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mercoledì 10 luglio 2013

HEADLESS - Intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con Growing Apart potete presentarlo ai nostri lettori?

Walter - “Growing Apart” rappresenta il nostro ritorno sulle scene dopo 14 anni di inattività, almeno per quanto riguarda il moniker Headless. Si tratta di un album che musicalmente si riallaccia alla tradizione metal con venature progressive anni ’80 - ’90. Tra il 1995 ed il 1998 abbiamo pubblicato infatti due cd di questo genere musicale, con una line-up diversa e con… poca esperienza (risate): eravamo poco più che adolescenti! 

Growing Apart è appunto il titolo del vostro ultimo disco in studio, come lo avete deciso?

Dario - Durante la stesura dell’album ci siamo accorti che la maggior parte delle canzoni facevano riferimento a relazioni che cambiano ed inesorabilmente si disintegrano con il passare degli anni: i rapporti di amicizia, i rapporti tra i due sessi, tra l’uomo e l’universo che lo circonda… così “Growing Apart” - ovvero allontanarsi,  distaccarsi - ci è sembrato il titolo più appropriato non solo per la title track ma anche l’album intero. 

Quanto tempo è servito per completarlo, tra stesura e registrazione?

Walter - Moltissimo! (Risate) Ci son voluti due anni perché è stato registrato in diversi studi tra la Svezia, gli  Stati Uniti e l’Italia. In un secondo momento Io e Dario l’abbiamo missato con cura maniacale nei nostri studi. La masterizzazione è stata curata da Peter Doell, un ingegnere del suono della Universal – Hollywood -  noto per aver realizzato album di R.E.M., Marylin Manson, David Lee Roth, Steve Lukather, Miles Davis, Chuck Berry, Frank Sinatra!!!

Chi ha curato la copertina del disco? Cosa rappresenta? 

Dario - E’ stata disegnata da Alleg, un artista abruzzese, un mio parente. Alleg ha elaborato una idea di Walter. Al centro della cover sono rappresentate le mani di due persone che, indipendentemente dalla propria volontà, mollano la presa e si allontanano. Penso che il disegno sia abbastanza esplicito.

Come è avvenuta la scelta degli ospiti?

Walter - Non abbiamo mai avuto un cantante vero e proprio negli Headless quindi per fare il salto di qualità abbiamo deciso di contattare un vocalist d’eccezione. Certo è che siamo stati molto fortunati ad avere avuto l’opportunità di collaborare con Goran Edman che in Europa è considerato uno dei migliori in questo genere musicale. Per quanto riguarda Scott Rockenfield , le cose sono andate diversamente. Scott è una super star nel settore, è stato nominato più volte per i Grammy Awards e con i Queensryche ha venduto più di 20 milioni di album in tutto il mondo. Ha suonato le percussioni nelle colonne sonore degli ultimi film di Matt Damon ed ora sta lavorando con Will Smith! Insomma…non è proprio l’ultimo arrivato (risate).

Dario - Enrico Cianciusi , il nostro batterista storico, al momento della registrazione dell’album , non era a nostra disposizione perché era in tour con Neil Zaza, un chitarrista americano con il quale lavora da diversi anni. Io e Walter siamo dei fanatici dei Queensryche, abbiamo iniziato a fantasticare su una possibile collaborazione con Scott Rockenfield, inviandogli valanghe di email. E’ stato molto gentile e paziente; nonostante la posizione da rock star e da spokesman dei Queensryche , ha trovato il tempo per rispondere alle nostre richieste aiutandoci a portare a termine la nostra produzione. Noi ancora non riusciamo a credere a quanto è accaduto. Avere il prodotto finito, il cd, nelle nostre mani è veramente la realizzazione di un sogno.

Perché avete scelto la Lion Music come label? 

Dario – Innanzitutto si tratta di una etichetta specializzata nel genere che proponiamo, poi aggiungerei anche un altro fattore importante: i manager della Lion Music sono dei veri e propri appassionati di musica quindi sono molto attenti alla qualità dei loro prodotti, non sono solo dei businessmen. Terzo fattore: ci hanno offerto un buon contratto!

Quali sono i pregi di Growing Apart? 

Walter - Non è un disco alternativo , non è un album sperimentale, non è una pietra miliare di un genere. Abbiamo semplicemente cercato di scrivere buone canzoni nello stile di musica con il quale siamo cresciuti: il metal melodico. Vorrei sottolineare che le canzoni di “Growing Apart”, in qualche modo, sono comunque originali: nel nostro ultimo lavoro non troverai la fotocopia di un altro brano già esistente.

Come nasce un vostro pezzo?

Dario – Per quanto riguarda il songwriting un trucco l'abbiamo...Io e Walter scriviamo sempre in team. Ciascuno funge da giudice dell'idee dell'altro. Così facendo, le idee del singolo vengono sempre filtrate attraverso il setaccio dell'altro ed alla fine siamo convinti al 100% di quello che finisce nella canzone. In fase di registrazione siamo molto attenti ai dettagli. Ci divertiamo molto, registrare i propri brani è avvincente per un musicista anche se estremamente faticoso. Siamo molto scrupolosi; direi quasi dei maniaci della chitarra elettrica. Tra noi esiste una particolare sintonia, pur essendo due persone molto diverse e con dei gusti musicali ben distinti ci conosciamo da molti anni e quindi riusciamo a scrivere con naturalezza e spontaneità.

Quale è il brano di Growing Apart al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Dario – Io vado matto per “The Backstabbers Around Us”. Lo so , non dovrei dirlo, è stata scritta da noi, ma ha un ritornello pazzesco (risate)! I due soli poi mettono in risalto le nostre peculiarità chitarristiche: Walter è più bluesy, al contrario io viro naturalmente verso territori progressive.

Walter - A me piace molto "God Of Sorrow And Grief", la traccia di apertura: sintetizza tutto che quello che sappiamo fare come chitarristi e come songwriters.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?  

Walter - Intendiamo partire in tour in autunno. Stiamo lavorando con diverse agenzie di booking per definire un contratto che ci vedrà come special guest di un gruppo metal molto affermato. Vi stupiremo!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Dario - Ehm, ora la sparo grossa… essendo un fan sfegatato dei vecchi Genesis direi Peter Gabriel oppure Steve Hackett o Mike Rutherford! Sarebbe fantastico anche collaborare con un creativo tipo Trent Reznor!

Walter - Io vorrei far partecipare Mick Taylor, ex Rolling Stones, al nostro prossimo album (risate).

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Dario - Se siete fan dei Queensryche, Judas Priest, Fates Warning, Motley Crue e Def Leppard provate ad ascoltare “Growing Apart”.

Walter - Visitate anche la nostra pagina web  www.headlessofficial.com e se vi va dateci una mano a diffondere la nostra musica!

Maurizio Mazzarella