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giovedì 21 novembre 2013

ALBERTO RADIUS - Intervista all’artista


Potresti parlarci del tuo periodo con la Premiata Forneria Marconi?

-Inizialmente suonavo con un gruppo inglese i Simon & Pennies, poi tornai a Roma ed ero senza lavoro. Mi sentii con Franz Di Ciccio, il loro chitarrista doveva partire per il servizio di leva e m’invitò a suonare con loro. Sono stati due anni bellissimi,  poi tornò Franco Mussida e per questo decisero che dovesse restare lui nella band. Poi con il supporto di Franco Mamone, il mio impresario, nacque la Formula Tre con l’idea di fare un trio senza l’uso del basso. Nel proseguo incontrammo Mogol e Battisti che ci donarono un loro pezzo e così tra fortuna e bravura è nata la nostra carriera. Dopo quattro anni ci siamo sciolti ed ognuno ha fatto le proprie scelte musicali. Ho scritto diversi brani come Nel Ghetto ad esempio, nel complesso ho fatto diversi album. Ho aperto anche uno studio di registrazione con alterne fortune. Ho lavorato con Battiato che ha venduto tanto, con Giuni Russo, Alice. E’ stato un periodo fortunato. Ho inciso per cinquanta anni, ora sono stufo dello studio di registrazione, tanto che lo sto vendendo. Attualmente mi sto dedicando alla musica live, ho formato un nuovo quartetto ed ora ecco Banca D’Italia.

Cosa rappresenta Banca D’Italia?

-Sono quindici pezzi tutti diversi che appartengono alla mia vita. E’ un disco variegato.

Quando hai iniziato a lavorare al disco?

-Ci sono pezzi datati che ho ripreso e modificato. Il disco sta andando molto bene. Il mio discografico ha fatto un buon lavoro e i numeri mi danno morale. E’ stata una bella esperienza, nuova tra l’altro. Era un po’ che ero fermo ed è stata una bella sorpresa. Il disco sta piacendo e spero accada qualcosa. Ho un calendario pieno di appuntamenti. 

Ci sarà qualche brano rivisto in versione estera?

-No, non credo. Le odio questo tipo di cose. Non si può dire nulla però al momento, la musica varia. Ora sono contento per l’interessamento del disco. 

Hai parlato molto dei talent show nel disco. Cosa ne pensi?

-Quando qualcuno fa qualcosa di già fatto è più semplice, non è farina del tuo sacco, è trita e ritrita, non c’è l’originale della prima volta. E’ difficile fare il musicista, a me piace fare cose che mi emozionino da un punto di vista compositivo che abbiano successo. Suonare un pezzo che ha avuto successo, è molto più semplice, perché ha già avuto successo e quindi fai meno fatica. 

E poi manca il sentimento…

-Senza dubbio. Ma questo successo dura poco. Nei reality e nei talent è difficile trovare l’originalità, a volte c’è, però manca un po’ di gavetta musicale.

Dei nuovi artisti emergenti chi ha talento?

-Non mi viene in mente nessuno. Per talento intendo quello vero. C’è chi canta bene, ci sono delle cose bene, ma non so se tra vent’anni si sentiranno i pezzi di questi artisti, mentre di Battisti dopo tanto tempo i pezzi si ascoltano e si ascolteranno ancora.

E’ la differenza tra l’immortalità e la cometa…

-Esatto….

Tra i brani risalta Dussendolf….

-Sono tutte cose fantasiose, fatta eccezione di Banca d’Italia che è un pezzo dedicato a noi italiani che sappiamo fare tutto, ma che alla fine preferiamo qualcosa di estero, senza capire che siamo davvero bravi. Fare musica è un mestiere bello, ma pericoloso…. Se non hai successo diventa difficile. Come hobby è bellissimo, passata una certa età è dura. Ho i miei anni e ne ho viste tante….

Come giudichi la scena del rock progressivo oggi in Italia?

-Ci sono molte band interessante in Italia. A me il prog piace molto. Ho iniziato con questo genere, con il Volo. Oggi c’è una scena florida, con molti ragazzi bravi anche molto giovani. Avere successo ora col prog è difficile, ma ci vuole un pizzico di fortuna e bravura. Un po’ di tutto. Se sai suonare però e trovi un canale giusto è fatta.

Cosa ricordi di Demetrio Stratos?

-L’ho conosciuto nel 1962, io lavoravo ad Ischia e lui stava in una band che suonava in una birreria e quando finivo di lavorare lo andavo a sentire cantare. Non era un compositore, ma un cantante con le “palle”. In un caso come quello subentra il dono di natura. Puoi studiare quanto vuoi, ma ciò che faceva lui era bestiale. Nel 1971 facemmo anche un disco insieme, con tanti musicisti noti. Con lui ho fatto anche un tour con il Volo e gli Area che andò bene. Eravamo molto amici. E’ scomparsa la voce italiana più bella, tecnica e superlativa. Gli altri sono bravi, ma lui era un maestro. 

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri ascoltatori?

-Spero che Banca d’Italia venga apprezzato nel modo giusto. In fondo non ne farò tanti ancora, è uno degli ultimi in carriera. Sono molto puntiglioso e quindi cerco di fare tutto senza errori. Ai lettori che mi vogliono bene dico di stare attenti, è un bel disco!

Di Alex Govoni
Adattamento di Maurizio Mazzarella