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mercoledì 2 aprile 2014

SONATA ARCTICA - Pariah's Child

Nuclear Blast
Battere il ferro finché è caldo. E' questa probabilmente la parola d'ordine che regna in casa Sonata Arctica, combo scandinavo, che probabilmente sta vivendo i questi anni il momento più elevato della propria carriera. Già con Stones Grow Her Name uscito circa due anni fa, il successo si è rivelato enorme, grazie ad un album completo e di qualità. Pariah's Child segue la scia del suo predecessore, ma risulta un lavoro più complesso e meno immediato. L'opener The Wolves Die Young si dimostra particolarmente identificativa e rimarca quelli che sono i contenuti del disco, più progressivi ed improntati su un letto di tastiere estasiante. Running Lights nonostante un inizio molto power in stile Labyrinth, balza agli occhi, o meglio ancora alle orecchie, grazie a suoni curati e moderni. La musica dei Sonata Arctica guarda in prospettiva e non nell'immediato, lo conferma un brano Take One Breath, che nel suo insieme stilistico, strizza l'occhio ad un approccio più ad ampio raggio, anche grazie a melodie accattivanti dall'appeal commerciale. Cloud Factory recupera un sapore più tradizionale, risultando in sintonia con i Sonata Arctica del passato, quelli di Reckoning Night e Unia per intenderci. Blood spiazza per la sua atmosfera dai connotati crepuscolari, destinata ad esplodere in un vortice di potenza e raffinatezza, What Did You Do in the War, Dad? segue la scia del brano precedente, chiamando la voce di Tony Kakko a straorinari eccessivi, ben supportati dalla complicità tra le tastiere di Henrik Klingenberg e la chitarra di Elias Viljanen. L'aspetto più heavy dei Sonata Arctica emerge in Half a Marathon Man e X Marks the Spot, due brani dai notevoli contenuti chitarristici, rinvigoriti da una sezione ritmica particolarmente pungente. Se con Love l'album raggiunge l'apice, grazie ad una ballata dai toni poetici che consente ai Sonata Arctica di toccare il cielo con un dito, da un punto di vista prettamente tecnico, il momento più elevato è certamente la conclusiva Larger Than Life, un brano di circa dieci minuti complessivi, che mette in luce lo spessore artistico di una band diventata un punto di riferimento non solo all'interno del proprio settore, ma in tutto l'ambito musicale. 

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella