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giovedì 12 dicembre 2013

BENEDICTUM - Obey

Frontiers Records
Un ottimo disco. Un album di puro e sano heavy metal made in U.S.A., sono questi i Benedictum e lo dimostrano con forza e convinzione. Tutto ruota attorno alla bravissima Veronica Freeman, il cui timbro vocale, molto maschile più che femminile in realtà, ricorda il Rob Halford degli ultimi tempi, quello che fa da Resurrection in poi in un certo senso. Obey è un disco diretto, dove non sono necessari troppi giri di parole. E' un lavoro che si mantiene sulla stessa scia dei suoi predecessori, parliamo ovviamente di Seasons of Tragedy e Dominion per la maggiore, senza evolversi eccessivamente. Se i Benedictium in un certo senso pagano dazio al metal statunitense da un lato, dall'altro dimostrano di avere una forte personalità, seguendo un proprio suono, senza dover per forza di cose assomigliare a qualcosa o qualcuno in particolare, anche se è palese una certa strizzata d'occhio ai Black Sabbath della Dio era, oppure del periodo con Tony Martin alla voce. Le chitarre sono eccelse, forse statiche e poco fantasiose, ma comunque iper tecniche ed incisive, basate sugli assoli taglienti di un Pete Wells in ottima forma. Tra il ruggito della title-track e la versatilità di Fractured, l'apice di Obey giunge con Scream, un pezzo tradizionale e completo, che ben rappresenta i Benedictum di oggi. La sezione ritmica picchia duro e dona forza ad un lavoro che ha nella batteria di Rkard Stjernquist uno dei pilastri principali. Da un certo punto di vista si doveva osare di più provare ad esplorare qualcosa di meno scontato, ma in certi casi provare a lasciare il proprio porto sicuro, è un azzardo che non tutti hanno il coraggio di compiere. 

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella