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lunedì 2 dicembre 2013

AYERON - The Theory of Everything

InsideOut
Che Ayeron sia capace di scrivere musica straordinaria e realizzare album di grande qualità non è assolutamente un mistero. La presenza poi di ospiti illustri all'interno dei suoi lavori, non fa altro che renderli delle perle assolute di rara bellezza. Logico che il giudizio su The Theory of Everything non può che essere positivo, ma in certi casi, l'abito non fa il monaco. Si, perché anche se la raffinatezza e l'eleganza della musica di Ayeron è fuori da ogni discussione, presenza comunque dei limiti, non certamente nell'ispirazione e nella tecnica, quanto nella capacità di guardare oltre certi confini. Chi conosce la discografia di Ayeron infatti, non noterà alcun evoluzione. Certo, è una sorta di porto sicuro per l'artista, che però non presenta mai la vogli di rischiare e questo può essere visto da punti di vista differenti. C'è chi griderà al miracolo, ma francamente, The Theory of Everything non esalta proprio per la sua perfezione. Semplicemente però risulta un disco che suona troppo anni settanta come stile e non guarda ne al futuro e tantomeno al presente. Sentire e ascoltare mostri sacri come John Wetton, Steve Hackett, Keith Emerson, Rick Wakeman e Jordan Rudess è certamente da leccarsi il palato, ma il problema è che il pregio di questo disco è anche il suo difetto. E' un disco molto Yes, molto Asia e molto Genesis, quindi un lavoro che guarda al prog rock ed agli anni settanta. Visto nel nuovo millenio, piace per il suo suono attuale, ma lo stile resta sempre sorpassato. Quindi a volte viene naturale chiedersi che senso ha ascoltare dei mostri sacri ripetere un determinato stile, quando hanno già dimostrato di essere i migliori. Sarebbe stato più logico testarli in qualcosa di differente, ma forse il mercato avrebbe potuto bocciare un prodotto di questo tipo. A questo punto se le logice commerciali devono incidere sul prodotto finale, ecco che l'arte non ha futuro. Un disco certamente perfetto, tecicamente estasiante, forse troppo spezzato e poco fluido, che non ci regala nulla che non sia stato già ascoltato.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella