà sensazioni di appartenenza, di magia che solo uno sterile mp3 non può dare. Il rock è diventato grande perché ci sono stati idoli che negli anni 60, 70, 80 e 90 lo hanno reso tale. Oggi mancano i personaggi. Come si può adorare una band se non hai neanche il suo disco? Come fai ad adorare un mp3? Per fortuna che molti stanno capendo questa cosa e c’è un ritorno al vinile proprio perché molti amano affezionarsi ad un disco, un artista, una band, amano avere tra le mani qualcosa che per loro ha un valore. Ascoltare musica solo con gli mp3 è come vivere il sesso solo su youporn. Divertente per mezz’ora, poi basta.

Come fai, dopo tanti anni, ad essere professionista e fan del metal senza sottrarre niente ne a uno, ne all’altro aspetto ?

-Diciamo che uno non esisterebbe senza l’altro. Ho la fortuna di fare il mestiere che mi piace o meglio, di avere tramutato in lavoro la passione della mia vita, per cui non devo fare altre che trattare questa passione con rispetto ed in modo professionale. Ho avuto la fortuna di studiare economia e commercio e di lavorare nel marketing e come consulente di direzione per cui ho anche una certa pratica ed un occhio attento su come gestire anche gli affari, con i miei soci ovviamente. Poi sono una persona molto veloce ed organizzata. Programmo il lavoro e lo faccio, Tutto qui. Essere un professionista in questo campo da vent’anni mi ha insegnato a muovermi in ambienti non sempre facili di artisti, etichette e promoter. Quello è forse il lato meno divertente e più commerciale della faccenda. La vera gioia e quando, dopo avere portato mia figlia a scuola alle 8.30 accendo il pc e mi metto ad ascoltare musica per tutto il giorno. Oppure quando vado ai festival ed ai concerti, Mia moglie dice che è tutta una scusa per andare a bere con gli amici ed io le rispondo che non tutti i lavori significano fatica e sofferenza. Il mio lavoro per fortuna non è così. Qualcuno ha detto: “fa della tua passione il tuo lavoro e non lavorerai un giorno in vita tua.” Ecco per me è esattamente così. Ancora oggi sono eccitato quando esce un disco che aspettavo da tempo e non vedo l’ora di ascoltarlo a ripetizione e di parlarne con gli amici. Tutto nasce dalla passione. Se c’è questa, ed è in me è ancora fortissima, tutto diventa più facile. Se non fossi un fan del rock prima di tutto farei come quelle persone che lavorano nelle case discografiche ma potrebbero lavorare in banca o vendere frigoriferi con la stessa (inesistente) passione. Lavorerei solo per pagare il mutuo e personalmente non è questo che voglio dalla vita.

Cosa ci riserva Stefano Cerati in futuro? Desideri, aspettative e programmi…

-Il futuro prossimo si chiama estate con un sacco di bei concerti da vedere, gli Slayer in Italia, ma anche l’Hellfest, il Sonisphere ed altri festival in UK. Dal punto di vista dei libri ne ho in cantiere diversi su cui sto lavorando. C’è quello sulla storia delle riviste Hard and Heavy in Italia che sta andando un po’ a rilento e poi ce ne sono un altro paio che vorrei fare uscire entro l’anno, ma su cui vorrei tenere un attimo di riserbo e di mistero per il momento. I sogni sono semplici, sperare che i miei figli crescano sani e forti e con la passione per la musica che gli sto trasmettendo. Per rimanere nella musica il mio sogno sarebbe vedere ancora una volta i Led Zeppelin e vedere i Van Halen con David Lee Roth. Per il momento mi acconto dei Black Sabbath con Ozzy.

Il piacere di chiaccierare con te è immenso !!! A te la chiusura con i lettori…

-Grazie a te per darmi la possibilità di fare due chiacchiere e ai lettori per la pazienza di seguire ciò che ho da dire. La passione, la curiosità ed il senso dell’umorismo sono il motore del mondo. Spero che non mi vengano mai a mancare per tutta la vita.

Salvatore Mazzarella